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ANNUARIO 2006-07

La grande rapina di Laccio
di Marco Laccio

"Un tempo il corso del torrente Bisagno era più lungo di alcuni chilometri, giungendo fino all'attuale Torriglia. Poi la parte superiore del suo corso sarebbe entrata a far parte del bacino idrografico del torrente Scrivia...".

Il Bisagno è furibondo e bestemmia come un turco: lo Scrivia gli ha rapinato la parte superiore del suo corso. La causa è finita in Cassazione, che ha confermato le sentenze precedenti: lo Scrivia è del tutto innocente, essendosi comportato in conformità alle leggi della natura, così come è innocente il micio di casa quando trucida un topolino.
E il Bisagno ha dovuto pure pagare le spese processuali. Il fenomeno si chiama cattura fluviale, è di facile comprensione ed è del tutto normale nelle forme di modellamento della superficie terrestre. Si può verificare quando, in due adiacenti solchi vallivi, uno dei relativi corsi d'acqua ha maggiori capacità erosive.
Tale corso, continuando ad erodere la propria stessa testata, può inserirsi nel bacino idrografico del vicino, captandone le acque. Per un periodo di solito breve lo spartiacque tra le due vallate rimane incerto, poi il torrente più attivo prende il sopravvento e s'impadronisce della parte superiore dell'altra valle, allungando il proprio corso a discapito del suo antagonista.

Il punto in cui è avvenuta la cattura risulta evidente, poiché il corso d'acqua presenta una deviazione attorno ai 90°; denominata "Gomito di Captazione".
A seguito di ciò, nella parte di letto abbandonata dalle acque i processi erosivi si arrestano e l'area finisce per trovarsi a quota marcatamente più elevata rispetto al nuovo fondovalle; si è così formata una vallata pensile, normalmente pochissimo inclinata, che fa capo ad un valico in precedenza inesistente oltre il quale, il torrente decapitato, riprende la sua corsa.

Ora partiamo da Genova per farci una bella gita sulla Rocca Bruna o sul monte Alfeo. Dovremo portarci in Val Trebbia, e già che ci siamo seguiamo per intero il tracciato della vecchia SS 45, prima delle rettifiche che hanno eliminato il transito dal passo della Scoffera e da Torriglia: avremo modo di renderci meglio conto di come stanno le cose.


E' proprio in corrispondenza del passo della Scoffera che si attraversa lo spartiacque appenninico, affacciandosi al versante padano: immediatamente dopo il modesto ripiano che sostiene il valico, un brusco gradino ci obbliga ad una ripida discesa verso il fondovalle; laggiù il torrente, in corrispondenza dell'abitato di Laccio, converge bruscamente: se ne seguissimo il corso lungo la SS 226, altro che monte Alfeo! Dovremo accontentarci del monte Reale, che ha la sua dignità ma non regge il confronto.
In questo momento ci troviamo, infatti, in valle Scrivia; per raggiungere la Val Trebbia dovremo rimontare la testata fino a Torriglia, indi svalicare per il tramite della galleria Buffalora, in maniera per nulla lineare. Insomma, tra la Val Bisagno e la Val Trebbia un collegamento diretto non c'è; ma un tempo c'era, il Bisagno era più lungo e traeva le proprie scaturigini dal monte Prelà, cosicché un'ipotetica FIE, di svariate migliaia d'anni fa, avrebbe verniciato in rosso anziché in giallo l'itinerario che da Torriglia sale al monte Antola, almeno fino al passo dei Colletti. In compenso, il passo della Scoffera non esisteva, e verosimilmente tra esso e l'attuale Torriglia si estendeva un altopiano in cui le acque dell'ex Bisagno s'attardavano in lente volute.
Nel frattempo lo Scrivia, dotato di maggior capacità erosiva per la più marcata inclinazione del proprio letto, arretrava la sua stessa testata, fino a raggiungere le acque del Bisagno appena a monte dell'attuale Laccio, impadronendosene inesorabilmente.

Della situazione inconsueta dovevano essersene accorte anche le popolazioni longobarde sovrappostesi nel Medioevo al dominio romano. Quel ripiano separato dal fondovalle da una ripida scarpata aveva proprio l'aspetto di una mensola: di una "skaffa", nel loro linguaggio, da cui si fa derivare l'attuale toponimo Scoffera; oltre, naturalmente, il termine "scaffale", d'uso comune.

A questa modifica del reticolo idrografico se n'è accompagnata un'altra di tipo orografico, che è poi lo stesso poiché i due fenomeni sono come fratelli siamesi; il piccolo gruppo del monte Bano, compreso tra i solchi del Bisagno e della Polcevera (proprio così, al femminile), ha la medesima composizione litologica della adiacente catena del monte Antola (Flysch ad Helmintoidi) e ne costituiva la prosecuzione fino alla costa marina.
Oggi i due gruppi sono separati geograficamente dal corso dello Scrivia, che a seguito della cattura del corso superiore del Bisagno s'è interposto tra essi. Ne è derivato uno schema orografico alquanto complesso, reso più ingarbugliato dalla presenza dell'adiacente Val Fontanabuona, disposta trasversalmente rispetto al naturale asse Bargagli-Torriglia.

Non differente per complessità orografica è la zona dell'alta Val d'Aveto, tra Barbagelata e l'artificioso passo della Scoglina. Mica per fare il processo alle intenzioni, ma il sospetto è che il torrente Malvaro abbia in animo di ripetere la bravata dello Scrivia, decapitando l'Aveto e impadronendosi del suo corso superiore.
Chi vivrà come e più di Matusalemme vedrà...

Dopo aver subìto nella notte dei tempi la Grande Rapina di Laccio, in epoca ben più recente il Bisagno ha dovuto pagare il suo tributo all'invadenza delle necessità umane, sotto forma di prelievo d'acqua per scopi irrigui, domestici, civici. E' fin dall'epoca romana che viene realizzato un acquedotto destinato a rifornire la città di Genova; un impianto che probabilmente aveva origine al Giro del Fullo e del quale oggi non restano tracce o sono poco intelligibili.
Ben più significative sono le opere che, a partire dal XI secolo, porteranno alla realizzazione del grandioso Acquedotto Civico, il cui tracciato accompagna la vallata sulla sponda destra idrografica, dalla località adeguatamente denominata "La Presa" al suo innesto nel tessuto della città storica.
All'impianto primitivo seguono nel corso dei secoli migliorie ed ampliamenti; decisivo è quello seicentesco, con il prolungamento fino alla Presa e l'aumento della portata delle condutture. Successivamente, hanno luogo altre opere, tra cui la costruzione dei sifoni sul torrente Geirato e sul torrente Veilino; ma già sul finire del XIX secolo incombe la concorrenza dei laghi del Gorzente, ed a tappe successive l'acquedotto da "Civico" diventa "Storico": Porta stentatamente le sue acque lungo il viale del tramonto, ad alcuni lavatoi del centro cittadino fino al 1951, poi si spegne sotto le fantasmagorie del Boom Economico.

Oggi il tracciato si configura come validissimo percorso di escursionismo urbano, eccellente per quelle giornate invernali in cui la bora impazza sulle creste appenniniche e s'ha poca voglia di offrirsi alla sua gelida carezza. Con qualche spicciolo in più, si potrebbe anche, per così dire, "valorizzarlo": Il che, si sa, vorrebbe anche dire esporlo ulteriormente agli atti di vandalismo dei Soliti Idioti.


pagina aggiornata il 13/10/2008
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