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| FRAMMENTI DI STORIA ALPINISTICA |
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Una
"fiamma di roccia"
nel cuoreCamminava assorto sul boulevard lungo Senna, avvolto dalla notte, im-merso in quei silenzi ed oscurita piii ciarlieri e luminosi del giorno non awertiva il lento ansimare del fiume. Qualcosa lo distraeva. L'aria pungente, ancorche senza vento, lo scosse e come richiamato guardo il delo dove le stelle fittis-sime, non offuscate da velature di sorta, brillavano landando lamp! discontinui di luce che sembrava-no messaggi. Allora, di colpo, Gaston Rebuffat, si ritrovo la, da dove forse non si allontanava mat: "E freddo e le stelle brillano, domani la neve sara perfetta" disse ad a/fa voce. Sul lungo viale alberato la luce fil-trava disegnando macchie abba-gliantisul/'asfalto. L'aria era appe-na mossa, calda senza eccesso e il c/e/o che si poteva scorgere non aveva ombra di nuvole o di vapo-ri estivi. Sullo sfondo, incorniciati dalle chiome degli alberi e dalle ultime case del paese, si potevano scorgere i "nostri colossi", la tria-de appenninica conquistata con i calzoni corf/ o le prime brache alia zuava: Leco, Taccone, Figne. Le viste e I'atmosfera, per noi alme-no, invitavano a sognare. Penna (1) disse qualcosa come pro-veniente da un mondo interiore: "a I'e 'na giorna da Cornu". La seconda citazione e I'analogia suggerita, puo sembrare irriveren-te nei riguardi di un personaggio tanto famoso, ma esprime e forse riassume perfettamente il senti-mento che ci legava e ci lega al "Corno", come Rebuffat alia montagna in genere. Era stata una delle prime vere e gioiose conquiste e la gioia, rivisi-tata, dell'andare in montagna, di arrampicare nel pieno delle nostre
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Ricorre quest'anno il centesimo anniversario delta prima salita al Corno Stella, montagna famosa e rappresentativa delle Marittime ma nota a tutto I'ambiente alpinistico per la sua storia, le sue vie di salita, antiche e recenti, la sua immagine caratteristica. Inostri due "storici" Salvatore Gargioni ed Euro Montagna, hanno valuta ricordare quest'evento con tre brevi capitoli di un libra mai scritto ma che tutti noi abbiamo sempre letto... tre capitoli dal contenuto e dal timbro completamente diverso: il primo e una sorta di ricordo di gruppo, il secondo un "ricordo" storico - la cronaca delta prima salita -, il terzo I' elenco delle prime 60 salite tratto direttamente dal primo libra di vetta.

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forze e capacita, superior! alle diffi-colta che pur ci si offrivano su quel-la "fiamma di roccia", avevano reso quella salita una metafora della Montagna, un paradigma dell'alpi-nismo, I'esempio "perfetto". Del resto, esempio perfetto nella letteratura alpinistica era diventa-to il "Quarto Medio" del suo pas-saggio chiave che di esemplare aveva anche il nome "Mauvaispas". Tutto concorreva a fame una meta, la meta.
Ma queN'affermazione: "E una giornata da Corno" - rafforzata dal dialetto genovese che sdrammatiz-za ed incarna un'autoironia piu forte di altri dialetti tragic! o carichi di retorica - era ben piu di una bat-tuta, era diventata una notazione meteo per indicare una giornata perfetta, una nota di dolentenostalgia, I'espressione del deside-rio di ritrovarsi in compagnia, tra di noi, la, su quella montagna in una di quelle giornate solari di cui spes-so ci aveva gratificato il "Corno". Quante cose si possono dire di que-sta montagna il cui toponimo si ritrova identico in due o tre zone dell'arco alpino! Su tutte le alpi almeno il prefisso o suffisso "Corno" e frequentissimo: anche il |

| Bartolomeo Asquasdati di Sanremo, autore della 1^ ascensione italiana |
Cervino e un Corno: Matter"horn". La forma e tale da dare di se stesso quattro immagini quasi inconciliabili per I'ignaro escursionista che guardandolo con estremo rispetto non ambisce salirlo. La sua storia nulla invidia alle "storie" delle montagne piii famose delle Alpi e, come quelle, viene conquistato da alpinisti cittadini stranieri e Guide locali. E, a testimoniarne le difficolta, non agli albori delPalpinismo: 22 agosto 1903.Delle tragedie inevitabili, diluite nel tempo, trovavamo le "impronte" alia base su targhe o lapidi.Infine I'Alpinismo Genovese, la fre-
| Rina Ferrari-Kleudgen del CAI di Imperia - Prima donna ligure in vetta |
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quentazione che lascia segni indelebili come la prima salita dello spi-golo superiore dopo una frana che modifica sostanzialmente persino il profilo della montagna effettuata da Giancarlo Bussetti (Cicci) ......
Ma tutto concorre a ricordare, almeno a noi di Bolzaneto, che a dispetto di certa letteratura o di certa "lettura" della letteratura che voleva I'alpinismo serioso, al limite costante del dramma, il Corno era sempre un momento di gioia. "...a /'e 'na giorna da Cornu" era la frase che per un attimo almeno ci riportava, come una macchina del tempo, in queH'atmosfera. Bisogna anche ricordare un grande arrampicatore genovese che in questo senso dava un'immagine sdrammatizzata del Corno a chi chiedeva informazioni precise per il tale passaggio o la tal altra traversata: "Oh...se va in po su da tutte e parte..." diceva Giovanni Guderzo del CAI Ligure, fine anni cinquanta, con quel suo caratteri-stico accento rivierasco. Ma cosa di piu universale che ricordare, per tutti, qualcosa di perso-nale: il genoma umano e state forse decifrato invano? Euro e gia stato alia De Cessole, io sono agli inizi ma con Giorgio (2) decidiamo di provare I'anno dopo. Conosciamo a memoria anche le pietre e le fessure senza averle mai viste. Nel retrobottega del suo negozio scriviamo su tanti ritagli di carta i nomi di tutti i passaggi e li chiudiamo a mo di lotteria in una scatola delle scarpe che... dovreb-be vendere. Poi ad uno ad uno li estraiamo: il primo a me il secondo a Giorgio, il terzo ancora a me e cosi via. Cosi sappiamo fin d'ora chi avra il piacere di fare da primo su ogni passaggio! Chi estrarra il Settebello del Mauvais pas? La sera prima della salita, con I'ulti-mo raggio di sole saliamo veloce-mente sulle cenge erbose e poi sino in fondo alia traversata di sessanta metri. Da dove un po' irriverente-mente urliamo e invochiamo Paiu-to del povero Alchieri, Guida alpina in quel di Terme di Valdieri. Poi sod-disfatti ridiscendiamo cantando e torniamo al Bozano al buio. Storie da...Corno. Alia "Rabbi" con Euro partiamo tardissimo e poi girovaghiamo per |
| Giuseppe Crocco della Sez. Ligure del CAI - 1^ ascensione senza guide |
la parete tra varianti cercate e... che ci cercano. Sul penultimo passaggio in artificiale ci coglie il buio. Bivacchiamo senza una goccia d'ac-qua con una prugna e mezza siga-retta; ma nei bivacchi bisogna can-tare ed io fedele alia letteratura canto sino ad annoiare il mio com-pagno che mi prega di tacere: "veuggio dormii!" Franco e Lorenzo (3) partono, dopo aver... "bivaccato" a casa mia a Valdieri, per la via del Diedro Rosso sulla Nord ma alle soglie del bosco di larici del Lagarot, Franco, non dimentico delle sue origini, trova una quantita di porcini che Io farebbero fermare per continuare
| Edoardo Anton Buscaglione della Sez. Ligure del CAI -1' cordata genovese |
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quella ricerca atavica che lo lega ai suoi. E poi tornare proprio da loro con quel meraviglioso bottino come fa sempre. La gioventu e la voglia di Lorenzo lo costringono verso il Diedro Rosso. Ecco, solo alcuni episodi, sereni, ricordi di giornate indimenticabili legate a quella lama di roccia che forse per caso, forse per merito di una conoscenza approfondita della montagna e di noi stessi, il Corno ci ha sempre regalato. Era sempre: "'na giorna da Cornu".
Gabbe
(1) AldoTimossi
(2) Giorgio Noli
(3) Franco Piana - Lorenzo Pomodoro
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