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L’identità del Club Alpino Italiano
Chi siamo, cosa facciamo, quali scopi perseguiamo
di Piero Bordo

Spiro Dalla Porta Xydias tra Gargioni e Bordo (foto archivio Bordo)
L’identità di un’associazione
si deduce dai suoi documenti
costitutivi ed amministrativi,
ossia le leggi dello stato che la riguardano
direttamente, lo statuto
ed il regolamento generale.
Assetto giuridico - Il CAI è un’associazione
riconosciuta con leggi
dello stato. Il combinato legislativo
della Legge 26-01-1963 n 91, con
modifi che apportate dalla L. 24-12-
85 n 776 e dalla L. 02-01-89 n 6, và
sotto il nome di Riordinamento del
Club Alpino Italiano. L’importanza
della legge si può riassumere nei
seguenti propositi assegnati al nostro
club: apertura verso la società
degli obiettivi del CAI; realizzazione
e gestione dei rifugi; tracciamento,
realizzazione e manutenzione di
sentieri, opere alpine e attrezzature
alpinistiche; formazione ad ampio
raggio di azione; promozione di
studi e ricerche; gestione del Soccorso
alpino e speleologico. Passiamo
quindi al nostro Statuto e precisamente
all’articolo 1 Costituzione e
finalità, che recita: Il Club alpino italiano (C.A.I.), fondato in Torino
nell’anno 1863 per iniziativa di
Quintino Sella, libera associazione nazionale, ha per iscopo l’alpinismo
in ogni sua manifestazione, la conoscenza e lo studio delle montagne,
specialmente di quelle italiane, e la
difesa del loro ambiente naturale.
Espongo di seguito alcuni fatti
e considerazioni relativi alle parole
chiave messe in corsivo.
Alpino - Verso la metà degli anni
‘80 del secolo appena trascorso, mi
sono recato a Santa Margherita
Ligure per ritirare dall’ente Parco
del Monte di Portofi no un consistente
numero di cartine che erano
state messe a disposizione del CAI
Bolzaneto. Nel consegnarmi il materiale,
il Direttore del Parco tenne
a sottolineare come loro fossero
sempre attenti a collaborare con le
iniziative promosse dagli alpini. Rimasi
di sasso e non ebbi il coraggio di correggere l’autorevole interlocutore.
Nel giugno 2005 durante la
cerimonia annuale di conferimento
dei premi dell’associazione culturale
genovese “A Compagna”, di cui
sono Consultore, avvenuta nell’aula
consigliare della Regione Liguria,
nell’enunciazione dei presenti, io
sono stato indicato quale rappresentante
degli alpini. Naturalmente
ero nell’impossibilità di precisare.
Se a tali livelli c’è confusione, è
pensabile che anche tra la gente
comune ci possa essere questo scambio
d’identità associativa tra il Club
alpino italiano (CAI) e l’Associazione
Nazionale Alpini (ANA). Penso che
chi tra di voi svolga relazioni pubbliche
per il CAI, lo possa testimoniare.
L’ultimo caso che voglio riportare
è accaduto nel 2008, ai funerali
di un amico e consocio. Durante
l’omelia il celebrante ha ringraziato
gli alpini per essere stati vicino al
caro estinto ed alla sua famiglia
e per essere intervenuti numerosi
alle sue esequie. Al termine della
funzione, per altri motivi, mi sono
incontrato col sacerdote ed ho così avuto l’opportunità di spiegargli nel
dettaglio la differenza tra alpini ed
alpinisti e tra CAI ed ANA, che di
seguito riassumo.
Il termine “alpino” è sostantivo
solo quando è attribuito al militare
delle truppe alpine italiane, mentre
in tutti gli altri casi è aggettivo e significa “delle Alpi” e per estensione
“dell’alta montagna”. Quindi l’ANA
è un’associazione d’arma che in
particolare unisce volontariamente
gli alpini in congedo, ma non solo,
mentre il CAI è una libera associazione
che raccoglie tutti gli amanti
della montagna i quali vengono
chiamati, per estensione, alpinisti
e non alpini. È bene comunque
precisare che tanti alpinisti hanno
prestato il servizio militare negli
alpini e che sono tanti gli alpini che
dopo il militare si sono iscritti al CAI.
Le due associazioni sono consorelle,
unite da valori di sodalità, solidarietà
e rispetto dell’ambiente montano
sia naturale che antropico, ma non
solo. In Val Polcevera il CAI ha una
Sezione a Bolzaneto, una Sezione a
Sampierdarena ed una Sottosezione a Cornigliano, mentre l’ANA è
rappresentata dai seguenti Gruppi:
Alta Val Polcevera (Pontedecimo),
Bolzaneto, Casanova di Sant’Olcese,
Cornigliano, Rivarolo, Sant’Olcese,
Sampierdarena, Serra Riccò, Val
Verde (Comuni di Campomorone
e Ceranesi). Del vicino oltre giogo
ricorderò i Gruppi: Busalla, Castello
della Pietra (Vobbia), Crocefi eschi,
Isola del Cantone, Montoggio, Ronco
Scrivia, Savignone, Valbrevenna
e Val Brugneto. Tutti i Gruppi citati
appartengono alla Sezione ANA di
Genova. Al CAI possono associarsi
tutti i cittadini che ne condividono
gli obiettivi e ne apprezzano i
valori. All’ANA possono associarsi
gli alpini in congedo ed i militari
in servizio. Esistono poi gli “amici
degli alpini” che sono iscritti all’Associazione
come soci aggregati
attraverso i vari Gruppi.

Riccardo Cassin riceve da Bordo la maglietta dell’AG (foto S. Basciu)
Libera associazione Il nostro
piacere di andare in montagna è
una libera scelta. Il CAI è una realtà
aconfessionale e apartitica. Cioè
non è legata ad una religione e
nemmeno ad un partito. È sbagliato
dire che è apolitica, perché la parola
“politica” ha un signifi cato alto.
Infatti, l’obiettivo della politica è “la
partecipazione alla realizzazione
del bene comune, perseguendo la
tolleranza, il rispetto della dignità
della persona, la giustizia, anche
attraverso l’impegno per garantire
un mondo migliore, in pace”. La
politica dovrebbe essere l’arte di
far vedere a tutti la giustizia, di
dire qual è la cosa giusta. Credo
l’abbia detto Socrate. Invece lo
scopo dei partiti è la conquista e
poi l’esercizio del potere politico.
Diceva Albert Einstein: “La libertà
è la consapevolezza razionale dei
vincoli”. La nostra è una libera associazione
senza vincoli e coercizioni
se non quelli della Legge. Il nostro
piacere di andare in montagna è
una libera scelta. «Nel nostro sodalizio
i soci accettano liberamente di
fare volontariato e sono volontari al
servizio dei valori che il CAI ha e trasmette
», pensiero di Annibale Salsa.
Importante è l’intensità con cui
si fa volontariato, ossia se è o non
è una scelta di vita. Occorre recuperare
l’altruismo non per oblatività
(ossia per aver maturato psichicamente
ed affettivamente la capacità
di dare o amare senza la previsione
di venir contraccambiato), quanto
per la consapevolezza interiorizzata
che oltre alla logica dell’interesse
egoistico ci sono altre forme di
razionalità. Quella del dono ad esempio, quella della reciprocità:
idee importanti che sanno dare un
senso alla vita. Il 17 novembre1998
sono stato relatore dell’Aggiornamento
degli Istruttori e degli Accompagnatori
della Sezione Ligure
di Genova sul Volontariato. Queste
che seguono sono le conclusioni del
mio intervento e dell’articolo pubblicato
sul numero di marzo 1999
della Rivista della Sezione Ligure.
«Molte realtà sia religiose che
laiche, utilizzano la forte simbologia
del “camminiamo insieme” per
sottolineare la volontà di perseguire
obiettivi comuni. Noi che non solo
allegoricamente, ma anche concretamente
camminiamo assieme,
accomunati dalla passione per la
montagna, dobbiamo far nostri gli
insegnamenti del fraterno procedere.
Per una corretta convivenza
umana, adottiamo un codice di
comportamento che privilegi il
disinteresse personale, la lealtà nei
rapporti, il rispetto della dignità
degli altri, il senso di giustizia, il rifi
uto della calunnia come strumento
di lotta, la forza di assumere come
proprie le necessità del prossimo.
Perché camminare insieme non è
solo questione di scopi comuni, ma
anche di condivisione dell’itinerario
da percorrere, di amichevole sollecitudine,
di paziente ed umile collaborazione,
di cordiale disposizione
al confronto, di stima reciproca e di
fraterno amore».
L’alpinismo in ogni sua manifestazione - La frase “alpinismo
in ogni sua manifestazione” sta
ad indicare che per alpinismo si
intende la frequentazione della
montagna, non solo scalando ed
arrampicando su roccia, neve e
ghiaccio, ma altresì salendo con
gli sci o effettuando le escursioni a
piedi ed anche le discese in grotta.
Tutte le persone che con passione
frequentano la montagna possono
quindi sentirsi e defi nirsi alpinisti.
L’iniziativa di Alpinismo giovanile
organizzata dal CAI per i ragazzi
dai sei ai diciotto anni di età, deve
essere intesa come un’attività svolta
nell’ambiente montano con priorità
per le escursioni, ma che a buon
diritto può chiamarsi Alpinismo
giovanile.
“Tutto quello che si fa per la
montagna è alpinismo”. Riccardo
Cassin (Lo Scarpone 1-99 pag.
14). L’alpinismo del CAI è quindi,
soprattutto, un modo di essere,
la condizione di chi frequenta la
montagna ricavandone piacere;
non solo un’attività sportiva, magari
di altissimo livello, ovviamente non agonistica. Sport: termine inglese
che defi niva, in origine, l’azione
fi sica all’aria aperta. Recentemente,
per meglio individuare quanto
fatto da arrampicatori, scalatori
e scialpinisti qualcuno ha coniato
la defi nizione: “alpinismo puro”,
mentre per coloro che si spingono
oltre i limiti medi del concetto di
sicurezza, si parla di attività estrema
o no limits. L’alpinismo è anche un
fatto culturale al quale ci si deve
avvicinare con umiltà, conoscendo
bene sia il teatro della nostra attività,
sia le esperienze fatte da chi
ci ha preceduto, che costituiscono
la storia dell’alpinismo. L’andar per
monti, con forti motivazioni eticopedagogiche,
è la scelta fondamentale
del sodalizio. “Le nostre esperienze
– una parola forse inesatta
per descrivere il vissuto, il sentito,
il pensato, il ricordato e anche il dimenticato
e il desiderato – non esistono
fi no a che non siamo capaci di
dirle”. L’Accompagnatore-Istruttore
è doppiamente fortunato perché
insegnare è due volte imparare.
«L’alpinismo è una scuola di
energia e di disciplina» Adolf Hess.
“L’alpinista riposa per faticare,
fatica per riposare, rischia la pelle
per salvarla, salva la pelle per
rischiarla” Anonimo. Gli alpinisti
(spesso mossi da ambizione e da
orgoglio), inseguendo l’antico
spirito di avventura, di libertà e di
solitudine, si possono suddividere
in base al loro desiderio di sentirsi
vivere e valere, in chi ricerca il
piacere fi sico (edonistico), oppure
quello spirituale-estetico attraverso:
il silenzio, il culto dell’azione, la
gioia della scoperta, il bisogno di
sentirsi qualcuno, il piacere di far
parte dell’immenso, come quando
avvertono, ad esempio, che la bellezza
del cielo vince la tristezza che
può infondere un tramonto.
La cartolina di Julius Kugy
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«Nei miei intenti, questo
scritto (Metafi sica della Montagna
– N.d.A.) dovrebbe…
offrire la spiegazione del
perché, contro ogni apparenza
logica, l’uomo sopporta
rischi e fatica al solo scopo
di raggiungere una cima.
Spiegare specialmente che
l’ascensione non è né passatempo,
né semplice divertimento.
Ma pur contenendo
questi ed altri sentimenti,
risponde anzitutto ad un
impulso intimo ed innato
dell’essere umano, che lo
fa ricercare l’elevazione e –
contro la tendenza comune
– anteporre l’esigenza dello
spirito a quella del corpo e
della materia» Spiro Dalla
Porta Xydias.
«La base dell’alpinismo
deve essere sempre il puro
amore della natura e dei
monti, un’intima penetrazione
nella loro essenza, nella
loro anima…» Julius Kugy.
Quando i bisogni diventano
superiori all’offerta, l’uomo si
inoltra in terreno ignoto e diventa
esploratore. L’Avventura è
una dimensione dell’alpinismo.
L’esplorazione con intenti non solo
di conoscenza, ma anche di divulgazione
delle scoperte è un’avventura
intellettuale. Se si riesce
a mettere da parte la paura e ad
affrontare l’avventura, quando si
raggiunge la mèta ci si sente il cuore
gonfi o di esaltazione e di gioia.
Chi si arrende e vede sul cammino
solo ostacoli, si preclude questo
piacere. La ricerca dell’avventura,
di quel limite sottile fra quello che
si sa fare e quello che si potrebbe
fare, è il messaggio positivo che
si augura all’alpinista di riuscire
sempre a trovare per trasmetterlo all’atleta che è in lui, in un’osmosi
costruttiva di crescita. «L’uomo è
il frutto della sua avventura, che
nasce dalla curiosità» dice Walter
Bonatti. “L’avventura dell’ignoto
che abbiamo dentro di noi, un
luogo immaginario e fantastico
che può far vivere emozioni straordinarie
anche dentro le mura
di casa”. “Il mondo geografi co è
ormai tutto esplorato, ma l’universo
infinito che ci portiamo dentro
non riusciremo mai a percorrerlo
completamente; è questa la grande
avventura di ogni uomo”.
La Conoscenza - La Conoscenza
è un valore centrale del nostro
“sapere montano”, compenetrato
di esperienza vissuta sul campo con
sensibilità culturale. Ma dei valori ci
occuperemo prossimamente.
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