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ANNUARIO 2006-07

Do_It, ovvero la via dei sogni
Gabriella Bernardi Giordani


Il collettore principale (Foto di Marco Repetto)

La voce di Simone che arriva da là sotto è, allo stesso tempo, esultante e dispiaciuta con, al fondo, un tremito che non è solo emozione ma anche brividi di freddo. Quando finalmente Carlo e Roberto sono passati al di là del piccolo pertugio che conduce al fiume, lui, che non è proprio un chiodo come loro, è stato obbligato a restare ad aspettarli davanti a quel buchetto che gli spara in faccia l'aria gelida di vasti ambienti percorsi dall'acqua, con la sola compagnia delle nostre voci, 130 metri più su in Capanna. Anche le nostre voci sono strane, innaturalmente quiete e sospese. Il 20 agosto 2005 siamo arrivati a concretizzare il sogno di Aldo a tre anni dalla sua morte e l'emozione ci ha chiuso la gola. Il sogno era iniziato quattro anni prima, nel 2001, al ritorno da un fortunato campo speleologico al Marguareis, dove il fiuto di Aldo aveva dato nuovo impulso alle esplorazioni nelle lontane zone a monte della grotta di Labassa, divenute di facile accesso grazie alla scoperta da lui fatta dell'Ombelico del Margua che entrava proprio in quelle regioni a molte ore dall'ingresso. Le Apuane, ed in particolare Campocecina ed il Monte Sagro sono sempre state terreno di gioco per il Gruppo Speleo, relativamente a due passi da casa, accessibili anche in pieno inverno, ostiche e difficili, avare di risultati eclatanti, adatte a dei genovesi insomma! Così a settembre, al ritorno dal campo, si torna a scavare al "Buco dei Belgi" e, tra un secchio di fango e l'altro, Aldo va a curiosare in giro e per l'ultima volta sfodera il suo fiuto. Per la verità, la grotta non è ancora una grotta, ma solo la sua idea. Il buchetto è davvero piccolo, ma l'aria che esce è molto forte e parla di grandi ambienti, alimentando le nostre fantasie. D'altronde la pietra dice che sotto c'è almeno un pozzetto di qualche metro. Qualche domenica di duro lavoro e il pozzetto iniziale è stappato, poi viene allargata la successiva strettoia, che vista la forma e le numerose ossa che la ostruiscono viene subito battezzata "Culo di Capra". La discesa dei due salti successivi è degna di una comica anni trenta. I tre entusiasti esploratori sondano il primo pozzo con il classico lancio della pietra e lo valutano intorno ai quaranta metri, sentono cascatelle e acqua che scorre, si domandano, in un crescendo d'anticipazione, se le corde basteranno& per poi scoprire di aver sceso un modesto salto di 10 - 12 metri, che la cascata non esiste e l'acqua che scorre è vero c'è, ma è quella che cola lungo le pareti e s'infila in una frattura nel pavimento. Il fiume c'è, ma è 130 metri sotto di noi e ci vorranno 84 discese in grotta ed il lavoro di circa duecento persone per raggiungerlo. A questo punto è necessaria una premessa. Sotto la Rocca di Tenerano, ai piedi di Campocecina, esiste una grotta, conosciuta da tempo, che si chiama "Grotta delle Fate". La grotta è percorsa da un fiume che in uscita rifornisce l'acquedotto di Tenerano.

La sua esplorazione è resa difficoltosa dalla presenza di tre sifoni, gli ultimi due dei quali sono superabili solo da speleosub. Appunto due di questi speleosub, dopo aver superato il terzo sifone, hanno percorso per un lungo tratto una bellissima galleria e si sono arrestati davanti all'inesplorato per mancanza di tempo. La speranza di Aldo è che il nostro buchetto - battezzato Do_It - riesca ad entrare nelle "Fate" proprio nel tratto a monte visto solo parzialmente dagli speleosub e ci permetta di capire la provenienza di tutta quell'acqua. Ma niente ci viene regalato. Do_It si sviluppa nel calcare cavernoso, un calcare molto fratturato che per questo motivo forma raramente grandi ambienti.
Nel nostro caso, ad un pozzetto (mai superiore ai 10 - 12 metri di profondità) fa sempre seguito una strettoia orizzontale, generalmente intasata, che da accesso al pozzetto successivo.

Il fiume a monte (foto di Marco Repetto).



Perle di grotta (foto di Roberto Chiesa).
Tutto dicembre 2001 e parte di gennaio 2002 sono dedicati alla disostruzione della prima di queste strettoie il "Tunnel dei tre Re Magi", un tunnel di quattro metri per mezzo metro circa. Aldo riesce ancora a scendere il pozzetto successivo ed a gettare un'occhiata alla lunga strettoia seguente poi la leucemia esplode e se lo porta via. Nel settembre 2002, un anno dopo la scoperta della grotta, torniamo a Do_It decisi a portare a termine il lavoro. Il pastore di Cardeto ci ha dato le chiavi della sua capanna, che è a cinquanta metri dall'ingresso e questo ci permette non solo di avere un posto al chiuso dove cambiarci, ma di organizzare, anche in pieno inverno e con la neve, permanenze di più giorni e alternanza di squadre al lavoro. La capanna davvero rustica, l'ambiente (siamo in una valletta in un grande bosco di faggi), l'isolamento e non so cos'altro hanno permesso il sorgere di una delle esperienze più belle della mia vita di speleologa.

Lentamente, mese dopo mese, anno dopo anno, il gruppo iniziale di amici del Bolzaneto che andava al Cardeto un po' per Aldo, un po' cercando l'occasione dell'esplorazione, del risultato importante, si è allargato ed ha assorbito speleo provenienti da tutta la Liguria e da varie parti d'Italia ed anche dal Belgio.

Col tempo ha inglobato mogli, figli, fidanzate e sconosciuti incontrati per caso al parcheggio e poi diventati amici. Gli "Amici del Cardeto" sono il risultato più importante di questi anni di lavoro ed esplorazioni. Il lavoro di disostruzione dell'ultimo cunicolo (16 metri circa) è durato due anni ed è stato reso possibile solo dalla presenza costante di questo gruppo eterogeneo di persone in cui tutti sono stati importanti: da chi là sotto passava ore al freddo a scavare, a chi fuori, col gelo o col sole si occupava del generatore, del rifornimento d'acqua, del preziosissimo telefono di collegamento con la grotta. Le lunghe ore di attesa, attaccati al telefono e al generatore, assiepati intorno al camino nelle lunghe nottate invernali, magari con la neve o la pioggia che cade copiosa, o sotto le stelle brillanti dei cieli estivi, hanno tessuto un lungo filo di calore umano e reciproco affetto che ha legato con nodi stretti tutti quelli che da Cardeto sono passati. Così, quel giorno in cui Simone batteva i denti mentre Carlo e Roberto finalmente arrivavano sul fiume, là sotto c'era anche Aldo e tutti quelli che hanno in qualche modo sognato con lui e per lui, anche se magari non l'hanno mai conosciuto, e c'erano anche Maddalena, che non aveva ancora due mesi e Teresa che invece era ancora nella pancia della sua mamma.

Dati tecnici - Do_It è il terzo ingresso della "Grotta delle Fate". Ad oggi (giugno 2006) abbiamo esplorato e rilevato più di 900 metri di grotta nuova, tra cui il collettore principale fino al quinto sifone e tre affluenti. L'intero complesso ha uno sviluppo di circa 5 mila cinquecento metri ed una profondità di 580.


pagina aggiornata il 05/04/2008
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