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Intorno alle tre cime di Lavaredo
Testo e foto di Cristina Longo

In vetta al Monte Paterno
Anche questa volta, sia io che Luciano, dobbiamo ringraziare caldamente Enrico e Claudio che ci hanno trascinato nell'entusiasmante esperienza del trekking con i ragazzi dell'A.G. Luoghi bellissimi quelli in cui ci siamo venuti a trovare. Il panorama che si può godere dal terrazzo del rifugio Locatelli già da solo potrebbe bastare, con le Tre Cime che si stagliano di fronte, imponenti, silenziose, austere e cangianti nelle diverse ore della giornata. Ma in questo trekking abbiamo trovato anche la storia, così che Luciano non ha detto "ma qui ci sono soltanto pietre!" come l'anno scorso durante il giro nelle Dolomiti di Brenta. Anche quest'anno c'erano solo pietre, ma erano pietre profondamente lavorate dall'uomo e purtroppo per i soliti motivi bellici; andare su quelle cime, percorrere la "Strada degli Alpini " non è stato solo un esercizio di resistenza, di bravura, di allenamento, ma è stato ripercorrere vie cariche di un fardello storico molto pesante. Che dire dei rapporti umani che si sono instaurati fra noi e i ragazzi e fra noi accompagnatori? Per quanto riguarda i giovani, li ho trovati più maturi, più grandi dell'anno scorso, sempre simpatici e piacevoli, particolarmente attenti nei momenti che esigevano un perfetto controllo psicofisico. Voglio complimentarmi con Lorenzo Orecchia, nostro ex ragazzino dell'A.G., con cui sono stata più a contatto che con altri, perché anche lui era nel gruppo di coda, per il suo comportamento tranquillo e d'aiuto nei passaggi un po' più difficili; così come ho trovato maturato Davide Scala, ormai maggiorenne, che è riuscito ad avere un buon equilibrio tra noi accompagnatori, compreso il padre, e i ragazzini. Devo comunque dire la verità: la cosa che mi ha fatto più piacere non è stato essere in un bel posto, non è stato superare tante vie ferrate, che ho trovato estremamente divertenti, non è stato rendermi conto di essere con un bel gruppo di giovani che stanno crescendo bene (il bello dell'invecchiare è vedere crescere i giovani) ma è stato proprio il rapporto che si è venuto ad instaurare tra noi accompagnatori.
Come anche l'anno scorso abbiamo avuto l'aiuto di tre accompagnatori della Sezione Ligure: Riccardo, Enrico, Tommy. In più si è aggiunto il papà della Francesca, in veste di guidatore nel caso in cui la figlia, che aveva avuto dei problemi ad un ginocchio, non fosse riuscita a portare a termine l'intero trekking. L'anno scorso io e Luciano siamo rimasti un po' isolati dagli altri, perché avevamo un programma più facile con i ragazzini nuovi.
| Quest'anno, invece, dall'inizio alla fine, siamo rimasti sempre tutti insieme, e così ho avuto modo di stare a stretto contatto di gomito proprio con tutti. Bene, il rapporto che si è venuto ad instaurare sin dall'inizio è stato di grosso rispetto e di grande collaborazione, basata sulle diverse conoscenze, il tutto condito da allegria ed ironia. Così siamo riusciti a far fare ai ragazzi un giro impegnativo, in un clima di concordia che ha sicuramente facilitato tutti i passaggi difficili, che ha tranquillizzato i giovani e che li ha fatti star bene, perché non c'era tensione alcuna. Durante questo trekking c'è stato anche un incontro di "terzo tipo" con un gruppetto di ragazzine straniere, probabilmente olandesi, che sono rimaste colpite dai nostri ragazzi al punto che la mattina della partenza dal rifugio Zsigmondy Comici si sono svegliate alle 6 solo per poterli salutare e fare un piccolo tratto con loro. Io, però, ho avuto l'impressione che i nostri maschi non fossero rimasti altrettanto colpiti. L'ultima sera, al rifugio Prati di Croda Rossa, non solo abbiamo chiuso il trekking intorno ad un tavolo, raccogliendo le impressioni di tutti, ragazzi compresi, su come erano trascorsi i sei giorni, ma nel pomeriggio, prima che diventasse buio, i maschi, ossia tutti eccetto Francesca ed io, si sono sbizzarriti in una partita di pallone in un campetto accanto al rifugio, che aveva le porte che potevano essere spostate dal portiere a seconda di come arrivava la palla. L'indomani, con una breve discesa di una sola ora in mezzo al bosco, siamo ritornati alle auto, e abbiamo intrapreso il lungo viaggio del ritorno, felici di questa nuova esperienza e che tutto fosse andato bene, compreso il tempo, ma anche un po' tristi che venisse interrotta l'atmosfera positiva, di reciproca intesa e di complicità, che aveva caratterizzato l'intero periodo. |
In vetta alla Torre di Toblin.
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Caccia ai reperti nelle dolomiti di Sesto
Il 24 luglio 2005 il gruppo A.G. (alpinismo giovanile) di Genova Bolzaneto è partito per un trekking nelle Dolomiti di Sesto. Partiti la mattina presto, in poche ore di viaggio abbiamo raggiunto Campo Fiscalino (BZ) dove abbiamo lasciato le macchine per incominciare a salire verso il Rifugio Locatelli, dove abbiamo pernottato. Nei due giorni seguenti siamo saliti al Monte Paterno, seguendo un percorso tra le gallerie scavate in tempo di guerra dagli alpini, e alla Torre di Toblin, anch'essa recante molti resti della Prima Guerra lasciati dai soldati austriaci. La sera, tornati dalle escursioni, uscivamo spesso dal rifugio per cercare reperti come proiettili, bossoli o caricatori. All'alba del terzo giorno ci siamo incamminati verso il Rifugio Comici, dove siamo rimasti solo per una notte; lì noi ragazzi abbiamo fatto amicizia con delle giovani olandesi, grazie a un inglese un po' stentato. La mattina seguente abbiamo proseguito lungo la ferrata "Sentiero degli alpini", non molto impegnativa ma molto lunga: 8 ore; lì, avuto modo di osservare persone che affrontavano il sentiero non assicurate con imbraghi e moschettoni, abbiamo considerato l'importanza di essere muniti di un'attrezzatura adeguata quando ci si avventura lungo tracciati esposti. Anche quest'anno ci siamo divertiti e vorremmo fare un particolare ringraziamento a tutti gli accompagnatori del CAI Bolzaneto e della Sezione Ligure che ci hanno aiutato a portare a termine questa esperienza.
Paolo Trucco, Alberto Tortonesi e Flavio Pizzorno.
Nomi e numeri dell'esperienza estiva
Al trekking estivo hanno partecipato venti persone: 12 ragazzi (Joseph De Leo, Filippo D'Epifanio, Francesca Filippi, Davide Furfaro, Valerio Govi, Luca Montuori, Giulio e Lorenzo Orecchia, Flavio Pizzorno, Davide Scala, Alberto Tortonesi e Paolo Trucco), 7 accompagnatori (Riccardo D'Epifanio, Tommaso Gaggero, Claudio Larosa, Cristina Longo, Luciano Paolini, Enrico Scala, Enrico Sclavo) ed un genitore, Federico Filippi. Nella prima giornata, lasciate le auto a Campo Fiscalino, siamo risaliti per il sentiero 102 al Rifugio Locatelli (m 2405). Il secondo giorno siamo arrivati in vetta al Monte Paterno (m 2746), utilizzando il "Sentiero di guerra De Luca "Innerkofler" e passando dalla forcella del Camoscio (m 2650); nel pomeriggio si è camminato intorno al rifugio ripensando alla storia. Terzo giorno: "Sentiero delle Scalette", salita in vetta alla Torre di Toblin (m 2617) e ritorno per il "Sentiero Cappellano Host". Nel quarto giorno, spostamento al rifugio Zsigmondy "Comici (m 2224) passando di nuovo dal "Sentiero di guerra De Luca - Innerkofler", forcella del Camoscio (m 2650), "Sentiero delle Forcelle", Forcella dei Laghi (m 2600), forcella Pian di Cengia (m 2522), Rifugio Pian di Cengia (m 2528) e Sentiero 101. Nel penultimo giorno dal Rifugio Zsigmondy - Comici, attraverso "la strada degli Alpini", grandiosa attraversata lungo pareti e cime famose, superata la Busa di Fuori e la Forcella Undici (m 2610), per i sentieri 124 e 100, siamo arrivati al Rifugio Prati di Croda Rossa (m 1925). Venerdì, infine, un'ora di discesa in mezzo al bosco e il ritorno a casa.

Alla Forcella Undici, Val Fiscalina Alta (foto Claudio Larosa).
Io, genitore... al seguito!
Ho partecipato, come trasportatore di persone e di cose, al trekking "Intorno alle Tre Cime di Lavaredo". Inizio doverosamente dal viaggio in auto durato circa otto ore. Quando penso di essere quasi arrivato alla meta, mi ricordo che ci sono circa 900 m di dislivello per raggiungere il Rifugio Locatelli, nostro primo punto di appoggio. Che sarà mai? Del resto ci sono circa 700 m di dislivello per arrivare al rifugio Bric di Guana dove vado spesso con il mio cane. Ahimè, paragone inesistente: è l'ipotenusa che fa la differenza e la sofferenza! Dopo tre ore e mezza di patimento, schiacciato da uno zaino che diventa pesantissimo metro dopo metro, ma confortato fisicamente e spiritualmente da Enrico, accompagnatore del CAI, arriviamo al rifugio. Gli altri compagni di viaggio sono già a tavola a divorare la cena, mentre io quella sera, per fatica, non mangio neppure. Prima impressione: luogo bellissimo, intatto, affascinante. Prima riflessione: si può arrivare vicino alle Tre Cime di Lavaredo anche in auto, la fatica che ruolo ha in tutto questo? Dopo una notte quasi insonne, sveglia alle 6.30, ci si prepara per la ferrata che porta alla cima del Monte Paterno; vi posso assicurare che il nome non è indicativo della parola. Dopo qualche minuto sono appeso in parete, agganciato al ferro da solidi moschettoni. Vedo sopra di me i ragazzi arrampicarsi come scoiattoli. Dov'è?... Non vedo mia figlia. Qualche secondo di tensione& Eccola, mi saluta tranquilla, come se fosse sulla spiaggia a prendere il sole. Fatica, tanta fatica e perché no, anche strizza. Arrivo in cima anch'io e mi scopro contento. Mai fatto una cosa simile! I giorni seguenti ci vedono impegnati in altre vie ferrate, escursioni e visite ai luoghi dove "La Grande Guerra" ha mietuto migliaia di vittime e i cui ricordi affiorano su queste cime fredde e aspre, testimoni di un tempo non troppo lontano. Le impressioni finali di un genitore al seguito sono positive per due aspetti: la sicurezza, la competenza e la professionalità, con cui i nostri figli sono accompagnati su questi non facili sentieri, e l'insegnamento, non palese, che la vita, sotto un certo punto di vista, è un percorso irto di ostacoli, che la fatica e la tenacia ci fanno superare, come in un difficile passaggio in montagna.
Federico Filippi
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