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Marco Scenone, alpinista "selvaggio"
di Maria Grazia Capra

da sinistra: Marcella Bado, Marco Schenone, Fabrizio Grasso
Nell'ambito della rassegna "L'uomo e la montagna", giunta nel 2007 alla sua sedicesima edizione, è avvenuta la consegna del Premio Alpinistico CAI Bolzaneto, riconoscimento - a cura del Gruppo Alpinistico "Gritte" - riservato all'alpinista ligure che si sia distinto principalmente per il complesso della sua attività alpinistica, ma anche per meriti letterari, scientifici, capacità divulgative o dedizione all'esplorazione del mondo montano.
Le prime due edizioni del Premio Alpinistico CAI Bolzaneto sono state conferite a Andrea Parodi e a Fulvio Scotto. Il 3° Premio Alpinistico CAI Bolzaneto è stato conferito a Marco Schenone con la seguente motivazione: "Forte alpinista genovese, membro dal 1998 del Club Alpino Accademico Italiano, ai vertici dell'alpinismo ligure già dagli anni ottanta, annovera migliaia di scalate, di cui molte prime assolute ed invernali. Schivo ed amante della montagna "selvaggia", ha partecipato a svariate spedizioni extra-europee, anche a carattere ambientalista umanitario, delle quali ha prodotto pregevoli reportage. Compagno dei più forti alpinisti genovesi, tra cui Gianni Calcagno del quale ha curato l'edizione postuma del libro "Stile Alpino". In continua ricerca d'avventura, sta attualmente esplorando le montagne dei deserti africani".
Iscritto alla sezione Ligure del CAI dal 1979, ha seguito un corso di alpinismo della Giovane Montagna nel 1980, scalando il primo 4000 sul M. Rosa nel 1979 con un compagno occasionale, conosciuto per telefono, a solo 16 anni. Ha effettuato più di un migliaio di scalate classiche tra le Alpi e le montagne del mondo; inoltre molte vie nuove di roccia, ghiaccio e misto sulle Alpi Marittime e le Apuane. Con il passare degli anni ha conosciuto molti alpinisti con cui ha salito vie un po' ovunque: con Giancarlo Grassi ha effettuato le prima ripetizione della goulotte "Colata di stelle" all'Asta Sottana; con Gianni Calcagno e Roberto Piombo tra il 1989 ed il 1990 ha aperto magnifici itinerari di misto, sempre tra Marittime ed Apuane, che in quanto a difficoltà ancora adesso stanno alla pari con quelli del moderno dry - tooling. Purtroppo il destino ha voluto che la loro cordata si spezzasse troppo presto: la montagna gli ha dato tanto, ma si è anche presa quasi tutti i suoi migliori compagni, egli stesso ha avuto vari incidenti più o meno gravi. Soprattutto grazie all'amicizia con Walter Savio, uno dei più attivi e raffinati arrampicatori liguri sempre alla ricerca di nuove pareti, ha scoperto nel 2000 le favolose pareti della Sardegna e della Corsica che da allora sono diventate un po' la sua seconda casa.
Frequenta dal ‘79 le palestre di roccia liguri ed ha avuto il privilegio di vivere l'ultimo scorcio di quella che è stata l'epoca pionieristica del "finalese", al tempo in cui a Rocca di Corno c'erano solo 5 o 6 vie a chiodi e tirarli con le sole mani, senza usare le staffe, non era considerato barare!
Tra le vie più significative della sua attività ricordiamo il Pilone Centrale ed il Pilastro Bonatti al Dru saliti praticamente non stop con in mezzo la Vaucher al Peigne nel giro di appena 6 giorni a soli 22 anni, sopportando bivacchi e brutto tempo con una certa determinazione. Le prime spedizioni extraeuropee con la salita dell'Alpamayo nel 1987, dell'Huascaran nel 1995, dell'Illimani nel 1998 e di molte altre vette sulle Ande peruviane e boliviane. Nell'Himalaya indiano ha partecipato come istruttore ad un corso per guide locali ed ha effettuato la prima ascensione assoluta del Mountain Wildernees Peak, vetta vergine di 5500 metri nell'Himachal Pradesh. Ha scalato nell'Hindukusch pakistano nel 1999 ed in quello afghano nel 2003 con l'ascensione del Noshaq 7492, la vetta più alta del paese, da 25 anni irraggiungibile, con la missione Oxus.
In questi ultimi 3 anni ha scoperto l'arrampicata nel deserto effettuando molte minispedizioni dal Marocco all'Algeria al Mali, Giordania, Oman, paesi dove si è recato più volte: ha scalato la torre del Kaga Tondo in Mali, uno sviluppo di 800 metri, difficoltà sino al 7° grado inferiore senza alcuna protezione in loco, un bivacco in un nido di avvoltoi…L'arrampicata nel deserto gli ha restituito quel senso di avventura, quella solitudine, tutte quelle sensazioni per cui quasi trent'anni fa si era avvicinato alla montagna e che l'affollamento degli ultimi tempi gli aveva un po' rubato.
La dia proiezione, intitolata "Maldafrica", che è stata proposta durante la serata della consegna del Premio Alpinistico CAI Bolzaneto, è stata montata magistralmente da Francesco Rettani e si è articolata in due tempi, per un totale di circa 40', ed era relativa, ovviamente, alle scalate di Marco Schenone, Sabrina Gasparini (considerata dal premiato la più forte alpinista genovese) e qualche altro loro amico in Nord Africa. Il titolo è legato ad una brutta ma istruttiva esperienza capitata a Schenone al ritorno dal Malui nel 2005, quando fu colpito dalla malaria, nella sua fase più acuta, e fu costretto a trascorrere alcune giornate di intense cure all'ospedale, da cui, per fortuna, uscì perfettamente guarito.
"Gritta d'Oro": è la volta di Fabrizio Grasso
Nel corso della serata, oltre alla consegna del premio "CAI Bolzaneto", si è svolta anche l'annuale premiazione del migliore alpinista socio della nostra Sezione. La "Gritta d'oro" 2006 è stata assegnata a Fabrizio Grasso, che nel corso dell'anno ha compiuto un gran numero di salite, anche di elevata difficoltà. Tra le più significative ricordiamo: Viso di Vallanta, versante NO via Ghigo Isaia; Aiguille Dibona, parete S combinazione vie Madier e Livanos; Becco di Valsoera, parete SO via Leonessa Tron.
Infine è stato consegnato un premio speciale a Marcella Bado per la notevole attività svolta in campo alpinistico, scialpinistico, di arrampicata e su cascate. (l.c.)
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