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ANNUARIO 2009


Alpinisti disonesti e scorretti… esistevano già nel 1936
Matteo Campia



OMAGGIO A MATTEO CAMPIA
Il nostro omaggio alla figura dell’ultimo esponente dei grandi cuneesi che hanno fatto la storia delle Marittime è la copia di un racconto allegato ad una lettera, tra le moltissime intercorse, a Euro Montagna. Campia negli ultimi anni aveva progressivamente perso la vista ma ha continuato ad arrangiarsi in mille modi ed Euro, che gli è sempre stato vicino, da quei momenti ha intensificato i contatti sia telefonici che le visite nella sua casa di Cuneo, sempre ricambiato di affetto, di amore quasi paterno. Nella sua straordinaria precisione, il nostro ha annotato le telefonate, le visite, la corrispondenza. Sono centinaia di contatti. E ho conosciuto il suo dolore alla scomparsa. Allegato, come dicevo, ad una di queste lettere, vergata con lo stile grafico escogitato, un racconto, scritto a macchina, forse dettato, riferente un episodio del 1936 dal quale, a parte la singolarità dell’accaduto, emergono chiare due cose: Campia era una persona di un’onestà, di una pulizia e di un’umanità esemplare; le sue capacità alpinistiche e la sua forza e resistenza alla fatica erano infinite. Noi di Bolzaneto lo abbiamo conosciuto ed amato per quanto aveva fatto e per la capacità di esprimere un affetto per la montagna che solo salendo sulle sue montagne e leggendo quanto ci ha lasciato si riesce ad intuire. Dal racconto abbiamo omesso tratti non significativi ed ogni possibile larvato riferimento alle persone, alla Sezione d’appartenenza, alla città o regione di provenienza, riferimento che peraltro era già stato abbondantemente depurato per la stessa ragione dall’autore.
s.gar.



Premessa - Questo fatto che sto per raccontare l’ho vissuto in prima persona 65 anni fa. (Omissis…).

Racconto - La sera del 30 dicembre 1936 mi trovavo alle Terme di Valdieri (m 1368) con gli amici Gandolfo Nico e Aldo Quaranta, ospiti del signor Ghigo Giacomo e famiglia, figlio della famosa guida alpina soprannominata “il Lup”, nativo e abitante nell’alta Valle Gesso.
Eravamo saliti da S. Anna con gli sci e accolti da loro, come sempre, con amicizia e simpatia.
Il nostro programma era di salire il giorno dopo, in prima invernale, il canalone di Lourousa, il colletto Coolidge (m 3220) e il Monte Stella (m 3262), scendere lungo la parete Sud e raggiungere il Bivacco del Baus (m 2560), pernottare e rientrare il giorno dopo alle Terme per il colle di Nasta (m 2939).
Programma abbastanza impegnativo il primo giorno, dovendo superare oltre le difficoltà, anche 1900 metri di salita e 700 di discesa. Quella sera, poco dopo di noi, giunsero in casa Ghigo tre signori (omissis…) che avevano appena terminato la loro gita. Trascorremmo insieme la serata e ci raccontarono con entusiasmo che dopo aver pernottato al Rifugio Genova, erano saliti al colle del Chiapous, al passo del Chiapous e, per la parete Sud, alla cima del Monte Stella in prima invernale, ritornando poi al colle Chiapous e scendendo alle Terme.
Il loro racconto, ricco di particolari, era stato fatto con entusiasmo e giusto compiacimento (omissis…), e noi ci complimentammo con loro.
A questo punto io e i miei compagni ci guardammo e nei nostri occhi primeggiava la delusione per aver perso la possibilità della prima salita. A loro però non lasciammo trapelare nulla del nostro programma e dopo averli salutati andammo a dormire.
La notte fu breve per noi perché all’una già ci alzavamo e alle due, sotto un bel cielo stellato, i nostri sci già scivolavano sulla neve dura per il freddo pungente della notte.
Era ancora buio quando giungemmo, dopo quasi cinque ore, alla base del canale e nonostante il freddo ci fermammo brevemente per rifocillarci, calzare i ramponi, sistemare gli sci sul sacco e via per la nostra avventura.
La salita procedette bene fino all’altezza dell’ultimo isolotto (quota 2600 circa) poi cominciarono i guai! Durante la settimana era nevicato un po’ e da questo punto le cose per noi si fecero più difficili. Lo strato di neve fresca si fece più alto e data la forte pendenza del canale, vi era il pericolo di slavina. Preoccupati per questo, abbandonammo il centro del canale per portarci sulle più sicure rocce di sinistra, ma la loro difficoltà ci fece perdere molto tempo.
Per questo motivo, per superare gli ultimi 200 metri impiegammo ben cinque ore, ma raggiungemmo felicemente il sospirato colletto Coolidge. Ci abbracciammo felici, contenti di noi stessi e anche per aver già acquisito due prime, non pensavamo più alla terza, ritenendoci già battuti. Attaccammo l’ultimo salto roccioso di 40 metri c. che ci separava dalla cima e raggiungemmo il Monte Stella (3262 m).
Ricordo molto bene quel momento, perché appena raggiunsi la cima, con il viso ancora all’altezza della neve, rimasi fermo, impietrito, incredulo finché non sentii il richiamo perentorio dei miei compagni. A loro non dissi nulla di quanto avevo visto e quando mi raggiunsero, il buon Nico mi disse prontamente: ‹‹cribbiu, ma si l’è muntaie niun!›› (cribbio ma qui non è salito nessuno!).
Infatti, nonostante la neve caduta in settimana, su di essa non vi era la ben più piccola traccia: rimanemmo esterrefatti, ma non avevamo tempo per lunghe considerazioni.
Erano già le 17 e la notte si avvicinava velocemente. Scrivemmo i nostri nomi e la classica frase “Sezione di Cuneo” che chiudemmo nella solita scatoletta di alluminio che solitamente portavamo con noi. Tre veloci corde doppie ci depositarono nel canale che porta alla base della parete Sud che raggiungemmo quando era già notte. Senza poter usare gli sci, scendemmo con la luce delle pile alla ricerca del minuscolo Bivacco del Baus. Grazie agli amici del CAI di Genova, che con consumata esperienza avevano provveduto a legare un alto palo, ci fu facile il ritrovamento. Al palo fortunatamente era anche legata una grossa pala che ci servì per dissotterrare il piccolo ricovero ed entrare. Preso possesso, ci adagiammo sul nudo pavimento, erano le 19 e finalmente dopo 17 ore di dura fatica potemmo godere un po’ di riposo. Il nostro morale era alto e la sera fu allietata anche da un piacevole episodio (omissis…) io, come da bacchetta magica, tirai fuori dal mio sacco una bottiglia di vecchio barolo. Non vi racconto l’allegria che questa sorpresa procurò, sarebbe troppo lungo, ma è stata accolta dai miei amici con grande entusiasmo e venne bevuto in religioso silenzio, anche se la temperatura di quel vino non era proprio la più adatta!

La notte non fu né lunga né brutta e al mattino, giornata bellissima, salii con gli sci al passo del Chiapous per vedere se i tre bellimbusti fossero almeno arrivati fin lì: nulla, non la più piccola traccia di salita dal colle in poi, e allora la mia vista era perfetta! Era ormai chiaro che quei tre signori, poco signori, si erano limitati a salire dal Rifugio Genova, scavalcare il colle Chiapous e scendere al Rifugio Morelli e poi alle Terme di Valdieri. Ritornai dai miei amici, li informai e ritirate le nostre cose iniziammo la salita al colle di Nasta per poi scendere alle Terme di Valdieri, accolti con entusiasmo dai signori Ghigo e poi a casa.

Commento - La cosa che allora ci fece più male fu che questi tre signori non erano degli sprovveduti, perché 65 anni fa mettere in programma tale gita, significava conoscere la montagna e sapere usare gli sci. (omissis…).

Cronaca - Viste le nostre buone condizioni fisiche e della montagna, nello stesso periodo decidemmo di salire in prima invernale la cima del Corno Stella (m 3050). A noi si era unito il caro amico Nervo Riccardo e il 10 gennaio 1937 partendo dal Rifugio Bozano (2453 m) in 7 ore di impegnativa arrampicata lungo la parete Sud, raggiungemmo la cima e ritornammo al rifugio che era notte. Siccome le condizioni del tempo continuavano a mantenersi buone, decisi di salire con gli amici Ellena Giovanni e Terzolo Franco in prima invernale il 21 gennaio alla Cima di Corborant (3010 m). Come si vede per me, pur con l’impegno di lavoro, è stato un periodo fortunato.

Pensiero - Il mio più grande pensiero di allora, relativo al Monte Stella, era quello di sapere se la loro bugia era stata una bravata di quella sera o se invece era una brutta storia studiata a tavolino. Per risolvere questo dubbio partii qualche settimana dopo con gli sci e raggiunsi il Rifugio Morelli. Arrivato aprii il libro dei visitatori e, purtroppo, con tanta amarezza scoprii la verità. Su di esso era scritto: ‹‹dal passo del Chiapous per la parete Sud raggiungiamo il Monte Stella, prima salita invernale, il 30 dicembre 1936, compiuta da Tizio, Caio e Sempronio del CAI di…››.
Scrissi il mio commento, certamente non benevole, chiusi il libro, chiusi il rifugio e melanconicamente ritornai a casa.


Matteo Campia


Sorpresa - Anche l’amante dello sci-alpinismo più accanito può sentire il bisogno qualche volta di fare una gita tranquilla e distensiva. Con questo spirito un giorno di fine inverno ero salito dalla galleria di Tenda verso il colletto del Campanin, gita facile e molto frequentata da cuneesi e non. Avevo da poco superato la Cima Gherra, quando una voce mi chiama e con molto entusiasmo mi venne incontro un signore salutandomi calorosamente.
Rimasi sorpreso, era nientemeno che il signor… Caio, che con grande euforia mi comunicava il piacere di avermi incontrato. Senza entusiasmo gli strinsi la mano e osservandolo gli comunicai la nostra salita di fine anno. Da quel momento la sua allegria cessò, il suo viso divenne pallido. Poi su di esso intravidi tutti i colori dell’arcobaleno. La sua allegria fece posto ad un doloroso silenzio ed io, senza salutarlo (non sono un buon diplomatico!) ripresi la mia salita. Non tardai a pentirmi del mio duro comportamento e per quel giorno la montagna non mi sorrise più, mi ero eretto a giudice condannando lui e i suoi amici all’umiliazione e al rimorso.

Conclusione - Però se quel giorno il caso non ci avesse assegnato il compito di “controllori” oggi sulle guide alpinistiche delle Alpi Marittime si leggerebbe alla voce Monte Stella: ‹‹ prima salita invernale compiuta il 30 dicembre 1936 da Tizio, Caio e Sempronio della Sezione CAI di…›› che non cito per non offendere i tanti valenti, onesti e seri alpinisti di (omissis…).




pagina aggiornata il 14/11/2010
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