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ANNUARIO 2009
Un’avventura d’altri tempi
Incontro fra amici per l’integrale del Brouillard al M. Bianco
testo e foto di Edoardo Rixi
Partenza dal Combal
L'amico Armando scalpitava da
tempo, era quasi alla fine del
suo obbiettivo, fare tutti gli
82 quattromila che coronano l’arco
alpino. Gli mancavano quelli più impervi e dimenticati. Così una sera
arriva la telefonata. “Ciao Edo sono
in val Ferret con il camper, domani
sei libero? Danno tre giorni di bello
sul Bianco. Bisogna andare a fare il
Brouillard? L’integrale.”
Un secondo per pensare poi, il
mio “si “ esce quasi d’impeto.
La cresta del Brouillard è, per
chi non la conoscesse, una delle
creste che fi niscono direttamente
sulla vetta del Bianco ed insieme a
quella di Peuterey, è la più lunga.
Normalmente percorsa solo nella
parte alta a partire dal Colle Emile
Rey, dopo aver pernottato al rifugio
Monzino o ai bivacchi dell’Eccles,è considerata una “classica” di tutto
rispetto.
In realtà l’integrale inizia da
molto più a valle. I contrafforti che
le danno vita nascono proprio a
ridosso del lago glaciale del Miage.
Con i suoi sette e più chilometri di
sviluppo ed i suoi tremilatrecento
metri di dislivello, lo scavalcamento
di ben quattro vette oltre i 4000 metri,
costituisce uno dei più selvaggi
angoli dell’arco alpino.
E’ la prima settimana di agosto.
Dopo aver preso Armando al camping
Grandes Jorasse, verso l’ora di
pranzo, partiamo. Lasciamo un’assolata
val Veny, superiamo il bar
Combal poi il lago, quindi, dopo
aver risalito la morena del Miage,
prendiamo il terzo canalone sulla
destra, calziamo i ramponi ed iniziamo
la nostra avventura.
La neve tiene bene sotto gli
scarponi e nonostante l’ora tarda,
saliamo con passi rapidi sino a raggiungere
i pendii erbosi a destra
ed in breve abbiamo ragione delle
prime diffi coltà. Superiamo il primo
posto da bivacco. Qui il canale si
stringe, si fa più ripido e roccioso,poi finalmente raggiungiamo il
colle del Brouillard (3281 m), dove
bivacchiamo. Sono le sei del pomeriggio,
le ombre della sera iniziano
ad avvicinarsi e presto ci accolgono
nel loro gelo. Si cena, e si dorme
sotto un bellissimo cielo stellato.
Dal colle, guardando giù in basso si
vedono il ghiacciaio del Brouillard
e le luci del rifugio Monzino. In
alto, la vetta del Bianco, la nostra
meta. Alle tre la sveglia un tè, si
parte. Ci muoviamo in conserva,
lentamente, fra precipizi e rocce
accatastate, tutto sembra precario.
Così l’alba ci coglie ancora intenti
a domare i salti di roccia che precedono
il primo quattromila, la Punta
Baretti (4006 m). Vi giungiamo con
il sole già alto. Questo tratto di
cresta, in verità non difficile ma
particolarmente secco, quest’anno a
causa delle alte temperature, privo
di ghiaccio e neve, è quanto mai
precario. Scendiamo, poi saliamo
sul Mont Brouillard (4068 m), verso
il mezzodì siamo al Colle Emile Rey
(4027 m). Qui la cresta s’innalza
vertiginosamente sino alla vetta del
Picco Luigi Amedeo. Ci sono i tiri più diffi cili quattro lunghezze di corda
sino al 4+, tiri di misto che però ci
riservano un’amara sorpresa.
Ci dovrebbero essere roccia e
ghiaccio, da scalare con i ramponi,
siamo ad oltre 4000 metri, ma quando
finalmente valichiamo il colle,
la sorpresa. Di ghiaccio nemmeno
l’ombra, si presenta davanti a noi
una cascata d’acqua e pietre. L’acqua originata dallo scioglimento dei
nevai sommitali, infatti, porta con
sé pietre e sassi di varie dimensioni
che sibilano nell’aria per poi esplodere
al contatto col suolo. Aspettiamo
un paio d’ore, chiamiamo il
Monzino per avere un aggiornamento
sul meteo, ormai ci attende,
temiamo, un nuovo bivacco. Il tempo
sarà bello sino al pomeriggio del
giorno successivo, tutto bene. Tanto
valutiamo impossibile la ritirata.
Abbiamo con noi solo una mezza
corda da quaranta metri, tanto ci
basta per salire, ma scendere sarebbe
un’impresa. Ci prepariamo.
Via i maglioni e le giacche saliamo
in maglietta chiudendo tutto in
sacchetti di nailon per evitare che
gli indumenti si bagnino, leghiamo
gli zaini al capo della corda, li recupereremo
una volta giunti in sosta.
Sarebbe folle bivaccare in quota
con gli abiti bagnati! Sale per primo
Armando, un sasso, fortunatamente
piccolo, lo colpisce sul casco. Facciamo
quattro tiri cercando di evitare
le scariche poi affronto da primo
una placca liscia con passi di V/V+,
è l’unica via di uscita per sfuggire
ai bombardamenti e riguadagnare
la cresta. Finalmente una cengia,
siamo fuori dal colatoio. Siamo
bagnati fradici, ma al sicuro. Ora
è tutto più facile e si procede in
conserva, fortunatamente il soleè ancora alto e ci asciuga. La scalata
ha prosciugato le nostre energie.
Le pietre hanno poi danneggiato i
recipienti dell’acqua, le bottiglie di
plastica e la cammelbag. Arriviamo
sul Picco Luigi Amedeo (4470 m)
senza acqua ed inizia a fare buio. La
vetta è ricoperta di neve ghiacciata,
ricaviamo due posti precari per
dormire. Il mio sacco da bivacco èdisteso su di un masso che sporge
avventurosamente dalla vetta in
direzione Courmayeur! Ceniamo,
fa freddo, siamo a oltre 4.400
metri e iniziamo ad essere un po’ preoccupati, se la perturbazione
anticipasse, potremo essere in guai
seri. Stiamo nei sacchi per un paio
d’ore poi decidiamo di partire.
Bivacco al colle del Brouillard e, a destra, in vetta al M. Bianco: da sin. Marcello Sanguineti,
Edoardo Rixi, Armando Antola, Sergio Deleo
E’ mezzanotte, la luna illumina la
cresta e tutto il versante sud del
Bianco. Facciamo un paio di doppie
poi giungiamo ad un gendarme
alto un centinaio di metri, non trovando
la via per cresta, decidiamo
di aggirarlo sulla sud, traversiamo
fra neve e sfasciumi. Siamo tesi,
sentiamo i sassi che rotolano giù fi no sul ghiacciaio mille metri più in basso, preoccupati di non fare
la stesa fi ne. Siamo lenti, abbiamo
bevuto troppo poco e ora ne
patiamo le conseguenze. Quandogiunge l’alba attacchiamo l’ultimo
salto, da lì la cresta diventa nevosa
e lentamente va ad addolcirsi. Ora
mancano poche centinaia di metri
e arriviamo al Monte Bianco di
Courmayeur (4769 m.) dove il nostro
itinerario si congiunge con quelli
dell’Innominata e del Peuterey. Qui
l’incontro più bello, quello con due
amici. Marcello e Sergio, infatti,
negli stessi giorni hanno scalato la
regina delle creste, l’integrale di
Peuterey. Che bello, sono le dieci e
mezzo, siamo sul tetto d’Europa, a
4810 m. festeggiamo con gli amici.
Il Bianco non poteva regalarci cosa
migliore. Foto di rito poi giù verso
il rifugio del Gouter, una corsa di
un’ora e mezza e poi fi nalmente si
beve! Intanto il cielo si fa scuro, sulla
montagna soffi a la bufera, ma noi,
ormai in salvo, non ce ne curiamo
più e scendiamo a Chamonix.
Il Mont Brouillard dà il nome all’omonima e famosa cresta che
conduce sino al tetto d’Europa attraverso luoghi selvaggi e solitari.
La salita dal Ghiacciao del Miage in val Veny per l’Aiguilles Rouges
du Brouillard e la cresta sud rappresenta la prima parte della cresta
integrale del Brouillard che, oltre ad essere oggettivamente più sicura rispetto alla via per il ghiacciaio del Brouillard ed il col Emile
Rey, se proseguita sino in vetta al Bianco (3250 metri di dislivello
su uno sviluppo di 7200 metri) diventa un’ascensione grandiosa in
ambiente remoto; non complicatissima dal punto di vista tecnico
(D+), la via richiede capacità fi siche e alpinistiche di tutto rispetto.
Questa via offre certamente il modo migliore di apprezzare la
straordinaria ed aspra bellezza di questa montagna così poco frequentata.
Un appunto: visto l’isolamento, meglio non trovarsi mai
in guai seri in questi luoghi...
Diffi coltà: D+ (IV+ / 35°)
Dislivello: 1600 m + 1150 m +550 m
Tempo: 7 h + 14 h +9 h
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