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ANNUARIO 2005

Metti una sera in sede. Con tante emozioni
Premio "Riccardo Tarroni", Gritte d'Oro e Itinerari verso il cielo.

Alice Tarroni e Marcello Giovale con Armando Antola vincitore del 6° Premio Tarroni.


Testo e foto di NADIA BENZI

Martedì 2 marzo, a Bolzaneto presso la locale sede del CAI, serata speciale della rassegna L’Uomo e la Montagna per la consegna del Premio Riccardo Tarroni, giunto alla settima edizione.

Per la seconda volta (la precedente fu nel 2001) il riconoscimento va ad Armando Antola, personaggio di spicco nel panorama alpinistico cittadino, ma anche persona squisita che rende piacevole, a tutti, esperti o comuni spettatori, l’ascolto delle sue imprese. Con un eloquio preciso, chiaro, pacato e lontano da enfasi trionfalistiche, ha ancora una volta raccontato i fatti che hanno preceduto il raggiungimento della vetta del Gasherbrum II, il 22 luglio 2003.

“… Verso le 5 (del 22 luglio) iniziamo a muoverci dal C4 (campo 4 - n.d.r.), a 7300 m, saliamo lentamente, poi iniziamo in leggera ascesa la traversata che taglia la parete sud per poi raccordarsi con la cresta est, l’ultima parte della salita. Il mio compagno (Antonello Martines), procede velocemente, io rimango indietro, mi sento stanco… Verso le 10 raggiungo una piccola forcella, mancano circa 350 m. di dislivello, Antonello è già a metà parete, penso che a mezzogiorno sarà in vetta. Il sole ha reso la neve molle, così ogni due passi affondo, solo la forza di volontà mi spinge a salire. Alle 13, a 7900 m di quota, incontro Antonello di ritorno dalla vetta, riprendo a salire e finalmente alle 16.20 sono in vetta al G II a quota 8035 m, di fronte al K2 e dietro al G I. L’emozione è grande e dopo aver scattato alcune foto, inizio velocemente a scendere, arrivo al C4 alle 20.15 …”

Purtroppo la ricca scaletta del programma ha costretto a contenere lo spazio dedicato al grande alpinista, che, sicuramente, avrebbe risposto con la stessa affabilità e cordialità ad altre domande.

La serata è proseguita con il secondo avvenimento annuale che è la consegna della Gritta d’Oro, riconoscimento per il miglior alpinista di Bolzaneto, toccata quest’anno al sempre verde Giulio Gamberoni e, per essere politically correct, nella versione rosa, a Laura Cignoli. (Nel riquadro box il consuntivo della loro recente attività personale per la quale si sono distinti).

E’ quindi arrivato il momento della dia-proiezione. Spesso mi chiedo se questo mezzo, da alcuni ritenuto superato, abbia la stessa fortuna in altri ambienti; tra noi, appassionati di montagna, è sempre attuale.

Ne ho avuto una conferma, seguendo quella che ritengo una delle migliori proiezioni cui abbia mai assistito (e sì che ne ho visto molte, in casa e nei luoghi pubblici).

Franco Benvenuto, del Cai Sez. ULE di Sestri, ci ha offerto “Itinerari verso il cielo. Immagini dell’alpinismo classico degli anni ’70 sui 4000 delle Alpi”.

Osservando le distese nevose o i pinnacoli grigi del Bianco e del Bernina, ho sentito un brivido, ma non credo fosse solo per quel passamontagna chiaro e quei pantaloni alla zuava tweed così familiari, penso piuttosto che Benvenuto sia riuscito veramente a portarci tutti, o a riportarci, lassù a 4000 m, e, grazie alle musiche di Mozart e di Cajkovskij, a darci l’impressione di salire, salire e arrivare e fruire di quelle distese, di quell’immensità, in cui comparivano ogni tanto figure umane, così in armonia con l’ambiente da inserirsi nei profili dei monti.

Un unicum: l’Uomo e la Montagna, il primo mobile, la seconda fissa, il primo sale, arriva, si ferma e viene come pietrificato dall’obiettivo (si pensi alle immagini controluce in cui i colori si confondono). Ma eccolo ripartire e la ricerca, l’esplorazione, la conquista continuano fino allo scatto successivo…….

All’inizio avrei gradito qualche didascalia, ma poi il pensiero di quale luogo fosse mi ha abbandonata, perché poteva essere qualunque e ovunque, in una sorta di superamento del dato geografico, lungo itinerari indistinti e universali, verso il cielo, come appunto recita il titolo.

I commenti finali sono stati tutti entusiastici e doverosi i ringraziamenti al fotografo che, si ricordi, quando scattò le immagini aveva poco più di vent’anni. Oggi la maturità lo avrà aiutato a combinarle insieme per creare una climax emotiva, sempre, è il caso di dirlo, ascensionale, resa ancor più incisiva dalla mancanza del commento parlato.



pagina aggiornata il 16/10/2005
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