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ANNUARIO 2009

L’identità del Club Alpino Italiano
Chi siamo, cosa facciamo, quali scopi perseguiamo
di Piero Bordo




Spiro Dalla Porta Xydias tra Gargioni e Bordo (foto archivio Bordo)


L’identità di un’associazione si deduce dai suoi documenti costitutivi ed amministrativi, ossia le leggi dello stato che la riguardano direttamente, lo statuto ed il regolamento generale.
Assetto giuridico - Il CAI è un’associazione riconosciuta con leggi dello stato. Il combinato legislativo della Legge 26-01-1963 n 91, con modifi che apportate dalla L. 24-12- 85 n 776 e dalla L. 02-01-89 n 6, và sotto il nome di Riordinamento del Club Alpino Italiano. L’importanza della legge si può riassumere nei seguenti propositi assegnati al nostro club: apertura verso la società degli obiettivi del CAI; realizzazione e gestione dei rifugi; tracciamento, realizzazione e manutenzione di sentieri, opere alpine e attrezzature alpinistiche; formazione ad ampio raggio di azione; promozione di studi e ricerche; gestione del Soccorso alpino e speleologico. Passiamo quindi al nostro Statuto e precisamente all’articolo 1 Costituzione e finalità, che recita: Il Club alpino italiano (C.A.I.), fondato in Torino nell’anno 1863 per iniziativa di Quintino Sella, libera associazione nazionale, ha per iscopo l’alpinismo in ogni sua manifestazione, la conoscenza e lo studio delle montagne, specialmente di quelle italiane, e la difesa del loro ambiente naturale. Espongo di seguito alcuni fatti e considerazioni relativi alle parole chiave messe in corsivo.

Alpino - Verso la metà degli anni ‘80 del secolo appena trascorso, mi sono recato a Santa Margherita Ligure per ritirare dall’ente Parco del Monte di Portofi no un consistente numero di cartine che erano state messe a disposizione del CAI Bolzaneto. Nel consegnarmi il materiale, il Direttore del Parco tenne a sottolineare come loro fossero sempre attenti a collaborare con le iniziative promosse dagli alpini. Rimasi di sasso e non ebbi il coraggio di correggere l’autorevole interlocutore. Nel giugno 2005 durante la cerimonia annuale di conferimento dei premi dell’associazione culturale genovese “A Compagna”, di cui sono Consultore, avvenuta nell’aula consigliare della Regione Liguria, nell’enunciazione dei presenti, io sono stato indicato quale rappresentante degli alpini. Naturalmente ero nell’impossibilità di precisare. Se a tali livelli c’è confusione, è pensabile che anche tra la gente comune ci possa essere questo scambio d’identità associativa tra il Club alpino italiano (CAI) e l’Associazione Nazionale Alpini (ANA). Penso che chi tra di voi svolga relazioni pubbliche per il CAI, lo possa testimoniare. L’ultimo caso che voglio riportare è accaduto nel 2008, ai funerali di un amico e consocio. Durante l’omelia il celebrante ha ringraziato gli alpini per essere stati vicino al caro estinto ed alla sua famiglia e per essere intervenuti numerosi alle sue esequie. Al termine della funzione, per altri motivi, mi sono incontrato col sacerdote ed ho così avuto l’opportunità di spiegargli nel dettaglio la differenza tra alpini ed alpinisti e tra CAI ed ANA, che di seguito riassumo. Il termine “alpino” è sostantivo solo quando è attribuito al militare delle truppe alpine italiane, mentre in tutti gli altri casi è aggettivo e significa “delle Alpi” e per estensione “dell’alta montagna”. Quindi l’ANA è un’associazione d’arma che in particolare unisce volontariamente gli alpini in congedo, ma non solo, mentre il CAI è una libera associazione che raccoglie tutti gli amanti della montagna i quali vengono chiamati, per estensione, alpinisti e non alpini. È bene comunque precisare che tanti alpinisti hanno prestato il servizio militare negli alpini e che sono tanti gli alpini che dopo il militare si sono iscritti al CAI. Le due associazioni sono consorelle, unite da valori di sodalità, solidarietà e rispetto dell’ambiente montano sia naturale che antropico, ma non solo. In Val Polcevera il CAI ha una Sezione a Bolzaneto, una Sezione a Sampierdarena ed una Sottosezione a Cornigliano, mentre l’ANA è rappresentata dai seguenti Gruppi: Alta Val Polcevera (Pontedecimo), Bolzaneto, Casanova di Sant’Olcese, Cornigliano, Rivarolo, Sant’Olcese, Sampierdarena, Serra Riccò, Val Verde (Comuni di Campomorone e Ceranesi). Del vicino oltre giogo ricorderò i Gruppi: Busalla, Castello della Pietra (Vobbia), Crocefi eschi, Isola del Cantone, Montoggio, Ronco Scrivia, Savignone, Valbrevenna e Val Brugneto. Tutti i Gruppi citati appartengono alla Sezione ANA di Genova. Al CAI possono associarsi tutti i cittadini che ne condividono gli obiettivi e ne apprezzano i valori. All’ANA possono associarsi gli alpini in congedo ed i militari in servizio. Esistono poi gli “amici degli alpini” che sono iscritti all’Associazione come soci aggregati attraverso i vari Gruppi.


Riccardo Cassin riceve da Bordo la maglietta dell’AG (foto S. Basciu)


Libera associazione Il nostro piacere di andare in montagna è una libera scelta. Il CAI è una realtà aconfessionale e apartitica. Cioè non è legata ad una religione e nemmeno ad un partito. È sbagliato dire che è apolitica, perché la parola “politica” ha un signifi cato alto. Infatti, l’obiettivo della politica è “la partecipazione alla realizzazione del bene comune, perseguendo la tolleranza, il rispetto della dignità della persona, la giustizia, anche attraverso l’impegno per garantire un mondo migliore, in pace”. La politica dovrebbe essere l’arte di far vedere a tutti la giustizia, di dire qual è la cosa giusta. Credo l’abbia detto Socrate. Invece lo scopo dei partiti è la conquista e poi l’esercizio del potere politico. Diceva Albert Einstein: “La libertà è la consapevolezza razionale dei vincoli”. La nostra è una libera associazione senza vincoli e coercizioni se non quelli della Legge. Il nostro piacere di andare in montagna è una libera scelta. «Nel nostro sodalizio i soci accettano liberamente di fare volontariato e sono volontari al servizio dei valori che il CAI ha e trasmette », pensiero di Annibale Salsa. Importante è l’intensità con cui si fa volontariato, ossia se è o non è una scelta di vita. Occorre recuperare l’altruismo non per oblatività (ossia per aver maturato psichicamente ed affettivamente la capacità di dare o amare senza la previsione di venir contraccambiato), quanto per la consapevolezza interiorizzata che oltre alla logica dell’interesse egoistico ci sono altre forme di razionalità. Quella del dono ad esempio, quella della reciprocità: idee importanti che sanno dare un senso alla vita. Il 17 novembre1998 sono stato relatore dell’Aggiornamento degli Istruttori e degli Accompagnatori della Sezione Ligure di Genova sul Volontariato. Queste che seguono sono le conclusioni del mio intervento e dell’articolo pubblicato sul numero di marzo 1999 della Rivista della Sezione Ligure. «Molte realtà sia religiose che laiche, utilizzano la forte simbologia del “camminiamo insieme” per sottolineare la volontà di perseguire obiettivi comuni. Noi che non solo allegoricamente, ma anche concretamente camminiamo assieme, accomunati dalla passione per la montagna, dobbiamo far nostri gli insegnamenti del fraterno procedere. Per una corretta convivenza umana, adottiamo un codice di comportamento che privilegi il disinteresse personale, la lealtà nei rapporti, il rispetto della dignità degli altri, il senso di giustizia, il rifi uto della calunnia come strumento di lotta, la forza di assumere come proprie le necessità del prossimo. Perché camminare insieme non è solo questione di scopi comuni, ma anche di condivisione dell’itinerario da percorrere, di amichevole sollecitudine, di paziente ed umile collaborazione, di cordiale disposizione al confronto, di stima reciproca e di fraterno amore».

L’alpinismo in ogni sua manifestazione - La frase “alpinismo in ogni sua manifestazione” sta ad indicare che per alpinismo si intende la frequentazione della montagna, non solo scalando ed arrampicando su roccia, neve e ghiaccio, ma altresì salendo con gli sci o effettuando le escursioni a piedi ed anche le discese in grotta. Tutte le persone che con passione frequentano la montagna possono quindi sentirsi e defi nirsi alpinisti. L’iniziativa di Alpinismo giovanile organizzata dal CAI per i ragazzi dai sei ai diciotto anni di età, deve essere intesa come un’attività svolta nell’ambiente montano con priorità per le escursioni, ma che a buon diritto può chiamarsi Alpinismo giovanile. “Tutto quello che si fa per la montagna è alpinismo”. Riccardo Cassin (Lo Scarpone 1-99 pag. 14). L’alpinismo del CAI è quindi, soprattutto, un modo di essere, la condizione di chi frequenta la montagna ricavandone piacere; non solo un’attività sportiva, magari di altissimo livello, ovviamente non agonistica. Sport: termine inglese che defi niva, in origine, l’azione fi sica all’aria aperta. Recentemente, per meglio individuare quanto fatto da arrampicatori, scalatori e scialpinisti qualcuno ha coniato la defi nizione: “alpinismo puro”, mentre per coloro che si spingono oltre i limiti medi del concetto di sicurezza, si parla di attività estrema o no limits. L’alpinismo è anche un fatto culturale al quale ci si deve avvicinare con umiltà, conoscendo bene sia il teatro della nostra attività, sia le esperienze fatte da chi ci ha preceduto, che costituiscono la storia dell’alpinismo. L’andar per monti, con forti motivazioni eticopedagogiche, è la scelta fondamentale del sodalizio. “Le nostre esperienze – una parola forse inesatta per descrivere il vissuto, il sentito, il pensato, il ricordato e anche il dimenticato e il desiderato – non esistono fi no a che non siamo capaci di dirle”. L’Accompagnatore-Istruttore è doppiamente fortunato perché insegnare è due volte imparare. «L’alpinismo è una scuola di energia e di disciplina» Adolf Hess. “L’alpinista riposa per faticare, fatica per riposare, rischia la pelle per salvarla, salva la pelle per rischiarla” Anonimo. Gli alpinisti (spesso mossi da ambizione e da orgoglio), inseguendo l’antico spirito di avventura, di libertà e di solitudine, si possono suddividere in base al loro desiderio di sentirsi vivere e valere, in chi ricerca il piacere fi sico (edonistico), oppure quello spirituale-estetico attraverso: il silenzio, il culto dell’azione, la gioia della scoperta, il bisogno di sentirsi qualcuno, il piacere di far parte dell’immenso, come quando avvertono, ad esempio, che la bellezza del cielo vince la tristezza che può infondere un tramonto.


La cartolina di Julius Kugy
«Nei miei intenti, questo scritto (Metafi sica della Montagna – N.d.A.) dovrebbe… offrire la spiegazione del perché, contro ogni apparenza logica, l’uomo sopporta rischi e fatica al solo scopo di raggiungere una cima. Spiegare specialmente che l’ascensione non è né passatempo, né semplice divertimento. Ma pur contenendo questi ed altri sentimenti, risponde anzitutto ad un impulso intimo ed innato dell’essere umano, che lo fa ricercare l’elevazione e – contro la tendenza comune – anteporre l’esigenza dello spirito a quella del corpo e della materia» Spiro Dalla Porta Xydias. «La base dell’alpinismo deve essere sempre il puro amore della natura e dei monti, un’intima penetrazione nella loro essenza, nella loro anima…» Julius Kugy. Quando i bisogni diventano superiori all’offerta, l’uomo si inoltra in terreno ignoto e diventa esploratore. L’Avventura è una dimensione dell’alpinismo. L’esplorazione con intenti non solo di conoscenza, ma anche di divulgazione delle scoperte è un’avventura intellettuale. Se si riesce a mettere da parte la paura e ad affrontare l’avventura, quando si raggiunge la mèta ci si sente il cuore gonfi o di esaltazione e di gioia. Chi si arrende e vede sul cammino solo ostacoli, si preclude questo piacere. La ricerca dell’avventura, di quel limite sottile fra quello che si sa fare e quello che si potrebbe fare, è il messaggio positivo che si augura all’alpinista di riuscire sempre a trovare per trasmetterlo all’atleta che è in lui, in un’osmosi costruttiva di crescita. «L’uomo è il frutto della sua avventura, che nasce dalla curiosità» dice Walter Bonatti. “L’avventura dell’ignoto che abbiamo dentro di noi, un luogo immaginario e fantastico che può far vivere emozioni straordinarie anche dentro le mura di casa”. “Il mondo geografi co è ormai tutto esplorato, ma l’universo infinito che ci portiamo dentro non riusciremo mai a percorrerlo completamente; è questa la grande avventura di ogni uomo”.

La Conoscenza - La Conoscenza è un valore centrale del nostro “sapere montano”, compenetrato di esperienza vissuta sul campo con sensibilità culturale. Ma dei valori ci occuperemo prossimamente.




pagina aggiornata il 08/10/2010
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