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ANNUARIO 2006-07

Il complesso minerario di Lagoscuro
Un sito di importanza storico-ambientale ancora ignorato
di Piero Bordo

Il Complesso minerario si trova nel fondovalle, sotto e Scagge de Lagoscûo, nella zona dove dapprima il rio che origina dai dirupi più occidentali delle Rocche Turchine e subito dopo il Rio degli Ontani (Riàn de Öne) confluiscono in quello che scende da Fossa Luea, rio che qua costituisce confine amministrativo tra i Comuni di Genova e di Ceranesi.

La galleria della miniera si trova in sponda sinistra idrografica, in Comune di Ceranesi, e si inoltra per quasi trenta metri nello sperone roccioso che sorregge sia la zona detta o Mantegno, sia le fasce coltivate di Lagoscuro. La proprietà del terreno è degli eredi di Santa Bagnasco.

Dirimpetto alla galleria, in sponda destra idrografica, quindi in Comune di Genova, c'è lo strano manufatto che ha al centro un muro semicircolare che ricorda l'interno di un'abside, il quale sorregge un pozzo che è interrato nella restante parte della circonferenza. Il pozzo, fatto di pietre squadrate anche molto grosse, ha un diametro che varia da 3,5 a 4,5 metri.

planimetria

In attesa che vengano fatti più approfonditi esami sia del fondo, sia dell'interno per avere riscontri riconducibili all'attività mineraria, possiamo dire che il manufatto dovrebbe essere stato utilizzato anche come neviera.

Tracce della cottura di minerale sono invece riscontrabili nella parte esterna davanti alla nicchia dove probabilmente c'era la "fornace metallurgica" (1). Nei pressi si trova un enorme masso di roccia di forma ovale alto 220 cm e con una circonferenza di 510 cm, che assomiglia ad un pillow. L'ho battezzato Obelix perché mi ha ricordato il famoso personaggio dei fumetti di Uderzo, l'inseparabile amico di Asterix.

Il terreno in sponda destra del rio è di proprietà di Angelo e Maria Bagnasco. Sotto le Rocche de Monte Riondo, nel cuneo tra il Rio degli Ontani ed il rio che scende da Fossa Luea, in Comune di Ceranesi, c'è il vasto piano artificiale detto "delle terre rosse", perché la sua superficie ha questo colore, che misura metri 22 x 8 ed è stato ottenuto con la costruzione di un notevole muro a secco di sostegno alto cm 360 e lungo 22 metri più due tratti dopo gli spigoli.
La proprietà del terreno è degli eredi di Giuseppe Bagnasco. Il piano potrebbe essere stato costruito per ospitare il baraccone per la lavorazione del materiale estratto e/o la casetta per l'alloggio dei minatori e solo successivamente utilizzato quale aia carbonile. A questo punto devo rilevare come abbia finalmente un senso la presenza dell'imponente ponte sul Rio Acquafredda, detto di Lagoscuro, la cui esistenza tanti interrogativi aveva suscitato in me prima che conoscessi la realtà del Complesso minerario. Ritengo che il posto rivesta un'importanza storico-ambientale notevolissima e mi rincresce che sia stato ignorato sino ad oggi. Richiamo l'attenzione degli enti interessati per territorio (Comuni, Comunità Montana, Provincia) e li sollecito a voler promuovere interventi di salvaguardia, tutela, studio e divulgazione soprattutto verso il mondo della scuola, di questo importante sito.

Il Complesso minerario di Lagoscuro e il Complesso delle opere idrauliche e degli ex mulini che si trovano più a valle, sono i pregi culturali di più alto valore e qualità dell'Ecomuseo Molinassi. Ma non dimentichiamoci dei tanti Monumenti naturali presenti nell'area, tra cui i più importanti ritengo siano: la Pietra Grande, la Pietra dell'Eremita con le Rocche Turchine e l'orrido del Rio Nuvella. Da non trascurare le opportunità didattiche offerte dal riparo sotto roccia del Salino, dal Lago de Pisciaile, da o Pagêu da Camilla, dall'Uovo di roccia e non solo.


L’uovo di roccia (foto Fabio Mariani).

Nota 1 - "La pietra, dalla quale si cava detto sale (purgativo N.d.R.) si estrae da scavi sotterranei che vi sono stati fatti; si cuoce come le pietre da calcina; poi si pesta e sminuzza e si mette in grandi vasche nell'acqua e con diverse operazioni se ne estrae il sale e vitriolo". Carlo Tagliavacche, Memorie storiche della Valle di Polcevera, Pontedecimo 1827. Archivio Arcivescovile Genova. Citato da Graziella Merlatti in "Borzoli, tra Valpolcevera e Sestri Ponente" Ed. KC Genova 1996, pag. 43.

Per ulteriori approfondimenti sull'attività mineraria di questa zona, si rimanda ai saggi di F. Passalacqua, D. Pittaluga e G. Valeri citati nella bibliografia a pag. 56.

Ulteriori informazioni negli articoli delle commissioni



pagina aggiornata il 21/11/2008
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