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IL LINCEUL
Una grande salita di ghiaccio sulla Nord delle Jorasses

Testo e foto di PIERPAOLO FAVETO
E' una mattina di ottobre, a casa provo a mettere un po’ di “ordine”, squilla il telefono.... Sembra che la Nord delle Grandes Jorasses sia in condizione. Qualche ora più tardi sono già in macchina per incontrare il mio amico a Ivrea e da lì proseguire verso Chamonix. Una tappa d’obbligo, un panino all’a-rea di servizio, “quella che porta bene”.... Sì perché Federico, ultimamente, si è rivelato anche un po’ superstizioso.... Dopo “solamente” tre ore, eccoci uscire dal tunnel del Monte Bianco già abbastanza stanchi e sudati per essere pronti per la Nord delle Jorasses. Al parcheggio presso la stazione del trenino che sale al Montenvers, mentre stiamo preparando il materiale, ci accorgiamo che la temperatura è davvero insolita: siamo in maglietta e pantaloncini e pensare che il “Linceul” dovrebbe essere una salita prevalentemente su ghiaccio! Ci guardiamo tra noi con la solita espressione di chi ha davvero le idee molto chiare e tutto sotto controllo! Il trenino (18 euro), ci accompagna arrampicandosi con il suo ingranaggio, sembra senza fatica, al ghiacciaio della Mer de Glace, il mio primo amore. Una discesa con gli sci improvvisata (in jeans e materiale preso a nolo), durante una sosta di lavoro a Ginevra, qualche anno prima mi fece innamorare della montagna. Alla stazione di arrivo lo spettacolo che ci accoglie è davvero da mozzafiato: un primissimo piano sulla nostra parete che ci attende. Il piano d’attacco “studiato” nei più piccoli dettagli è il seguente: il primo giorno raggiungere il Rifugio di Leschaux con circa tre ore di cammino sul ghiacciaio ed il successivo, dopo aver riposato per qualche ora, la partenza per il “lenzuolo”. Giunti al rifugio verso sera, incontriamo tre simpatici ragazzi francesi, dai quali apprendiamo che qualche giorno prima hanno salito la nostra via. Per domani la loro meta è sempre sulla Nord ma per la dura via Maclntyre (goulottes a destra della “Cassin” -ED).
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Da veri amanti della montagna, con gentilezza e modestia, ci forniscono delle indicazioni molto utili per la discesa, visto che nè Federico nè io siamo mai saliti lassù. La sveglia arriva dopo poche ore: sono le due, la notte è limpida. Una veloce colazione e via di nuovo sul non difficile ghiacciaio, quasi in piano sino all’attacco e i crepacci si evitano con facilità. Circa tre ore di cammino e siamo sotto la Nord delle Jorasses; solo il rumore di qualche sasso che casca rompe il silenzio della notte. Rumori che fortunatamente provengono a destra della nostra via, sulla direttrice del famoso Sperone Walker. Dalla relazione della salita sappiamo che sono i primi 400 metri i più duri, con una inclinazione che a tratti raggiunge gli 80° su ghiaccio; ci leghiamo, parto io. Un rampone (ho deciso di usare dei ramponi non da cascata, per via della pendenza non eccessiva e per la lunga discesa), mi crea dei problemi: ai primi colpi sembra cedere. Non sarebbe molto simpatico perderlo. Lo sistemo alla luce della frontale, provo di nuovo con qualche calcio sul ghiaccio più duro e non ci penso più.... Dopo qualche tiro siamo su terreno “più facile” procediamo di conserva per essere un po’ più veloci, il sole si sta alzando ed i sassi iniziano a cadere.... Una pietra mi colpisce sul collo della scarpa, è ora di accelerare... Raggiungiamo così l’intaglio sulla Cresta des Hirondelles, ci affacciamo: un vuoto impressionante ci accoglie. Una eccezionale prospettiva sulla parete Est si presenta davanti a noi, grande parete teatro di tante tragedie e spettacolari salvataggi. Poche vie la salgono e tra queste la mitica via Gervasutti, il capolavoro del “Fortissimo”. |
Grandes Jorasses - Settore orientale della parete Nord con il "Linceul"
(Schizzo di Euro Montagna)
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Le relazioni la danno per una lunghezza di circa 700 metri ed una difficoltà su roccia non estrema (6a / 6b) che per un buon arrampicatore sembrerebbe non troppo impegnativa. Ma in questa parete perdere la via è molto facile ed allora le difficoltà diventano enormi: lisce placche strapiombanti con poche possibilità di protezione sbarrano ovunque la strada. La cresta di misto che ora dobbiamo seguire è per nostra fortuna molto più semplice (IV°) e procediamo di conserva con i ramponi ai piedi. Seguiamo il filo per circa tre ore evitando le maggiori difficoltà un po’ a destra ed un po’ a sinistra, sino ad incontrare la Cresta di Tronchey che affonda frastagliata nella lontana Val Ferret.
Una “Gritta” di Bolzaneto l’aveva già cavalcata due anni fa! (Annuario 2003, pagg. 6/9 - CAI Bolzaneto - N.d.R.)
La cima.... Un vento incredibile, un abbraccio, le lacrime.... La telefonata ad un caro amico.
Questa è la montagna. Questa è la magia del Gruppo del Bianco. Trascorriamo un paio d’ore in vetta e quando ci affacciamo sulla Nord, vediamo i nostri amici francesi non troppo lontani dall’uscita. Aspettiamo ancora un po’, il sole si abbassa, qualche foto e via lungo la discesa indicataci la sera prima da Maxime, il francese. Sono le 18. In breve siamo sul plateau sotto il ghiacciaio pensile, un po’ di cammino una doppia su uno spuntone di roccia e siamo al “Reposoir”: è oramai buio. Le rocce del Reposoir le scendiamo nell’oscurità ma senza perdere troppo tempo, ci risulta abbastanza logico trovare dove passare. Un’ultima doppia e siamo sul ghiacciaio di Plampincieux. Lo scendiamo sino a quando grossi crepacci ci sbarrano la strada e non sappiamo più dove passare.... Vaghiamo per un po’. Federico mi avverte di trovarsi su di una pietraia: gli dico di non mollarla, le pietre rappresentano la fine del ghiacciaio. Infatti, poco più in basso, alcuni ometti ci indicano il percorso per il Rifugio Boccalatte dove giungiamo a notte fonda. Siamo stanchi ma pieni di gioia. Raccogliamo dell’acqua e preparata la tavola iniziamo a mangiare. I francesi ora sono qui con noi. Come per magia, da uno zaino, esce una bottiglia di vino. Tutti assieme brindiamo felici alla prossima salita , all’amicizia ed alla montagna che talvolta la rafforza. |
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Federico al termine del Linceul si appresta ad uscire in cresta
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Pierpaolo in vetta alla Walker
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IL LINCEUL
Il Linceul è il grande pendio trapezoidale di ghiaccio della parte orientale della parete Nord delle Grandes Jorasses, tra lo Sperone Walker e la Cresta des Hirondelles. La via si snoda lungo delle goulottes di cui due sono notevoli. Superba via di ghiaccio, diventata relativamente classica; è molto esposta alla caduta di sassi e della cornice sommitale. Le goulottes d’attacco sono molto ripide (sino a 80°). La via esce verso i 3950 m sulla Cresta des Hirondelles. La discesa si effettua sia salendo per questa cresta e seguendo la via normale delle Grandes Jorasses, sia scendendo la Cresta des Hirondelles (diverse doppie) e il versante Nord delle Hirondelles (doppie); quest’ultima è la discesa più pratica poiché riporta al circo di Leschaux. Difficoltà: TD+ Tempo di salita: 3 ore all’attacco, 6 - 8 ore sino alla cresta (+ 3 ore per la vetta).
NOTE STORICHE
Prima ancora che la parete Nord delle Grandes Jorasses venisse salita, nel luglio del 1930 F. Rigele, W. Welzenbach, K. Wien superarono la crepaccia di una delle due goulottes rinunciando poco oltre. Un altro tentativo venne effettuato dallo stesso Welzenbach con E. Schulze (luglio 1933). Passano 30 anni prima che il Linceul venga ancora tentato: L. Berardini e R. Paragot ,nel febbraio del 1963, salgono la goulotte di destra e attaccano il lenzuolo; nell’estate del 1964 J. Harlin e D. Haston giungono allo stesso punto dopo aver risalito la goulotte con una salita obliqua partendo dalla base dello sperone Walker. 1ª salita: Renè Desmaison e Robert Flematti, 17-25 gennaio 1968. I francesi, sorpresi dalla tormenta rimangono per 3 giorni bloccati in parete dentro una tenda. Sempre con il maltempo riescono a fatica e senza più viveri ad uscire in cresta alle 13 e 30 del 25 gennaio. Non rimane loro che scendere con estenuanti doppie sulla via di salita con ulteriore bivacco alla base della parete. Le loro tracce furono riprese il 15-22 marzo 1968 da P. Desailloud sino molto in alto nel pendio di ghiaccio. 2ª salita: i cecoslovacchi O. Blecha, Y. Bortel, Y. Diezka, V. Kagnyar, 27-29 luglio 1968 raggiungono la cresta nello stesso punto dei primi e proseguono per questa sino in vetta (3 bivacchi). 3ª salita: gli iugoslavi J. Azman, J. Brojan, Z. Kofler, 6-8 giugno 1970. 4ª salita (1ª solitaria): Y. Ghirardini, 22-28 febbraio 1975. A partire dagli anni ‘70, grazie all’introduzione di nuovi materiali e ad una nuova tecnica di ghiaccio (piolet-traction), questa via viene percorsa spesso, generalmente in giornata. Il 12 settembre 1977 J. M. Boivin raggiunge la cresta in ore 2,45 dall’attacco.
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