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ANNUARIO 2008

In ricordo di Antonio (Nino) Ansaldo
Un uomo buono oltre che un apprezzato compagno di gita
di GIULIO GAMBERONI

Antonio Ansaldo Scrivere di un caro amico che improvvisamente ci ha lasciato non è né piacevole né facile. Farlo rimane comunque l’unico modo per ricordarlo nel tempo e poterlo sentire ancora vicino a noi. È la sera del 10 gennaio 2008 quando un improvviso quanto inarrestabile cedimento dell’aorta, porterà in pochi giorni alla tragica conclusione. A nulla servirà il prodigarsi dei medici del “San Martino”, Nino si spegne la mattina di lunedì 14.
Solo alcuni giorni prima ci eravamo visti, avevamo conversato come sempre di montagna, di biciclette, mi aveva chiesto di accompagnarlo sullo sperone sud del Treggin, niente poteva far presagire quanto sarebbe successo due giorni dopo. Non saranno tantissimi i soci della nostra sezione che hanno conosciuto Nino, ma chi ne ha avuto l’opportunità ha potuto apprezzare le sue qualità sia come compagno di gita che come uomo. Affezionatissimo al CAI Bolzaneto dove si era iscritto nel 1971 frequentò successivamente nel 1974 il corso di Alpinismo alla “Figari” e in tanti anni di gite raggiunse moltissime delle mete classiche che un appassionato di montagna desidera avere nel proprio carniere.





Tra le tante: Bianco, Dufour, Castore, Ortles, Marmolada, Monviso, Bessanese, Monciair, oltre che tutte le cime più importanti di Apuane, Liguri e Marittime e quasi tutti i capi gruppo di molte zone delle Alpi. Sincero appassionato della montagna in tutti i suoi aspetti, frequentò intensamente anche gli Appennini in tutte le stagioni salendo buona parte delle vette di maggior spicco da Punta Martin al Gran Sasso, dal Monte Cimone all’Etna. Da sempre appassionato di libri, molto attento a tutta l’editoria di montagna, in questi ultimi anni si era particolarmente dedicato alla ricerca di antiche guide alpinistiche che andava a scovare nei mercatini e nelle “Fiere del libro”. Da poco era riuscito a completare con soddisfazione la collana “Da rifugio a rifugio” grazie ad uno scambio con la biblioteca della “Ligure”. Non mancava mai all’assemblea annuale dei soci e difficilmente rinunciava alle serate culturali della rassegna “l’Uomo e la Montagna”.
Conosciuta era, in segreteria, la sua dedizione nella ricerca di nuovi soci che a decine ha iscritto al CAI e di molti dei quali continuava a farsi carico, nel tempo, ritirando il “bollino” immancabilmente nei primi giorni di tesseramento di ogni anno.
Parlare di Nino è per me come parlare dei miei inizi in montagna perché fu proprio assieme che iniziammo
a frequentare la montagna nel 1970 e fu grazie alle sue insistenze che nel lontano 1977 mi iscrissi anch’io al CAI Bolzaneto. Per molti anni facemmo gite assieme alla domenica, prima da soli e successivamente con altri amici ed infine spesso con sua moglie Lina. Fu il mio primo maestro, lui era l’ispiratore delle mete da aggiungere, era l’esperto che sapeva al momento opportuno legarmi in cordata e condurre la salita. Le nostre strade inevitabilmente si allontanarono nel 1983 quando, in conseguenza del mio inserimento nell’organico del Corso di Alpinismo di Bolzaneto, rare divennero le gite assieme. Ma amici dall’infanzia rimanemmo sempre e costantemente in contatto. Lui mi chiedeva sempre “cosa avevo fatto alla domenica” ed era diventato oltre che il mio migliore amico di sempre anche il mio più grande estimatore per quello che riuscivo a fare in montagna. Di lui mi piace ricordare la meticolosità, la serietà e la precisione con cui affrontava qualsiasi cosa che faceva (incredibile era il numero di volte che in rifugio, prima della salita del giorno dopo, faceva e rifaceva lo zaino per essere certo di non dimenticare nulla.) Come mai si sarebbe sognato di considerare salita una vetta se non aveva raggiunto il punto massimo della montagna.
Ciao Nino, al CAI Bolzaneto si avvertirà la tua mancanza; personalmente non ti dimenticherò e non cesserò mai di ringraziarti perché è proprio grazie a te (mio maestro prima in montagna e poi in bicicletta) che ho potuto vivere e sto vivendo grandi ed indimenticabili esperienze che continuano tuttora ad emozionarmi.


“E sia il nostro saluto
simile a quello che intesse
la neve che si fonde
con quella che rimane.
Sia il silenzio dello stupore
sia la certezza di ritrovarci insieme
nel mare”.
Giuseppe Manni



pagina aggiornata il 19/10/2009
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