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Kilimangiaro 2004 - Machame Route
Testo e foto di CRISTINA MOLINA e ROLANDO PARODI
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Il più elevato punto dell’Africa, la più alta montagna al mondo free standing - ossia non facente parte di una catena montuosa - uno dei più grandi vulcani del mondo”, così riporta il cartello posto sulla vetta del Kibo (il cratere più alto, dei tre che formano il massiccio del Kilimangiaro), insieme alle meritate congratulazioni per aver raggiunto i 5.895 m di Uhuru Peak, che in lingua swahili significa “Picco Libertà”, così chiamato dopo l’ottenimento dell’indipendenza nel 1961 da parte della Tanzania. |
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Versante Sud del Kibo
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| Vulcano dalle forme quasi perfette, che si staglia a picco sulle remote pianure nord-orientali della Tanzania e del sud del Kenia, il monte Kilimangiaro offre uno dei panorami più grandiosi dell’Africa ed è anche una delle più alte montagne nel mondo accessibile ai camminatori, seppur ben allenati. In poche altre zone si ha una così grande concentrazione di situazioni climatiche ed ambientali, così che la salita è densa di emozioni: da una lussureggiante foresta pluviale all’ampio pianoro vulcanico, da paesaggi alpini a uno spoglio paesaggio lunare fino ai ghiacci perenni del cratere sommitale. Nella variegata vegetazione spiccano le Lobelie e i Seneci, piante autoctone della zona che si possono ammirare in spettacolari quanto curiose foreste. L’area è un Parco Nazionale e l’autorizzazione a salire gli itinerari della montagna deve essere ottenuta all’entrata, dove viene altresì compilato il registro ufficiale del parco. Sempre all’ingresso si incontrano le guide (obbligatorie per l’accesso al parco) e i portatori: per la formazione del gruppo e la logistica del trekking ci si può agevolmente appoggiare ad una delle agenzie locali. Il trekking è fattibile in linea di massima tutto l’anno, ma periodi consigliati sono dicembre-marzo e agosto-settembre. |

nella foresta pluviale
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Noi abbiamo scelto agosto, che a quelle latitudini corrisponde alla stagione secca, trovando in tal modo sentieri in ottimo stato, anche perché appena risistemati dopo il periodo delle piogge. Da sempre attratta dal continente africano ed estremamente sensibile al fascino altamente evocativo che suscita la sua maggiore vetta, nell’estate 2004 decido che è la volta buona per partire per quello che è stato molto più di un viaggio memorabile e una stimolante quanto faticosa sfida agonistica: conquistare la vetta e attendere il sorgere dell’alba, mentre lo sguardo spazia a perdita d’occhio sulla savana, è il sogno di ogni viaggiatore. Dopo svariate letture, abbiamo scelto come via di trekking per l’ascesa, anziché la classica via Marangu, la Machame Route, che raccomandiamo per:
-Pernottamenti in tenda, più confortevole che i frequentatissimi, gelidi, sporchi e spesso completi rifugi-capanne della via classica;
-Sentiero un po’ meno frequentato;
-Percorso ad anello, più spettacolare; la via Marangu è la stessa anche al ritorno.
-La via Machame percorre tutto il versante sud del Kibo, sotto il massiccio e consente la visione di panorami mozzafiato e sempre diversi. |
| Il percorso si articola in 6 giornate, scandite fin dall’i-nizio dall’immancabile raccomandazione delle guide: “Pole-Pole” (ossia “piano-piano”), simpatico ritornello che si rivelerà un provvidenziale e ipnotico consiglio con l’aumentare dell’altitudine. La giornata clou è quella dell’ascesa alla vetta: ...È il 6 agosto 2004, ore 00, si parte. La notte è gelida, e il sentiero attacca subito ripido, su ghiaione. Freddo, vento, salita, buio, nausea, sonno, fatica: tutti elementi che rendono tale notte come la più dura della nostra vita (nonostante non fosse la prima esperienza a tali quote), ma alla fine la forza di volontà è stata premiata. Dopo 6 interminabili ore di cammino, ci ritroviamo a Stella Point, dove si ferma l’80% dei trekkers e, da lì, il sole nascente e il grandioso paesaggio che si apre alla luce mattutina ci danno nuova energia, permettendoci di raggiungere, con un’ulti-ma ora di cammino, la vetta. È fatta! L’avverarsi di un sogno, che lì per lì si vive in maniera quasi intorpidita da quota, freddo e fatica, ma che poi, con il passare di minuti, ore, giorni si assapora con tutta la soddisfazione possibile. La vista coglie il tanto agognato cartello della vetta, per poi passare subito ad ammirare, con indescrivibile emozione, la maestosità dei ghiacciai e del cratere, resa ancora più sconcertante dalla lontananza della pianura sottostante, che si estende a 360° fino alla curvatura dell’orizzonte. Il ritorno al campo avviene quasi di corsa sul ghiaione, per l’impazienza di concedersi qualche oretta di meritatissimo riposo; qualche oretta, dico, perché l’inter-minabile “after-hour” del 5° giorno non è finito: arriviamo al campo base alle 9.30 circa della mattina e da lì ci aspettano ancora tre ore buone di cammino in discesa fino a raggiungere, sbuffando per la stanchezza, il Mweka Camp a quota 3.100, da dove il Kibo appare ormai lontanissimo... |
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KILIMANGIARO - SCHEDA TECNICA
1° GIORNO: Machame Gate(1800 m) -Machame Camp(2980 m) dislivello: salita m 1350 - 4 h 30’ di cammino Da Arusha in pulmino sino a Machame Gate, punto di entrata del Parco Nazionale del Kilimangiaro; incontro con guide, portatori e formalità burocratiche per l’accesso. Inizio percorso, pianeggiante, di c. 18 km in foresta pluviale lussureggiante verso il I° campo dove la vegetazione si dirada lasciando spazio a eriche arboree e arbusti di montagna.
2° GIORNO: Machame Camp(2980 m) -Shira Camp(3840 m) dislivello: salita m 800 - 4 h di cammino
Dal campo il sentiero, circa 9 km, sale prima su cresta poi su di un impressionante pianoro lavico, con i primi esemplari di Seneci e Lobelie e raggiunge lo Shira Camp; la vista spazia dal Kibo allo Shira, il cratere più antico del Kili ormai quasi completamente eroso, sino al Monte Meru (4566 m) la cui sagoma in lontananza accompagna l’intero trekking.
3° GIORNO: Shira Camp(3840 m) -Lava Tower(4630 m) -Barranco Camp(3950 m) disl.: sal. m 800, disc. m 700 - 5 h 30’ di cammino
La tappa supera un passo a 4630 m e riporta ad una quota simile alla partenza, ideale per l’acclimatazione. Dallo Shira Camp paesaggio lavico e lunga salita fino a Lava Tower, passo sovrastato dal Kibo, che incombe con lingue di ghiaccio spettacolari, dove parte la direttissima alla vetta (sconsigliata). La via Machame scende invece verso l’accampamento tra scorci desertici e incredibili foreste di Seneci e Lobelie. Al Barranco Camp lo spettacolo è impareggiabile: si spazia a perdita d’occhio sulla pianura africana, tersa al tramonto, alle spalle il Kibo sovrasta il campo.
4° GIORNO: Barranco Camp(3950 m) -Barafu Camp(4550 m) dislivello: salita m 800, discesa m 200 - 5 h 30’ di cammino
Dal Barranco sentiero ripido con continui saliscendi, talvolta con l’uso delle mani; sempre in un suggestivo paesaggio lunare. Tappa lunga e faticosa fino al Barafu Camp, base per l’ascesa notturna al Kibo; vista sul Mawenzi, terzo cratere del Kilimangiaro.
5° GIORNO: Barafu Camp(4550 m) -Uhuru Peak(5895 m) -Mweka Camp(3100) disl.: sal. m 1350, disc. m 2800 - 12 h 30’ di cammino
L’ascesa al Kibo avviene di notte, con arrivo in vetta all’alba. Circa 6 ore di costante e durissima salita su ghiaione sino a Stella Point, dove la via Machame si congiunge con la classica Marangu; da lì con ancora un’ altra ora di cammino meno ripido si è in vetta: Uhuru Peak, quota 5895. Rientro al campo Barafu attraverso un ghiaione ripidissimo. Poi ancora discesa continua per altre tre ore sino ai 3100 m di Mweka Camp, da dove il Kibo appare ormai inverosimilmente lontano.
6° GIORNO: Mweka Camp(3100 m) -Mweka Gate(1800 m) dislivello: discesa m 1300 - 4 h di cammino
Da Mweka Camp circa 4 ore di discesa nella foresta pluviale in un contesto di grande bellezza. Infine il Gate, limite del parco, registro delle presenze e ritiro del Certificato, su testimonianza della guida di avvenuta conquista del Kibo. Rientro ad Arusha su pulmino.
Ringraziamenti: un affettuoso saluto agli amici Ornella, Marco e Roberto, compagni di avventura, alle guide Alli e Devis, dal mitico passo provvidenziale, ritmato dall’invocazione “Pole-Pole”. Un ringraziamento speciale per la passione trasmessami a “papà Molina”, che da casa, ha condiviso questa per me memorabile esperienza di vita.
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