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ANNUARIO 2008

Tre giorni sull'Alta Via del Granito
di Marianna Garbini Barillà



Il Sass Spaccà
Sono stata la numero 300 a completare l’Alta Via del Granito, un giro ad anello di circa 30 km in un paesaggio bellissimo e vario, attraverso lastroni e detriti granitici, ruscelli, strade militari e resti di trincee e gallerie della Grande Guerra, laghetti, prati e rocce nel Gruppo di Rava e Cima d’Asta - Lagorai, scarsamente frequentato e senza segnale telefonico per tutta la durata del percorso.


Sono possibili due itinerari: il Giro Verde e il Giro Arancio. Noi abbiamo percorso il Verde. Voglio descriverlo poiché ci ha riempito di soddisfazione percorrere una valle quasi selvaggia e poco conosciuta del Trentino, che è tutto il contrario delle frequentatissime Dolomiti: avremo incontrato circa 7 persone provenienti da altri sentieri, la nostra esperienza può servire a qualcuno.

Da Strigno, Valsugana, per Pieve Tesino, indicazioni per Val Malene - Malga Sorgazza, ampio parcheggio a m 1450. Il gestore di Malga Sorgazza, Maurizio, gentilmente ci ha fornito tutte le indicazioni e i consigli necessari che ci sono stati molto utili: a volte non c’è sentiero, bisogna scegliere il passaggio favorevole tra i segni bianchi e rossi, qualche passaggino esposto, c’è molta acqua, il dislivello totale è circa 2800 m, i tempi di percorrenza sono indicativi, molte le soste per ammirare il panorama, per mangiare bere e altro. Naturalmente occorre prenotarsi ai rifugi, informarsi sulle previsioni meteo e portarsi l’acqua.

1° giorno – Verso le 10 partiamo, sentiero 327, dopo circa 30 minuti di strada forestale si comincia a salire, dapprima dolcemente in mezzo a ruscelli che escono da buchi o da rocce, poi ripidamente fino a superare quota 2000. Da qui inizia la salita sui Lastè d’Asta, a tratti divertente, quando non devi camminare come un ragno: qui abbiamo incontrato un po’ di nebbia ma i segnali sono abbondanti e visibilissimi e siamo arrivati al Rifugio Ottone Brentari di Cima d’Asta (m 2473) dopo le 14, ben accolti da Emanuele, uno dei gestori, e la fatica è sparita. Da qui è possibile salire a Cima d’Asta (1 ora e 30, 1 ora la discesa) per noi non è stato possibile perché pioveva. Cessata la pioggia, siamo andati a vedere il bellissimo lago dove si specchia la Cima d’Asta: i suoi riflessi vanno dal blu al verde. Bella serata al rifugio e il mattino dopo verso le 8 si riparte: la giornata è splendida, naturalmente Emanuele avverte il gestore del Rifugio Caldenave della nostra partenza.


Il lago di Costabrunella visto dalla Forcella Quarazza

2° giorno – Dal lago (m 2473) sentiero 375, lieve salita al Passo Socede (m 2518), da qui si scende per il sentiero 380 bis, ripidamente fra roccette, lastroni e rivoli d’acqua fino ad un grande balcone prativo dove c’è un enorme masso spaccato, il “Sass Spaccà” (m 2203). A sinistra si scende ancora fra ruscelli e roccette, alla nostra destra una cascatella davanti una verdissima valle e la Catena del Lagorai.
A quota 2000 circa si ricomincia a risalire (sentiero 380, finalmente uno normale) e attraverso un lungo macereto, con sentiero ben marcato, si arriva a Forcella Magna (m 2117). Da qui inizia la strada militare, risalente alla Grande Guerra, fatta di pietre (sentiero 373). Si sale e siamo in un ambiente aperto con lo stupendo Lago di Forcella Magna: sulla destra si costeggia una lunga trincea che guarda verso i Lagorai, si prosegue tra altre opere militari, resti di baraccamenti, grotte… ma quei poveri soldati mandati così lontano a spaccare pietre o bucare montagne, vedere queste cose in questi luoghi sperduti, dove noi veniamo a trascorrere le vacanze, ben attrezzati e sicuri, ti fa riflettere…loro erano lì per soffrire. Il percorso prosegue sempre in quota 2200–2400: grandiosi panorami su Lagorai, da una parte, e Cima d’Asta, da dove siamo partiti; attraversiamo macereti, dove si cammina su pietroni ben squadrati, passiamo dal Bivacco Cengello e dal ricovero del Tenente Cecchini, che ha trascorso più di un anno in quella buca. Con saliscendi tagliamo i versanti dei Monti Fumo e Cengello e, sempre tra resti militari, arriviamo alla Forcella Buse Todesche a m 2309. Per il sentiero 360, finalmente, si scende e qui è uno dei posti più belli del trekking: rocce coperte di licheni, prati, panettoni di granito, laghetti e, dopo tanta roccia, si cominciano a vedere degli alberi. Questa discesa è faticosa, quindi una sosta ai Laghi della Val d’Inferno, altro posto suggestivo a m 1900: è lenitiva per le nostre ginocchia. Scendiamo ancora ripidamente per un bosco di larici e abeti, finalmente come un miraggio ci appare il Rifugio Malga Caldenave (m 1792) che raggiungiamo alle 16 e 30: piccolo (18 posti letto), restaurato da 4 anni, si affaccia su una piccola valle, dove tra due tappeti di erba scorre un grazioso rio. Il gestore Elio ci accoglie cordialmente (sono tutte simpatiche queste persone) e naturalmente avverte Emanuele del Rifugio Brentari del nostro arrivo. In un posto così ti dimentichi la stanchezza: le gambe doloranti, lo zaino che diventa sempre più pesante… Bella serata in allegria, da rifugi, bella dormita!

3° giorno – Altra splendida giornata. Verso le 7 e 30 si parte e, ahinoi, bisogna risalire per il sentiero 332 b il Vallone Ravetta per 400 metri fino a Forcella Ravetta m 2219. Grandioso panorama. Procediamo per sentiero, prima, quindi fra roccette, la segnaletica è sempre ben visibile, si sale dolcemente tra lastroni e “i miei panettoni di granito” fino al Fozelon de Rava (m 2397). Si può salire in vetta al Cìmon Rava in 20 minuti, che offre un altro bel panorama. Da qui si prende il sentiero 328 che ci riporterà a Malga Sorgazza. Ancora resti militari e tracce della vecchia strada in discesa, sempre tra passaggi e panorami molto belli; poi risaliamo lievemente fino all’ultima forcella, dopo saranno 1000 metri di dislivello in discesa. Da Forcella Quarazza (m 2275), si vede il Lago artificiale di Costa Brunella, di un blu intenso; scendiamo per la mulattiera di pietre e lastroni fino sotto il lago, poi per prati, infine per il bosco, che molto ripidamente ci conduce a Malga Sorgazza alle 14 e 30. Entriamo, siamo cotti dal sole e dalla fatica, non freschi come il primo giorno. Maurizio ci riconosce “ce l’avete fatta, complimenti!”. Ci sediamo davanti a due favolose birre ed a due fette di crostata, Maurizio ci da un modulo da compilare con le nostre impressioni, che sono tutte positive; critiche o suggerimenti non ne abbiamo da fare, anche se c’è un po’ di confusione tra i cartelli lungo la Via, ma siamo arrivati bene, quindi meritiamo la medaglietta che si dà a chi completa il percorso: io la numero 300, mio marito Augusto la 301. Ma io camminavo davanti…


pagina aggiornata il 01/11/2009
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