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ANNUARIO 2009
Compleanno a lume di… carburo
Il Gruppo Speleo porta in grotta i ragazzini dell’Alpinismo Giovanile
Barbara Fabbri

Preparativi all’ingresso della grotta (foto Raffaele Marongiu)
Da anni ormai il nostro Gruppo
Speleo collabora con
l’Alpinismo Giovanile del
CAI Ligure. Qualche anno fa abbiamo
organizzato un corso appositamente
per i ragazzi dell’AG con
età tra i 14 e i 18 anni; quest’anno
invece Riccardo D’Epifanio ANAG,
del CAI Ligure, ci ha proposto di
fare un’uscita per tutti i partecipanti
all’AG quindi anche quelli più piccoli.
Si è deciso di andare alla Grotta
di Pignone (numero catastale Li Sp
36), una cavità semplice e senza
particolari bellezze all’interno, ma
con un ampio ingresso che permette
di accogliere numerose persone.
L’appuntamento è per domenica
29 marzo: il tempo è molto brutto
e piove forte e, sebbene l’ingresso
della grotta sia a pochi metri
dall’auto, riusciamo ad inzupparci.
I ragazzi arrivano con un pullman
da 50 posti intero più alcune auto:
sono davvero tanti! Partecipano
all’uscita 49 ragazzini più 15 accompagnatori
dell’AG, più noi del
Gruppo Speleo. Riccardo ha organizzato
l’uscita in maniera perfetta:
abbiamo tutti ricevuto via mail
alcuni giorni prima un programma
dettagliato con le attività previste
per la giornata.
Nell’antro d’ingresso, i ragazzi
vengono divisi in quattro gruppi
in base all’età e assegnati a vari
accompagnatori; poi si procede
alla vestizione con caschetti e torce
frontali. Noi speleo abbiamo la luce
al carburo che affascina molto i
ragazzi: spieghiamo loro il principio
di funzionamento e facciamo anche
sentire il classico “puzzo” che emana
il carburo a contatto con l’acqua.
Il gruppo dei ragazzi più grandi
parte subito e si reca verso la parte
più profonda della grotta. Durante
il percorso viene spiegata loro la
tecnica di progressione in grotta
orizzontale e verticale, in modo
da poter poi affrontare un piccolo
saltino che è stato attrezzato in
precedenza.
I due gruppi di ragazzi
di media età si recano invece nella
seconda sala, dopo aver superato un
breve scivolo attrezzato con corda
fissa come corrimano.
Il gruppo dei ragazzini più piccoli
è l’ultimo ad entrare ed è quello che
ho seguito io: sebbene alcuni siano
davvero piccoli, si comportano molto
bene anche su terreno scivoloso.
Li portiamo in un piccolo cunicolo
un po’ stretto, che forse a loro non
sarà sembrato così angusto date
le loro dimensioni. Lì incontriamo
anche alcuni pipistrelli e tutti i ragazzini
sono molto emozionati di
vederli da così vicino. Scopriamo tra
l’altro che alcuni di loro sono molto
informati sui pipistrelli e ci raccontano
quello che gli è stato raccontato
su questi animali a scuola o quando
hanno visitato grotte turistiche.
Ritorniamo poi in una sala più
grande e facciamo provare ai ragazzini
il buio totale: spegniamo tutte
le luci e rimaniamo nell’oscurità.
A tutti piace molto e si divertono
parecchio.
Riaccese le luci usciamo e torniamo
nell’antro d’ingresso e spieghiamo
in maniera abbastanza semplice
un po’ di geologia e di come si
formano le grotte. Sono tutti molto
interessati, incuriositi e attenti,
fanno parecchie domande alle quali
a volte è difficile rispondere. Fa
molto piacere vedere quanto siano
entusiasti di sapere e conoscere,
assai più degli adulti.
Per ingannare il tempo in attesa
che gli altri gruppi tornino, spieghiamo
come si procede a rilevare
e “disegnare” una grotta. A turno,
ognuno di loro deve usare la bussola
e poi l’inclinometro verso un dato
punto: i ragazzini fanno a gara a chi
trova la misura esatta.
Poi si fa merenda e, nel frattempo,
arrivano anche i gruppi
di ragazzi più grandi che hanno
visitato le altre parti della grotta.
Dato che è il compleanno di una
ragazzina, si festeggia facendole
spegnere una luce al carburo, una
candelina simbolica.
Nel complesso è stata davvero
una bella esperienza, perché stare
a contatto con ragazzini giovani ed
entusiasti dà molta soddisfazione.
Anche dal punto di vista tecnico
sono stati tutti molto bravi e non
c’è stato alcun problema. Speriamo
di rifare esperienze simili in futuro anche con altri gruppi di ragazzi
per poterli far avvicinare a questa
attività ancora conosciuta da pochi.
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