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ANNUARIO 2003

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TRONCHEY: una cresta dimenticata

Capita spesso, quando si è a Finale ad arrampicare, che tra una via e I'altra, si facciano pro-getti su possibili salite da compiere in estate: progetti che quasi mai vengono portati a termine per svariati motivi.
Ciò sembrava succedere anche a noi a causa del cattivo tempo che quest'anno non ci ha certamente risparmia-to. Tuttavia, poichè non bisogna mai disperare, ci siamo allenati puntualmente e con intensità per essere comunque in piena forma, pronti a tentare qualche salita importante, qualora se ne fosse presentata I'oc-casione.Qualche puntata giornaliera a Bard sulle splendide vie recentemente attrezzate, un paio di salite nelle nostre Marittime, alcuni giorni nell'Oberland ad assaporare I'aria dei quattromila, le immancabili vie nel Finalese. L'occasione ci si propone quando a metà agosto il "meteo" segnala alcuni giorni di tempo stabile. In breve, dopo alcune consultazioni e successivi accor-di con Armando Antola, ci ritroviamo a Courmayeur ad informarci  ulteriormente sulle previsioni meteo locali, piu che mai intenzionati a partire: quando si vuole andare in alta quota non si e mai abbastanza prudenti; lassu con il tempo non si scherza! La meta che già da un paio di mesi c'eravamo propo-sti di salire era ambiziosa.Armando, proseguendo le ripetizioni di vie classiche nel Gruppo del Bianco, mi aveva parlato della Cresta di Tronchey alle Grandes Jorasses, una via lunga che si snoda in ambiente grandioso e solitario, non difficilis-sima ma comunque poco ripetuta. Subito rimasi entu-siasmato da quella proposta. Tutto ora quadrava: era venuto il momento di tentarla. Fatte queste premesse e bene passare a cose piu prati-che; eccoci dunque il 22 agosto 2002 sui prati della Val Ferret ad organizzarci per la partenza (sono trascorsi esattamente 66 anni da quando Titta Gilberti ed Eliseo Croux partirono dai casolari di Tronchey per tentare le Jorasses da questa cresta che avrebbero raggiunto il 23 agosto, proprio come i nostri due amici: casualità o fatto intenzionale? - N.d.R.).Come di consueto regna il caos. Vestiario, chiodi, pic-cozze, ramponi, moschettoni, corde, viveri e mille altre cose sono disseminate a terra. Bisogna scegliere ocula-tamente tutto quanto potra essere utile per la salita, non dimenticando nulla ben sapendo che basta poco per vanificare tutto.Tutto questo con un occhio al peso dello zaino: la sali­ta d'oggi al bivacco e quella di domani alia vetta sono particolarmente lunghe. Gli zaini sono fatti, pesano circa 12 chili, ma salendo peseranno sempre di piu per la stanchezza e la quota.Questo si sa da tempo, ma ciò che non si sa mai con esattezza sono le difficoltà che ti aspettano e a ciò cominci a pensare quando inizia la salita. Infatti, anche dopo aver consultato le piu precise e varie relazioni, ti trovi sempre di fronte a problemi ed inconvenienti d'ogni genere: con questi pensieri saliamo al bivacco.
Dopo 5 ore, su di un percorso quasi privo di tracce (una carta di caramelle non fa testo), superando passi in arrampicata di II e III grado, giungiamo al nostro "albergo" a quota 3264 metri. II Bivacco Jachia e una piccola semibotte posta sull'af- filata cresta tra I'Aiguille de I'Eveque e I'Aiguille de Tronchey; la dotazione e spartana (coperte, candele, libro e poco altro).E' li dal 1961 e forse avrebbe bisogno di qualche inter-vento di manutenzione per rinsaldare il terrapieno che lo sostiene tra i due abissi che sprofondano nei Valloni di Tronchey e di Freboudze. II tempo e buono, il sole ci scalda e ci rilassiamo pur facendo commenti sulla via di salita del giorno seguente e su quel che ci aspetterà. Owiamente siamo soli, anzi il libretto, datato 1986, ci indica che nel 2002 sono passati da qui solamente 4 alpinisti (e non è detto che abbiano compiuto la salita). L'ambiente è severo, siamo nel classico nido d'aquila, I'aerea veduta della Val Ferret ci mostra, la in fondo, ancora sprazzi di civiltà: auto e luci sono pero lontanissime e basta vol-gere lo sguardo a Nord Est sul bacino del Freboudze verso la Cresta des Hirondelles, le Petites Jorasses e I'Aiguille de Leschaux per godere di uno spettacolo unico ed eccezionale, ma anche freddo e privo di vita. Mangiamo qualcosa e si va a dormire presto perchè la sveglia è per le 3.
Nonostante I'ambiente ci faccia sentire veramente soli con la montagna ed il pensiero della scalata che ci aspetta tra poche ore frulli nelle nostre teste, siamo tranquilli e fiduciosi nelle nostre capacità. Infatti, dormiamo bene. All'ora prevista ci prepariamo e subito iniziamo ad arrampicare, alla luce delle fron-tali, sui primi risalti della cresta. Siamo abituati a parti-re di notte, ci preoccupa però un temporale che sta gironzolando lontano in bassa valle e non vorremmo che si awicinasse troppo creandoci guai seri dato che da dove ci troviamo non ci sono facili vie di fuga. Fortunatamente alle prime luci dell'alba il pericolo è passato e la giornata si presenta veramente splendida. Non si può dire altrettanto delle condizioni della via poiche c'e parecchia neve fresca che ci rallenta alquan-to anche se procediamo ancora slegati (le difficoltà sono attorno al III grado con molta esposizione). Un particolare curioso legato alla storia della cresta: durante la salita ci imbattiamo nella famosa pertica di legno che sarebbe dovuta servire alle guide Croux nel tentative del 1928 (RM 1929, 192 -196). Più in alto dove la parete diventa quasi verticale, ci leghiamo e, Armando in testa, facciamo diversi tiri su difficolta di IV e V incontrando un solido granito. Intanto le ore passano e ci troviamo sempre piu in mezzo a questa immensa cresta che ti fa sentire picco­lo e insignificante; tuttavia ora, in piena azione, siamo ben convinti di potercela fare. Le difficoltà proseguono e sono varie; un delicato tra-verso su neve ove lasciamo un chiodo; la roccia quan-do e pulita e buona, specie in alto: e veramente una signora via, giustamente famosa un tempo anche se oggi un po' dimenticata. Non ha nulla da invidiare alla vicina e più frequentata Cresta des Hirondelles, anzi per la sua lunghezza e complessità, la riteniamo, con-cordi con la relazione, piu impegnativa. Si arrampica con gli scarponi di cuoio rigidi, calzando piu volte i ramponi. In tutta la salita ci imbattiamo solamente in 3 chiodi ed 1 cordino; da parte nostra usiamo qualche friend e piantiamo 2 chiodi. La cresta e discretamente scarsa di pericoli oggettivi ma e tutt'altro che facile; le 3 torri che caratterizzano la salita sono difficilmente individuabili da sotto e ci impegnano non poco nella ricerca della via giusta, ma le superiamo senza particolari difficoltà. Ora siamo parecchio in alto, ci sentiamo vicini alia meta e finalmente, tiro dopo tiro, giungiamo in vetta strafelici di essere arrivati (sono le 16). Ci abbracciamo, il momento magico dell'arrivo in vetta è sempre molto difficile da raccontare. Bisogna esserci, vivere quegli attimi brevi ma intensi che ripa-gano I'alpinista di tutte le fatiche e delle difficoltà superate. Siamo sulla vetta delle Jorasses a oltre quattromila metri; tutto il mondo e sotto di noi,
quel mondo da cui veniamo e in cui ora ci apprestiamo a ritornare. Siamo pienamente consapevoli che la discesa, pur seguendo la via normale, non sarà uno scherzo: non dobbia-mo perdere la concentrazione. II "Boccalatte" è 1400 metri sotto di noi, sarà ancora lunga. Sostiamo un'ora in vetta affinchè la neve, con il trascorrere delle ore, possa consolidarsi un po' ma nonostante ciò ci ritroviamo a calpe-stare una neve ancora troppo molle quando divalliamo alia sinistra della Punta Whymper. Traversiamo veloci il couloir e siamo sulle roc-cette del Reposoir quando sorge la luna ad illuminarci il cammino. E' una splendida luna piena che, con quel suo faccione tondo e lumi-noso, sembra proprio sorriderci. Troviamo così la traccia di salita ed arriviamo al rifugio dopo 6 ore dalla vetta (sono le 23): unici segni di vita nella serata, una gradita telefonata dell'amico Eugenio (il nostro ufficiale di collegamento) ricevuta proprio sul Reposoir e due alpinisti intravisti al Bivacco Canzio. Al    "Boccalatte",   avvertiti   dal    "nostro" Eugenio, ci stavano aspettando. Ci offrono un piatto caldo e si va a riposare finalmente rilas-sati. II giorno dopo ci attende un comodo sen-tiero che ci riporterà a valle. Ora finalmente posso dire che e "fatta": ho realizzato uno dei miei tanti sogni alpinistici custoditi gelosamente nel cuore. L'ascensione, nel suo contesto severo e delica-to, e senz'altro una delle piu complete tra quelle fatte da me a tutt'oggi. Consentitemi di terminare con un grosso e sincero ringra-ziamento al mio capocordata Armando, che ha costantemente condotto la cordata con sicurezza e capacità, dimostrando ancora una volta, se ce ne fosse stato bisogno, di essere un forte alpinista su ogni tipo di terreno ed un ottimo compagno d'awentura.




GRANGES JORASSES 4206 m
Cresta di Tronchey
Note storiche
La cresta e stata frequentata sin dall'inizio da personaggi famosi, protagonisti della fase epica dell'alpinismo tra le due guerre...

I primi tentativi risalgono al 1928 e buona parte di essi vedono impegnato Eliseo Croux, forte guida di Courmayeur, con clienti.II problema della cresta viene risolto dal Croux nel 1935.
I119/8/1936 Gabriele Boccalatte, Nini Pietrasanta e due compagnrbivaccano a monte della prima torre ma vengono respinti dal mal-tempo Quattro giorni dopo, il 23/8/1936, viene effettuata la prima salita per cresta dallo stesso Croux con Titta Gilbert!. La 1a ripe-tizione con variante alta, e di J. Gourdain con Lionel Terray (!) nel 1949, ben 13 anni dopo. Poche comunque le ripetizioni tra le quali ricordiamo quella di Cesare Gex prima del 1963 e quella di Corradino Rabbi con Ottavio Bastrenta e Roberto Amari il 28/7/1963.

Note tecniche
Armando Antola (CAAI Occ.) - Roberto Tavella (CAI Bolzaneto) - 22/23 agosto 2002
Lunghezza della cresta: 950 m dal bivacco      Difficolta: TD - (V)      Tempo di salita impiegato: ore 13Materiale: 2 corde da 50 m - chiodi - friends - nuts - viti da ghiaccio - ramponi - piccozza - martello da ghiaccio - fettucceN.d.R.: pur essendo una cosiddetta salita dassica non e affatto una via addomesticata. A buon intenditor...
pagina aggiornata il 21/11/2004
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