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Un socio "in carriera"
10 anni ben spesi: da allievo del Corso di Escursionismo a Direttore del Corso di Alpinismo della Scuola B.Figari
| Correva l’anno... Non occorre andare tanto indietro col tempo per risalire al 1996, anno della mia partecipazione al sesto Corso per Escursionisti Esperti. Spinto più dalla passione e dall’entusiasmo di Silvia, la mia compagna, che dalla mia voglia di montagna, mi ritrovai ad ascoltare interessanti lezioni, a fare conoscenza con strumenti (corda, imbraco, ramponi e piccozza) per me sconosciuti e ad affrontare esperienze (ferrate, escursioni su neve e facili arrampicate) mai provate prima di allora. Nel gruppo dei discenti - un nucleo di persone formato in buona parte da coppie, bene assortito e con diversi elementi che, in seguito, hanno contribuito positivamente alla vita della Sottosezione - anche un ragazzo magro, capelli scuri quasi a spazzola, taciturno, con moglie estrosa, silenzioso ma sempre molto attento alle spiegazioni dei docenti sui vari argomenti, che sembrava conoscere già. Il ragazzo era... un certo Fabrizio Grasso. Un tipo chiuso, all’apparenza poco comunicativo, mai banale nelle domande, sempre a suo agio nelle uscite, per lui mai difficoltose. In parole povere, un tipo dotato di un quid in più rispetto a tutti gli altri, probabilmente con dentro una passione per la montagna di gran lunga superiore a tutti gli altri. Il corso fu anche l’occasione di frequentarlo, imparare a conoscerlo, socializzare - specie nelle serate in cui si preparò la festa di fine corso - ed apprezzarlo per quello che realmente era: uno che parlava poco ma sempre disponibile e sincero. Al corso seguì un anno da aiuto accompagnatori dove, per quel poco che frequentai, mi resi conto che Fabrizio quello stadio avrebbe potuto tranquillamente saltarlo e che lui la montagna ce l’aveva proprio dentro. Nel 1998 ebbi un incidente che mise dei paletti alla mia carriera di escursionista esperto: fu lui che venne a recuperarmi in fondo al canale e mi riportò al sicuro mostrando perizia, calma e determinazione. A distanza di qualche anno, non mi stupisco se ha intrapreso una brillante carriera alpinistica: era già buono allora! -(e. bur.) |
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Sulla via "Mellano, Perego, Cavalieri" al Becco di Valsoera
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Testo e foto di FABRIZIO GRASSO
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Sono le sei del pomeriggio e finalmente ci chiamano per comunicarci il risultato; tra poco ci sarà la conclusione di questa storia, bene o male che vada. Ormai sono due anni e la voglia di finirla si mescola con l’ansia: spero di avercela fatta. Come sempre nella vita gli esami non finiscono mai, ma questo ha un gusto particolare, tante ragioni, più o meno ragionevoli, lo rendono per me importante. Ah! Non vi ho ancora detto di cosa vi sto parlando: esame finale per Istruttore d’Alpinismo (IA) del CAI. La storia incomincia sicuramente ben prima di questi ultimi due anni, ma in tutta sincerità non saprei bene in quale momento. Forse quando andavo a pescare sugli scogli più impervi con mio padre, portando in una mano la canna e nell’altra il secchio; oppure quando il curato della mia parrocchia (Don Giorgio) e suo fratello Pino Noli, oltre ad “insegnarmi ad insegnare” come animatore dell’ACR, mi fecero arrivare a diciassette anni sulla mia prima vera vetta alpina di oltre tremila metri: il Corborant salito da S.Bernolfo, di cui mi restò l’indelebile ricordo del passo del gatto da fare poco sotto la cima. Ora non vorrei ridurmi a scrivere uno sterile elenco d’e-pisodi o persone da ringraziare, anche perché non ho ottenuto nulla di così speciale; però ogni meta raggiunta è la somma di tanti piccoli passi, a volte fatti da soli ma a volte fatti in compagnia e mi sembra giusto ricordarlo. |
| Fabrizio |
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Così potrei continuare con l’esperienza della Scuola Militare Alpina (SMAlp) per ufficiali dove, oltre alla disciplina, imparai a superare i limiti della fatica con la forza di volontà e raggiunsi il mio primo quattromila. Però al termine del servizio mi ripromisi di non andare più per monti: salire le vette con un fucilemitragliatore non fa sicuramente crescere la passione. Sembrava finita tra me e la montagna, ma il mare non è il mio habitat. Così, complice anche mia moglie Simona e la casa dei suoi genitori ad Entracque, ho avuto modo di fare un nuovo approccio alle cime: l’Argentera con la guida di Elio, bravo ed esperto alpinista di Alessandria; la Testa Malinvern con Giovanni, zio “acquisito” e socio del CAI di Bolzaneto. È stato proprio Giovanni a far iscrivere Simona e me al CAI: prima le gite sociali e poi il corso d’escursionismo avanzato mi hanno dato le prime cognizioni alpinistiche. Poi, come saprà chi ha già letto le mie peripezie su alcuni articoli dell’Annuario, ho avuto la fortuna di conoscere due amici che mi hanno portato ad un livello sicuramente più alto: il povero Luigi, Guida di Courmayeur, e Francesco mio compagno nelle salite più belle e difficili che ho fatto. Ho sempre avuto una certa passione per l’insegna-mento e per l’organizzazione, e questi sono i motivi essenziali che mi hanno spinto a restare nel giro dei corsi; ma senza esperienza e un curriculum discreto non si può certo pensare di diventare istruttori d’alpinismo. E, infatti, io non ci pensavo minimamente, tanto più che esisteva un altro problema: a Bolzaneto non c’era il corso d’alpinismo. Ma una serie di coincidenze ha fatto cambiare le cose. In una riunione del consiglio della Sez. Ligure, dove supplivo casualmente il nostro reggente, feci notare come a Bolzaneto mancasse molto una presenza più tangibile della scuola d’alpinismo “B. Figari”. A rispondermi fu Enrico Cavaglione, vice-direttore della scuola, che in modo un po’ provocatorio, ma corretto, mi propose al contrario di andare noi di Bolzaneto a dare una mano alla scuola, poi chissà con nuove e numerose forze. Mi sembrò un’occasione da prendere al volo: finalmente potevamo cominciare ad avvicinare nuovamente la scuola alla nostra Sottosezione, inoltre personalmente avevo bisogno di confrontarmi con persone nuove e respirare un’aria differente. Per prima cosa convocai un incontro tra la Direzione della Scuola e una decina dei migliori alpinisti che frequentavano Bolzaneto, ma nonostante un timido tentativo iniziale di due o tre, presto mi ritrovai solo. Peccato, forse in futuro tra i più giovani. Restava la mia voglia di trovare nuovi stimoli all’andar per monti, senza velleità estreme, perché in quel caso non hai tempo di fare l’istruttore, ma con l’impegno di essere preparato fisicamente e tecnicamente. L’ambiente della “Figari” si è dimostrato subito molto cordiale, in breve sono entrato in sintonia con molti istruttori e specie con i più giovani mi sono “legato” per fare qualche bella salita in montagna. Vorrei ricordare tra le altre la Mellano-Perego-Cavalieri al Becco di Valsoera dove tra tormenta e bivacco in parete ci siamo accresciuti in tre aiuto-istruttori: Stefano, Cordula ed io, tutti destinati in seguito a frequentare i corsi per titolati. Dopo un periodo piuttosto breve mi è stato proposto da vari istruttori della scuola di provare a frequentare i corsi-esame per acquisire il titolo. Questo, devo essere sincero, mi ha subito reso orgoglioso, voleva dire che mi avevano apprezzato come istruttore e come alpinista; d’altra parte ero titubante: in primo luogo l’impegno richiesto era notevole, per la prima volta il corso-esame era sviluppato nell’arco di due anni, in seconda battuta non ero sicuro di essere all’altezza del livello di difficoltà pura richiesto, terzo, ma non ultimo elemento, mi prendevo delle grosse responsabilità sia nei confronti della scuola che investiva delle risorse su di me, sia mie personali nei corsi, che come aiuto-istruttore non hai. Alla fine quel po’ d’ambizione personale che si annida in ogni alpinista (la famosa patacca), la passione per l’insegnamento e il pensiero che comunque alla mia Sottosezione poteva far piacere avere dopo tanti anni tra i suoi soci un IA, mi hanno dato la spinta per accettare. Così, compilato il curriculum e la domanda, controfirmati dal presidente della Sezione Ligure e dal Direttore della Scuola, invio la richiesta alla Commissione LPV. Come primo passo supero la selezione e sono accettato insieme a Cordula, inizia l’av-ventura di due anni che mi porterà all’ultimo esame citato all’inizio. Brevemente, nel primo anno di preparazione abbiamo affrontato in quattro distinti week-end: a) tecniche e didattica sulle cascate di ghiaccio; b) nivologia, valanghe, tecniche di soccorso su neve; c) tecniche di progressione e manovre di autosoccorso su ghiaccio; d) tecniche di progressione, manovre di autosoccorso, catena d’assicurazione e didattica su roccia. In tutto questo tempo abbiamo avuto modo di conoscerci piuttosto bene sia tra gli allievi sia con i nostri inse-gnanti-esaminatori (istruttori nazionali del convegno LPV) e questo ha reso meno traumatico l’impatto con gli esami dell’anno successivo. Finalmente a giugno 2004 si cominciano a tirare le fila. Rifugio Chabod, alle pendici del Gran Paradiso, ci ritroviamo per tre giorni ad affrontare l’esame di ghiaccio. Sono presenti anche gli aspiranti Istruttori di SciAlpinismo (ISA) per un totale di circa cinquanta allievi e una trentina d’esaminatori. Inizia un vero tour de force che ci vede impegnati in varie zone del ghiacciaio a dimostrare di saper fare e saper insegnare un numero consistente di manovre e tecniche: dal recupero da crepaccio con il sistema “Vanzo”, alla costruzione di funghi e abalakov, fino alla progressione in piolet traction su un muro di un seracco. Però la più attesa, e da parte mia meno temuta, era la salita di una via in alta quota. Tra le varie possibilità della zona a me capita forse la più bella, la Nord del Gran Paradiso. Le condizioni sono piuttosto severe, ghiaccio vivo per quasi la totalità della via, in cordata da tre (istruttore + due allievi) usciamo in tempi più che accettabili, così che Erik (l’amico di Aosta sotto esame con me) ed io riceviamo i complimenti del nostro esaminatore. Alla sera della domenica ho il primo risultato favorevole, l’esame di ghiaccio è andato.
| A questo punto voglio ricordare, con gratitudine, gli amici della Scuola “Dellagiacoma” del CAI ULE, in particolare Andreina e Claudio, allievi come me al corso e con i quali si è instaurato un bel rapporto d’amicizia e collaborazione. Ci siamo preparati spesso assieme ed abbiamo condiviso tutti i momenti più o meno lieti di ognuno. Mi auguro che questo sia un bel viatico per una futura collaborazione tra le due Scuole di Alpinismo di Genova. Tornando a bomba, a settembre ci aspettano tre giorni intensi su roccia, Rifugio Pontese nel vallone di Piantonetto. L’ambiente è un po’ più rilassato, anche perché siamo molti di meno mancando gli scialpinisti. In compenso il lavoro da fare non è da meno: manovre di recupero con paranco mezzo poldo, calata in doppia con ferito, soste di vario tipo da attrezzare con chiodi, nuts e friends, ecc. Poi anche qui la salita, dove mi sento un po’ meno tranquillo, poiché su roccia non sono agli stessi livelli che su ghiaccio. Sono in cordata con Cordula ed un bravo istruttore, e guarda caso di nuovo al Becco di Valsoera sulla via di Guglielmo, un TD poco frequentato rispetto alla Mellano. Si dimostrerà una via veramente bella, impegnativa il giusto per me e che anche stavolta mi permetterà di ottenere un risultato positivo. Non resta che l’esame teorico e di cultura generale. Ottobre, siamo a Torino nella sede del CAI UGET, la preparazione per quest’esame è stata la più faticosa, da troppo tempo non mi mettevo sui libri per studiare in modo sistematico. Inoltre tra i compiti da svolgere c’è anche la preparazione a casa di una lezione teorica secondo i dettami e le regole della didattica, la qualcosa mi ha richiesto moltissimo tempo. |
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L'uscita della Nord del Gran Paradiso. Nello sfondo la catena del Bianco.
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Elenco brevemente le materie su cui si viene interrogati per dare un’idea di quanto uno si senta sempre impreparato, nonostante le ore passate a studiare o ripassare: storia dell’alpinismo, regolamenti del CAI e delle scuole d’alpinismo, geologia, glaciologia, neve e valanghe, pericoli in montagna e preparazione di una salita, didattica + lezione preparata, topografia ed orientamento, meteorologia, catena di assicurazione e norme CE/UIAA, flora e fauna, primo soccorso. Nel complesso credo di aver offerto una più che discreta prestazione (ad esclusione del riconoscimento dei pini tramite la loro sagoma in controluce!) Ed eccomi, come anticipato, alle sei di sera entrare nell’aula ed avere l’ultimo responso positivo. È fatta. Nel complesso devo dire che è stato meno difficile di quanto m’immaginassi, nel senso che lo ritenevo praticamente impossibile, ma l’impegno globale sia in termini temporali sia nervosi è stato veramente notevole. |
In cambio ho incamerato un’esperienza didattica e tecnica che non avrei potuto ottenere in nessun altro modo. Questo solo per dire: “Si può fare”. Se qualche giovane volesse provare gli potrei consigliare intanto di scalare, farsi un buon curriculum e proporsi come aiuto-istruttore nella scuola d’alpinismo. Fatti due o tre anni di gavetta, se ha le capacità, nessuna porta gli viene sbarrata, anzi, poiché il passo successivo di Istruttore Nazionale d’Alpinismo è ulteriormente più impegnativo e sono in pochi ad aver voglia di farlo, se arriva qualcuno con i numeri giusti tanto di guadagnato. In conclusione dovrei esprimere la mia soddisfazione per aver ottenuto questo titolo, ma siccome da tradizione sono stato subito “insignito” dell’incarico di Direttore del Corso d’Alpinismo 2005 e proprio in questi giorni mi sto rendendo conto di quanto impegnativo e stancante sia (più che fare gli esami), non sono più così certo di aver fatto una gran furbata. Ma d’altronde lo sapevo anche prima, e quindi lo “spirito di servizio” con i sacrifici che comporta deve essere messo anche lui in preventivo. E poi faremo un po’ ciascuno!! Per ultimo voglio dare qualche informazione su come si sta evolvendo il rapporto tra la Scuola “Figari” e la nostra Sottosezione: come riportato in modo chiaro sui depliant le iscrizioni di tutti i corsi si ricevono anche a Bolzaneto. Nel Corso d’Alpinismo, già da qualche anno, teniamo alcune lezioni teoriche in sede a Bolzaneto e questo ha reso un po’ meno scomodo il corso per potenziali allievi dell’alta Valpolcevera, già abbiamo avuto dei riscontri positivi in merito. Inoltre la “Figari” ha dato la sua collaborazione nel recente Corso d’aggiornamento/verifica degli Istruttori Sezionali di Escursionismo di Bolzaneto, fornendo istruttori titolati per tre domeniche in esercitazioni sia su roccia che su neve. Inoltre ho già avuto contatti per fornire assistenza al Corso d’Alpinismo Giovanile. Credo che tutto questo stia a dimostrare che basta un po’ di buona volontà per fare delle cose che sembravano impossibili, con l’augurio che la collaborazione tra chi come scopo ha l’andar per monti possa aumentare sempre di più. Berghail!
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