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ANNUARIO 2008

Amarcord di Guido Rossa
Operaio, alpinista, comunista ma, soprattutto, un grande amico
di Vittorio Pescia




Cari amici, prima di far scorrere la penna sul foglio che mista davanti, devo scusarmi con quelli di voi che avranno la pazienza di leggermi; non credo, infatti, sia del tutto giusto che tolga spazio all’annuario per parlarvi di cose e di persone che forse non avete conosciuto. Come ben sapete ho parecchi anni che mi pesano sulle spalle ed è per questo che a volte mi prende il desiderio di farvi conoscere qualcosa di un “alpinismo” lontano e di amici che non sono più.
Non sarà perciò male andare un po’ indietro nel tempo e rivangare nella memoria per farvi conoscere qualche vicenda personale di un personaggio che nel 1960 incominciò a frequentare il nostro Club. Si chiamava Guido Rossa. A quell’epoca io ero iscritto alla sottosezione di Bolzaneto e si andava in montagna con “i soli noti”, Noli, Montagna, Timossi, Campora, Gargioni.

Con Guido divenimmo amici ben presto. Lui era per noi un alpinista abituato ad orizzonti più vasti, aveva partecipato a spedizioni ed a salite di grande respiro. Come si sa, era anche assai impegnato in politica. Al CAI, né allora né oggi, si è mai discusso di politica, ma questa regola, con Guido, non poteva funzionare. Nelle trasferte in macchina fra me e lui scoccavano scintille. Mi accusava di essere un capitalista, mentre lui mi diceva: “Io non sono comunista... sono un comunista cinese!”. Erano discussioni senza cattiveria e finivano sempre con una risata ed una stretta di mano.

Avevo allora una trentina d’anni e lui assai meno di me.
Mi ricordo che Guido voleva fondare un “Gruppo d’Alta Montagna”, simile a quello di Torino, da dove proveniva e a cui si poteva accedere secondo un regolamento preciso e selettivo. Ci opponemmo: eravamo una combriccola che non tollerava limiti e regole. Nel 1961 andammo al Pizzo Cengalo per la via Bonacossa. Giunti in vetta – per provocarmi – Guido estrasse il martello e incominciò a svellere i chiodi che tenevano i tiranti della croce. Feci un balzo felino. Gli puntai il martello alla testa e gli dissi: “Se vuoi, mettici la foto di Mao Tse Tung… ma, la croce la lasci!”.

In un’altra occasione, io e lui soli nella tarda sera del sabato 16 giugno 1962 entravamo nel bivacco ai piedi del Canalone nord del Monviso. Prima di addormentarsi mi diceva: “Salite da vecchi, volevo riservarle per quando avessi avuto una ventina d’anni in più”. All’alba attaccammo. Verso il primo ostacolo Guido era davanti e forzò un canalino ghiacciato arrivando alla sosta senza fiato (era da tempo che non si allenava). Passai in testa (allora ero un velocista). Raccogliemmo un alpinista solitario ed alle dieci toccammo la vetta, dopo aver superato gli ultimi duecento metri faticosamente per la grande quantità di neve fresca. Ci addormentammo in cima riscaldati da un sole cocente. Ci svegliò la bufera: neve, nebbia, fulmini… Qui Guido dette fondo a tutta la sua esperienza. Dopo ore di lotta toccammo il “facile” con tre corde doppie. Di ritorno feci l’autista sino a Genova perché il Rossa non aveva ancora la patente, mentre mi spruzzava la faccia di acqua minerale per tenermi sveglio. Appena arrivati, Guido, il lavoratore, andò in fabbrica, mentre, io, il capitalista dormii sino alle dodici del lunedì.

Il suo impegno politico aumentò sempre più e la montagna contò sempre meno. Veniva spesso nel mio negozio e mi portava le sue artistiche fusioni metalliche che vendevo con successo; con lui spesso c’era il suo splendido bambino di due o tre anni. Ne era fiero.
Così come il cielo sereno si era oscurato quella volta sul Monviso, senza preavviso accadde anche un…maledetto mattino. Non racconterò l’assurdo svolgersi della tragedia che portò in cielo il suo bellissimo angioletto; dirò solo che Guido da quel momento non fu più lui. Gli stetti accanto per una quindicina di giorni, il tempo che gli consentirono di assentarsi dal lavoro.

Restammo profondamente amici. Era un uomo schietto, leale, onesto e, per quel che conta, anche un bell’uomo. Il destino però non aveva ancora compiuto il suo corso e Guido Rossa un mattino fu assassinato da arma terrorista.

Quel buio cielo che ci colse di sorpresa sul Monviso era forse il presagio di una tempesta che si doveva placare soltanto con la fine della sua vita. Guido Rossa, un amico che non dimenticherò mai!


pagina aggiornata il 27/09/2009
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