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"W.A.B COOLIDGE"
di Euro Montagna
Non so dire, invero, quanta dolcezza, quanto amore
naturale mi attirino ai monti, e come in nessun luogo
io così bene mi trovi quanto sui gioghi alpestri.
B. MARTIN, in: J.Simler - De Alpibus Commentarius, 1541
L'80° anniversario della sua morte, coincidente col mese di maggio 2006, mi ha offerto lo spunto per rievocare la vita di William Augustus Brevoort Coolidge, descrivendone la sua attività di alpinista, di studioso, di appassionato della montagna. Ben altro spazio ed altra penna sarebbero più opportune per un degno ricordo di quest'uomo, vero apostolo dell'alpinismo di fine 800 che percorse le Alpi da cima a fondo salendone tutte, ma proprio tutte le cime principali, Besimauda compresa! Inoltre è necessario tenere in debita considerazione questa sua inarrestabile e praticamente ininterrotta frequentazione della montagna in ogni stagione, anche in rapporto ai doveri imposti dalla sua professione di pastore protestante nonché dalla docenza di discipline storiche di cui era titolare presso il St.-Magdalen College di Oxford, oltre a quella di redattore dell'Alpine Journal, di scrittore e di compilatore di guide, in collaborazione con altri autori come Henry Duhamel, Martin Conway, George Yeld. Il suo personale e costante contributo alla "Rivista Mensile" del CAI abbraccia un arco di oltre quarant'anni con una sessantina di articoli: da "Il Colle di Armancette" pubblicato nel 1874 alla poderosa "Storia del Col di Tenda" apparsa in tre puntate nel 1918, per un complesso di 29 pagine. Legato fin dalla giovinezza da profonda amicizia alla famiglia svizzera Almer, sue guide predilette, quando morì settantaseienne, per sua volontà volle essere sepolto nel piccolo cimitero di Grindelwald, ove la pietra tombale recita: "...tra le montagne che egli amò così tanto"
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Coolidge nacque in un sobborgo di New York il 28 agosto 1850 da padre appartenente a una vecchia famiglia di Boston e da madre di origine olandese i cui antenati erano emigrati in America oltre un secolo prima. Alterne vicende che si erano venute a creare e la morte del padre determinarono nel 1864 il definitivo trasferimento in Inghilterra del resto della famiglia, costituito dalla madre, dalla zia materna (colei che in seguito diverrà la celebre miss Meta Claudia Brevoort) e dal giovane William Augustus.
Dapprima egli fu avviato in un collegio a Guernesey, quindi all'Exeter College di Oxford ove nel 1875, espletati gli studi universitari, divenne dopo solo sei anni, nel 1881, professore di storia al St.-Magdalen College. Frattanto per propria vocazione aveva altresì imboccato la strada religiosa conseguendo il vicariato di una parrocchia nel sud del Hinksey presso Oxford. La sua carriera alpinistica, nonostante le varie vicissitudini famigliari ha tuttavia un inizio assai precoce per cui occorre fare un passo indietro e tornare al 1865 allorché la zia Meta lo porta quindicenne in Svizzera per curare ed irrobustire la sua scarsa esuberanza fisica.
Ma ahimè, di primo acchito scopre le montagne e con la stessa zia sale dapprima il Niesen presso Thun, poi effettua la sua prima ascensione in neve attraverso lo Strahlegg, quindi visita Zermatt e Chamonix dove viene irrimediabilmente conquistato dall'alta montagna.
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Ed è a Grindelwald, nel cantone di Berna dove oltre la montagna per il quindicenne Coolidge si creerà un forte legame affettivo con la famiglia degli Almer(1) la cui esperienza di montanari e di guide gli consentiranno in seguito di raccogliere una grande messe di successi alpinistici in ogni parte delle Alpi. Gli stessi Almer gli fecero dono di un cagnolino di nome "Tschingel" (come l'omonimo rilievo dell'Oberland Bernese) che formerà con lui e la zia Meta un celebre trio in numerose escursioni (!). Anzi proprio questa energica signora collezionerà una settantina di salite, tra cui, le prime in Oisans, del Rateau e della Grande Ruine (la cui punta nord porta tutt'ora il suo nome) oltre il Monte Rosa, l'Eiger, il Finsteraarhorn e il Monte Bianco.
Fu senz'altro proposta a membro dell'Alpine Club di Londra, ma si pose il problema della non ammissibilità delle donne. Il dilemma fu per altro risolto con diplomazia tipicamente anglosassone: venne accolta nel Club come membro "ad honorem" . Mentre per il nipote non ci furono ostacoli; la proposta inoltrata da Francis Fox Tuckett fu accettata all'unanimità e l'elitario A.C. spalancò le porte all'allora ventenne Coolidge senza esitazioni di sorta che nel 1904 lo acclamò socio onorario come già lo era dei Club Alpini Francese, Svizzero e Italiano.
Ma volgiamo ora lo sguardo all'inisieme delle sue imprese che, pur osservato nell'arida nudità di nomi e di numeri, rivela non solo una impressionante statistica, ma consente a chi lo esamina più a fondo di recepire lo studio sistematico ed accurato di regioni ancora poco note o addirittura sconosciute, nelle quali coglierà una quantità sbalorditiva di prime ascensioni.

Gruppo di "famiglia" del 1874 circa. Da sinistra Christian Almer J., W.A.B. Coolidge, Miss Meta Brevoort, il cane Tschingel, Ulrich Almer. (Da Alpine Journal)
Il nostro Luigi Vaccarone(2) nella stesura della celeberrima "Statistica delle prime ascensioni nelle Alpi Occidentali sino al 1890" affermò come Coolidge e le sue guide superassero per attività alpinistica di gran lunga ogni altra compagine allora in attività sulle Alpi precisando che a quell'epoca solo Purtscheller e Gardiner potevano competere pur a ragguardevole distanza...
Le ascensioni sono datate dal 1865 al 1900 ed ordinate seguendo una precisa suddivisione geografica e limitata, come già accennato, al solo nome della cima o colle raggiuto, dalle Alpi Occidentali e via via fino alle Dolomiti, senza lasciare lacune nelle catene principali.
Si tratta di oltre 1700 toponimi, di cui circa 900 relativi a quote importanti, che rivelano una rigida costanza ed uno sconfinato amore per la montagna. L'elenco inizia naturalmente dalle Marittime con la grande stagione del 1879 in cui tutte le cime principali allora accessibili vengono salite, tra le quali si ricorderanno: la prima ascensione alla Cima Centrale del Matto (14 agosto), la prima dell'Argentera, in quel memorabile 18 agosto, dalla conquista del Gelas di Lourousa alle due vette maggiori Nord e Sud, con andata e ritorno in giornata dalle Terme di Valdieri, ivi compresa salita e discesa del Canalone di Lourousa e del Monte Stella (!), per finire con la prima ascensione alla Cima Sud del Gelas il 22 agosto.
Seguono le Alpi Cozie, visitate quasi interamente in diverse campagne dal 1878 al 1890, con la salita del Monviso nel 1879 e ripetuta due anni dopo per la parete Nord, divenuta una via classica e quindi, sempre nel 1881, le prime salite alle punte Centrale e Occidentale del Visolotto, rispettivamente note come "Picco Coolidge" e "Picco Lanino".
Le note proseguono nell'Oisans (Delfinato) la regione dai formidabili colossi che egli "scopre" nel 1870 e che forse predilesse più di ogni altra, tante furono le visite e i frequenti ritorni. Dapprima sale gli Écrins, tornandovi nel 1881, il Pelvoux negli anni '70,'80,'81, il Rateau nel 1873 e '83, l'Ailefroide nel 1870 e 1880.
Alla Mejie si rivolge per sei campagne a cominciare dal 1870 e, sulle indicazioni di Tuckett, conquista la Punta Centrale, ritenuta il punto culminante (la vetta massima gli sfuggirà nonostante diversi e risoluti tentativi).
Nel massiccio del Galibier si reca per diversi anni esplorandolo da cima a fondo e tra le molte ascensioni riesce il 22 luglio 1878 nella prima della Aiguille Meridionale d'Arves.
Le Alpi Graie sono oggetto di esplorazione negli anni 1878, '83, '86, '89, '90 e '91 in cui non viene tralasciato un solo gruppo montuoso, una valle, dalle più modeste di Lanzo e del Canavese a quelle più celebrate della Valle d'Aosta e della Savoia, mentre minore è la sua presenza nella catena del Monte Bianco, peraltro già salito da lui a 19 anni il 5 luglio 1869 per la via delle Bosses e l'anno successivo lungo lo Sperone della Brenva (2° ascensione) con uscita diretta fra i seracchi sommitali (!).
E comunque di questo gruppo salì in epoche diverse le vette principali, a cui seguono nell'elenco le cime dei distretti di Champery (Dents du Midi) e del Giura.
Nelle Alpi Pennine e nel Vallese la presenza di Coolidge è assai intensa; tutte le cime maggiori vengono salite e molte ripetute, come il Cervinio, il Weisshorn, la Dent Blanche, la Punta Dufour del Monte Rosa.
Stessa cosa per l'Oberland Bernese, che gli era particolarmente caro; quattro ascensioni alla Jungfrau di cui una tra le prime invernali, quattro dell'Eiger e del Wetterhorn e due del Finsteraarhorn, oltre naturalmente tutte le altre cime minori della zona.
Visita le Lepontine, il distretto di Tödi, i gruppi dell'Adula e dell'Albula, la zona del Silvretta, la Val Bregaglia, il Bernina, i gruppi dell'Ortles, dell'Adamello e di Brenta e continua con le Dolomiti dove l'elenco sgrana nomi su nomi! Non è tuttavia questo "infinito" rosario di vette in cui va inquadrata la figura di Coolidge, poiché egli non fu un collezionista di cime come a prima vista potrebbe apparire (o come avrebbe pontificato E.G. Lammer: "animato dalla più meschina delle ambizioni umane..." ); dotato di una notevole cultura e di uno spiccato gusto per l'avventura in se stessa, era comunque guidato da un profondo senso del bello che lo spingeva a ripetere più volte un percorso già fatto, purché gli fosse risultato particolarmente ricco di sensazioni e ricordi.
In sostanza egli fu uno studioso della montagna in ogni suo aspetto; vigile, attento e scrupoloso lasciò di ogni ascensione particolareggiate e precise relazioni. Infatti questa sua costante attività di osservazione e di studio prevale nettamente su quella atletica di alpinista, malgrado la grande mole di ascensioni compiute; è sufficiente scorrere l'elenco di quanto seppe tradurre in pubblicazioni e guide alpinistiche quelle conoscenze aquisite nella vita sulla montagna, per giungere a questa conclusione. Intanto occorre ricordare che fin dall'età di 18 anni (!) pubblica le sue prime note sull'Alpine Journal, la prestigiosa rivista inglese, il che non è proprio irrilevante, divenendone poi redattore in età più matura, dal 1880 al 1889.
Quindi prosegue con lavori di più ampio respiro come la "Guida dell'Alto Delfinato" nel 1887, in collaborazione con Henry Duhamel e Felix Perrin, ristampata nel 1892, nel 1905 e nel 1912; "Alpi Lepontine" con William Martin Conway e la "Val di Cogne" con George Yeld, facenti parte della collezione "Climber's Guide" (1892 - 1905), successivamente accresciuta coi volumi sui gruppi dell'" Adula" , del "Tödi" e dell'" Oberland Bernese".
Di particolare rilievo fu la sua collaborazione alla "Enciclopedia Svizzera", alla "Britannica" e alla "Nelson's New Encyclopaedia" oltre a quella ininterrotta con i Bollettini e le Riviste dei vari Club Alpini di parecchie nazionalità.
Le sue opere fondamentali restano tuttavia:
1)" Josias Simler et les origines de l'Alpinisme jusqu'en 1600" - (Grenoble 1904), ossia la traduzione del mitico "De Alpibus Commentarius" , pubblicato a Zurigo nel 1574 appunto dal citato J. Simler, primo libro in assoluto che trattasse all'epoca in modo particolare della montagna;
2) "The Alps in Nature and History" - (Londra 1908, Parigi 1913), pregevole raccolta biografica dei più noti alpinisti e guide alpine dell'epoca, considerata un'opera classica.
Per quanto concerne la sua collaborazione alla "Rivista Mensile" del CAI, già iniziata nel 1874 sulla pubblicazione che allora si chiamava "L'ALPINISTA" , vanno evidenziate notevoli opere monografiche inerenti diversi gruppi: Aiguille d'Arves, Pelvoux, Levanne, Gran Paradiso, Monte Rosa, Cervino, Iseran, ecc. oltre a studi storici sugli antichi valichi alpini, di San Teodulo, di Pagarì, del Clapier, di Fenêtre, di Crête Sèche.
Infine non va dimenticato il volume "I Pionieri delle Alpi" nel quale Coolidge riversò un tributo di affetto e di riconoscenza verso colui che gli era stato compagno e guida in tanti anni di ascensioni, ossia Christian Almer padre e dove sono consacrate le glorie di questi umili montanari, unitamente alle imprese dei più celebri alpinisti inglesi.
La sua biblioteca era naturalmente consona al personaggio e di conseguenza - come riferisce la "Rivista Mensile" del CAI - "la più ricca di volumi rari, di manoscritti, di corrispondenza particolare, raccolti nella lunga carriera di alpinista e di scrittore. Era ricavata nello châlet Montana, sua residenza a Grindelwald, costituita da salette separate comprendenti, oltre una biblioteca generale, una serie di biblioteche regionali, ove era classificato in un ordine impeccabile tutto ciò che aveva riferimento ad un grande massiccio alpino" . Inutile dire che forse si trattava della massima biblioteca privata esistente; con un totale di 15000 volumi dei quali almeno un terzo concernenti le montagne e la loro storia.
Fortuna volle che proprio questi ultimi furono acquistati in blocco, dopo la sua morte, dal Comitato Centrale del Club Alpino Svizzero e così salvati da una non improbabile dispersione.
Ed ora ricordiamo alcuni vecchi aneddoti trasmessici da Giovanni Bobba(3) con il quale Coolidge fu per tanti anni in stretta amicizia: "Un giorno d'estate del 1891 lo vidi giungere nella solitudine di Rhême Nôtre Dame accompagnato da Christian junior e da Rudolf Almer, tutti e tre di bassa e complessa corporatura; con loro era un altro insigne alpinista, Frederick Gardiner, alto questo più dell'ordinario; ricordo che egli (Coolidge n.d.r.) aveva le tasche piene zeppe di appunti, di libretti, di bozze, di carte. Conobbi così in qual modo esercitasse l'alpinismo nel suo più grande concetto; ogni sera riassumeva e coordinava diligentemente le note ed osservazioni della giornata" . Molti anni dopo in età ormai avanzata visitò l'italia, riportando forti impressioni dalle bellezze di Venezia, Roma, Napoli, Firenze, Milano e quindi Torino, "dove sul punto di rivalicare le Alpi, ebbe accoglienze che non dimenticò e lo resero felice".
Sempre Bobba rammenta un'ultima corrispondenza; "il 13 settembre 1924 mi aveva ancora scritto: Je suis malade, comme depuis le mois de mai 1923, et mes jours alpinistiques sont finis, helas! J'ai 74 ans passes! Mais je m'intéresse toujours à la montagne!".
Gli ultimi anni li trascorse nel suo "châlet Montana" lavorando ancora con l'abituale lena dei vecchi tempi, che una riduzione della vista potè appena scalfire ma non arrestare, fino al giorno della morte avvenuta l'8 di maggio 1926.
SACRED TO THE MEMORY
WILLIAM AUGUSTUS
BREVOORT COOLIDGE
FELLOW OF MAGDALENE COLLEGE OXFORD
WHO DIED ON 8TH MAY 1926 AGED 76
A THIS OWN REQUEST HE WAS BURIED
AMONG THE MOUNTAINS
HE LOVED SO WELL
ALLA SACRA MEMORIA
WILLIAM AUGUSTUS
BREVOORT COOLIDGE
MEMBRO DEL COLLEGIO MAGDALENE DI OXFORD
CHE MORI' L'8 MAGGIO 1926 ALL'ETÁ DI 76 ANNI
PER SUA VOLONTÁ VENNE SEPOLTO
FRA LE MONTAGNE
CHE EGLI AMO' COSI' TANTO
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La tomba di Coolidge nel cimitero di Grindelwald
(foto E. Montagna)
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Io ebbi occasione di visitare il luogo ove riposano le sue spoglie oltre 45 anni fa, sulla via di ritorno dal viaggio di nozze, anzi fu proprio mia moglie a "scoprirne" casualmente la tomba nel cimitero di Grindelwald, mentre io ignaro mi aggiravo tra le sepolture alla ricerca di alpinisti celebri... ma dinanzi alla sua pietra tombale fui colto da un senso di profonda commozione che durò a lungo, poi volli trarne un ricordo fotografico che ora illustra queste pagine.
Dell'attività alpina di W.A.B. Coolidge restano le sue opere grandi e indelebili, a cui l'alpinismo deve la sua gratitudine, così come questi alti luoghi delle Alpi Occidentali ricorderanno perennemente il suo nome:
- Colletto 3220 m sulla Serra dell'Argentera (Alpi Marittime)
- Torre 3316 m sulla Cresta NO dell'Aiguille de Chambeyron (Alpi Cozie)
- Picco centrale del Visolotto 3340 m (Alpi Cozie)
- Colletto 3140 m e Punta 3170 m (Arnas-Autaret, Alpi Graie Meridionali)
- Pic 3756 m nel Massiccio degli Écrins (Delfinato)
- Couloir Ovest del Mount Pelvoux (Delfinato)
NOTE
1 Christian senior, Christian junior, Rudolf e Ulrich. Si ricorderà in proposito che fu proprio Christian Almer padre a guidare, con Franz Biner in quel periodo (giugno 1865), Edward Whymper alla conquista dell'Aiguille Verte, la cui impresa - per niente gradita a Chamonix - determinò come è noto la vivace rimostranza rtra le guide e gli abitanti del villaggio, con tanto di tanto di intervento della forza pubblica locale.
2 Luigi Vaccarone. - Eminente personaggio dell'alpinismo torinese della seconda metà dell'800 che, oltre la bravura dimostrata nelle sue imprese in montagna, fu il primo studioso e cultore dell'alpinismo italiano. Con Alessandro Martelli, suo compagno di ascensioni, fu autore della famosa "Guida delle Alpi Occidentali" oltre a numerosi scritti ed opere monografiche (Torino 1849 - 1902).
3 Giovanni Bobba. - (1866 - 1935). Magistrato e uomo di grande cultura appartenne a quella schiera di alpinisti che frequentavano la montagna con l'accompagnamento di guide. Suo abituale compagno fu infatti Casimiro Thérisod di Rhême N.D. col quale riuscì in notevoli imprese per l'epoca. Autore di pregevoli monografie ed opere geografiche, collaborò con Martelli e Vaccarone alla citata "Guida delle Alpi Occidentali" e fu autore del 1908 di "Alpi Marittime" prima guida dei Monti d'Italia realizzata dalla Sez. di Torino nella serie originale ideata dal CAI.
BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE
· "RIVISTA MENSILE" del CAI, annate varie dal 1882 al 1930.
· Les alpinistes célèbres - L.Mazenod, Paris 1956.
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