puntatore Articoli e Pubblicazioni







Home >> Articoli e Pubblicazioni >> Gli Annuari >> annuario 2006-07 >> Rapina di Laccio


ANNUARIO 2006-07

Sentirsi ancora vicini sul Monte Matto
Un racconto semplice nel ricordo della cara amica Nadia
Testo e foto di Enrico Burchielli

Martedì 17 Ottobre 2006.
Nel momento del bisogno, anche di un bisogno semplice come il mio, gli amici - che bella cosa - ci sono, sempre. E così sto salendo alla Cima Est del Monte Matto, sto ritornando, finalmente, a questa vetta, in una sorta di pellegrinaggio, per mantenere una promessa assunta un paio di mesi orsono, in compagnia di Sergio e Flavio, che hanno accettato di condividere con me l'impegno, la lunghezza e la fatica di questa gita, in giornata.
Siamo partiti stamattina, alle 6, da Bolzaneto, e dopo un paio d'ore di macchina ed una breve sosta per una fugace colazione a Valdieri, siamo infine giunti a Sant'Anna, verso le 8 e 30, dove abbiamo lasciato l'auto.

E' una splendida giornata autunnale, serena, limpida e frizzante: la bellezza e la quiete di questi posti rendono la salita, come al solito, speciale. Ma oggi, almeno per me, c'è qualcosa di più, che mi fa sentire in modo particolare il senso più vero di quello che stiamo facendo. Un'infinità di pensieri e di sentimenti affolla la mia mente ed il mio cuore, eppure io sono sereno come non mai. Abbiamo camminato a lungo, per mulattiere e sentieri, incontrando boschi, arbusti e pietraie. Passo dopo passo, lungo il viottolo che sale fra massi e lastroni inclinati, attraversando l'ampio vallone alpino, ci stiamo avvicinando alla sommità; l'ambiente che ci circonda ci cattura pienamente, con la sua ricchezza d'acqua e gli alti monti tutt'intorno, fra cui sembra svettare, su tutti, seppure ancor lontano, il castello sommitale della Rocca della Pàur

Giunti all'altezza della piccola cascata che scende dal Lago Soprano della Sella, lasciata sulla destra la diramazione che serpeggiando verso ponente s'inerpica al Colle della Valletta e alla Rocca della Pàur, abbiamo proseguito verso sinistra, per le tracce di sentiero che si dirigono verso il Colle di Valmiana e il nostro Monte Matto.
Abbiamo già superato l'avvallamento pietroso sede dei laghetti del Matto e stiamo, ora, risalendo il pendio detritico che ci condurrà in cima. Procediamo vicini, a volte chiacchierando, a volte in silenzio, ciascuno assorto nei propri pensieri, quasi solo con se stesso.
Voglio arrivare, al più presto, lassù, devo chiudere un cerchio iniziato molti anni addietro, nel compimento di un gesto, soltanto simbolico - lo so - ma che mi farà sentire, una volta ancora, vicino, vicino a te, amica mia...

In vetta al monte Matto
In vetta al Monte Matto


Novembre 1995.
Torno indietro, con i ricordi, per raccontare una storia semplice, in cui non vengono narrate gesta temerarie, successi alpinistici o conquiste di cime inviolate. Sono la natura, la quiete e la magia di un angolo di montagna, l'amicizia profonda e il mistero del fato, a costituire, al contempo, i protagonisti e lo sfondo di questo racconto.
E' una storia che, a differenza di quasi tutte le storie, non ha un vero e proprio inizio, pur avendo un finale, certo e triste.
Mi ritrovo, così, insieme ad Antonella e a due carissimi amici, Nadia e Mario, una sera d'autunno di una decina di anni orsono, a risalire il Vallone della Meris, per raggiungere il Rifugio Dante Livio Bianco, sulle rive del Lago Sottano della Sella. Avevamo preso le chiavi dal gestore di allora, il signor Savona, e carichi al punto giusto affrontavamo la salita al rifugio, nella fioca luce del crepuscolo. L'idea era quella di trascorrere lì la notte, per poi guadagnare, il giorno dopo, la Cima Est del Monte Matto.
Quattro amici, soli, nel buio di una notte di montagna, sotto una volta stellata che suscita emozioni e sensazioni forti, incantate. Sono attimi di spensieratezza, di tranquillità e di gioia, di quattro ragazzi che pensano soltanto a vivere e ad apprezzare a fondo la bellezza della loro giovane vita, com'è giusto che sia, come deve essere nell'età fra i venti e i trent'anni, quando la vita, davanti, sembra essere diritta e lunghissima, pronta ad offrire le cose più belle e a soddisfare tutti i sogni.
La solitudine e l'amicizia, il buio della notte e la luce delle stelle, il silenzio della natura addormentata e le voci degli abitanti del bosco: com'è facile sentirsi parte del tutto, elementi inscindibili dell'universo.

La salita alla vetta, il giorno dopo, era stata soltanto un momento, un piccolo episodio nella vastità dell'oceano delle emozioni, delle sensazioni e dei sentimenti che la nostra amicizia, la nostra vita, una volta ancora, aveva saputo regalarci. Quante altre volte avevamo condiviso simili momenti! Quante notti trascorse noi quattro, soli, in qualche rifugio, come il Bozano e il Remondino, il Valcaira, il bivacco Barbero; quante gite il giorno dopo! E quante altre avremmo ancora voluto farne insieme!
Tante volte mi avevi chiesto di accompagnarvi, un giorno, nella salita a qualche cima a cui tenevi particolarmente; mi parlavi del Monviso e del Gran Paradiso, e io, ogni volta, ti rispondevo di si, un po' frettolosamente, nella consueta convinzione che il tempo davanti a noi sia sempre abbastanza, salvo renderci conto, ad un certo punto della nostra vita - amara disillusione - che non è il tempo che passa, bensì noi che passiamo attraverso il tempo e non ci é dato conoscere la velocità del nostro procedere, né quando è stabilita la nostra fermata.

17 Ottobre 2006.
Perché, oggi, mi ritrovo nuovamente qui, a percorrere lo stesso vallone alpino, lungo il sentiero che prima sale verso quel rifugio, sulle rive di un lago da fiaba, e poi si dirige alla volta di quel monte, così alto e grandioso, quasi irraggiungibile, che da lontano in quelle acque limpide si specchia?
Per quale ragione ci tengo così tanto a compiere, oggi, questa salita, insieme ai cari amici, ben sapendo che per quest'anno può essere l'ultima occasione, perché il tempo sta cambiando e l'imminente ritorno dell'ora solare precluderà nel periodo invernale gite di tale lunghezza?
Sono luoghi, questi, che a me piacciono particolarmente ed é sempre una gioia tornare qui e poter condividere con gli amici le forti sensazioni che in me suscitano. Trovo una grande pace a rimontare questo ampio vallone alpino, con i suoi ripiani erbosi e le conche prative, i boschi, le vaste pietraie e le bastionate rocciose; mi perdo nei pensieri a seguire, passo dopo passo, il cammino del torrente, che quasi sempre, con la sua musica, forte e dolce al contempo, corre vicino al sentiero; mi abbandono a contemplare gli splendidi specchi d'acqua, incastonati qua e là quali gemme, così blu, limpidi e tranquilli, come solo i laghi alpini sanno essere; mi destano curiosità i grandi branchi di camosci, su al Gias del Prato, che mi offrono, ogni volta, l'occasione per qualche nuovo scatto; mi allettano gli alti monti che mi sovrastano, rocciosi, massicci e imponenti, la Rocca di Pan Perdù, l'inaccessibile Rocca della Pàur e, su tutti, il mio, il nostro, grande e superbo Monte Matto, che si erge maestoso, nel cielo.
Ma é ben chiaro, in me, che non é tutto qui; c'é qualcosa di più, c'é molto di più, nel mio tornare, ancora una volta, quassù.

11 Agosto 2006.
Mia cara e giovane amica, tu non ci sei più. Te ne sei andata, per sempre, una triste sera di agosto, a trentasette anni appena.
Hai lasciato Mario, la piccola Giulia, di neppure due anni, e tutti noi, i tuoi numerosi amici, con un vuoto immenso, un abisso infinito nel cuore. Tutte le esperienze, le sensazioni e le emozioni maturate e vissute insieme si sono ritrovate, d'un tratto, come svuotate di significato, perché l'altra metà di esse non c'é più. Dov'è, adesso, tutto quel tempo infinito che doveva consentirci di fare insieme le cose che avevamo programmato, di realizzare i nostri sogni e le nostre speranze?

26 Luglio 2006.
Ti ho raccontato un sogno, le sera del tuo ultimo compleanno.
Mi sembra così lontano, ormai, eppure non sono trascorsi neanche tre mesi.
Parlava di quattro amici, quattro vecchi amici, e di due ragazzini, una ragazzina un po' più grande - la vostra Giulia - ed un ragazzino un po' più piccolo - il nostro Francesco - che salivano ad un rifugio alpino, sulle rive di un bel lago, in cui si specchia un alto monte, che si dice essere un po' matto.
Tu ben conoscevi quei luoghi e avevi espresso il desiderio di tornarci, un giorno, tutti insieme. Quello era stato soltanto un sogno ed io ti avevo promesso che non sarei più ritornato in quei posti, fintanto che, un giorno, quattro vecchi amici e due ragazzini sarebbero saliti lassù, insieme. 14 Agosto 2006.
Il triste giorno in cui ti abbiamo accompagnata per l'ultimo saluto, una comune amica ha letto in chiesa alcune righe che avevo pensato e scritto per te. Finivano ricordando quel sogno e quella promessa, divenuta ormai impossibile.

Ho sciolto, allora, quel voto e mi sono impegnato a ritornare al più presto lassù, in quei luoghi di quiete, per chiudere, su quell'alta cima, un cerchio, e sentirmi, almeno ancora una volta, vicino, vicino a te. 17 Ottobre 2006.

Sono le ore 15,30 circa e con Sergio e Flavio siamo finalmente arrivati in cima, dopo oltre sei ore di salita, sotto lo sguardo affettuoso del Re di Pietra, che solitario spicca in lontananza, al di sopra delle nuvole. Bacio il cippo di vetta e mi sembra davvero che tu sia accanto a me; ti sento vicino, presente, qui. Chissà, gli spiriti della montagna...
Ci sei anche tu, amica mia?
Io già lo so che penserò a te, ti ricorderò, ti ritroverò tutte le volte che, nel corso degli anni a venire, raggiungerò il punto più alto di una montagna, e su ogni cima, ogni volta, staremo ancora un attimo insieme e ci faremo un po' di compagnia.

E' fatta. Il cerchio si é chiuso.
Come mi appare bella questa cima e grandioso il panorama che ci circonda. Che splendide cose la natura, il mondo intero, l'amicizia, ...la vita.

Sergio, che ben ti conosceva, recita una preghiera per te. Io sono troppo preso dall'intensità del momento e non so cosa fare, dire o pensare. Poi tiro fuori dallo zaino i fogli un po' stropicciati con quelle ultime frasi scritte per te e li inserisco nel contenitore del quaderno di vetta, con la preghiera, aggiunta a penna, che chiunque le leggerà, giorno dopo giorno, li lasci lì, nella serenità di quel luogo, per sempre, in tuo ricordo.
Un pensiero e un bacio, ancora.
Iniziamo la lunga discesa, con le prime ombre della sera, verso un mare bianco, di nebbia, che ci aspetta laggiù, in basso, all'altezza della cascatella che scende dal Lago Soprano della Sella. Ancora più giù, troveremo la notte e dovremo usare le pile frontali, che previdentemente abbiamo portato con noi. Sento che mi guardi, con un po' di malinconia, mentre mi allontano da qui.
Mi giro, ancora un paio di volte, verso la vetta lassù, ma mi rende sereno la certezza che tu ben sai, per la profonda amicizia che per tanti anni ci ha legato, che non mi allontanerò mai da te, da Mario, dalla vostra piccola bambina.
Al di là dei monti, dello spazio e del tempo, un amico è per sempre.
Grazie Sergio, grazie Flavio, grazie amici miei.

Per te, per sempre, Nadia

L’odore infantile di erba tagliata,
riempie le narici e inebria la mente
quando, dalle piccole e squadrate finestre
di una timida baita di legno
confidiamo i nostri sogni
al prospiciente Monte Bianco
che ancora riflette il suo candore
nell’imbrunire della sera.
Per i pochi giorni di una breve vacanza,
lasciamo sotto lo zerbino
la chiave del nostro rifugio
confortevole come una morbida culla,
in cui si placano
i nostri quotidiani e incessanti tormenti.
Folti boschi di pini
si arrampicano sui monti
come in un morbido e rassicurante abbraccio.
Giocosi lembi di ghiacciai
si affacciano sulla valle,
improvvisando rumorose cascate di acqua gelida.
E poi ancora
chiazze di prati verdi
accoglienti con la loro tenera erba,
un corso d’acqua
sempre cangiante nei suoi colori,
scrosciante e irruente
come un bambino alla scoperta del gioco,
sentieri ondulati e invitanti,
seminascosti fra le sinuosità dei monti:
tutto questo offre la Val Ferret
a chi la va a visitare.
Nessun rumore di civiltà,
solo la voce della natura
Nessun segno di violenza,
solo la serenità dell’anima
Nessun gesto di artefazione,
solo il piacere di ritrovare e ritrovarsi con se stessi
solo la bellezza pura della natura vera.

Lucia Goldoni


pagina aggiornata il 13/10/2008
top

CAI - Genova Bolzaneto - Via C. Reta 16 R - tel e fax:010/7406104
PI-CF 93013630103
Per Contattarci
Sito powered by Carlo Gozzi©2006
Valid HTML 4.01 Transitional

Valid CSS!