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ANNUARIO 2009


Il Campanile, il Vajont ed Erto, “patria” di Mauro Corona
Il Parco Naturale delle Dolomiti Friulane
testo e foto di Marianna Garbini Barillà





L’autrice dell’articolo con Mauro Corona

Alla scoperta di montagne dolomitiche bellissime: la magnifica Valcellina, la Val Cimoliana, la Riserva della Forra del Cellina, il maestoso Campanile di Val Montanaia, luoghi incantevoli e poco frequentati. Una settimana nel Parco Naturale delle Dolomiti Friulane, vicini alla natura e su sentieri ripidi. Da Longarone si sale verso la Valle del Vajont: sbucando dall’ultima galleria, ci troviamo subito davanti ad una montagna dentro una piccola diga, tristemente famosa per il disastro del 9 ottobre 1963, sempre meta di turisti che visitano i luoghi della tragedia che ha colpito questi paesi. Il sovrastante Monte Toc, dal quale si staccò la grande frana, sembra ammonire che queste devastazioni non devono più avvenire.
Dall’altra parte della strada, proprio sotto il paese di Casso, c’è una grande palestra di roccia frequentatissima, con tantissime vie, da quelle per bambini a quelle per i più arditi.
Arriviamo a Erto, il paese dove vive e lavora Mauro Corona, scultore, grande alpinista, scrittore: non è diffi cile incontrarlo ed è sempre disponibile a scrivere dediche sui libri dei numerosi ammiratori che lo avvicinano. La prima volta che lo abbiamo incontrato è stato alla palestra di roccia dove molte vie sono state attrezzate da lui, ci ha invitato a bere una birra al vicino bar affacciato sulla frana, abbiamo parlato della catastrofe del Vajont, per lui una ferita sempre aperta, dei processi per punire i colpevoli dove lo Stato italiano era giudice imputato e difensore, della cava di marmo rosso del Monte Buscada, dove ha lavorato duramente per sette anni: “Ero uno dei dannati di pietra”.
E’ straordinario l’amore che prova per il suo paese, anche se lì ha avuto un’infanzia difficile, ma anche per i “suoi” monti: il Duranno e il Campanile di Val Montanaia: deve Il Parco Naturale delle Dolomiti Friulane Il Campanile, il Vajont ed Erto, “patria” di Mauro Corona averli scalati centinaia di volte! Sul sito del CAI Conegliano c’è un suo significativo articolo “Intervista di Mauro Corona al Campanile”. A Erto, costruito più in alto dopo la catastrofe, si trova un Centro Visite del Parco con il Museo del Vajont. Il vecchio paese, che per la sua particolare architettura di montagna nel 1976 fu dichiarato monumento nazionale, è semi abbandonato con le case in pietra strette una all’altra, le vie interne ancora con i vecchi ciottoli, descritto nel libro “I fantasmi di pietra” di Corona. Ma qualcosa si sta muovendo: la gente del posto cerca di far rinascere il paese dai ruderi, alcune case sono state ristrutturate, ad altre ci stanno lavorando, ad altre ancora si cominciano a mettere i ponteggi. La vecchia chiesa è stata restaurata, qualche locale pubblico ha aperto i battenti.
Erto è uno dei sei paesi del territorio del Parco Naturale delle Dolomiti Friulane da dove partono molte escursioni per le splendide montagne che lo circondano, la maggior parte “sul ripido”. Al Rifugio Maniago.
Con l’auto si risale la Val Zemola fi no al parcheggio, si segue il sentiero 374 prima in leggera discesa in un bosco, si attraversa un piano detritico per poi salire faticosamente attraverso una faggeta, ma quando si esce dagli alberi esplode un bellissimo panorama sui monti Borgà, Buscada e La Palazza. Sopra Erto, di fronte, oltre la val Vajont, spunta il Col Nudo, cima dolomitica che di sera, al tramonto, si tinge di rosa. Ancora qualche tornante e siamo al Rifugio Maniago (1730 m), proprio sotto il magnifico Monte Duranno (2652 m), meta di appassionati alpinisti.
Da qui si può salire alla forcella del Duranno oppure sono possibili altri percorsi ad anello per ritornare all’auto, magari passando per Casera Galvana.
Il Rifugio Maniago è stato costruito nel 1962, ha 20 posti letto e davanti un grande spiazzo con bei tavoli in legno e prati circondati da boschi. Le Casere erano malghe di proprietà comunale, potevano usufruirne i contadini che avevano del bestiame da portare in alpeggio d’estate: erano molto in uso negli anni Cinquanta e Sessanta e molto importanti per l’economia di queste valli, qualcuna è stata ristrutturata ed è visitabile.

Al rifugio Casera Ditta in Val Mesàz. Si tratta di una escursione quasi turistica. Occorre passare sopra la grande frana del Monte Toc dove la natura, dopo tanti anni, ha ripreso possesso di questo posto riformando la vegetazione, l’uomo, da parte sua, ha costruito la strada che porta in località Pineda (fa impressione passare sulla frana, vedere dall’alto da una parte la diga e dall’altra il piccolo lago del Vajont).
Lasciata l’auto si segue l’itinerario 905 prima su strada forestale, poi per sentiero; oltrepassato un ponticello in legno, si risale leggermente e si vede il piccolo rifugio (956 m) Antica Casera aperto tutto l’anno in quanto è possibile arrivarci anche con neve. Questo rifugio è stato di fondamentale importanza negli anni della resistenza partigiana: infatti nell’ottobre del 1943 è stato il luogo di ritrovo dei partigiani del luogo, che da qui hanno dato avvio alla resistenza nelle valli circostanti.
Si gusta un’ottima cucina casalinga ed è l’escursione ideale per un giorno di completo relax, raggiungendolo in solo un’ora e mezza di cammino. Può essere il punto di partenza per altre escursioni e proseguendo sul sentiero per la Val Mesàz è possibile fare il bagno nell’acqua freschissima del torrentello omonimo a 1000 metri di altitudine.
Ma è ora di andare a veder il Campanile di Val Montanaia, questo è in assoluto uno dei più bei posti visti in tanti anni di montagna: da Erto oltrepassiamo il passo di S. Osvaldo e scendiamo a Cimolais, dove è la sede del Parco e percorriamo per 12 km la Val Cimoliana (pedaggio 6 per auto), con brevi tratti sterrati in corrispondenza di piccoli guadi. Arrivati a Pian Meluzzo al Rifugio Pordenone (1250 m), si lascia l’auto all’inizio del ghiaione della Val Montanaia. Dobbiamo superare 800 m di dislivello (ore 2 - 2.30) prima su ghiaia e pietre, poi dopo alcuni gradoni si entra in un canalino detritico dove si sale, a volte aiutandosi con le mani, fra roccette e rivoli d’acqua. Superati alcuni tornanti in mezzo ad un po’ di vegetazione, appare, bellissimo e imponente, il Campanile, che all’apparenza sembra vicino ma bisogna salire faticosamente e ripidamente l’ultimo tratto per arrivare al prato contornato dai Monfalconi: 13 cime spettacolari, la più bella, dopo il Campanile naturalmente, è la Cima Montanaia. Qui abbiamo incontrato l’amico Pierino (che ringrazio per tutte le informazioni che ci ha dato), valente alpinista nativo di Cimolais ma abitante a Torino, amico d’infanzia e compagno di scalate di Corona, che ci ha mostrato una via da lui aperta nella Cima Montanaia e una cima scalata con Corona, dove salvarono un amico che ebbe un brutto incidente, causato dal distacco di un masso, riuscendo faticosamente a portarlo in vetta ad aspettare l’elicottero per il soccorso.



La dedica “griffata” di Mauro Corona alla nostra collaboratrice

Pierino conosce a memoria tutti i nomi delle 13 cime, ci ha descritto l’itinerario n° 360 che dalla forcella Cimoliana, in parte attrezzato, riporta a Pian Meluzzo, passando dalla forcella Montanaia da dove si possono vedere le Cime di Lavaredo. Dice che per salire il Campanile c’è una via tra il 3° e il 4° grado, superato un primo iniziale strapiombo.
Siamo rimasti per un po’ in contemplazione di questo obelisco naturale seduti vicino al Bivacco Perugini (2060 m) e abbiamo sentito suonare 5 volte la campana di vetta, segno che 5 scalatori avevano raggiunto la meta. Il giorno dopo una gita così, si può trascorrere sulle” spiagge” della Valcellina. Il torrente Cellina ha un’acqua incredibile e indescrivibile: trasparente con rifl essi verde azzurri, è molto frequentato specie nei posti dove si può fare il bagno e, credete, è bello che la montagna ti offra anche questo, specie dopo una giornata impegnativa. Eccoci a Barcis sul lago omonimo, formato dal Cellina, qui ci sono alberghi, negozi e locali: è molto più movimentato di Erto e Cimolais. In fondo al lago superata la piccola diga, vicino al centro visite del Parco, si trova l’ingresso della Riserva Naturale Forra del Cellina, a cui si accede percorrendo la vecchia strada del Cellina (1 per l’affitto del casco, chi lo ha non paga nulla), con una serie di gallerie costruite negli anni Cinquanta, storicamente importante per le opere di sfruttamento dell’acqua per fi ni idroelettrici. Si tratta di uno spettacolare canyon, con pareti verticali e fenomeni d’erosione fluviale, un sistema di forre confluenti l’una nell’altra, alcune spaccature sono così profonde e buie che si sente solo il rumore dell’acqua.
La Riserva ha altri due percorsi, il sentiero del Dint che permette di osservare il canyon dall’alto e il sentiero delle Grotte Vecchia Diga. Questi luoghi, ricchi di memorie storiche e vera natura, senza impianti meccanici di risalita che disturbino il paesaggio, sono particolarmente economici rispetto ai costi dei soggiorni che si trovano altrove, offrendo le stesse emozioni delle “montagne” famose, senza essere meno belli. In una settimana abbiamo spaziato dai boschi alle pietraie, dalla storia di una tragedia ad un bagno in un torrente, da un pranzo in un rifugio ad un Canyon affascinante, fi no a bere una birra con un personaggio famoso e simpaticissimo.

BIBLIOGRAFIA
Montagne Ribelli di Paola Lugo. Mondadori.
Consigliato dal Gestore di Casera Ditta

SITI INTERNET
www.parcodolomitifriulane.it
www.riservaforracellina.it
www.erto.it
www.prolocoertoecasso.it
www.sentierinatura.it


pagina aggiornata il 16/10/2010
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