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ANNUARIO 2006-07

L'autointervista
di SALVATORE GARGIONI

Buona sera Presidente.
- Lasciamo perdere il titolo, che in un'autointervista non serve.

- Debbo chiamarti Reggente?
- E' un titolo che ho sempre contestato, e molti hanno creduto (credono?) ad un'avversione personale, quasi un "titolo" di demerito o di subordinazione avversato. E' una definizione di carattere militaresco che, pur non essendo antimilitarista viscerale, mi è sempre apparsa stonata per la nostra Associazione. Un titolo che definisce una gerarchia che non dovrebbe esistere, anche se le origini possono giustificarla. Non dimentichiamo in proposito, e mi ripeto, il Fondatore del Club Alpino Italiano Quintino Sella, le realtà nazionali dell'epoca, le scarse adesioni iniziali ecc.

- Insomma la Sottosezione ti stava stretta.
- Per il sottoscritto può sembrare una "XL". Alla nuova Sezione di Bolzaneto invece credo si possa riconoscere di aver meritato l'epocale trasformazione. E la trasformazione si è realizzata, lasciami indulgere ad un riferimento scientifico, come per tutte le invenzioni: ha tanti padri, tanto retroterra, tante persone che l'hanno condivisa e promossa e anche molte che l'hanno avversata. Ma sono in buona compagnia: anche la relatività, la meccanica quantistica, nonché l'automobile sono stati inizialmente bocciati...

- Ma questa realizzazione non ha il sapore - riduttivo - di una ripicca, di una disputa quasi personale, di una sfida locale?
- Ci mancherebbe altro. Spero che nessuno, almeno dopo quanto ho ripetuto infinite volte, pensi ancora a questo. La mia personale disputa ha sempre avuto come scopo la "mutazione" dello Statuto. Ho ripetuto all'infinito che l'istituto della Sottosezione è e rimane a mio avviso antidemocratico. Almeno di non adoperarlo come strumento temporaneo, propedeutico al passaggio a Sezione ove e quando se ne riconosca il merito attraverso criteri quanto si vuole severi ma di tipo esclusivamente praticoorganizzativo. Mi piace dire laico. Cioè non dogmatico.

- Ma ora che siete… "cresciuti", cosa volete fare da… "grandi"?
- Si, è meglio pensare al presente. O come dicono i politici, al futuro. Che non si presenta facile e senza problemi. In primis tutte le complicazioni burocratico - legali cui è necessario adempiere. Sia quelle che c'impone la Organizzazione Centrale che quelle richieste dalla legge. Naturalmente non siamo così esperti in materia come le Sezioni storiche (la Ligure, peraltro, ci aiuta e consiglia) ma non credo che siano questi i problemi veri anche se ora sembrano i più pressanti. Penso che tutti questi si risolveranno.

- E quindi...
- Le difficoltà saranno quelle che, come nella scelta di affrontare una salita, porremo a noi stessi nel tentativo di creare una Sezione, e in termini generali un'Associazione, capace di funzionare con l'aiuto indispensabile dei Soci, sia dal punto di vista del numero, e quindi delle quote associative, ma ancor più da quello importantissimo delle collaborazioni, della partecipazione. Non dobbiamo più pensare alla Sede frequentata solo dal 10 per cento degli iscritti. Questa, deve essere la meta più importante.

- Non mi sembra un programma tanto innovativo! E' comune a tutti i Gruppi e le Associazioni...
- Intanto il problema è realizzarlo. Non esiste un automatismo per passare dai programmi alla… realtà. Il CAI attuale necessita sempre più di presenza e adeguamento al "territorio". Non è più un Club elitario di "eroi, santi, poeti e navigatori" ma ormai una struttura di servizi per la società civile, sempre più legata allo Stato e per le Sezioni alla società in cui operano; è in quest'ottica che si devono adeguare le nostre scelte cercando attività che gratifichino il socio, siano utili ed attraenti. Servano in qualche modo a tutti attraverso le Scuole ed i Corsi di alpinismo, arrampicata, escursionismo, scialpinismo, cultura del territorio e sua protezione. Mi rifiuto personalmente di pensare alle varie mountain bike, torrentismo ecc. come costitutive del CAI. Ma tutte queste attività devono e possono fare da supporto ad un'Associazione dove vivono ed operano, sentendosi aiutati, protetti e stimolati, soci che guardano alle novità, all'alpinismo, all'escursionismo e tutto quanto di "classico e tradizionale" deve rimanere vivo. Il CAI è un Club Alpino prima di tutto. Nelle sue Sezioni devono poter esercitare la propria attività individuale o di gruppo queste persone che sono in una parola gli innamorati della Montagna. Senza i quali il Club Alpino Italiano non ha ragione di essere. Almeno come da tempo vado "vaticinando" - Cassandra della Valpolcevera - che tali attività siano considerate antisociali perché pericolose e quindi proibite o limitate a… le Guide e ai loro clienti. Nel qual caso ci daremo alla pesca assolutamente "no killing"... di gianchetti.

- Basta con ‘ste previsioni orfiche. Cosa farete in pratica?
- Pensando anche al tempo che mi resta prima di rimbecillire totalmente non chiederò a nessuno dei singoli Soci o dei Gruppi in attività di fare qualcosa di operativamente diverso da quanto hanno fatto finora. Sarebbe smentire le loro iniziative che hanno fatto "grande" Bolzaneto e promosso la Sezione. Vorrei nel più breve tempo possibile migliorare il funzionamento, l'organizzazione, snellire o complicare ove necessario, rendere efficiente per quanto possibile ogni organo o carica sociale. Fare in modo che tutti sappiano, se necessario, cosa fanno gli altri e, ove necessario, collaborino sotto tutti i punti di vista. Non vorrei chiesette, altari sacri ed inviolabili. Per scendere sul pratico, anzi sul venale, i nostri cassieri e revisori ci aiuteranno a capire i limiti che non possiamo valicare: anche se siamo alpinisti, non sappiamo scalare i bilanci! Ma se le quote associative non saranno sufficienti dovremo cercare aiuti dagli Enti pubblici e dagli "sponsor" rendendo loro i servizi richiesti. Senza venderci ma solo ottenendo quanto possibile tramite collaborazioni. Ma, pur rivolgendoci ai citati Enti pubblici, non vorrei che il CAI Bolzaneto spendesse una "lira" che non fosse meritata e comunque fosse a detrimento sfacciato dei contribuenti. Pensiamoci bene, tutti, prima di chiedere o spendere 100. Molti altri Enti pubblici possono averne necessità ben più urgenti. E' un programma minimale o forse fin troppo arduo da realizzare?

- Non mi sembra il programma che avresti sottoscritto ai tempi... d'oro dell'alpinismo bolzanetese!
- E' verissimo, il Club Alpino è radicalmente cambiato seguendo, in fondo, i cambiamenti della società. Il vecchio Cai è a mio avviso una pagina di letteratura chiusa. Un libro da leggere accanto alle "Mie scalate nelle Alpi", ai racconti di Bonatti, ai classici di fine ottocento, un ricordo proprio com'è ormai un ricordo il mio alpinismo.

- Non scendere nel patetico...
- Va bene. Torniamo alla Sezione: abbiamo voluto la bici ed ora pedaliamo!

- Ora cavalchi i luoghi comuni. Parafrasando i politici: dì qualcosa di... alpinistico.
- Cercheremo di festeggiare la Sezione con alcune manifestazioni ma cercheremo anche di fare qualcosa in montagna. Vedremo. Poi dimesso l'elmo e la corazza ci ritireremo nel nostro... orticello: "Baxeicò sott'a-o lavello e o porsemmo in sciô barcon"!


pagina aggiornata il 25/03/2008
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