
|
|
|
Un’introduzione ai “Massimi Sistemi”
di SALVATORE GARGIONI
Per quanto sia consolatorio vivere
e razzolare nel proprio
giardino è necessario guardare
oltre lo steccato per cercare di
capire come gira il mondo. Ora fuor
di metafora mi sembra sia necessario
che tutti i Soci del Club, siano
questi attivamente impegnati nella
vita della Sezione o frequentatori
sporadici - quest’ultimi sono stimati
il 70% in quasi tutte le Associazioni
- debbano sapere, essere informati
dell’evolversi della vita istituzionale
che necessariamente muta assieme
alla società. Così come è necessario
che tale informazione si attui non
solo attraverso le pubblicazioni
della Sede Centrale ma anche tramite
il nostro Annuario porgendo
loro contestualmente un parere
personale.
Il nostro Club nasce apparentemente
ad immagine e somiglianza
degli Alpen Club Inglesi ma in
effetti ne è fondatore un uomo di
Stato che ha ben radicata l’idea di
nazione specie quando tutto era
utile ad aggregare e consolidare
l’unità appena realizzata. Questa
tendenza ad imporsi come Associazione
a carattere nazionale si
è consolidata, salto cento anni di
storia per brevità, con la scelta, solo
apparentemente legal/burocratica,
di trasformarsi in Ente di Diritto
Pubblico nel 1963.
La data è signifi cativa perché era
l’epoca delle nazionalizzazioni in
genere, dello Stato che si sarebbe
occupato di li a poco anche dei
panettoni Motta ed Alemagna, e
che avrebbe assicurato al C.A.I. un
adeguato emolumento per la sua
vita. Nessuno si peritò di accertare
la coerenza di tale scelta (lo Stato
men che meno), nessuno si “accorse”
della contraddizione: la Sede
Centrale e due altri Sezioni (C.A.A.I.
e A.G.A.I.) erano Associazioni di
Diritto Pubblico, tutte le Sezioni
e Sottosezioni, il corpo sociale in
fondo … di Diritto Privato.
Un’introduzione ai “Massimi Sistemi”
Nel 2002, ancor prima di impugnare
direttamente la questione,
viene chiesto dai Ministeri competenti
di adeguare lo Statuto
a direttive generali ed europee
perché non siamo più considerati
così unici e meritevoli da esserne
esentati. Siamo come gli altri e
l’errore consistette nel non averlo
recepito. Non è una questione di
pubblico o privato, di una scelta,
ma di aver creduto che sotto le
grandi ali statali nessuno ci avrebbe
disturbato. Ma l’errore non è solo
nostro, e stato dello Stato (scusate
l’orrendo gioco di parole).
Sollecitando gli adeguamenti
Statutari i funzionari ministeriali
si accorgono di quante siano le
contraddizioni. Il Presidente Generale
e i Consiglieri Centrali sono
più a Roma che a Milano perché si
sente odor di bruciato (commissariamento).
In fi ne con i buoni uffi ci
di molti parlamentari “Amici della
Montagna” ottengono deroghe a
leggi e regolamenti sette deroghe
se ben ricordo) che ci permettono
di proseguire.
Ma nel 2009 si affaccia con
maggior insistenza, seppur procrastinabile
sembra, la scelta tra diritto
pubblico e privato, non perché sia
preferibile questo o quello ma perché
non siamo né carne né pesce e
questo impedisce un’identifi cazione
coerente con tutte le altre Associazioni.
Per questioni legali, fi scali,
regolamentari e, come si abusa dire
oggi, quant’altro.
Nel dibattito in corso su tale scelta
si sono sentite argomentazioni
tecniche, pragmatiche, di esperti
e addetti ai lavori ma anche molte
prese di posizione ideologiche a mio
parere fuori luogo.
Molti pensano che scegliendo
la notazione privata perderemmo
il contributo Statale (pecunia non
olet?) che per la verità è gia da
tempo drasticamente decurtato.
E’ opinabile anche questa visione
pessimistica ma se fossimo veramente
quell’Associazione meritevole
e indispensabile alla Società che
crediamo di essere non sarebbe azzardato
sperare in aiuti provenienti
da fonti diversifi cate. Ora proprio
questa, in questo frangente, sembra
essere la soluzione: dimostrare la
nostra validità, chiedere tempo per
studiare ed attuare la trasformazione
e assicurare la permanenza di
contributi che ci aiutino per quella
gestione dei rifugi, sentieristica,
soccorso alpino e speleologico e
didattica, attività che lo Stato ci ha
demandato e per le quali meritiamo
un aiuto- sia Statale che Regionaleper
come assolviamo tale impegno.
Trattare ora o mai più.
Infine l’accenno ad un argomento
che non è poi così lontano
da quanto sopra, che si affacciato
a seguito degli incidenti sulle nevi
dell’ultimo lunghissimo inverno.
La stampa e i media... hanno
subito sollecitato indirettamente
il Parlamento a prendere provvedimenti
per la sicurezza e i
parlamentari sembravano voler
cominciare a porre delle regole, si
è parlato di patenti e/o permessi
solo per gli esperti, la creazione
di maestri di montagna e di accompagnamento,
la defi nizione di
situazioni in cui solo con una guida
si potrebbe andare in montagna,
ecc. Il C.A.I si è mosso tramite il
Presidente Generale invocando il
principio di libertà che non signifi
ca impunità ma rilevando che
certi principi se applicati potrebbero
impedirci anche di andare…
sull’Antola.
Last but not least un saluto
ed un ringraziamento proprio al
Presidente Annibale Salsa che tutti
avremmo voluto ancora al timone
del CAI ma che ha dovuto lasciare
per regolamento. È stato un grande
Presidente cui solo i problemi su accennati
hanno rubato gran parte del
tempo e dell’entusiasmo per riforme e migliorie che la sua Presidenza
avrebbe certamente messo in atto
oltre a tutte quelle realizzate, alle
idee e visioni innovative suggerite.
Grazie carissimo Annibale anche
per quanto hai fatto per noi di
Bolzaneto che si onora della tua
amicizia.
1) Come tutto il mondo dell’alpinismo
sa è mancato, dopo aver
compiuto cento anni, Riccardo
Cassin. Potrebbe bastare questo
per dedicargli un minuto di silenzio
come si fa negli stadi. La prima
volta che ci troviamo in montagna
dedichiamogli un minuto di rifl essione.
Ha rappresentato l’anello di
collegamento tra due epoche riuscendo
a primeggiare in entrambe.
Il prossimo Annuario gli dedicherà
una lunghissima… pagina.
2) La lunga gestazione di questo
Annuario, ci permette di portare a
conoscenza dei Soci quanto deciso
all’Assemblea Annuale dei Delegati,
a Riva del Garda. Con una votazione
quasi unanime è stata approvata la
proposta di aumento delle quote
sociali di ben 4 € di cui 1 € dovuto
all’aumento delle spese postali e 3
€ alla richiesta della nuova – ed unica
– Compagnia Assicurativa che ha
acconsentito di proseguire l’attuale
regime per gli iscritti nello svolgimento
di attività sociali, come già
dal 2009. Gli aumenti sono dovuti
allo straordinario numero di incidenti
dell’inverno scorso. Ci sarebbero cento
considerazioni da fare, ma nostro
compito è spiegare sinteticamente
a tutti le ragioni addotte dalla Sede
Centrale che ci ha pregato di ribadire
i vantaggi per tutti i Soci. Ma già
all’uscita dall’Assemblea di Riva era
emerso un dubbio: quanto peserà
un tale aumento sul corpo sociale,
ed in soldoni, quanti potrebbero
rinunciare a rinnovare la tessera?.
Pertanto le Sezioni di Genova, e spero
anche altre della Liguria, hanno
proposto di adottare una linea di
comportamento uniforme: proporremo
di trasferire solo in parte – per
il primo anno – quanto richiesto
sul costo del famigerato “bollino”.
L’uniformità deve dare a tutti l’idea
che l’aumento non è un capriccio
e sfavorire, almeno in questo caso,
trasferimenti per ragioni… economiche.
Con assorbimento di una parte
dell’aumento, a carico della Sezione,
dimostrare che stiamo facendo
quanto possibile… per tutti. Grazie.
Tra qualche giorno andremo in stampa: il ritardo purtroppo ci permette l’annuncio della
scomparsa del socio CLAUDIO CAMBIASO. Stava salendo il Muztagata nell’Himalaya cinese
montagna che assieme ad altri due soci ed amici avrebbe sceso con gli sci. Non sappiamo
con precisione come sia successo, ma non ci interessa saperlo. È mancato alzando una
tra mille carte coperte che la montagna stende sul tavolo verde dei suoi prati o su quello
scintillante dei suoi ghiacciai. Estrarne una è sempre un rischio. Ma se non scegli non vai in
montagna. Era certamente preparato ed aveva da poco salito l’Aconcagua. Era un “giovanissimo” di sessantaquattro anni, con circa cinquanta “4000” europei alle spalle e centinaia
di scialpinistiche, un pilastro ed un personaggio della nostra Sezione ma per molti di noi Claudio era un amico. Ne scriveremo, inevitabilmente, con il cuore gonfi o. Ciao, tuo Gabbe.
|
|