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Huascaran sur (6768 m)
di Damiano Barabino

Huascaran sur  (m.6768) parete Nord-Ovest Via della Garganta
Prima salita: H. Bernard, P. Borchers, E. Hein, H. Hoerlin, E. Schneider, 20 Luglio 1932


In vetta Huascaran
Damiano in vetta dell'Huascaran


Huascaran da Huaraz
Huascaran da Huaraz
Siamo rientrati a Huaraz dopo la vetta del Chopicalqui.
A rivederla dopo due settimane di trekking, salite e tenda, la città ci sembra una metropoli americana!! Salite due vette iniziamo ad essere stanchi sia fisicamente che psicologicamente ma abbiamo ancora un obiettivo nella testa: la vetta dell'Huascaran sur a 6768 metri.

Il 19 Agosto siamo in paese, con l'intento di passare due giorni a mangiare e a riposarci... purtroppo per quanto mi riguarda non sarà così! Infatti inizio ad accusare un forte mal di stomaco che non mi consente di riposare, e, cosa ben peggiore, alimentarmi come vorrei! Fatta incetta di bicarbonato nella farmacia locale la situazione pare migliorare, intanto Edo e Giugi stanno bene. Prendiamo contatti con la Missione Don Bosco dell'Operazione Mato Grosso per avere un portatore per la salita, considerato anche il fatto che Giugi deve rientrare in Italia anticipatamente per motivi di lavoro... dispiace a tutti non poter fare tutti insieme l'ultima salita della nostra avventura.



Il 21 partiamo tutti insieme con il nostro portatore, Julian, 24 anni, gran fiato in salita e l'intenzione di diventare negli anni seguenti una guida alpina locale!

Arriviamo con il taxi dopo circa due ore di strade sterrate a 3500 m.; il nostro obiettivo della giornata è il rifugio Huascaran a quota 4650m. Il dislivello non è eccessivo però lo sviluppo è discreto... si passa per colline verdi, boschi di eucalipti e, per comodo sentiero, si prende quota fino ad arrivare al rifugio. Gestito da ragazzi della missione Don Bosco, l'accoglienza è ottima (appena arrivati una bella tisana di foglie di coca), sembra quasi di essere in uno dei più accoglienti rifugi delle nostre Alpi! Mangiamo pasta e carne con patate, poi a dormire, con l'intenzione di partire il mattino dopo per il campo 2, posto a circa 6000m.
Rif Huascaran
Al Rifugio Huascaran


Al mattino alle 4 sveglia... ma ho passato la notte insonne, mi è ritornato il mal di stomaco seguito da episodio di vomito... di conseguenza niente colazione! Salutiamo Giugi che deve rientrare in giornata a Huaraz e decidiamo di partire lo stesso: Edo sta bene e non me la sento di perdere un giorno al rifugio... il tempo del rientro stringe...

Penso di non essere mai andato così piano in salita, ogni passo una fatica enorme, le gambe svuotate di ogni energia, mi sento come se avessi la febbre a 40... piano piano mi stacco da Edo e Julian che salgono con buon passo lungo le balze di placche liscie sovrastanti il rifugio e poi lungo i primi pendii del ghiacciaio... li vedo lontani e non riesco a tenere il loro passo! Si fermano al Campo I circa a 5350m. e mi aspettano; appena li raggiungo capisco (sono le 7:30 del mattino) che non riesco a proseguire, ho bisogno di riposare, bere e mangiare. Gli propongo di mettere su la tenda e rimandare la salita al giorno successivo. Così facciamo. La giornata davanti è lunga, dormiamo, esce il sole e la tenda diventa un forno. Riesco a mangiare qualcosa, bevo matè de coca, piano piano sento che le energie ritornano... L'Huascaran sur è sopra le nostre teste, ci sovrasta imponente con le sue seraccate, e la voglia di riuscire ad arrivare in vetta cresce...

Andiamo a dormire avvolti nella nebbia con in testa dubbi e incertezze...

Il campo 2 dell'Huascaran
salita al campo 2 dell'Huascaran
Huascaran Campo 2
verso_il campo2


Il mattino seguente è una giornata splendida; sveglia alle 5, stiamo bene, e alle 6:30 dopo aver smontato il campo si parte! Siamo insieme a Marcelo, fratello di Julian, rimasto con noi perché aveva problemi con un rampone così ha cambiato cordata mentre Julian è salito insieme ad un gruppo di italiani al campo 2 con una guida. Passiamo attraversato la zona seraccata della Caneleta, superiamo alcuni ponti di neve apparentemente non molto sicuri e facciamo alcune lunghezze protette su alcuni pendii più ripidi, costituiti da seracchi, da superare in piolet; superata quota 5800m il pendio diventa più facile e sicuro fino a circa quota 6000m del campo 2, situato sul colle della Garganta. Vi arriviamo alle 12, stiamo abbastanza bene anche se Edo non ha molto appetito. Alle 14 vediamo rientrare il gruppo di italiani insieme alla guida e a Julian, salito per la prima volta sulla vetta. Sono piuttosto sorpresi di vedere che abbiamo raggiunto il campo 2 dopo che mi hanno visto nelle condizioni in cui ero al campo I! Chiediamo impressioni sulla salita e sulle difficoltà... il percorso sembra piuttosto agevole, l'unico dubbio sul rischio di perdere la traccia in caso di nebbia! Julian dice: "se volete domani vengo di nuovo in vetta su con voi?"; io e Edo ci guardiamo in faccia:"perché no, la salita e l'eventuale discesa nella nebbia potrebbe essere più agevole!!".

Beviamo il solito thermos di foglie di coca (ormai ne ero praticamente dipendente)... non sono sicuro degli effetti benefici sulla quota però... .Intanto nel pomeriggio inizia a nevicare, ci rintaniamo in tenda e ci riposiamo; dopo un pasto frugale andiamo a dormire circa alle 18. Dormo poco, sento la tensione della salita, e per di più continua a nevicare associato a raffiche di vento che si fanno sempre più frequenti ed intense! I dubbi sulla possibilità di salire il giorno successivo si fanno via via più concreti... ormai siamo ad un passo e rinunciare sarebbe un peccato...

Huascaran Nord
Huascaran nord

E' la notte tra il 23 e il 24: ci "svegliamo" alle 24, persiste il vento e si sente la neve sbattere contro la tenda. Senza neanche aprire la tenda pensiamo: "continua a nevicare, aspettiamo un'ora in tenda e poi decidiamo". Per scrupolo apro uno spiraglio della tenda sopra la testa e inaspettatamente vedo le stelle... c'è vento che tira ma non nevica!! Decidiamo di partire. Ci prepariamo nello stretto della tenda per evitare di uscire a prendere freddo, beviamo un thermos preparato la sera prima e usciamo! Edo già da qualche minuto lamenta nausea, non ha fatto colazione... sembra quasi di rivedere me stesso due sere prima!! Ci prepariamo in silenzio, siamo pronti. Edo si ferma un attimo:"non me la sento, vi farei tornare indietro, andate voi". Li' per lì non sapevo cosa fare, ormai dopo 20 giorni a stretto contatto si crea un legame nella cordata molto forte e per di più salire senza conoscere il proprio compagno... poi, decido di andare, considerando anche il fatto che le difficoltà tecniche non dovrebbero essere eccessive e che Julian conosce già la strada. Ci abbracciamo con Edo e ci diamo appuntamento al ritorno.

Seracchi sulla Nord
Seracchi della parete Huascaran
E' l'1:15, La luna non è ancora comparsa e la notte non ci permette di vedere i pendii della montagna. A occhio l'attacco della salita mi sembrava piuttosto vicino al campo 2 ma Julian continua a dire di andare più a sinistra, anche se la neve ha cancellato le tracce del giorno precedente ed è difficile orientarsi, soprattutto per cercare di evitare i crepacci del colle della Garganta! Attacchiamo il pendio che, inizialmente dolce, si fa sempre più ripido e a tratti arriva a 60°-65°; stiamo bene, le condizioni della neve sono ottime e andiamo su veloci di conserva. Saliamo alla ricerca di un lungo traverso alla base di un seracco già identificato il giorno precedente. Siamo a quota 6350m, dovremmo averlo già incontrato ma non ve n'è traccia; al contrario ci imbattiamo in un enorme crepaccio, largo circa una decina di metri, praticamente impossibile da attraversare che taglia in diagonale gran parte della parete!
Era ormai evidente che eravamo fuori via! E per fortuna l'aveva fatta il giorno prima... Sono le due e trenta, fino a quel punto eravamo saliti con un bel ritmo quasi tutta in piolet, ma purtroppo non era servito a nulla. Scoraggiati decidiamo di scendere e prendere una decisione di nuovo alla base della parete. Il tempo rimane stabile e per fortuna spunta la luna che illumina la parete!! Finalmente riusciamo a vedere la via, riprendiamo morale e ripartiamo, alle tre e trenta del mattino, da quota 6050m.


Le gambe si sono indurite anche per il freddo, ma i primi pendii a 30°-40° ci riscaldano nuovamente; incontriamo la terminale, preparo una sosta con estaca e facciamo un tiro a 60°-65° per arrivare sotto un imponente seracco...
finalmente la "famosa" traversata già osservata il giorno precedente dal campo 2. Si passa in diagonale lungo la sua base facendo alcuni tratti a carponi sotto il seracco strapiombante, poi si esce sulla destra su pendii più dolci.

Siamo di nuovo a quota 6300m. e inizia ad albeggiare. Julian sale con un buon passo, sembra quasi non sentire la fatica... al contrario io inizio ad accusare e a sentire la stanchezza e il fiato sempre più corto. Mi impongo di proseguire regolare su pendii a 30°-40° fino a quota 6500 m. Ormai ci siamo, il tempo si mantiene buono ma usciti fuori sugli ultimi pendii è iniziato a tirare vento con raffiche molto forti che rendono ancora più difficile il progredire e lo stare in piedi. Psicologicamente gli ultimi pendii sono i più difficili... sembra sempre di arrivare in vetta ma in realtà rimane ancora lontana! Gli ultimi 100 metri sono decisamente i più duri, faccio dieci passi e mi fermo un minuto a riprendere fiato, cerco di modulare il respiro per migliorare al massimo la ventilazione... poi finalmente non si sale più e all'improvviso ci ritroviamo sulla cima, molto simile per certi versi al Monte Bianco, con una vista magnifica che spazia a 360° per chilometri! sono le 9:30 circa. Provo una forte emozione, la fatica è stata tanta e di conseguenza si apprezza ancora di più la gioia della vetta! Un forte abbraccio con Julian che per la gioia si rotola per terra, alcune foto e filmato di vetta con rischio di congelarmi la mano; poi pronti a scendere anche perché il vento continua incessante e sempre più forte!

Scendiamo veloci, ci ossigeniamo e inizio a stare sempre meglio! Julian ha il passo sicuro, forse troppo, in certi punti faccio sicura anche se lui preferirebbe andare di conserva! Facciamo una doppia a livello della terminale e poi via veloci al campo 2 dove ci aspetta Edo che iniziava a stare un po' meglio.

Sono le 12.
Cerchiamo di far presto per non passare la Canaleta nell'ora calda; facciamo un paio di doppie nei passaggi più pericolosi e poi scendiamo fino al rifugio.

Ci aspetta una fresca Cerveza e un piatto di spaghetti!!

Ma la giornata non è ancora finita: per stringere i tempi decidiamo di scendere fino a Musho, paese a 3000 m per arrivare poi direttamete in albergo a Huaraz cosi da avere almeno una notte per riposarci prima del viaggio verso Lima prenotato per il 25 sera.

Discesa interminabile, 3700 m. dalla vetta...
arrivo in fondo con le ginocchia a pezzi!

Prendiamo un taxi, salutiamo Julian (che per la prima volta vedo affaticato) e alle 22 siamo in albergo.
discesa in doppia
Discesa in doppia


Finalmente doccia e poi a dormire, rivedendo a occhi aperti le bellissime giornate passate su queste tre cime della Cordillera, in ottima compagnia di Edo e Giugi, un'esperienza ed un ricordo che rimarrà sicuramente indelebile nelle nostre vite.

Damiano Barabino



pagina aggiornata il 18/09/2008
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