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Spedizione nella Cordillera Blanca
di Edoardo Rixi


Alpamayo
Alpamayo: diretta francese
Tutto è nato circa un anno fà. Con Damiano (Dam) ci stiamo arrampicando sulla Nadelgrat sopra alla cittadina di Saas Fee, nel Vallese. Uno scambio di battute, i miei ricordi delle scalate in Perù.
"E' un po' come andare sulle alpi" - dico - "però tutto è più grande!!
Il posto è selvaggio. I peruviani !??
Brava gente. A Huaraz c'è tutto, è la Chamonix delle Ande".

Parliamo, arrampichiamo, sogniamo un'avventura sicuramente più abbordabile dell'Himalaya. I costi sono più contenuti e la logistica è più semplice."OK"- mi dice - "devo vedere di organizzarmi con l'Ospedale. Ho gli esami di specialità ... guarda che se ad agosto prendo ferie poi andiamo "non mi tiri mica il pacco??!".

Passiamo l'autunno e l'inverno a fantasticare alternando le salite in quota alle arrampicate ed allo scialpinismo. Poi, ad inizio anno, a Cogne, su Flash Estivo, con Fabrizio, Dam cade e si frattura un caviglia.

"Non è che lo tiri tu il pacco ?" -gli dico - "Non ti preoccupare che andiamo!" -Risponde- .

Il tempo passa, ci organizziamo. Vogliamo una spedizione "leggera". Ho in mente a due o tre salite: Alpamayo, Huascaran e Chopicalqui. Penso siano l'ideale: ci possiamo muovere a piedi utilizzando la valle di Santa Cruz e mezzi di fortuna.
Partiamo in due?
Ottimo, ma se uno sta male l'altro che fa?
Cerchiamo un socio. Deve essere forte ma allo stesso tempo condividere un progetto già "preconfezionato", cosa quasi impossibile in un mondo alpinistico dove ognuno vuol dire la sua.


Torniamo ad allenarci. Cosa c'è di meglio dello scialpinismo per recuperare l'uso della caviglia?
In queste gite ci imbattiamo in Guiseppe Gabbia ( alias Giugi).
In verità era stato allievo della Figari ma, non lo avevo mai frequentato. Si dimostra ottimo sciatore e buon secondo di cordata.

Insieme l'11 maggio con gli sci saliamo il Dent d'Herens: la visibilità è vicina allo zero!! Poi il Gran Combin con discesa per il Corridor, quindi scaliamo la direttissima alla nord dell'Aguille de Chambeyron e la cresta Kuffner al Maudit. Siamo affiatati, è deciso, partiamo in tre.

Mentre si avvicina la data fatidica ci propongono due iniziative che subito condividiamo.
Un progetto, quello dell'alpinista Alberto Peruffo di Vicenza che invita tutti gli alpinisti ad azioni dimostrative pro-Tibet accendendo fumogeni rossi sulle vette più famose del mondo e pubblicando poi tutto sul sito www.sadsmokymountains.net.
Dell'altra iniziativa, più legata alla nostra città, ce ne parla Fabrizio Grasso: collegare la nostra spedizione ad una raccolta fondi per la Gigi Ghiotti nota associazione che si occupa dei malati terminali.
L'idea ci entusiasma ed in pochi giorni Dam fa le cartoline e Giugi trova una tipografia "amica".

Il 3 agosto Giugi parte per Lima, noi lo raggiungiamo il giorno dopo.
Atterriamo con i nostri "barili blu" all'aeroporto Jorge Chavéz, sono le 20.45.
Alle 22.00 ci aspetta la corriera per percorrere i circa 300 km che separano la capitale da Huaraz.
Inizia così la nostra maratona che in pochi giorni ci porterà su per le mulattiere della valle di Santa Cruz.

Ma ..., incominciano i problemi.
L'agenzia di trasporto, la Movil, non ha ritenuto valida la nostra prenotazione. Siamo a piedi!
Giugi minaccia di chiamare la polizia... io, solito pessimista, mi vedo a già passare la notte nella galera locale.
Passiamo un ora a saltare da una compagnia di trasporto all'altra senza perdere di vista i bagagli. Alle 23.00 un italiano, che vive a Lima, ci indica un bus, è l'ultimo della notte!
Corriamo. 35 soles a testa, non molto ( circa 9 euro), saliamo. La compagnia si chiama Cavassa... che siano genovesi?!
Sono gli ultimi posti. Giugi finisce sotto, in prima classe, io e Dam, in seconda. Passiamo la notte fra la puzza di pollo fritto e le litanie di un anziana donna che inspiegabilmente ad ogni scossone inizia a cantare ad alta voce "le lodi al Signore" ... forse conosce la strada? O il conducente?
Litanie a parte dopo 7 ore di sobbalzi siamo a Huaraz a 3100 metri. Ci sistemiamo al Grand Hotel Cesar vicino alla Plaza de Armas. Posto pulito e tranquillo.
Siamo distrutti, sentiamo la quota. Il tempo è incerto.
Andiamo a fare la spesa e cerchiamo un agenzia per organizzare il trekking.

In questa cittadina, culla dell'andinismo, ce ne sono molte ma, le più, servono a spennare "turistas" e "merenderos".

L'Alpamayo (m 5947) La diretta dei Francesi ( diff. TD-)

Il nostro viaggio intorno all'Alpamayo prevede almeno 8 giorni (diventeranno 10) fra trekking e scalata. Abbiamo bisogno di un arriero (conducente di asini) e di due o tre asini per l'attrezzatura.
Il tempo instabile, viste le mie precedenti esperienze, mi fa protendere per l'affitto di tavolo, sedie e tenda mensa per il Base. Stare 8/10 giorni sotto la pioggia in un igloo non è certo piacevole e lo è ancor meno sopra i 4000!

Finalmente troviamo una piccola agenzia che ci ispira: la Pukka trekking. La dirige un giovane studentessa di economia, Eva. Ci sembra affidabile ed economica. L'indomani alle 7 e 30 tue "carri" (taxi) ci vengono a prendere in albergo; gli asini ci aspettano a Cashapampa 2800 metri, piccolo pueblo all'inizio della valle di Santa Cruz.
Da qui, dopo l'Alpamayo ci accompagneranno sino a Vaqueria. Dove, siamo d'accordo con Eva, lasceremo gran parte della nostra attrezzatura ad un suo uomo di fiducia che la riporterà a Huaraz.
Noi, prima di rientrare, proseguiremo, con mezzi di fortuna, fino a Yanama quindi al Chopicalqui.

Il primo giorno di cammino raggiungiamo in 5 ore Llamacorral a 3760 metri e piantiamo il nostro primo campo. Io patisco un po' la quota, Dam diventa il fotografo ufficiale, Giugi pensa alla cucina.
campo 1 - Alpamayo
alpamayo dal campo 1


Secondo giorno.
Proseguiamo, superiamo due lagune, la valle dell'Alpamayo e giungiamo a Quebrada Artizan. Qui, a quota 4350, vicino ad una grande masso strapiombante piantiamo le tende. Vogliamo salire il Millisaraju, un 5500, per acclimatarci.
Ci fermiamo tre giorni, il tempo è pessimo, nevica e si rompe il fornello a benzina. Mi diverto come un bimbo a costruire un forno artigianale con pietre, sterco e fango: Giugi mi guarda perplesso, Dam, entusiasta, mi aiuta con la legna.
Il forno và che è una meraviglia, funziona meglio del gas!

Il tempo non si rimette. Alla fine, sconsolati cediamo. Ci accontentiamo di salire un 5150 ( la Punta de Demanda) e dal figlio del nostro arrisero riusciamo a farci portare un nuovo fornello.

Dobbiamo muoverci; partiamo per l'Alpamayo e con tre ore di cammino raggiungiamo il Base.
Al campo, non molto distane da noi, c'è anche un tizio che in una baracca vende la "cerveza". Beviamo e facciamo il bucato. Ne ho bisogno. Un paio di giorni prima, scorazzando allegramente fra i prati, mi sono infilato in un mare di fango!

Il giorno dopo: io vorrei partire per il campo I a 5400 metri, Giugi per il Campo Morena a 4900 , Dam, pensa solo alla vetta!!
Il tempo resta incerto. Vince il Morena, che è l'idea più sensata. Non siamo ancora acclimatati.

Partiamo nel pomeriggio, arriviamo al campo morena prima del tramonto ed il giorno dopo procediamo per il campo I.
Qui inizia ripido il ghiacciaio poi, incontriamo sul primo salto verticale, una "fissa", siamo gli ultimi ad usarla: alcuni portatori, scendendo, la tolgono.
Evitiamo un "crepo" girando prima a destra poi a sinistra. Raggiungiamo il secondo salto, una quarantina di metri con tratti a 70-75°.
Mi tolgo lo zaino. Faccio un tiro. Siamo sul colle a 5400, tira vento, pochi metri sotto piantiamo la tenda.

A destra l'Alpamayo si staglia nell'azzurro del cielo, bellissimo!! Giornata fantastica. Sembra di vivere in una cartolina. Cena poi, a nanna. Alle 3 si parte.
Scelta obbligata è la via diretta francese. Un po' più difficile dell'italiana, la "canaletta Ferrari", ma più sicura; specie dopo il crollo di parte della meringa sommitale che ha causato la morte di otto alpinisti nel 2003.
Oggi la via italiana non viene più ripetuta.

Io e Damiano ci alterniamo alla guida della cordata, Giugi fa il "portatore" e "camalla" l'unico zaino.
Superiamo la terminale senza problemi, poi tre tiri di neve quindi, il ghiaccio.
La pendenza è sui 70-75° ogni tanto pianto una vite.
L'ultima lunghezza è la più bella. Un muretto verticale di una decina di metri poi un traverso a destra, si cambia "canaletta", quindi su dritti per 20 metri e si è in vetta.
Va avanti Dam che è da un po' che sta friggendo. Siamo in vetta, emozionati. E' la nostra prima, vera, salita assieme qui, in Perù. Foto di rito poi giù, si deve far presto!

cordata spagnola sull'Alpamayo
Cordata spagnola
doppia dall'Alpamayo
Preparazione doppia da vetta Alpamayo
Scendiamo la parete con 8 doppie da 60 rinforzando qualche sosta con nuove abalakov ed con un chiodo trovato in via.
Nelle soste ci arriva un po' di ghiaccio in testa. Sono le altre cordate che salgono.
Peccato, la via è bellissima, mai difficile, ma troppo affollata !! Conto almeno altre sei cordate. Giugi mi guarda. "Ma che caz.. fa quello la su? Gradina?".

Siamo alla base della parete, risaliamo i circa 200 metri di dislivello che ci separano dal nostro campo. Ci ricordano il Bianco, quanto si torna alla Midì per prendere la funivia, l'ultima salita, la più dura!!
Qui però, mi viene fatto notare, funivie non ce ne sono e dobbiamo scendere a piedi. Sono altri 1200 metri di dislivello in discesa e due doppie con gli zaini da 20 kg.


Arriviamo al Base alle 20 e 30, quando ormai è buio da tempo. Poco prima ci viene incontro Senon, il nostro arriero, che ha vigilato sulle nostre cose mentre eravamo in montagna. "Ho visto le frontali! Avete fatto la cumbre?" - Ci chiede - "Claro che si !! Todos los tres!?".
Ci guarda, sorride.

Giunti al Base sveglia quelli della baracca ed ecco materializzarsi quattro cerveza. Festeggiamo, mangiamo, dormiamo.
"Domani tappa lunga - dice Senon - 7 ore per Huaripampa".
Poi, con altre 3 si arriva a Vaqueria qui lo salutiamo. Le nostre strade si dividono, al Chopi saremo soli.

Chopicalqui (m.6356 ) Cresta Sud-Ovest (diff. AD)
via H.Hoerlin,E.Shneider,P.Borchers,E.Hein del 1932

Siamo partiti da Yanama alle 4 e 30 del mattino. Ci ha prelevato all'Andes Lodge Perù, dove abbiamo dormito, un "collectivos", una specie di pulmino a dodici posti.
Sopra però siamo stipati in ventitre con tanto di: zaini, carriole, sacchi di patate, sementi e tutto quello che occorre per aprire un nuova fattoria.

Dai 3400 metri di Yanama il collectivos, prima di scendere verso Yungay, si inerpica fino a Puertachuelo a 4769 metri.
Strada polverosissima e piena di curve. Guida spericolata.
La prima ora e mezza io e Giugi ce la ridiamo, Dam dorme. Poi la "carretera" inizia a scendere ed appaiono gruppi di lapidi ai bordi dei tornanti. Passa il sorriso, Giugi si fa serio.

Alle 7 e 30 il pulmino, in una curva, si ferma. "Chopicalqui Base camp" - dice il conducente - "los tres gringos"-.

los tres
"los tres gringos"

Scendiamo un po' sballottati ed iniziamo a camminare. Alle 8.00 siamo al Campo Base verso le 13 al campo Morena a quota 4850.

Qui, ci fermiamo. Abbiamo deciso di scalare il Chopi in velocità, saltando Campo Base e Campo I.
Siamo stanchi e domani dobbiamo fare 1550 metri di dislivello. Giugi si massaggia i piedi. Dubita di poter salire. Meglio mangiare, dopo si ragiona meglio.
Dormiamo disturbati solo dai seracchi che cadono dalla Garganta dell'Huascaran.

Partiamo alle 2 e velocemente, percorriamo i 200 metri di dislivello che ci separano dal ghiacciaio. Quindi ci leghiamo.
Io in testa poi Giugi, ultimo Dam.
Ci districhiamo fra le pieghe di ghiaccio. Superiamo "crepi" e ponti di neve poi la salita si fa più dolce. Poco dopo l'alba siamo al Campo I a quota 5400.
Il posto non sembra per nulla invitante, deve essere ventoso e scomodo!
Incontriamo una cordata che scende velocemente .. per loro, oggi, niente vetta!

Salita al Chopicalqui

Dopo il campo il pendio si fa più ripido, sui 35° poi, finalmente, le cresta sud-ovest. E' un crestone ampio, che sale a gradoni: il primo a 5800 metri, poi a 6000 con 100-150 metri a 50°-55°; a 6200 l'ultimo strappo.
Un traverso sotto i seracchi e attacchiamo una paretina verticale, un po' strapiombante. Pianto una staka, Giugi mi fa sicura, salgo. Sembra un diedro ma non è ne roccia ne ghiaccio, è neve pressata!
10-15 metri, sono fuori!.
Proseguo per tutta la lunghezza della corda. La pendenza ora non supera i 45°, faccio sosta.
"Dai Giugi, Dam salite! Tutto Ok!" Ormai siamo a meno di un tiro di corda dalla vetta.
Dico a Giugi di proseguire, sono stanco morto. Ho tirato tutta la salita, devo riposare.

In vetta al Chopicalqui
In vetta al Chopicalqui
Siamo in vetta ma non si vede niente. Le nubi ci hanno raggiunto ed avvolto nel loro candore. Foto, gagliardetti e bandiera di Genova.
Dam accende il fumogeno per il filmato pro-Tibet. Ci intossichiamo, sputiamo arancione... certo che quando dicono che gli alpinisti sono matti...

Scendiamo disarrampicando poi, con una doppia, superiamo la terminale. Non si vede niente!

Al campo I ci imbattiamo nei francesi saliti dal Morena. Ci guardiamo tutti e "tres". "Bene, oggi siamo stati gli unici a salire in vetta" - commentiamo soddisfatti.


Giunti alla tenda ci fermiamo e diamo fondo alle poche provviste. Domani ci aspetta la discesa al Base poi, dobbiamo trovare un passaggio per Huaraz che dista due ore di macchina, quindi l'ultima meta: l'Huascaran...

Edoardo Rixi


pagina aggiornata il 18/09/2008
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