
|
|
|
Rocche Turchine - Lagoscuro - Terrarossa
di Piero Bordo
Sviluppo: Colla di Murta (pressi) quota 555 m - Riàn de Öne - Complesso minerario - Casa Lagoscuro 428 m - Ponte sul Rio Acquafredda 379 m - sott'a-o polêu - Riàn Sarvægo - Riàn de Cisco - Garseo - Riàn Spigonsê - Rocche Sante - Bivio dell'Acqua viva 245 m - Terrarossa 237 m.
L'itinerario si sviluppa sulle montagne polceverasche comprese nella linea geologica Sestri Ponente-Voltaggio, famosa perché in breve spazio vi si concentrano realtà litologiche estremamente varie e diversissime per genesi, metamorfismo, composizione, struttura, età. Attraverseremo pertanto un ambiente particolare, esemplare per la diversificazione dei paesaggi della montagna mediterranea, vero mosaico di specie vegetali, in parte selezionate dalla grande differenza del substrato roccioso, in parte introdotte per necessità dalle civiltà rurali che questo ambiente hanno vissuto.
Difficoltà: EE. L'escursione, tra le Rocche Turchine e il Rio degli Ontani (o Riàn de Öne) e tra il Ponte di Lagoscuro e il Bivio dell'Acqua viva (Ægua viva), avviene su sentieri non molto larghi che, in alcuni tratti, richiedono di procedere con molta attenzione in quanto sono invasi da smottamenti che coprono il percorso. Anche i boschi di questa zona sono stati abbandonati ormai da decenni. Le gelate invernali e le forti piogge con vento provocano a volte l'abbattimento degli alberi, pertanto è probabile che qualcuno cada sul sentiero ostruendolo. Se programmate l'escursione all'inizio della primavera, vi consiglio di munirvi di un paio di guanti da lavoro e di una roncola, per agevolarvi certi passaggi. Come in ogni altro ambiente montano, anche qua sono presenti sia le vipere sia le zecche. Per evitare i pericoli occorre andare in escursione adeguatamente vestiti ed equipaggiati, adottando un comportamento corretto.
Dislivello e durata. L'itinerario è tutto in discesa ad eccezione delle brevi salite oltre gli impluvi e del ritorno sul sentiero dopo aver visitato il Complesso minerario di Lagoscuro. Il percorso è lungo 2250 metri, un escursionista ad andatura media impiega meno di due ore a percorrerlo, occorre però tener conto del tempo necessario per arrivare alle Rocche Turchine e per proseguire dopo Terrarossa. Inoltre essendo tanti i motivi di interesse dell'escursione, vi consiglio di disporre del tempo necessario da dedicare alla loro osservazione, potrete così godere appieno del piacere che le emozioni suscitate vi sapranno trasmettere.
Partenza, avvicinamento e ritorno. Si rimanda il lettore alla descrizione degli itinerari Anello medio e Anello alto 1ª parte (vedi bibliografia). La Colla di Murta è raggiungibile dal Valico di Borzoli con la Strada comunale Via Militare di Borzoli, meglio conosciuta come "strada della rumenta". Inoltre si può raggiungere anche con la strada asfaltata che si stacca dalla Strada Provinciale della Guardia poco prima del parcheggio che si trova sotto la Cappella della prima apparizione. La strada scende a sinistra e tocca le località: Bêussao, Bivio per Lencisa, Sûccao, Osteria di Scarpino (Scarpìn Nêuvo) al Bivio per Orezzo, Colla di Murta; è una strada comunale in parte di Ceranesi (n 9 e poi n 13) e in parte di Genova.
Scolaresche. I pericoli oggettivi del percorso consigliano di condurre in escursione classi disciplinate, con l'assistenza di almeno un adulto ogni quattro studenti normodotati e correttamente equipaggiati, in particolare di scarponcini con suola di gomma scolpita. Da evitare l'escursione in giornate umide e dopo forti o prolungate piogge. Per le classi elementari alle prime esperienze escursionistiche, si consigliano solo le visite al Complesso minerario di Lagoscuro ed all'impluvio del Riàn Sarvægo da effettuare con partenza dalla Strada provinciale della Guardia che è servita dal bus extraurbano ATP.
Idrografia. Per i toponimi dei rii abbiamo privilegiato i nomi riportati dalle mappe catastali e confermati dalle persone intervistate.
Al centro il nucleo di Lagoscuro e l’ex stabilimento dell’Acqua minerale.
|
Descrizione dell'itinerario. Dopo l'ultimo precipite canalone delle Rocche Turchine, aggirato un costolone, si abbandona la pianeggiante strada prima che questa entri nel boschetto misto che precede la Colla di Murta. Si scende a destra ripidamente per il sentierino che si sviluppa ai limiti del canalone sui cui dirupi in giugno fiorisce una specie pioniera dei brecciai: il bianco cerastio (Cerastium utriense Barberis) endemico dei monti appartenenti al Gruppo di Voltri. Quindi si entra nel bosco della Colla passando vicino ad una bellissima quercia rossa. La traccia scende diritta su terreno più evoluto e poco sotto incontra il sentiero che taglia orizzontalmente il pendio. Si segue il sentiero verso sinistra arrivando in breve al fondovalle, caratterizzato da grossi massi caduti dalle pendici settentrionali del Bric de Prïa Scûggente. Ci si immette nella vicinale che collegava la Colla di Murta con la località Lagoscuro e la si segue in discesa.
Nell'impluvio si possono ammirare alti e rigogliosi agrifogli, i primi di tanti che s'incontreranno nella valletta (1). Il sottobosco già dal tardo inverno è colorato dal rosso delle bacche del pungitopo, dal giallo della Primula vulgaris, dal bianco della silvia (Anemone nemorosa), dal blu-violaceo dell'anemone fegatella (Hepatica nobilis) e dal violetto striato del dente di cane (Erythronium dens-canis).
Allietati dal cinguettio, si prosegue in sponda destra del rio che scende dalla Colla di Murta, sino alla sua immissione in quello che proviene dalla Fossa Luea e raccoglie le acque delle pendici occidentali del Bric Scarpino (2). |
Qui gli ontani, i frassini ed i castagni sono altissimi ed a maggio vi fioriscono la polmonaria e la consolida. Il muretto che si trova a destra, parzialmente ricoperto dall'edera, è quel che resta del basamento della cascina da foglia detta de Monte Riondo (3).
Le tracce dei cinghiali sono evidentissime e tante altre si incontreranno più avanti comprese le loro piste che a volte ingannano l'escursionista.
Si prosegue sempre in sponda destra del rio, sulle cui rive vegeta la barba di capra (Aruncus vulgaris, in genovese scoassi), ammirandone le briglie e le cascatelle.
Nel bosco misto ci sono belli esemplari di sorbo montano e sulla corteccia dei pini ammalati si possono osservare grossi grumi di resina (incenso) e sovente nella parte bassa del tronco le tracce delle grattate dei cinghiali.
Si attraversa un pendio dove l'affioramento di falde acquifere sotterranee consente alla tenace erba detta o spinso di vegetare in abbondanza e si sottopassa la linea telefonica che collega gli uffici della discarica del Comune di Genova, erroneamente chiamata "di Scarpino" perché la località Scarpino si trova in questa valletta, poco sopra al posto dove ci si trova e non nella valletta del Rio Cassinelle.
Si arriva alla confluenza di due impluvi e in vicinanza di minuscoli laghetti si guada il rio che scende dalla Fossa Luea prima che questo riceva le acque del rio che segna il confine amministrativo tra i Comuni di Genova e Ceranesi. Dopo il guado si esce dal bosco risalendo verso e Scagge de Monte Riondo per attraversarle al limite inferiore tra fioriture di silene, margherite, garofanini, euforbie, elicriso (steccadò), iris bianchi (cappelloìn), santoreggia, alaterno, ginestra, Anthericum liliago l'elegante liliacea dai candidi fiori e tanta erica arborea (e brûghe), in vista delle Case Liamao e Lagoscuro e del borgo di San Bernardo. Il cupo Ròcc n spunta tra gli alberi del versante opposto della valletta (4).
Dopo essere passati sopra un roccione precipite, si entra nella lecceta per attraversarla in discesa sino alla costola del monte che si scavalca per scendere ancora, con un sentiero pietroso, l'altro versante dove il suolo è più evoluto, attraversando un bosco misto in cui, all'inizio della primavera, esplode la fioritura delle epatiche. Si passa sotto una placca rocciosa che trasuda acqua e si arriva al Rian de Öne che si guada a quota 425 m sotto l'imponente briglia costruita a protezione della strada (5). Il rio raccoglie le acque delle pendici orientali del Bric Scarpino e di quelle meridionali del Monte Servà. Qua si possono ammirare i soliti carpini, ontani e frassini ma anche noccioli molto alti ed oltre la fioritura già segnalata anche le violette. Superato un breve tratto di terreno friabile, in parte franato, si esce in terreno aperto attraversando in leggera salita e Scagge de Lagoscûo. Tra profumati cespugli di elicriso, cisto (mexi) e piante grasse dai fiori gialli che colonizzano anche i sassi, si arriva al bivio con la vicinale per Scarpino che sale a sinistra. Voltandosi si possono ammirare e Scagge de Monte Riondo nella loro completezza. In piano si attraversano le fasce molto ben esposte che un tempo erano prevalentemente coltivate a vigna, dalla quale si otteneva una pregevole uva bianca da vino, ed in parte minore erano destinate anche a fagioli, patate, frutta e ortaggi (6).
Oggi solo le fasce sottostanti il sentiero sono ancora parzialmente coltivate ad ortaggi. Come ben sappiamo l'asprezza dell'ambiente montano ha da sempre condizionato le attività degli uomini che vi hanno abitato. Il contadino della montagna mediterranea ha ovviato alla scarsa disponibilità di terreno da destinare all'agricoltura, terrazzando gli acclivi pendii. Sulle strette fasce con cui ha disegnato paesaggi rurali di inestimabile pregio, l'uomo ha dovuto ricorrere con rassegnazione all'impiego della zappa e della vanga e quando ha potuto utilizzare l'aratro, ha impiegato quello semplice trainato da un solo animale. Di là della valle, la montagna si presenta vegetata in modo diverso: a sinistra la zona boscata de l'Erxea (che significa lecceta), al centro una zona più arida detta Inti pin contra Lagoscûo, dove vegetano radi pini ammalati, a destra un'altra zona boscata da cui spuntano le scure rocce do Ròcc n e sopra la quale c'è la località Brûgastello (7).
Angelo Bagnasco con Diana davanti all’ingresso della galleria del Complesso minerario di Lagoscuro.
|
Nel pendio centrale dove c'è la rada pineta ammalata, si trova una breve galleria il cui ingresso è stato ostruito da una recente frana; probabilmente si tratta di un "assaggio" minerario. Il nucleo di Lagoscuro 428 m (880 metri dalla partenza) è costituito da più costruzioni di proprietà di Angelo Bagnasco che oggi risiede a San Bernardo. La casa dove il Bagnasco è nato, è un interessante esempio di dimora rurale ad elementi aggiunti. Più in alto, l'altro edificio recentemente ristrutturato ed oggi destinato ad ovile, un tempo era la cantina e il deposito degli attrezzi. Superate le case, a fianco di un abete rosso e di alcuni agrifogli (una sola femmina), si scende con gradini sul sentiero che transita sotto la carrabile e si dirige a sinistra verso l'impluvio, passando a fianco di una rigogliosa pianta di elleboro puzzolente (Helleborus foetidus) (8).
Guadato un rio con paggiêu in parte crollato, la comunale Lagoscuro-San Bernardo prosegue la discesa sotto la località Derf ndòu (9), attraversando e cianòtte, fasce dove un tempo vi erano coltivati fagioli, patate e bellissimi ciliegi e meli. Con due giravolte si scende il pendio passando vicino alla cascina da fieno (piano superiore) e da foglia (piano terra) di proprietà della famiglia Toso di San Bernardo e superato il bivio con il sentiero che a destra porta verso l'Erxea si arriva al ponte di Lagoscuro 397 m (1110 metri dalla partenza), lungo circa 16 metri che scavalca dalla notevole altezza di dieci metri il Rio Acquafredda nel cui letto vegetano alberi altissimi e rigogliose felci, ma vi si scorge purtroppo anche tanta spazzatura (10).
Pensare che sino ai primi decenni del secolo scorso in questo rio si pescavano le anguille. Si sale la sterrata (11) per una sessantina di metri circa, poi si imbocca a destra la strada comunale Lagoscuro-Terrarossa oggi ridotta a sentiero.
|
Si scende nella lecceta poi in leggera salita si arriva in breve al quadrivio sott'a-o polêu che si trova in crinale. Qui si trascura il sentiero che a destra scende a-o paggiêu da Camilla (12) ed anche quello che si sviluppa in salita a sinistra, il quale ritorna per la massima pendenza sulla strada sterrata appena abbandonata, per valicare il crinale a fianco di alcuni alberelli di corbezzolo e proseguire la discesa. Si prosegue in lecceta la discesa alternando tratti belli e poco difficoltosi ad altri ripidi e pietrosi seppur brevi. Aggirati alcuni massi scivolati sul sentiero, si arriva al Rian Sarvægo che si guada sotto una precipite parete rocciosa, coronata da lecci, dalla quale in basso a sinistra spunta la cannula della sorgente di Boraxin. La roccia presenta bellissime colorazioni vinate dovute all'alterazione dell'acqua. L'ambiente è severo e ricco di fascino. Esteticamente sublime è lo spettacolo offerto dall'asprezza della natura e suscita stupore e meraviglia lo spirito vitale della vegetazione che qua è espresso in modo eclatante sia dall'ontano che si erge imponente al centro della parete, sia dall'amoroso intreccio tra le radici di un leccio e di un frassino, abbarbicati alle rocce strapiombanti, che si può osservare poco più avanti dopo il rio. Spero che anche a voi, come è accaduto a me, tutto questo sappia stimolare i sensi, suscitando quelle piacevoli emozioni che danno la gioia di sentirsi in armonia con l'ambiente. Segue l'attraversamento di un tratto di pendio acclive che richiede la massima prudenza per la presenza di tante pietre, generate dal disgregamento della roccia, che rendono difficoltoso il procedere. La presenza della carcassa di un auto precipitata dalla provinciale, induce ad amare riflessioni. Il sentiero diventa più agevole e dopo un breve tratto in lecceta si arriva al bivio col sentiero che a destra scendeva verso o Paggiêu da Camilla.
Oggi il sentiero presto si riduce a tracce e si può arrivare al rio solo con molto spirito di avventura. Si prosegue diritti uscendo dal bosco su un dosso dove vegeta l'erica arborea accanto al cisto salvifoglia ed alla ginestra (zenestra, genere - petussa, specie). La vista si apre sulla boscosa valletta del Rio Erxea delimitata dalle costiere delle Sàise e dell'Erxea. In alto tra i dirupi delle Rocche Turchine risalta la Pietra dell'Eremita.
Discese le gradonate rocciose del dosso si guada il Rio de Cisco (così è indicato sulla mappa catastale) dove vegeta anche la lunaria i cui frutti, simili a foglie traslucide, sono volgarmente chiamati dollari e monete del papa. Si entra nella lecceta del Garseo che si attraversa per un sentiero molto bello interrotto dal passaggio su un ulteriore dosso roccioso da cui si possono vedere, volgendosi a ritroso, anche e Scagge do Monte Riondo. Guadato il Riàn Spigonsê, segue un ulteriore lecceta con percorso gradevole privo di difficoltà. Si arriva al bivio col sentiero che sale a sinistra e che, in circa mezz'ora, conduce a San Bernardo (13).
Dopo il bivio si scende in lecceta e si supera un impluvio con molta attenzione per la scivolosità delle rocce ricoperte di muschio. Accompagnati dal mormorio del Rio Pietra Grande che scorre sotto di noi, arriviamo sulla costola della montagna ad un ulteriore bivio con il sentiero che un tempo saliva a San Bernardo, ma che oggi non è più percorribile. Si prosegue agevolmente la discesa in lecceta ed aggirata la successiva costola della montagna, dove cresce rigoglioso il pungitopo, si arriva alle Rocche Sante: una vasta congèrie di massi sparsi sul pendio in fondo al quale si trova il monolite chiamato Pietra Grande. Alla lecceta subentra il castagneto con presenza anche di fruttiferi corbezzoli. A monte del sentiero si individuano i muretti a secco che sorreggevano e fascette di proprietà della famiglia Marini. Sono le mute testimonianze della faticosa esistenza di tante generazioni di contadini che hanno trascorso la loro vita in questi luoghi. Attraversato il successivo impluvio si arriva ae ciann-e di Neigri, transitando sopra la fascia dove in passato c'era l'aia carbonile. L'itinerario quindi si conclude al bivio dell'Ægua viva (2015 metri dalla partenza) (14) immettendosi nel circuito descritto nell'Anello medio.
Angelo Travi e il Ponte di Lagoscuro dal Rio Acquafredda.
|
La ricerca è stata agevolata dal Comune di Ceranesi.
Per quanto riguarda l'etimologia dei nomi riportati in genovese, mi sono basato sui ricordi delle persone anziane intervistate, residenti nella zona di indagine. Le ricerche sono tuttora in corso pertanto non si può ancora garantire l'esattezza dei risultati. Per la preziosa consulenza ricevuta relativamente alla corretta grafia dei toponimi in lingua genovese, ringrazio sentitamente l'amico Enrico Carlini. Sono particolarmente grato, in ordine alfabetico, ad Angelo Bagnasco, Paolin Sobrero classe 1929 ed Angelo Travi classe 1931: memorie storiche e mie preziose guide. Ringrazio Elisa Bruzzo (geologia) che mi ha accompagnato in ricognizione, così come hanno fatto Simone Bordo, Pietro Guglieri (misurazione percorso), Barbara Fabbri e Fabio Mariani (rilevamenti della miniera anche col GPS) e Franca Rosso. Ringrazio pure Teresa Badino classe 1932 e Domenico De Lucia classe 1931 (Cà da Püa), Felice Marini classe 1919, Tonino Parodi, Tina Profumo classe 1939, per le preziose informazioni fornite; ed inoltre gli amici Francesco Bagnasco (botanica), Anton Maria Bartolomei, Franco Gardella, Giorgio De Maria (botanica), Nicolino Parodi (materassaio), Gian Luigi Pedemonte, Renata Torre e la FIE per la collaborazione ricevuta.
|
Bibliografia - Memorie della Parrocchia di Murta in Polcevera, dal 1105 al 1873, raccolte dal Sac. Luigi Persoglio, Genova 1873. Con aggiunte fino al 1985. Ristampa, Genova Bolzaneto 1986 - Carta topografica della Parrocchia e Frazione di Murta del Comune di Bolzaneto, ridotta dal Sac. Luigi Persoglio alla scala 1 : 8000, allegata al libro - Carta geologica della zona Sestri-Voltaggio scala 1 : 25000 di L. Cortesogno e D. Haccard - Severino Viola - I bucaneve - Bollettino del CAI Vol. XLVI n 79 del 1967, pag. 158 - E. Montagna, A. Sabbadini - Appennino Ligure - CAI Sez. Ligure 1974 - Giorgio De Maria - Le nostre erbe e piante medicinali - Sagep Ed. Genova 1981 - Franco Cusmano - Cose di campagna - Ed. E.r.g.a. Genova 1982 - AA.VV. Conoscere la natura d'Italia - De Agostini Novara Ed. 1984 - AA.VV. - Vocabolario delle parlate liguri - Ed. Consulta Ligure Genova 1985-1992 - Flavia Passalacqua, Daniela Pittaluga - Attività estrattive in val Polcevera: le miniere del monte Ramasso nel XVIII secolo - in Studi e ricerche, cultura del territorio n 10-11, 1994- 95 - Ed. Comune di Campomorone, GE - Giuseppe Valeri - Annuario 1995 CAI Bolzaneto - Terre comuni, miniere e conflitti sociali in Valpolcevera tra il medioevo e l'età moderna - Michael Chinery - Guida degli insetti d'Europa - Muzzio Ed. Padova 1998 - P. Bordo - Qui e dintorni 4/2001, The european day of parks - P. Bordo - Annuario 2002 CAI Bolzaneto - Genesi del progetto "Ecomuseo Molinassi" - P. Bordo - Annuario 2002 CAI Bolzaneto - Studi e ricerche per promuovere l'istituzione di un Ecomuseo in Valpolcevera "L'Ecomuseo Molinassi": Oroidrografia, protoindustria rurale, toponomastica - P. Bordo - Annuario 2003 CAI Bolzaneto - Gli itinerari di visita dell'Ecomuseo Molinassi: l'anello basso - Carlo Olivari - Zeneise Riso ræo - Vocabolario delle parole difficili del Genovese Vol I - Ed. Liberodiscrivere Genova 2003 - P. Bordo - Annuario 2004 CAI Bolzaneto - Gli itinerari di visita dell'Ecomuseo Molinassi: l'anello medio - P. Bordo - Annuario 2005 CAI Bolzaneto - Gli itinerari di visita dell'Ecomuseo Molinassi: l'anello alto - 1ª parte.

L'ingresso della miniera di Lagoscuro (foto Riccardo D'Epifanio).
|
|