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ANNUARIO 2009
L’ingrediente base? Quel “lievito” che...
Considerazioni di un’allieva sul 18° corso di escursionismo avanzato
Testo e foto di Paola Bellotti

Il canale delle Scaglie
Domenica 24 maggio 2009, ore 11.00 (circa). Mongioie, m 2630. Ultima uscita del 18° corso di escursionismo avanzato. Fa davvero caldo, è un assaggio d’estate. Grazie al bel tempo si vede bene la “strada” che abbiamo percorso e quella che andremo a proseguire.
Che soddisfazione! Per la vetta raggiunta, tutti insieme; per aver messo all’opera quanto imparato durante le lezioni teoriche e le altre uscite (va beh, i ramponi all’inizio li ho legati male e ci è voluto un po’ per prendere confidenza con la piccozza… ma appunto per questo al momento sono sollevata e un po’ orgogliosa come è giusto che sia alla
fi ne di ogni impresa!).
Soddisfazione e piacere, piacere per la bella compagnia. Ho ancora fresche nelle orecchie le risate di ieri sera al rifugio. Si ride solo quando si sta bene e si è a proprio agio (o quando il tasso alcolico è elevato, ma per fortuna non è il nostro caso!) e il clima gioioso (perdonate il termine un po’ “scout”) è stato una costante di tutti i nostri incontri. L’umanità che si è incontrata al corso è ovviamente variegata, per età, per interessi, per caratteri diversi, ma l’amalgama che ne è uscita alla fine ha funzionato. Ognuno, volente o nolente, ha portato qualcosa di sé (qui i miei compagni di corso e gli istruttori potranno divertirsi ad associare i nomi): la serietà e la puntualità, la disponibilità e la prontezza nel sostenere gli altri, il ritardo cronico ad ogni appuntamento, la battuta sempre pronta, l’allegria, il silenzio, la dolcezza(e qui parlo proprio di dolci, presenti ad allietare ogni incontro in sede), la severità, la competenza, la capacità di affi darsi, e perché no, la paura.
E per fi nire in bellezza questi due giorni in Valle Tanaro. Condizioni atmosferiche dalla nostra parte, siamo arrivati al rifugio sotto un cielo limpidissimo. Tempo di rifocillarci e visita guidata dal gestore del rifugio alla Grotta delle Vene. Esperienza
davvero interessante e ancor più divertente. Arrivati in fondo alla grotta abbiamo spento tutte le luci… mai “visto” un buio più buio, una sensazione ed emozione strana. Poi cena, qualche chiacchiera e… nanna.
Questa mattina siamo partiti sempre sotto il sole che non ci ha mai abbandonato e, con più o meno fatica, siamo arrivati qui. La neve sul percorso ci ha dato la possibilità di sperimentare l’utilizzo delle attrezzature finora usate solo durante l’esercitazione, e ora ci godiamo la vetta. Ma ecco che tutti si stanno rimettendo i ramponi, inizia la via del ritorno e bisogna concentrarsi perché, come ci hanno ripetuto allo sfi nimento, l’escursione finisce soltanto quando ci si toglie lo zaino
una volta raggiunte le auto!

Tornando verso il Rif. Mongioie
Mi è stato chiesto di scrivere qualcosa sul corso di escursionismo che ho frequentato “l’anno
sociale” scorso, e, accettando la proposta con entusiasmo, mi è sembrato naturale partire da uno dei momenti più signifi cativi, quello dell’uscita di due giorni al Mongioie. In precedenza, durante l’anno, ci eravamo cimentati su Punta Martin per la cresta Federici; in un’estenuante, fredda e bagnatissima esercitazione su neve alle
pendici del monte Carmo; in un orientamento sul monte Figne e in due ferrate (Caprie in Bassa Val di Susa e la ferrata “degli artisti” a Finale). Il tutto ovviamente preceduto dalle lezioni teoriche in sede (nodi e manovre di corda, orientamento,
meteorologia, flora e fauna e altro ancora…). Mi sembra di non aver tralasciato nulla, ho parlato di tutte le cose più importanti: uscite, lezioni teoriche, compagni di corso, sensazioni… Ma non ho ancora citato l’ingrediente base, il “lievito” che ci ha fatto respirare un clima, oltre che imparare delle tecniche, che ci ha fatto assaporare l’amore e il rispetto per la montagna, oltre che acquisire buone prassi per scalarla: parlo della disponibilità e grande umanità degli istruttori, ognuno con le proprie caratteristiche e qualità. La capacità, la competenza e la serietà me le aspettavo, anzi le pretendevo! Ma tutto il resto è stato un di più, inatteso e gradito. La sensazione è stata, credo di poter parlare per tutti, quella di entrare non in un “Club” ma in una casa, dove l’accoglienza viene prima di tutto e, quando alla fine ci si saluta, si rimane amici, con la speranza di lasciare la porta aperta.
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