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ANNUARIO 2009


Matteo Campia, testimone di nozze sull’Argentera
Il ricordo di una salita con l’Accademico e Socio onorario del CAI
Francesco Bagnasco e Martina Gazzo
foto archivio Bagnasco





Campia è il primo a destra

L’articolo pubblicato su Lo Scarpone di ottobre 2009 dal titolo “Matteo, campione di modestia”, stilato dalla prestigiosa penna di Spiro Dalla Porta Xydias, in ricordo dell’Accademico e Socio onorario del CAI Matteo Campia, scomparso all’età di 98 anni, mi ha fatto compiere un tuffo nel passato lungo quarantacinque anni quando, per un caso fortuito, ebbi il privilegio di salire sulla Cima Nord dell’Argentera con il grande alpinista. Per ritrovare quel giorno occorre sfogliare a ritroso il calendario fino all’ultimo lunedì di luglio (o forse il primo di agosto?) del 1965. Con mia moglie Martina e i nostri amici Giulio e Mariateresa Caluzzi (del CAI-ULE), dopo adeguato allenamento, con lunghe scarpinate sul nostro Appennino ed alcune ascensioni sulle Alpi Liguri, decidemmo di tentare la salita alla Cima Nord dell’Argentera, ovviamente per la via normale. In realtà fu un “ritentare” perché, una domenica di quattro o cinque settimane prima, avevamo rinunciato all’impresa poco dopo il Passaggio del Porco, come la maggior parte degli alpinisti in quel giorno, per la troppa neve.

Il racconto
Questa volta abbiamo scelto il lunedì nella speranza di evitare il consueto affollamento domenicale. Partiamo da Genova che sta piovendo. Confidiamo nella buona sorte e non abbiamo nozione di come evolverà il tempo (non avevamo ancora il televisore e, comunque, allora le previsioni meteo erano piuttosto generiche e i bollettini radio rari). A Sant’Anna di Valdieri ci fermiamo per ritirare le chiavi del Rifugio Morelli e veniamo rassicurati che lassù c’è già una persona che si fermerà per la notte. A Terme pioviggina ancora ma, mentre ci prepariamo per salire al rifugio, una fettuccia di azzurro che compare a Nord Ovest ci fa ben sperare. Sul mezzogiorno il tempo volge decisamente al bello e la nostra speranza diventa certezza. Salendo contempliamo lo splendido paesaggio alpino e ci scambiamo il rituale saluto con gli escursionisti che in numerosa teoria scendono a Terme.

Giungiamo al Morelli, dove troviamo ormai un solo alpinista indaffarato a rassettare il rifugio. Ci saluta cordialmente qualificandosi come sacerdote, ci prepara del the, e ci informa di essere in attesa di alcuni amici cuneesi. Più tardi verremo a sapere che è insegnante al Seminario di Cuneo, che è veneto (lo rivelano anche l’accento e il nome che però non ricordiamo più) e che è un forte alpinista frequentatore dell’Argentera. Mentre ceniamo, e fino a buio inoltrato, giungono, infatti, alla spicciolata, due donne e tre uomini che, oltre allo zaino, portano inconsueti “bagagli a mano”. Tra loro c’è un signore che ci viene presentato come ispettore dei rifugi della zona. Valutiamo che sia oltre la cinquantina e, a noi che siamo – poco più o poco meno – trentenni, ci sembra già piuttosto anziano È Matteo Campia. Non ne conosciamo ancora la statura alpinistica ma abbiamo sentore che si tratti di persona esperta e importante sotto il profilo alpinistico: ha modi cortesi ed affabili e ci fa sentire subito a nostro agio.

Ben presto entriamo in sintonia con tutti gli altri e, complici anche i canti di montagna, trascorriamo una piacevole serata. Quando esprimiamo l’intenzione di salire sulla Nord, e raccontiamo il tentativo di poco tempo prima, Campia ci propone di salire con loro: a noi non par vero! L’indomani mattina, con tempo splendido, lasciamo il rifugio con nei cuori la certezza che, in tale compagnia, riusciremo finalmente a realizzare il nostro sogno. Teniamo onorevolmente il loro passo. Non sappiamo se ciò dipenda dalla loro cortesia nei confronti delle nostre donne o, anche, dal fatto che lo zaino di alcuni di loro è voluminoso e sembra essere piuttosto pesante. Giunti nella parte alta dell’Altopiano del Baus ci fermiamo per una sosta un po’ più lunga e per uno spuntino ristoratore.


Campia è il primo a destra

A questo punto ci viene rivelato che in vetta ci sarà una sorpresa. Data la presenza del sacerdote, non ci sembra difficile indovinare: “In vetta ci sarà la Santa Messa”. Il sacerdote conferma ma aggiunge che la sorpresa vera sarà la celebrazione del matrimonio dei due più giovani della compagnia. Stupore e gioia pervadono i nostri cuori e siamo grati al caso che ci procura un tale privilegio. Testimoni di nozze saranno Campia e l’altro giovane amico, presente con la moglie. A questo punto Campia ci riserva un’altra sorpresa proponendoci di percorrere una via alternativa alla normale seguendo la cresta che dal Colletto Gunther conduce in vetta. In quel tratto, afferma, si trova il miglior Genepì della zona ed egli approfitta dell’occasione per raccoglierlo. Il resto della compagnia segue la via normale. Così, legati alla sua corda e seguendo i suoi consigli, proviamo l’ebbrezza di una escursione veramente alpinistica, godendo della vista di scorci stupendi sul versante ovest della Serra dell’Argentera e sul Monte Matto. Giungiamo così in vetta e mentre il sacerdote prepara l’altarino da campo, la sposa si abbiglia per la cerimonia. Indossa un abito bianco corto, “a tubino”, calzettoni bianchi e copre il capo con un foulard pure bianco. Lo sposo (di cognome Rasetti) le dona un bouquet di splendide stelle alpine. La cerimonia è quanto mai suggestiva e ci coinvolge fino alla commozione. Siamo sulla montagna più alta delle Alpi Marittime e lo sguardo spazia incontrastato, all’infinito, in ogni direzione... ci sembra di essere in cielo! A fine cerimonia dagli zaini escono bottiglie di spumante e pasticcini (ecco il perché di tanto peso) per il rinfresco di rito. Colmi di gioia, scendiamo tutti insieme al Morelli, dove restiamo loro ospiti per il pranzo di nozze consistente in una favolosa polentata!


pagina aggiornata il 14/11/2010
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