Riporto quindi indietro la mia mente di oltre vent'anni, penso a quell' 8 luglio del 1981 quando a mezzogiorno parto dal Rifugio Torino per il "Ghiglione".
leri ho salito con Angelo Zovetti il Couloir Gervasutti al Tacul, dal quale siamo tornati presto. Lui è sceso a Courmayeur, io invece mi sono fermato al rifugio a riposare bene, per me questa salita e stata un allenamento per il mio obiettivo principale: la Sentinella in solitaria. Il custode informato delle mie intenzioni, mi chiede altri dettagli, poi scuotendo la testa mi lancia uno sguardo pieno di commiserazione... Mentre scendo dal Col des Flambeaux ripenso alle motivazioni che mi hanno portato qui, il mio primo contatto con la montagna, la prima volta che ho toccato la neve, la prima gita sull'Appennino, la prima notte passata in un rifugio. La mia mente di bambino non poteva certo immaginare l'inizio di un percorso del genere. Con il passare del tempo il mio escursionismo diventa sempre piu pericoloso. E' a questo punto che faccio la prima scelta: conoscere le tecniche alpinistiche per salire in montagna con maggior sicurezza. Inizio cosi a fare delle salite alpinistiche vere e proprie. Con gli amici Nino Bottino e Ferruccio Ferraresi trascorre un periodo molto bello di quattro anni; andiamo in montagna quasi tutte le domeniche, col programma di salire più montagne possibili, per vie belle, non troppo difficili ed in buona compagnia e, con questo spirito, grazie anche all'esperienza di Nino, riusciamo nell'estate 78 a salire in quattro domeniche consecutive la Nord del Monviso, la Kuffner al Maudit, la Est del Grepon e lo Spigolo Nord del Badile.
Sono molto soddisfatto di questa stagione in cui tra I'altro, sono riuscito a salire da capo cordata la mitica fessura Knubel, il mio primo V+ in montagna, ora mi sento pronto per il salto di qualità. Purtroppo Nino smette di arrampicare, Ferruccio ed io ci sentiamo un po' orfani, comunque reagiamo salendo la "Mellano-Perego" al Becco di Valsoera. In questo periodo sono molto allenato fisicamente, ma non sono ancora soddisfatto del tutto: voglio provare la mia forza interiore. Ed e da qui che inizio a pensare alla Sentinella, una via elegante alla cima piu alta delle Alpi, non difficilissima ma molto lunga e insidiosa, insomma un bel banco di prova! Primi giorni di ottobre '80: il tempo è sempre bello e stabile, c'è ancora tempo per una bella salita in quota, poi arriveranno le copiose piogge autunnali. Decido cosi di provare a salire da solo la Cresta Rey alla Punta Dufour del M. Rosa. Salgo da Gressoney alla Capanna Gnifetti; è un giorno feriale e in giro non c'e anima viva. La mia solitudine viene interrotta alla sera dall'arrivo di due attempati svizzeri, gli stessi che la mattina dopo mi osserveranno dal Colle del Lys mentre mi dirigevo, attraverso il crepacciato ghiacciaio, in direzione della cresta. La salita si rivelera piu facile del previsto. Devo stare comunque molto concentrato, non posso permettermi di farmi male, nessuno sa che sono qui, il mio unico contatto è rappresentato dai due svizzeri che ogni tanto guardo mentre salgono alla Capanna Margherita. Arrivo in vetta, mi godo questo bel momento, la giornata è stupenda come i colori autunnali delle montagne attorno, poi con attenzione, comincio a scendere. So che devo ancora superare la Punta Zumstein, ma poi tutto si risolve in breve e appena tocco la vetta urlo di gioia. Gli svizzeri mi rispondono dalla "Margherita". Bevo un po' di te quindi scendo definitivamente a valle. Quest'inverno ho continuato ad allenarmi, lavoro permettendo; a maggio sono stato sul Corno Stella, ho salito da solo lo Sperone Campia all'Argentera, poi dieci giorni con Ferruccio, durante i quali abbiamo compiuto la nostra impresa piu bella: la "Bonatti" al Grand Capucin. Ora sono qui sotto la "Nord" della Tour Ronde, la mia sfera emozionale è in piena attività, penso ai rischi che correrò questa notte, però mi sento in forma e questo mi dà sicurezza. Verso le 15 arrivo al Rifugio Ghiglione sul Col du Trident. Ho tenuto un'andatura moderata per non sprecare energie ed anche per il gran caldo che faceva sul ghiacciaio. Il mio sacco e piuttosto pesante: ho il materiale da bivacco, un minimo di attrezzatura tecnica ed uno spezzone di corda di 20 metri. La mia strategia, infatti, è quella di salire questa sera stessa dopo il tramonto, quando il sole avrà lasciato la parete, sino al torrione della Sentinella a bivaccare. Al "Ghiglione" non trovo alpinisti italiani, ci sono alcune cordate, per lo più francesi, tutte dirette allo Sperone della Brenva: la cosa non mi displace affatto; sarà una vera solitaria! Passo il tempo a riposare e a mangiare, mentre la parete piano piano va in ombra e il tempo si mantiene bellissimo, anche se fa ancora troppo caldo. Alle 17,30 circa rompo gli indugi e scendo sulla Brenva. Mi accorgo subito che la neve è ancora molle e quindi faticherò più del previsto, per ora non c'e problema, anche perche si parte in discesa.... Dopo il Col Moore pero la salita si fa faticosa, la temperatura è scesa parecchio, ciò nonostante la neve cede e l'ascesa rallenta; il sole illumina ancora le vette del Cervino e del Rosa: in quest'ambiente fantastico la solitudine è totale. Saranno le 21 o 21,30 quando giungo alla base della Sentinella. Il posto è rassicurante e comodo: un piccolo vascello in mezzo ad un oscuro e tormentato mare di ghiaccio e roccia incombente. Ormai il buio è sceso sulla parete ed il grande silenzio che mi circonda e rotto soltanto dal soffio del fornelletto a gas. Sciolgo la neve per il te, mi prepare al bivacco, bevo avidamente, poi entro nel sacco a pelo e, sistemate le ultime cose, cerco di dormire: domani sarà una giornata intensa e faticosa. Un bivacco nel cuore del M. Bianco con il cielo stellato ha sempre un fascino particolare, un'atmosfera che difficilmente dimenticherò. Il mio dormiveglia dura sin verso le 2, quando scorgo le luci delle cordate illuminare la discesa dal "Ghiglione": è ora di muoversi! Mi preparo velocemente quindi inizio a salire a destra del canalone centrale, lungo la costola rocciosa che si perde tra i seracchi sommitali del Bianco. Continuo ad innalzarmi vicino al canalone, fermandomi soltanto nel punto in cui decido di attraversare. Ora per un tratto sarò esposto alla caduta di seracchi. Cerco di calmare il cuore che batte forte e la mente che non accetta questa situazione. Respiro, respiro profondamente, poi parto deciso per la traversata ascendente verso la "Cresta sinuosa". Mi sembra durare un'eternità. Arrivo sulle prime rocce sudato, sono salito quasi in apnea. La parte piu pericolosa è andata, ora devo ricompormi e continuare I'ascesa con calma. L'aurora mi coglie alla fine della Cresta sinuosa, questa breve notte estiva sta finendo. Con la tenue luce dell'alba continuo la lunga salita su terreno misto; qua e la qualche passaggio difficile, poi il pendio diventa meno ripido, sono ormai all'altezza del Colle della Brenva, cioe sui 4300 metri, ne ho ancora 500... Continuo a salire lentamente per i pendii sommitali sprofondando nella neve fresca, il sacco mi sembra sempre più pesante. Vorrei arrivare in vetta rapidamente, invece vado sempre più piano. Ormai è giorno fatto. Verso la cresta sommitale sono investito da un forte vento da Nord che solleva nuvole di neve, la gola è arsa, mi fermo a bere un sorso di te. In fin dei conti non è poi cosi tardi! Sono le 7,30! Un'ora dopo calco la vetta del Bianco: un brivido mi assale, sbatto lo zaino a terra e mi abbandono ad un pianto liberatorio. Guardo le montagne attorno, la giornata è splendida e dà un profondo senso di pace: la lotta era solo dentro me stesso. Le forti raffiche di vento mi spingono ad iniziare la lunga discesa. Mi viene in mente una frase di Gianni Calcagno: «Quando arrivi sulla cima di una montagna continua a salire». Forse ora ne capisco il significato.
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