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ANNUARIO 2009
“Due Alessandri sulla Grivola”
Bella ma ardua una delle più signifi cative vette delle Alpi Occidentali
testo e foto di Alessandro Carenini

Uno sguardo alla Grivola
“L’ardua Grivola bella”,
come soleva descriverla il
Carducci, è riconoscibile da
ogni versante grazie al suo aspetto
piramidale e, non a caso, è considerata
una delle più belle e significative vette delle Alpi Occidentali.
Fu salita la prima volta da J.Ormsby
e R.Bruce con F.A.Dayné, Z.Cachat
e J.Tairraz il 23 Agosto 1859 e fu
percorsa anche in inverno dalla comitiva
Calcagno, Cerruti, Di Pietro,
Gogna e Machetto.
Adombrata da
un alone di pericolosità e definita
come una di quelle montagne che
si guardano da lontano e alle quali
pochi si avvicinano, negli anni si è
guadagnata in pieno gli appellativi
del Carducci e la fama di montagna
pericolosa, per via della lunghezza
del percorso e delle frequenti scariche
di pietre.
Con Alessandro abbiamo deciso
di effettuare questa splendida
ascensione, dal vivo sapore alpinistico,
un mercoledì d'inizio settembre.
Io non ho molta esperienza di
montagna: nonostante non mi sia
del tutto sconosciuto l’ambiente,
ho iniziato a prendere confidenza
con qualcosa che andasse oltre il
trekking da soli otto mesi, grazie
al corso di alpinismo frequentato
presso la Sezione del CAI ULE.
Al
di fuori del corso, all’attivo non ho
che alcune uscite con Alessandro
e poche altre assieme a compagni
occasionali. Ora, conscio delle difficoltà che si presenteranno per salire
questa montagna, proiettato verso
una dimensione nuova, alla ricerca
di sensazioni che arricchiscano la
mente e lo spirito, fisicamente allenato
e fortemente motivato, mi
sento pronto per affrontare questa
ascensione.
Partiti il giorno prima da Cretaz,
abbiamo percorso alcuni ripidi
sentieri del Parco Nazionale del
Gran Paradiso, attraversato due tra
i valloni più selvaggi della Valle di
Cogne, superando alcune caratteristiche
baite, le Les Ors Desot, sino a
raggiungere una delle zone glaciali
più elevate dell’intera valle, il Colle
del Pousset a quota 3198 m. Ai suoi
margini sorge il bacino che ospita,
in tutto il suo splendore, uno dei
rarissimi ghiacciai “sopravvissuti”
al di fuori delle grandi pareti nord.
Adagiato nella sua conca e protetto
dalla cerchia che va dalla Grivola
alle Punte Bianca, Nera e Rossa, e
alla Grivoletta, il Trajo risplende alla
luce del sole prossimo al tramonto.
La porta del bivacco Gratton si
spalanca sulla distesa di rocce rotte
con un leggero cigolìo: fuori è
ancora buio. Le luci di due frontali
piroettano allegramente, fendendo
l’oscurità: di lì a poco farà giorno.
L’aria è piuttosto frizzante; gettiamo
ancora uno sguardo alle calde
coperte del bivacco e, inalata una
profonda boccata d’aria, ci mettiamo
in marcia in direzione del
punto in cui ci caleremo lungo la
discesa attrezzata direttamente sul
ghiacciaio del Trajo.
L’attraversamento del ghiacciaio
avviene quasi in silenzio, concentrati
a individuare gli insidiosi crepacci.
L’effetto è di camminare su una lastra
di vetro: attorno a noi, ad ogni
passo, il ghiacciaio emette sinistri
scricchiolii. L’alba è giunta. Alle nostre
spalle una vista da fiaba, oltre
la distesa di ghiaccio, le vette della
Valle di Cogne ancora addormentate
e coperte dalla nebbia, mentre
davanti a noi si delinea, imponente
e ardita, la storica parete Sud-Est
della Grivola, meravigliosa sotto
i raggi del sole che la tingono di
rosso vermiglio.
Attacchiamo la parete decisi e,
immediatamente, ci sentiamo proiettati
in una dimensione alpinistica
d’altri tempi, da vero amarcord.
Saliamo con attenzione questa
parete di roccia rossastra e grigia
restando fuori dai canaloni per evitare
i pericoli di scariche improvvise.
Dopo circa 300 metri di arrampicata
sullo spigolo meridionale, su roccia
alquanto instabile, attraversiamo a
destra e risaliamo brevemente quello
settentrionale, sempre su roccia
pessima. Infine, dopo un’ulteriore
arrampicata su un tratto di parete in
cui la roccia era decisamente migliore,
cosa che ci ha regalato anche un
po’ di divertimento, raggiungiamo
la parte terminale e facile della cresta
NE che seguiremo fino in vetta.
Raggiunta la cima, il panorama che
si offre è a giro d’orizzonte.
La panoramica cornice racchiude
tutto il fascino delle cime del Gran
Paradiso, la Ceresole, la Testa di
Valnontey, la Becca di Gay, La Roccia
Viva e l’Herbetet. La giornata
serena e soleggiata ci ha regalato
il piacere di compiere questa salita
impegnativa in condizioni favorevoli
e godere appieno della bellezza
straordinaria di questo ambiente.
Le immagini migliori le abbiamo
impresse nell’anima e tuttora suscitano
in ognuno di noi una perla di
gioia mista ad un armonioso senso
di leggerezza.
In vetta si respira
un’aria di gioia e viva soddisfazione.
Lungo la via di discesa, per comodità,
abbiamo ripercorso la parete
Sud-Est, seguendo le rare tracce di
ometti e bolli gialli e l’arrivo alla
base della parete, sopra al ghiacciaio,
è stato logorante e faticoso.
Per distendere i nervi, ci siamo calati
sulla neve con una rilassante doppia
e, calzati nuovamente i ramponi, ci
siamo preparati psicologicamente
all’ultima fatica: il ritorno attraverso
il Trajo.
Giungere al Gratton è stato
un sollievo, stanchi ma soddisfatti
abbiamo coperto gli ultimi passi
sotto lo sguardo incuriosito di un
signore sulla sessantina che abbiamo
notato nei pressi del bivacco
intento ad osservare le montagne
col binocolo.
Mentre ci riposiamo e riponiamo
l’attrezzatura, il simpatico signore si
presenta come Adolfo, frequentatore
abitudinario del Gratton. “Ci
vengo da tredici anni” si confida “ è
la prima volta che scorgo qualcuno
di ritorno dalla Grivola” Vi ho visto
col binocolo mentre attraversavate
il ghiacciaio”…
Nasce spontanea
un’amichevole e cordiale chiacchierata
che fa spalancare gli occhi ad
Adolfo, quando scopre che entrambi
di nome portiamo Alessandro.
“Due Alessandri sulla Grivola”
esclama sorridendo soddisfatto e,
quando gli raccontiamo che uno di
noi è il promesso cognato dell’altro,
quasi si commuove e ci chiede di
fare una foto di gruppo tutti e tre
assieme. La nostra soddisfazione ha
raggiunto l’apice!
Salutato l’arzillo Adolfo, sotto
il suo sguardo pieno di ammirazione,
ci siamo avviati nuovamente
attraverso le splendide e silenziose
vallate con i passi che avanzavano
morbidi e affaticati, verso Cretaz,
1700 metri più in basso.
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