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Tre amici nella Cordillera Blanca
Una spedizione avvincente, animata e con uno scopo benefico
di Edoardo Rixi, Damiano Barabino e Giuseppe Gabbia
Alpamayo: diretta francese
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Tutto è nato circa un anno fà. Con Damiano (Dam) ci stiamo arrampicando sulla Nadelgrat sopra alla cittadina di Saas Fee, nel Vallese. Uno scambio di battute, i miei ricordi delle scalate in Perù.
"E' un po' come andare sulle alpi" - dico - "però tutto è più grande!!
Il posto è selvaggio. I peruviani !??
Brava gente. A Huaraz c'è tutto, è la Chamonix delle Ande".
Parliamo, arrampichiamo, sogniamo un'avventura sicuramente più abbordabile dell'Himalaya. I costi sono più contenuti e la logistica è più semplice."OK"- mi dice - "devo vedere di organizzarmi con l'Ospedale. Ho gli esami di specialità ... guarda che se ad agosto prendo ferie poi andiamo "non mi tiri mica il pacco??!".
Passiamo l'autunno e l'inverno a fantasticare alternando le salite in quota alle arrampicate ed allo scialpinismo. Poi, ad inizio anno, a Cogne, su Flash Estivo, con Fabrizio, Dam cade e si frattura un caviglia.
"Non è che lo tiri tu il pacco ?" -gli dico - "Non ti preoccupare che andiamo!" -Risponde- .
Il tempo passa, ci organizziamo. Vogliamo una spedizione "leggera". Ho in mente a due o tre salite: Alpamayo, Huascaran e Chopicalqui. Penso siano l'ideale: ci possiamo muovere a piedi utilizzando la valle di Santa Cruz e mezzi di fortuna.
Partiamo in due?
Ottimo, ma se uno sta male l'altro che fa?
Cerchiamo un socio. Deve essere forte ma allo stesso tempo condividere un progetto già "preconfezionato", cosa quasi impossibile in un mondo alpinistico dove ognuno vuol dire la sua.
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Torniamo ad allenarci. Cosa c'è di meglio dello scialpinismo per recuperare l'uso della caviglia?
In queste gite ci imbattiamo in Guiseppe Gabbia ( alias Giugi).
In verità era stato allievo della Figari ma, non lo avevo mai frequentato. Si dimostra ottimo sciatore e buon secondo di cordata.
Insieme l'11 maggio con gli sci saliamo il Dent d'Herens: la visibilità è vicina allo zero!! Poi il Gran Combin con discesa per il Corridor, quindi scaliamo la direttissima alla nord dell'Aguille de Chambeyron e la cresta Kuffner al Maudit. Siamo affiatati, è deciso, partiamo in tre.
Mentre si avvicina la data fatidica ci propongono due iniziative che subito condividiamo.
Un progetto, quello dell'alpinista Alberto Peruffo di Vicenza che invita tutti gli alpinisti ad azioni dimostrative pro-Tibet accendendo fumogeni rossi sulle vette più famose del mondo e pubblicando poi tutto sul sito www.sadsmokymountains.net.
Dell'altra iniziativa, più legata alla nostra città, ce ne parla Fabrizio Grasso: collegare la nostra spedizione ad una raccolta fondi per la Gigi Ghiotti nota associazione che si occupa dei malati terminali.
L'idea ci entusiasma ed in pochi giorni Dam fa le cartoline e Giugi trova una tipografia "amica".
Il 3 agosto Giugi parte per Lima, noi lo raggiungiamo il giorno dopo.
Atterriamo con i nostri "barili blu" all'aeroporto Jorge Chavéz, sono le 20.45.
Alle 22.00 ci aspetta la corriera per percorrere i circa 300 km che separano la capitale da Huaraz.
Inizia così la nostra maratona che in pochi giorni ci porterà su per le mulattiere della valle di Santa Cruz.
Ma ..., incominciano i problemi.
L'agenzia di trasporto, la Movil, non ha ritenuto valida la nostra prenotazione. Siamo a piedi!
Giugi minaccia di chiamare la polizia... io, solito pessimista, mi vedo a già passare la notte nella galera locale.
Passiamo un ora a saltare da una compagnia di trasporto all'altra senza perdere di vista i bagagli. Alle 23.00 un italiano, che vive a Lima, ci indica un bus, è l'ultimo della notte!
Corriamo. 35 soles a testa, non molto ( circa 9 euro), saliamo. La compagnia si chiama Cavassa... che siano genovesi?!
Sono gli ultimi posti. Giugi finisce sotto, in prima classe, io e Dam, in seconda. Passiamo la notte fra la puzza di pollo fritto e le litanie di un anziana donna che inspiegabilmente ad ogni scossone inizia a cantare ad alta voce "le lodi al Signore" ... forse conosce la strada? O il conducente?
Litanie a parte dopo 7 ore di sobbalzi siamo a Huaraz a 3100 metri. Ci sistemiamo al Grand Hotel Cesar vicino alla Plaza de Armas. Posto pulito e tranquillo.
Siamo distrutti, sentiamo la quota. Il tempo è incerto.
Andiamo a fare la spesa e cerchiamo un agenzia per organizzare il trekking.
In questa cittadina, culla dell'andinismo, ce ne sono molte ma, le più, servono a spennare "turistas" e "merenderos".
L'Alpamayo (m 5947) La diretta dei Francesi ( diff. TD-)
Il nostro viaggio intorno all'Alpamayo prevede almeno 8 giorni (diventeranno 10) fra trekking e scalata. Abbiamo bisogno di un arriero (conducente di asini) e di due o tre asini per l'attrezzatura.
Il tempo instabile, viste le mie precedenti esperienze, mi fa protendere per l'affitto di tavolo, sedie e tenda mensa per il Base. Stare 8/10 giorni sotto la pioggia in un igloo non è certo piacevole e lo è ancor meno sopra i 4000!
Finalmente troviamo una piccola agenzia che ci ispira: la Pukka trekking. La dirige un giovane studentessa di economia, Eva. Ci sembra affidabile ed economica. L'indomani alle 7 e 30 tue "carri" (taxi) ci vengono a prendere in albergo; gli asini ci aspettano a Cashapampa 2800 metri, piccolo pueblo all'inizio della valle di Santa Cruz.
Da qui, dopo l'Alpamayo ci accompagneranno sino a Vaqueria. Dove, siamo d'accordo con Eva, lasceremo gran parte della nostra attrezzatura ad un suo uomo di fiducia che la riporterà a Huaraz.
Noi, prima di rientrare, proseguiremo, con mezzi di fortuna, fino a Yanama quindi al Chopicalqui.
Il primo giorno di cammino raggiungiamo in 5 ore Llamacorral a 3760 metri e piantiamo il nostro primo campo. Io patisco un po' la quota, Dam diventa il fotografo ufficiale, Giugi pensa alla cucina.
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alpamayo dal campo 1
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Secondo giorno.
Proseguiamo, superiamo due lagune, la valle dell'Alpamayo e giungiamo a Quebrada Artizan. Qui, a quota 4350, vicino ad una grande masso strapiombante piantiamo le tende. Vogliamo salire il Millisaraju, un 5500, per acclimatarci.
Ci fermiamo tre giorni, il tempo è pessimo, nevica e si rompe il fornello a benzina. Mi diverto come un bimbo a costruire un forno artigianale con pietre, sterco e fango: Giugi mi guarda perplesso, Dam, entusiasta, mi aiuta con la legna.
Il forno và che è una meraviglia, funziona meglio del gas!
Il tempo non si rimette. Alla fine, sconsolati cediamo. Ci accontentiamo di salire un 5150 ( la Punta de Demanda) e dal figlio del nostro arrisero riusciamo a farci portare un nuovo fornello.
Dobbiamo muoverci; partiamo per l'Alpamayo e con tre ore di cammino raggiungiamo il Base.
Al campo, non molto distane da noi, c'è anche un tizio che in una baracca vende la "cerveza". Beviamo e facciamo il bucato. Ne ho bisogno. Un paio di giorni prima, scorazzando allegramente fra i prati, mi sono infilato in un mare di fango!
Il giorno dopo: io vorrei partire per il campo I a 5400 metri, Giugi per il Campo Morena a 4900 , Dam, pensa solo alla vetta!!
Il tempo resta incerto. Vince il Morena, che è l'idea più sensata. Non siamo ancora acclimatati.
Partiamo nel pomeriggio, arriviamo al campo morena prima del tramonto ed il giorno dopo procediamo per il campo I.
Qui inizia ripido il ghiacciaio poi, incontriamo sul primo salto verticale, una "fissa", siamo gli ultimi ad usarla: alcuni portatori, scendendo, la tolgono.
Evitiamo un "crepo" girando prima a destra poi a sinistra. Raggiungiamo il secondo salto, una quarantina di metri con tratti a 70-75°.
Mi tolgo lo zaino. Faccio un tiro. Siamo sul colle a 5400, tira vento, pochi metri sotto piantiamo la tenda.
A destra l'Alpamayo si staglia nell'azzurro del cielo, bellissimo!! Giornata fantastica. Sembra di vivere in una cartolina. Cena poi, a nanna. Alle 3 si parte.
Scelta obbligata è la via diretta francese. Un po' più difficile dell'italiana, la "canaletta Ferrari", ma più sicura; specie dopo il crollo di parte della meringa sommitale che ha causato la morte di otto alpinisti nel 2003.
Oggi la via italiana non viene più ripetuta.
Io e Damiano ci alterniamo alla guida della cordata, Giugi fa il "portatore" e "camalla" l'unico zaino.
Superiamo la terminale senza problemi, poi tre tiri di neve quindi, il ghiaccio.
La pendenza è sui 70-75° ogni tanto pianto una vite.
L'ultima lunghezza è la più bella. Un muretto verticale di una decina di metri poi un traverso a destra, si cambia "canaletta", quindi su dritti per 20 metri e si è in vetta.
Va avanti Dam che è da un po' che sta friggendo. Siamo in vetta, emozionati. E' la nostra prima, vera, salita assieme qui, in Perù. Foto di rito poi giù, si deve far presto!
Cordata spagnola
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Preparazione doppia da vetta Alpamayo
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Scendiamo la parete con 8 doppie da 60 rinforzando qualche sosta con nuove abalakov ed con un chiodo trovato in via.
Nelle soste ci arriva un po' di ghiaccio in testa. Sono le altre cordate che salgono.
Peccato, la via è bellissima, mai difficile, ma troppo affollata !! Conto almeno altre sei cordate. Giugi mi guarda. "Ma che caz.. fa quello la su? Gradina?".
Siamo alla base della parete, risaliamo i circa 200 metri di dislivello che ci separano dal nostro campo. Ci ricordano il Bianco, quanto si torna alla Midì per prendere la funivia, l'ultima salita, la più dura!!
Qui però, mi viene fatto notare, funivie non ce ne sono e dobbiamo scendere a piedi. Sono altri 1200 metri di dislivello in discesa e due doppie con gli zaini da 20 kg.
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Arriviamo al Base alle 20 e 30, quando ormai è buio da tempo. Poco prima ci viene incontro Senon, il nostro arriero, che ha vigilato sulle nostre cose mentre eravamo in montagna. "Ho visto le frontali! Avete fatto la cumbre?" - Ci chiede - "Claro che si !! Todos los tres!?".
Ci guarda, sorride.
Giunti al Base sveglia quelli della baracca ed ecco materializzarsi quattro cerveza. Festeggiamo, mangiamo, dormiamo.
"Domani tappa lunga - dice Senon - 7 ore per Huaripampa".
Poi, con altre 3 si arriva a Vaqueria qui lo salutiamo. Le nostre strade si dividono, al Chopi saremo soli.
Chopicalqui (m.6356 ) Cresta Sud-Ovest (diff. AD)
via H.Hoerlin,E.Shneider,P.Borchers,E.Hein del 1932
Siamo partiti da Yanama alle 4 e 30 del mattino. Ci ha prelevato all'Andes Lodge Perù, dove abbiamo dormito, un "collectivos", una specie di pulmino a dodici posti.
Sopra però siamo stipati in ventitre con tanto di: zaini, carriole, sacchi di patate, sementi e tutto quello che occorre per aprire un nuova fattoria.
Dai 3400 metri di Yanama il collectivos, prima di scendere verso Yungay, si inerpica fino a Puertachuelo a 4769 metri.
Strada polverosissima e piena di curve. Guida spericolata.
La prima ora e mezza io e Giugi ce la ridiamo, Dam dorme. Poi la "carretera" inizia a scendere ed appaiono gruppi di lapidi ai bordi dei tornanti. Passa il sorriso, Giugi si fa serio.
Alle 7 e 30 il pulmino, in una curva, si ferma. "Chopicalqui Base camp" - dice il conducente - "los tres gringos"-.
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"los tres gringos"
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Scendiamo un po' sballottati ed iniziamo a camminare. Alle 8.00 siamo al Campo Base verso le 13 al campo Morena a quota 4850.
Qui, ci fermiamo. Abbiamo deciso di scalare il Chopi in velocità, saltando Campo Base e Campo I.
Siamo stanchi e domani dobbiamo fare 1550 metri di dislivello. Giugi si massaggia i piedi. Dubita di poter salire. Meglio mangiare, dopo si ragiona meglio.
Dormiamo disturbati solo dai seracchi che cadono dalla Garganta dell'Huascaran.
Partiamo alle 2 e velocemente, percorriamo i 200 metri di dislivello che ci separano dal ghiacciaio. Quindi ci leghiamo.
Io in testa poi Giugi, ultimo Dam.
Ci districhiamo fra le pieghe di ghiaccio. Superiamo "crepi" e ponti di neve poi la salita si fa più dolce. Poco dopo l'alba siamo al Campo I a quota 5400.
Il posto non sembra per nulla invitante, deve essere ventoso e scomodo!
Incontriamo una cordata che scende velocemente .. per loro, oggi, niente vetta!

Dopo il campo il pendio si fa più ripido, sui 35° poi, finalmente, le cresta sud-ovest. E' un crestone ampio, che sale a gradoni: il primo a 5800 metri, poi a 6000 con 100-150 metri a 50°-55°; a 6200 l'ultimo strappo.
Un traverso sotto i seracchi e attacchiamo una paretina verticale, un po' strapiombante. Pianto una staka, Giugi mi fa sicura, salgo. Sembra un diedro ma non è ne roccia ne ghiaccio, è neve pressata!
10-15 metri, sono fuori!.
Proseguo per tutta la lunghezza della corda. La pendenza ora non supera i 45°, faccio sosta.
"Dai Giugi, Dam salite! Tutto Ok!" Ormai siamo a meno di un tiro di corda dalla vetta.
Dico a Giugi di proseguire, sono stanco morto. Ho tirato tutta la salita, devo riposare.
In vetta al Chopicalqui
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Siamo in vetta ma non si vede niente. Le nubi ci hanno raggiunto ed avvolto nel loro candore. Foto, gagliardetti e bandiera di Genova.
Dam accende il fumogeno per il filmato pro-Tibet. Ci intossichiamo, sputiamo arancione... certo che quando dicono che gli alpinisti sono matti...
Scendiamo disarrampicando poi, con una doppia, superiamo la terminale. Non si vede niente!
Al campo I ci imbattiamo nei francesi saliti dal Morena. Ci guardiamo tutti e "tres". "Bene, oggi siamo stati gli unici a salire in vetta" - commentiamo soddisfatti.
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Giunti alla tenda ci fermiamo e diamo fondo alle poche provviste. Domani ci aspetta la discesa al Base poi, dobbiamo trovare un passaggio per Huaraz che dista due ore di macchina, quindi l'ultima meta: l'Huascaran...
e.r.
Huascaran sur (m.6768 ) parete Nord-Ovest - Via della Garganta
(prima salita: H Bernard, P.Borchers, E.Hein, H.Hoerlin, E.Schneider, 20 Luglio 1932).

Damiano in vetta dell'Huascaran
Huascaran da Huaraz
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Siamo rientrati a Huaraz dopo la vetta del Chopicalqui.
A rivederla dopo due settimane di trekking, salite e tenda, la città ci sembra una metropoli americana!! Salite due vette iniziamo ad essere stanchi sia fisicamente che psicologicamente ma abbiamo ancora un obiettivo nella testa: la vetta dell'Huascaran sur a 6768 metri.
Il 19 Agosto siamo in paese, con l'intento di passare due giorni a mangiare e a riposarci... purtroppo per quanto mi riguarda non sarà così! Infatti inizio ad accusare un forte mal di stomaco che non mi consente di riposare, e, cosa ben peggiore, alimentarmi come vorrei! Fatta incetta di bicarbonato nella farmacia locale la situazione pare migliorare, intanto Edo e Giugi stanno bene. Prendiamo contatti con la Missione Don Bosco dell'Operazione Mato Grosso per avere un portatore per la salita, considerato anche il fatto che Giugi deve rientrare in Italia anticipatamente per motivi di lavoro... dispiace a tutti non poter fare tutti insieme l'ultima salita della nostra avventura.
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Il 21 partiamo tutti insieme con il nostro portatore, Julian, 24 anni, gran fiato in salita e l'intenzione di diventare negli anni seguenti una guida alpina locale!
Arriviamo con il taxi dopo circa due ore di strade sterrate a 3500 m.; il nostro obiettivo della giornata è il rifugio Huascaran a quota 4650m. Il dislivello non è eccessivo però lo sviluppo è discreto... si passa per colline verdi, boschi di eucalipti e, per comodo sentiero, si prende quota fino ad arrivare al rifugio. Gestito da ragazzi della missione Don Bosco, l'accoglienza è ottima (appena arrivati una bella tisana di foglie di coca), sembra quasi di essere in uno dei più accoglienti rifugi delle nostre Alpi! Mangiamo pasta e carne con patate, poi a dormire, con l'intenzione di partire il mattino dopo per il campo 2, posto a circa 6000m.
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Al Rifugio Huascaran
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Al mattino alle 4 sveglia... ma ho passato la notte insonne, mi è ritornato il mal di stomaco seguito da episodio di vomito... di conseguenza niente colazione! Salutiamo Giugi che deve rientrare in giornata a Huaraz e decidiamo di partire lo stesso: Edo sta bene e non me la sento di perdere un giorno al rifugio... il tempo del rientro stringe...
Penso di non essere mai andato così piano in salita, ogni passo una fatica enorme, le gambe svuotate di ogni energia, mi sento come se avessi la febbre a 40... piano piano mi stacco da Edo e Julian che salgono con buon passo lungo le balze di placche liscie sovrastanti il rifugio e poi lungo i primi pendii del ghiacciaio... li vedo lontani e non riesco a tenere il loro passo! Si fermano al Campo I circa a 5350m. e mi aspettano; appena li raggiungo capisco (sono le 7:30 del mattino) che non riesco a proseguire, ho bisogno di riposare, bere e mangiare. Gli propongo di mettere su la tenda e rimandare la salita al giorno successivo. Così facciamo. La giornata davanti è lunga, dormiamo, esce il sole e la tenda diventa un forno. Riesco a mangiare qualcosa, bevo matè de coca, piano piano sento che le energie ritornano... L'Huascaran sur è sopra le nostre teste, ci sovrasta imponente con le sue seraccate, e la voglia di riuscire ad arrivare in vetta cresce...
Andiamo a dormire avvolti nella nebbia con in testa dubbi e incertezze...
Il mattino seguente è una giornata splendida; sveglia alle 5, stiamo bene, e alle 6:30 dopo aver smontato il campo si parte! Siamo insieme a Marcelo, fratello di Julian, rimasto con noi perché aveva problemi con un rampone così ha cambiato cordata mentre Julian è salito insieme ad un gruppo di italiani al campo 2 con una guida. Passiamo attraversato la zona seraccata della Caneleta, superiamo alcuni ponti di neve apparentemente non molto sicuri e facciamo alcune lunghezze protette su alcuni pendii più ripidi, costituiti da seracchi, da superare in piolet; superata quota 5800m il pendio diventa più facile e sicuro fino a circa quota 6000m del campo 2, situato sul colle della Garganta. Vi arriviamo alle 12, stiamo abbastanza bene anche se Edo non ha molto appetito. Alle 14 vediamo rientrare il gruppo di italiani insieme alla guida e a Julian, salito per la prima volta sulla vetta. Sono piuttosto sorpresi di vedere che abbiamo raggiunto il campo 2 dopo che mi hanno visto nelle condizioni in cui ero al campo I! Chiediamo impressioni sulla salita e sulle difficoltà... il percorso sembra piuttosto agevole, l'unico dubbio sul rischio di perdere la traccia in caso di nebbia! Julian dice: "se volete domani vengo di nuovo in vetta su con voi?"; io e Edo ci guardiamo in faccia:"perché no, la salita e l'eventuale discesa nella nebbia potrebbe essere più agevole!!".
Beviamo il solito thermos di foglie di coca (ormai ne ero praticamente dipendente)... non sono sicuro degli effetti benefici sulla quota però... .Intanto nel pomeriggio inizia a nevicare, ci rintaniamo in tenda e ci riposiamo; dopo un pasto frugale andiamo a dormire circa alle 18. Dormo poco, sento la tensione della salita, e per di più continua a nevicare associato a raffiche di vento che si fanno sempre più frequenti ed intense! I dubbi sulla possibilità di salire il giorno successivo si fanno via via più concreti... ormai siamo ad un passo e rinunciare sarebbe un peccato...

Huascaran nord
E' la notte tra il 23 e il 24: ci "svegliamo" alle 24, persiste il vento e si sente la neve sbattere contro la tenda. Senza neanche aprire la tenda pensiamo: "continua a nevicare, aspettiamo un'ora in tenda e poi decidiamo". Per scrupolo apro uno spiraglio della tenda sopra la testa e inaspettatamente vedo le stelle... c'è vento che tira ma non nevica!! Decidiamo di partire. Ci prepariamo nello stretto della tenda per evitare di uscire a prendere freddo, beviamo un thermos preparato la sera prima e usciamo! Edo già da qualche minuto lamenta nausea, non ha fatto colazione... sembra quasi di rivedere me stesso due sere prima!! Ci prepariamo in silenzio, siamo pronti. Edo si ferma un attimo:"non me la sento, vi farei tornare indietro, andate voi". Li' per lì non sapevo cosa fare, ormai dopo 20 giorni a stretto contatto si crea un legame nella cordata molto forte e per di più salire senza conoscere il proprio compagno... poi, decido di andare, considerando anche il fatto che le difficoltà tecniche non dovrebbero essere eccessive e che Julian conosce già la strada. Ci abbracciamo con Edo e ci diamo appuntamento al ritorno.
E' l'1:15, La luna non è ancora comparsa e la notte non ci permette di vedere i pendii della montagna. A occhio l'attacco della salita mi sembrava piuttosto vicino al campo 2 ma Julian continua a dire di andare più a sinistra, anche se la neve ha cancellato le tracce del giorno precedente ed è difficile orientarsi, soprattutto per cercare di evitare i crepacci del colle della Garganta! Attacchiamo il pendio che, inizialmente dolce, si fa sempre più ripido e a tratti arriva a 60°-65°; stiamo bene, le condizioni della neve sono ottime e andiamo su veloci di conserva. Saliamo alla ricerca di un lungo traverso alla base di un seracco già identificato il giorno precedente. Siamo a quota 6350m, dovremmo averlo già incontrato ma non ve n'è traccia; al contrario ci imbattiamo in un enorme crepaccio, largo circa una decina di metri, praticamente impossibile da attraversare che taglia in diagonale gran parte della parete!
Era ormai evidente che eravamo fuori via! E per fortuna l'aveva fatta il giorno prima... Sono le due e trenta, fino a quel punto eravamo saliti con un bel ritmo quasi tutta in piolet, ma purtroppo non era servito a nulla. Scoraggiati decidiamo di scendere e prendere una decisione di nuovo alla base della parete. Il tempo rimane stabile e per fortuna spunta la luna che illumina la parete!! Finalmente riusciamo a vedere la via, riprendiamo morale e ripartiamo, alle tre e trenta del mattino, da quota 6050m.
Le gambe si sono indurite anche per il freddo, ma i primi pendii a 30°-40° ci riscaldano nuovamente; incontriamo la terminale, preparo una sosta con estaca e facciamo un tiro a 60°-65° per arrivare sotto un imponente seracco...
finalmente la "famosa" traversata già osservata il giorno precedente dal campo 2. Si passa in diagonale lungo la sua base facendo alcuni tratti a carponi sotto il seracco strapiombante, poi si esce sulla destra su pendii più dolci.
Siamo di nuovo a quota 6300m. e inizia ad albeggiare. Julian sale con un buon passo, sembra quasi non sentire la fatica... al contrario io inizio ad accusare e a sentire la stanchezza e il fiato sempre più corto. Mi impongo di proseguire regolare su pendii a 30°-40° fino a quota 6500 m. Ormai ci siamo, il tempo si mantiene buono ma usciti fuori sugli ultimi pendii è iniziato a tirare vento con raffiche molto forti che rendono ancora più difficile il progredire e lo stare in piedi. Psicologicamente gli ultimi pendii sono i più difficili... sembra sempre di arrivare in vetta ma in realtà rimane ancora lontana! Gli ultimi 100 metri sono decisamente i più duri, faccio dieci passi e mi fermo un minuto a riprendere fiato, cerco di modulare il respiro per migliorare al massimo la ventilazione... poi finalmente non si sale più e all'improvviso ci ritroviamo sulla cima, molto simile per certi versi al Monte Bianco, con una vista magnifica che spazia a 360° per chilometri! sono le 9:30 circa. Provo una forte emozione, la fatica è stata tanta e di conseguenza si apprezza ancora di più la gioia della vetta! Un forte abbraccio con Julian che per la gioia si rotola per terra, alcune foto e filmato di vetta con rischio di congelarmi la mano; poi pronti a scendere anche perché il vento continua incessante e sempre più forte!
Scendiamo veloci, ci ossigeniamo e inizio a stare sempre meglio! Julian ha il passo sicuro, forse troppo, in certi punti faccio sicura anche se lui preferirebbe andare di conserva! Facciamo una doppia a livello della terminale e poi via veloci al campo 2 dove ci aspetta Edo che iniziava a stare un po' meglio.
Sono le 12.
Cerchiamo di far presto per non passare la Canaleta nell'ora calda; facciamo un paio di doppie nei passaggi più pericolosi e poi scendiamo fino al rifugio.
Ci aspetta una fresca Cerveza e un piatto di spaghetti!!
Ma la giornata non è ancora finita: per stringere i tempi decidiamo di scendere fino a Musho, paese a 3000 m per arrivare poi direttamete in albergo a Huaraz cosi da avere almeno una notte per riposarci prima del viaggio verso Lima prenotato per il 25 sera.
Discesa interminabile, 3700 m. dalla vetta...
arrivo in fondo con le ginocchia a pezzi!
Prendiamo un taxi, salutiamo Julian (che per la prima volta vedo affaticato) e alle 22 siamo in albergo.
Finalmente doccia e poi a dormire, rivedendo a occhi aperti le bellissime giornate passate su queste tre cime della Cordillera, in ottima compagnia di Edo e Giugi, un'esperienza ed un ricordo che rimarrą sicuramente indelebile nelle nostre vite.
d.b.
Io, andista per caso
La stagione del ghiaccio sta finendo, praticamente non c’è stata, sono coinvolto in una uscita delle GRITTE. La cascata non c’è e decidiamo di andare a Cogne per vedere se riusciamo a rimediare una salita.
Sul ritorno incontriamo Edo e Giusy che stanno salendo.
Damiano, con il quale ho già condiviso un paio di salite piuttosto toste, mi dice che, con Edo, sta pensando di andare all’Alpamayo in estate.
Così ho saputo della spedizione che stava nascendo.
Da subito ho cominciato a sognare di farne parte.
Sognare perché, anni tanti, esperienza poca, famiglia e lavoro abbastanza da sopire ogni volo pindarico.
Accenno alla spedizione a Nicoletta, mia moglie, e lei se ne esce con “perché non vai anche tu ?“.
Minimizzo, non sono stato invitato. Mai chiederei di aggregarmi. Già troppe volte faccio pressione per essere coinvolto in questa o quella salita.
Sci alpinismo (me la cavo meglio), un paio di uscite con Damiano e Edo. Sul Grand Combin c’è anche Armando (mostro sacro).
Poi la telefonata di Edo : “vuoi venire in Perù con noi?”.
Risposta immediata sì.
Qualche salita di preparazione, più con Edo.
Pochi giorni prima della partenza grigliata da Stefano, tutti mi augurano in bocca al lupo. Sergio, ci conosciamo da bambini, è perplesso. Sei sicuro di essere all’altezza?
Mi mette a pensare.
L’estate è stata tragica, tantissimi incidenti in montagna.
Al campo alto dell’Alpamayo, dopo la faticaccia per raggiungerlo, la notte prima della salita i dubbi e le paure sono molti.
Per fortuna la voglia di salire è maggiore.

In vetta al Chopicalqui
Il diavolo (se poi di diavolo si tratti) non è mai come lo dipingono.
Alcune ore dopo siamo tutti e tre felici in vetta.
Ho voglia di telefonare a Nicoletta e a Vincenzo, è stato il primo a portarmi in montagna e lo considero il mio primo maestro, sentirli mi riempie di gioia e mi commuove.
Poi il Chopicalqui, la vetta raggiunta praticamente in ginocchio e il ritorno.
Ci saranno altre salite e, forse, altre spedizioni.
Damiano e Edo due compagni eccezionali, ho fatto questo pensiero su loro e sulla nostra cordata andiamo molto d’accordo forse perché ognuno ha il suo primato.
Edo è sicuramente il più esperto, Damiano certamente il più forte e io inconfutabilmente il più vecchio.
Tornati a Genova cena da Edo per festeggiare.
Ho la fortuna di conoscere i suoi genitori che sono persone squisite. Suo papà è un pizzaiolo mancato.
Converso, io che vado in montagna da pochi anni, con Damiano, Edo e Armando di salite e situazioni di montagna.
Un grazie a Fabrizio per tutto quello che mi sta insegnando dal corso di alpinismo in poi.
La sua presenza in Perù sarebbe stata la ciliegina sulla torta.
Comunque la torta è stata prelibata.
Un abbraccio a tutti.
Giugi
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