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"Il (mezzo) giro del Monte Bianco ... in 80 ore"
di Francesca Filippi, Davide Furfaro e Giulio Orecchia

Col de Fours 2665 m (foto Claudio Larosa)
Come tutti gli anni, anche nel 2006 il corso di Alpinismo Giovanile della Sezione di Bolzaneto trova la sua degna conclusione con l'attività di trekking, che quest'anno ha avuto luogo lungo i sentieri del TMB (Tour del Monte Bianco).
I più fortunati in auto, il resto del gruppo in pullman, lasciamo Genova la mattina del 15 luglio, con meta Courmayeur. Dopo un giro del paese che non ci ha regalato particolari emozioni, i 12 chilometri del famoso tunnel ci portano direttamente in Francia, in località Chamonix. Qui, da veri alpinisti che siamo, ci serviamo della funivia per raggiungere il primo rifugio, Chalet de La Flégère, che ci accoglie con una poco abbondante porzione di insalata di riso, per lo più scondita.
Ci svegliamo alle 7 per la nostra prima giornata di vero trekking. La giornata è splendida e il cammino procede tranquillo fino al Monte Brevent (2525 m), e poi giù fino al Refuge Bel Lachat.

Il Monte Bianco visto dalla terrazza del Rifugio Bel Lachat - Chamonix (foto Claudio Larosa)
Appena giunti i ragazzi inquadrano subito le giovani figlie della gestrice, prodighe di sorrisi maliziosi mentre ci osservano sulla porta. Non si dimostra altrettanto simpatica la gestrice stessa, poi soprannominata definitivamente "la vecchia".
Ci consola, però, una meravigliosa vista sul Monte Bianco, che ci godiamo tra una partita e l'altra di cirulla, ascoltando Claudio che ci narra le gesta dei primi conquistatori della vetta del Bianco (1786, e chi se lo scorda più?).
La notte è insonne per la maggior parte, forse a causa di un'eccessiva densità demografica nei 5 metri per 5 della "camerata".
C'incamminiamo alle 8, diretti allo Chalet du Miage, a cui è anteposto un dislivello di 1200 metri fino al paese di Les Houches. Qui ci riforniamo di viveri presso il mercato locale (sei pesche noci, sei albicocche, due prugne e una pera per soli 3 euro!).
Alla discesa interminabile, non corrisponde, per fortuna, altrettanta salita, in quanto usufruiamo nuovamente della funivia. Ci ritroviamo nel vallone del Glacier de Bionnassay, e qui intraprendiamo una lunga salita sotto il sole verso il Col du Tricot, a quota 2120 m. In cima, sfiniti, ci regaliamo una meritata siesta, mentre riusciamo già a contemplare il percorso del giorno successivo.
Ma l'ozio è la madre di tutti i vizi, quindi, dopo un'oretta, gambe in spalla, e giù a rotta di collo! Appena giunti al rifugio, ci rinfreschiamo mettendo i piedi a bagno nel torrentello, accorgendoci solo dopo dei cavalli al pascolo poco a monte. Tuttavia, questo, di tutti, sarà l'unico rifugio veramente degno del TMB: doccia, tranquillità e cibo buono e molto abbondante.
Tranquilli e sereni, ignari di cosa ci aspetta il giorno dopo, cadiamo presto tra le braccia di Morfeo. La sveglia suona implacabile alle 5.50. Una veloce colazione e si parte in fretta e furia per il Refuge du Bonhomme. ì
Dopo solo poche ore, ci troviamo a dover guadare un torrente, completamente privo di vie d'attraversamento, nonostante la notevole portata d'acqua del suddetto. Noi dal primo all'ultimo, stoicamente, lo attraversiamo.
Trascorre un minuto, e impariamo subito a non fidarci dell'istinto, ma della carta: abbiamo sbagliato strada. Dietro front, e aumentiamo il passo perché siamo già in ritardo sulla tabella di marcia. Per l'ora di pranzo siamo a valle, nel paese di Les Contamines (neanche a metà strada!). Iniziamo i 1300 metri di dislivello in salita per raggiungere il Col du Bonhomme che, intanto, si staglia lontano e irraggiungibile contro il sole. Per prepararci alla salita che ci attende, alcuni di noi fagocitano una crêpe al cioccolato, all'insaputa degli accompagnatori che condannano il cioccolato nelle giornate calde in montagna. Nascondiamo col tovagliolo le prove del delitto, e ripartiamo.
Le ore passano, e finalmente giungiamo al colle. Tuttavia, si commette il tragico errore di credere di trovarsi alla Croix du Bonhomme, mentre siamo ancora al Col du Bonhomme. Sbagliamo quindi percorso per la seconda volta, mentre alcuni tuoni fanno da avvisaglie all'imminente temporale. Alle sette siamo finalmente in rifugio, distrutti fisicamente e psicologicamente da dodici ore di cammino.
Dopo una cena a base di polenta, ci addormentiamo come dei sassi. La sveglia suona implacabile ancora alle 5.50.
Qualcuno ha evidentemente dimenticato di toglierla dal giorno precedente. La sveglia ri-suona implacabile alle 7.00.
Si parte per l'ultima tappa, che ci condurrà a un campeggio in Val Veny, e alla fine del trekking. Stavolta si va più tranquilli, anche se i metri di dislivello (800) in salita sono comunque parecchi. Raggiunto il confine con la terra natìa al Col de la Seigne, si intonano inni gioiosi, stufi di francesi per i quali le fondamenta della lingua italiana sono un mistero anche a pochi chilometri dalla Val d'Aosta. Felici di essere tornati nella nazione campione del mondo iniziamo la discesa in Val Veny, che durerà circa quattro ore.
In prossimità della meta, il gruppo si divide: alcuni aspettano la corriera, mentre pochi altri, in preda alla disperazione e all'ansia di arrivare, trovano le forze per un'ultima corsa fino al campeggio Peuterey.
Montiamo le tende e, dopo una decente pastasciutta, discutiamo, come da tradizione, sul trekking appena terminato, confrontando le nostre impressioni. Un bicchiere di genepì ci aiuta a superare la timidezza e a scoprire la nostra innata loquacità, e, alla fine, le opinioni sono in parte divergenti, ma nel complesso positive. L'ultima giornata non è di certo delle più faticose: non facciamo assolutamente niente, a parte un bagno in piscina e qualche partita a carte. Ci salutiamo alle due, di nuovo i più fortunati in auto, quelli meno in pullman.
Ci si rivede al prossimo corso! Che dire? Sessantasette chilometri e 8400 metri di dislivello totali in quattro giorni di cammino danno senz'altro una certa soddisfazione.
Si è rimasti tra l'altro positivamente impressionati dalle piccole new entry del gruppo, che hanno concluso il trekking stando al passo dei veterani, senza un lamento.
Questa esperienza ha quindi contribuito ad affinare l'unione tra di noi, con la prospettiva di rincontrarci presto tutti quanti per condividere di nuovo la nostra comune passione per l'escursionismo. Un grazie di cuore da noi ragazzi va infine agli accompagnatori, che hanno reso possibile la portata a termine di questo trekking

Verso il Col du Bonhomme (foto Claudio Larosa)
I DATI TECNICI DEL TREKKING ->>
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