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Gruppo Alpinistico "LE GRITTE"

ASCENSIONE COLLETTIVA AL PIZZO BERNINA (4049 m)
VIA NORMALE ITALIANA


Nei giorni 14, 15 e 16 luglio 2007 ci siamo trasferiti in massa a Sondrio per tentare la salita al solo "quattromila" delle Retiche.

Eravamo addirittura in undici, nove Gritte effettive e due ospiti (come il nostro regolamento consente).

I tre giorni erano stati sagacemente pianificati dal prode organizzatore Francesco Montaldo in questo modo:
sabato 14 - lungo trasferimento automobilistico e salita al Rifugio Carate Brianza (m. 2636) in circa due ore;
domenica 15 - salita al Rifugio Marco e Rosa (m. 3610), passando dalla Capanna Marinelli (m. 2815). Tempo non quantificabile a causa del percorso alpinistico;
lunedì 16 - ascensione in vetta e interminabile discesa (più di 2300 metri di dislivello effettivi). Ritorno a casa a notte fonda, stracchi e sfatti.

Francesco è stato buon profeta, specie riguardo alle condizioni psico fisiche al ritorno a Genova.
Unica previsione non azzeccata quella di trovare il Rifugio Marco e Rosa pressoché deserto la domenica sera.

Ma andiamo con ordine.
Il primo giorno fila via liscio ed il pernottamento al Rifugio Carate rasenta l'idilliaco: una piccola dépendance solo per noi, una cena soddisfacente, accoglienza cordiale.
Un vero peccato dover partire al mattino, anche se piuttosto tardi, per evitare di passare troppe ore di stressante attesa al Marco e Rosa.

Il gruppo si sfilaccia ben presto (questa la costante, forse inevitabile, di tutta l'ascensione), per ricomporsi all'altissimo nido d'aquila. Le ottime condizioni del canalone nevoso finale fanno sì che nessuno si avventuri sulla nuova e verticale ferrata che al canale stesso corre parallela.

I più fortunati di noi, proprio nel punto più ripido, forse qualcosa in più di 45°, hanno la ventura di assistere da vicino ad un numero di natura circense: una cordata di tre persone (olandesi?), impegnata nella discesa, scivola e comincia a ruzzolare disordinatamente, passando a poca distanza ed arrestandosi un'ottantina di metri più in basso. I tre si rialzano senza danni apparenti e noi possiamo calcolare quanto poco è mancato ad essere travolti da loro, rotolando a valle in un groviglio internazionale.


Al Rifugio, molto accogliente e moderno, ci viene assegnata la stanza "Bernina": il nostro destino è segnato.
Ci accorgiamo subito che non soffriremo così acutamente di solitudine. La domenica di bel tempo ha fatto sì che molte cordate, per un totale di ottantadue persone, si dedicassero alla salita della prestigiosa cresta "Biancograt". Questa orda di alpinisti sta ora scendendo lungo la normale e solo una piccola parte intraprenderà immediatamente il ritorno verso la Svizzera. In breve il rifugio è stracolmo. Alpinisti che sembrerebbero in punto di morte, sconvolti dalla lunga e difficile ascensione, sopravvivono invece tracannando birre monumentali.

Al mattino siamo tra i pochi a partire presto. Scavalchiamo corpi sdraiati nei corridoi e ci avviamo in ordine sparso. Il dislivello da salire è ridotto, solo 450 metri, ma riusciremo ugualmente a distanziarci notevolmente.
L'itinerario è in buone condizioni e presenta tratti rocciosi che spezzano una cresta nevosa affilata. Qualcuno aggira quasi tutto preferendo pendii nevosi anche ostici. Se invece si segue l'itinerario classico si deve superare qualche breve passaggio di secondo e terzo grado su buona roccia. In corrispondenza della vetta italiana si attraversa una zona di pietre istabili. Più facile l'ultimo tratto che porta alla vetta principale.

Mentre arriviamo, io coi miei soci buoni ultimi in più di tre ore, cominciano a sbucare le prime cordate dalla "Biancograt". Altra stoffa.

La vetta è molto bella e la soddisfazione cospicua, anche perché la salita non è poi così facile come a volte la si sente descrivere. Sono indubbiamente utili passo fermo e un po' di pratica su terreno misto. Complessivamente la valuterei PD+/AD-.

Comincia il lungo ritorno. La parte più tecnica è allietata dalla presenza contemporanea sul tracciato di numerose cordate che salgono, scendono o stazionano. Nessuno aspetta il proprio turno, così che diventa molto utile saper mostrare i denti al momento opportuno.

Ennesima riunione di gruppo al Marco e Rosa. Liquidata l'esosa parcella, decidiamo di scendere dalla ferrata, che ci assicurano essere valida, anche per non emulare i saltimbanchi osservati il giorno prima.

Purtroppo la nostra fiducia è mal riposta, perché la ferrata è composta da una catena ondeggiante e da parecchi gradini metallici diabolicamente distanti tra loro. Più si scende più diventa ripida, fino a terminare in un'oscena voragine tra roccia e nevaio. Con santa pazienza ci attrezziamo per superare, con calate varie, quest'ultimo ostacolo.

Cresta finale vista dalla vetta



Ora resta solo la fatica della discesa e di alcune fastidiose risalite. Bevuto il calice fino alla feccia, si risale in macchina. Arrivo previsto a casa: tra le 1:30 e le 2:15 di notte.

Siamo forti!



pagina aggiornata il 07/09/2007
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