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Grossglockner express
Testo e foto di Laura Cignoli
Il Grossglockner è il monte più alto dell'Austria e del settore orientale delle Alpi: è bello esteticamente, minaccioso con il suo cappuccio di nubi, non facilissimo, soprattutto per la presenza costante in cresta di decine di alpinisti. Per gli austriaci è irrinunciabile, per noi collezionisti di vette fattibile anche in due giorni. Da anni mi proponevo di scalarlo, ma la mia proposta cadeva nel vuoto, vuoi per la distanza, vuoi per la difficoltà di azzeccare le condizioni giuste: finalmente quest'anno (luglio 2005, ndr) l'idea ha preso corpo e Claudio (Cambiaso, ndr) ha raccolto il mio invito. La telefonata: "cosa dici, andiamo o aspettiamo la prossima settimana, così forse vengono anche altri due amici?" Il giorno dopo, verificata la non immediata disponibilità degli altri e complice un bollettino meteo che prometteva tempo stupendo, nuova telefonata: " io andrei". "Anche io". "OK: domattina alle cinque partiamo".
Il viaggio non è poi così lungo (588 km, con autostrada fino a Bressanone). A mezzogiorno siamo già al parcheggio della Luckner Haus, a 1920 metri. Birra di rigore e incoraggiati dall'ora telefoniamo alla Erzherzog Johann Hutte, che con qualche perplessità ci accetta, nonostante sia quasi completa. E così cambia il nostro piano di battaglia, che prevedeva il pernottamento alla Studlhutte, a 2801 metri. Il tempo non è bello, ci sono le solite nubi di caldo, e il Grossglockner si nega alla vista. Ma è tale la voglia di salire che neppure i 1500 metri di dislivello ci trattengono: prima sole cocente, poi penetriamo nel nebbione, calziamo i ramponi e crepaccio dopo crepaccio arriviamo alla spalla rocciosa in cima alla quale si trova il rifugio. |
Il Kleinglockner dalla cima del Grossglockner.
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Le corde fisse ci aiutano a trovare la strada e all'improvviso dal nulla sbuca finalmente il rifugio. Siamo a 3454 metri, e fa caldo. Sono le 18. C'è un caos tremendo: ovunque corde, ramponi, piccozze, scarponi, boccali di birra, il WC puzzolente, niente ciabatte, niente acqua. A fatica troviamo posto a tavola e consumiamo una cena abbastanza disgustosa. Io mi addormento su una fetta di ananas e alle 20 andiamo a dormire, baldanzosi perché ci restano solo 350 metri di dislivello e possiamo permetterci il lusso di dormire un po' più del solito.
Sveglia alle 5 e 30, colazione e dopo un'ora partiamo, in un caos indescrivibile. Tempo stupendo. C'è un'ottima traccia nella neve e in breve siamo sulla cresta. Procediamo di conserva, scavalcando cordate lente e scavalcati da chi sta già scendendo: la cosa più sgradevole sono le numerosissime lapidi, incastonate qua e là, e le soste nei punti più delicati. C'è un affollamento pazzesco, ma la salita è divertente, aerea e il panorama è stupendo. Alle 8 siamo in vetta, felici e commossi, come sempre quando si riesce a realizzare un sogno. Foto di rito e discesa caotica quanto la salita.
Al rifugio, Claudio fuma il suo immancabile sigaro, beve il consueto mezzo litro di birra (io mi limito a una merendina e un po' d'acqua) e iniziamo la lunga discesa (1880 metri di dislivello), voltandoci di continuo a guardare il Grossglockner, che sta già iniziando a incappucciarsi. |
In vetta al Grossglockner.
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A forza di "hallo!" e "grüss gott" scambiati con chi sale, arriviamo al parcheggio. È l'una. Già fantastichiamo di tornare con gli sci, la prossima primavera. Con la solita nostalgia del dopo gita ripartiamo verso casa. Alle otto di sera siamo a Bolzaneto, 40 ore esatte dalla partenza. Chi l'avrebbe immaginato che occorresse così poco tempo? Già che ci siamo, andiamo in sede a salutare gli amici e a registrare la gita. L'amico Soffientini direbbe: anche il Grossglockner non regala niente. A me ha regalato la gioia di un desiderio realizzato.
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