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ANNUARIO 2009


La storia della sentieristica
La “segnaletica” della montagna dai primordi ai giorni nostri
Testo e foto di Pietro Guglieri





Un sentiero contrassegnato dalla segnaletica biancorossa

Percorrendo i sentieri, gli escursionisti spesso non si accorgono che l’aver seguito questo sottile filo di Arianna che è la segnaletica, li ha agevolati nel loro cammino. Pochissimi poi arrivano a chiedersi quale impegno comporti applicare questo piccolo segno su un albero, una roccia, un muro. Non sono pochi coloro che in giornate di nebbia, grazie a questa traccia sono riusciti a ritornare sui propri passi per merito di uno sconosciuto, piccolo mondo di volontari che da oltre un secolo segnala i sentieri nazionali, senza clamore, con ore ed ore di cammino impiegate per raggiungere il punto d’intervento, spesso gravati degli attrezzi necessari per la manutenzione dell’itinerario.
Mi sembra giusto esporre la storia di questa attività, insegnata ai corsi per gli addetti ai lavori e materia obbligatoria per chi diventa Accompagnatore di Escursionismo ma sconosciuta ai più.

I primordi
La prima marcatura dei sentieri è attribuita al Club Alpino Austriaco (Alpenverein) nel decennio 1860/1870, in Austria e Sud Tirolo, contemporaneamente alla costruzione dei primi rifugi per favorire il soggiorno di esploratori-studiosi benestanti, soprattutto inglesi e tedeschi. La segnaletica si basava su tacche bianco/rosse, che contrariamente a quanto ritenuto da alcuni, non hanno alcuna attinenza con i colori della bandiera austriaca.
La segnaletica quindi iniziò e si sviluppò nelle Alpi Orientali e una delle prime società a interessarsi di sentieri, negli ultimi decenni del 1800, fu la SAT che la esportò in tutto il Trentino e zone limitrofe. Questa società, fondata a Madonna di Campiglio nel 1872 con la denominazione di Società Alpina del Trentino, trovò subito ampi consensi La “segnaletica” della montagna dai primordi ai giorni nostri La storia della sentieristica e fu anche centro d’irredentismo, quale desiderio della popolazione trentina, allora austriaca, di unirsi all’Italia. Per questo motivo la Società Alpina fu sciolta d’autorità nel 1876, rinascendo l’anno dopo con l’attuale nome di Società Alpinisti Tridentini.

La formazione dei primi Club Alpinistici, l’esplorazione e la scienza, il sempre maggior afflusso di esploratori e alpinisti abbienti, i quali avvalendosi della conoscenza che pastori e cacciatori avevano del territorio, percorsero le vallate e salirono per motivi di esplorazione e di studio le principali cime, spinsero la SAT ad adoperarsi principalmente nella sentieristica e nella cartografia. Questa società per migliorare la rete dei sentieri, allora più utilizzata dagli animali che dagli uomini, alfine di promuovere lo sviluppo dell’alpinismo, fi nanzia una signifi cativa somma per i primi rifugi riservando parte di essa per il restauro di sentieri e l’impianto di segnali. Uno dei primi itinerari realizzati si ottenne grazie al restauro di un sentiero e di una capanna-ricovero, nel 1876, al Mandron (Gruppo dell’Adamello).
Nel 1886 il Consiglio Direttivo stanzia 25 fiorini per la costruzione del sentiero che sale alla Bocca di Brenta e due anni più tardi i soci Pedrotti e Pinalli di Trento appongono dei segnavia ad alcuni sentieri del Gruppo di Brenta. Nel 1890 è portata a compimento una delle prime attrezzature fisse, antesignana della via ferrata, la posa di una corda metallica per facilitare la salita al Cimon della Pala, eseguita per conto della SAT dalla guida Michele Bottega del Primiero.
La guerra 1915-18, pur sconvolgendo buona parte dei gruppi montuosi del Trentino con conseguenze diffi cili per la vita sociale, diede grande impulso alla viabilità alpina con la costruzione di un notevole numero di percorsi nuovi a scopo militare e il miglioramento di quelli esistenti. Terminata la prima guerra mondiale, riunito il Trentino all’Italia, la SAT entra (1920) a far parte del Club Alpino Italiano, come Sezione a statuto speciale. Nel periodo a cavallo tra le due guerre, il sempre maggiore afflusso di visitatori, conferisce ulteriore importanza per lo sviluppo della rete sentieristica. Accanto ai lavori di tracciatura e di sistemazione del fondo dei sentieri, grazie alla disponibilità di un notevole numero di volontari, si intensifica l’apposizione della segnaletica sia orizzontale che verticale.

Il primo catasto
Nel 1932 Giovanni Strobele, segretario della SAT con l’aiuto di un’attiva Commissione Sentieri, avvertì l’esigenza di pianifi care gli interventi organizzando, a livello provinciale, un piano organico per l’individuazione e la numerazione degli itinerari, creando il piano regolatore dei sentieri e segnavia.
Il progetto di un Catasto, concepito con notevole lungimiranza (il primo in Italia), fu approvato dal CAI al Congresso Nazionale dei soci tenutosi a Cortina d’Ampezzo nel 1933.
Questo piano regolatore (detto anche piano Strobele) suddivide la Provincia di Trento in due macroaree separate longitudinalmente dal fi ume Adige, a loro volta suddivise in settori. Ma, a causa dello scoppio della seconda guerra mondiale e problematiche connesse, fu avviato a realizzazione solo nel 1947. Il segnavia è bianco-rosso, adottato anche dalle regioni confi nanti. Per l’individuazione dei percorsi ogni sentiero porta un numero di tre cifre, la prima delle quali indica il settore e le altre due da 01 a 99, il sentiero stesso. Il CAI attraverso le proprie Sezioni, in quel periodo segna sentieri in diverse zone d’Italia ma in modo non omogeneo.



Un sentiero dopo i lavori di manutenzione

L’accordo di Maresca
Un primo atto di organizzare una segnaletica unica avviene nel 1950 quando a Maresca, comune in provincia di Pistoia, si riunirono le Sezioni dell’Appennino Tosco-Emiliano e approvarono, sull’esempio della SAT, una normativa intersezionale per una segnaletica unica che si basava su una bandierina rosso/bianco/rosso. La bandierina, da apporre ai bivi e nei punti più importanti del percorso, poteva essere altrimenti sostituita da un segnale bianco/rosso. È doveroso ricordare in quel periodo, la notevole attività della Sezione CAI-UGET di Torino che collabora a segnalare un vasto arco di territorio che va dal Monviso, al Gran Paradiso e alla Valle dell’Orco, a seguito della costituzione, nel 1951 della Commissione per i Sentieri della Provincia di Torino. Negli anni successivi altre Sezioni del CAI si uniscono nella collaborazione.
La svolta ai fini di una segnaletica unica adottata a livello Centrale arriva con l’uffi cializzazione dell’Escursionismo, attività peraltro da sempre praticata dalla maggior parte dei soci CAI, il 30 aprile 1989 quando l’Assemblea dei Delegati di Gardone Riviera (BS) approva all’unanimità la costituzione della Commissione Centrale per l’Escursionismo (CCE), sancita uffi cialmente dal Consiglio Centrale riunito a Milano il 12 gennaio 1991. A seguito di ciò vengono costituite le commissioni periferiche, ossia regionali e interregionali. La Commissione Escursionismo Ligure-Piemontese- Valdostana fu la prima a stampare nel 1994, il manuale: “La Segnaletica dei Sentieri” in sintonia con il cosiddetto “Trattato di Maresca” che fu approvato dai Delegati CAI al Convegno LPV dell’anno successivo.
Nel 1996 questa tipologia di segnaletica, seppure con alcune variazioni, è ribadita dalla CCE, al cui interno era stato costituito un apposito “Gruppo di Lavoro Sentieri”e ratifi cata dal Consiglio Centrale del CAI il 27 novembre 1999, che richiama tutte le Sezioni a seguire il sistema della bandierina con numero di itinerario e segnale di richiamo bianco/rosso.

L’impulso dato da una gestione centralizzata e di regole certe per tutti all’interno del CAI e dai primi Corsi di sentieristica, spingono molte Sezioni ad adoperarsi in questa pratica. Nel 2001 il Gruppo Lavoro Sentieri della CCE alfi ne di creare un futuro “Catasto dei Sentieri Italiano”, codifi ca le Regioni e/o Province (aree) a loro volta suddivise in settori, questo anche ai fini di una gestione informatizzata dei dati. Nel 2003 sono prodotti due manuali del CAI con annessi software: “Sentieri DOC” per la gestione dei dati delle reti escursionistiche e “Luoghi” per quanto concerne la segnaletica principale (verticale).

La segnaletica con simboli geometrici
In questa storia, non solo è doveroso ma necessario dare un cenno anche a un’altra tipologia di segnali: quella geometrica, che prende avvio nell’ultimo decennio del 1800 con molti sentieri segnalati dalla Sezione di Milano del CAI.
Questa Sezione, costituita nel 1873, pubblicava nel proprio annuario del 1896 l’elenco di una cinquantina di sentieri segnalati.
Nel successivo aggiornamento del 1898 le segnalazioni salivano a settanta, grazie alla collaborazione delle Sezioni CAI di Monza, Sondrio, Como, Brescia, Bergamo e Lecco. A fi ne secolo si aggiungono nella collaborazione la SEM “Società Escursionisti Milanesi”, che unitamente alle società: “Alpina Operaia” di Lecco, “Edelweiss” di Menaggio e “Stella delle Alpi” di Delebio fondano la “Federazione Prealpina”. Poco dopo altre società della Lombardia e limitrofe entreranno a far parte di questa federazione. Nell’annuario della Sezione di Milano del 1901, fondamentale e rarissima opera, (in essa sono trattate tutte le attività, dai rifugi gestiti, all’elenco delle guide/portatori e relative tariffe), si rileva che, grazie a questa sinergia, i sentieri marcati salgono a 120 circa.
La segnaletica è apposta con vernice rossa, non mancano comunque eccezioni ad esempio: il triangolo bianco entro il triangolo rosso, il cerchio bianco con centro rosso, due righe unite bianco e rosso.

Il contributo del TCI
Grande impulso a questa tipologia di segnaletica fu in seguito fornito dal TCI “Touring Club Italiano” fondato nel 1894 con la denominazione “Touring Club Ciclistico Italiano”. Nel 1900 il Consiglio del Touring si occupava, per la prima volta, di segnalazioni alpine (segnavia) nella regione lombarda e auspicava intese con il CAI, la SEM e la FPL “Federazione Prealpina Lombarda”. Fu però soltanto nel 1907, che si poté formare un “Consorzio per le Segnalazioni in Montagna” costituito da TCI, la Sezione Milanese del CAI, SEM e FPL. Il “Consorzio” fu ospitato nei locali del Touring e presieduto dall’Ing. Francesco Pugno. Le quattro Società fondatrici auspicavano comunque l’adesione, che avvenne poco dopo, delle altre Sezioni CAI, e di società operanti in alpinismo, escursionismo, turismo ed attività ginnica. Nel 1908 per autorizzazione del Ministero della Guerra, entrò a collaborare il 7° Reggimento Alpini.
Mentre le segnalazioni venivano man mano attuate, la direzione del TCI si addossava le spese di redazione, stampa e divulgazione di una serie di monografi e sulle segnalazioni (1), che prevedevano 23 simboli, in gran parte geometrici ma anche con lettere, apposti con vernice rossa.
Queste monografie, assai pregevoli, pubblicate sino al 1915, raccolgono 271 itinerari inseriti in 50 fascicoli, spaziano dalle Alpi Marittime alle Graie, dalla Val d’Aosta al Lazio e in alcune di esse sono descritti diversi itinerari dell’imperiese, del genovesato e del basso Piemonte. Leggendo queste monografie si scopre che alcuni itinerari sono segnalati, oltre che agli enti di cui sopra, anche dalla Guardia di Finanza e da singoli cittadini.
Particolarmente interessante trovare sentieri di traversata, assai frequentati dagli escursionisti genovesi, concernenti i monti Antola, Ebro e Lesima, che, si legge, furono segnalati a cura della SEM di Milano.
A seguito dello scoppio della prima guerra mondiale (1915/1918), questo Consorzio per le Segnalazioni in montagna cessa di esistere.

Il primo dopoguerra
Nel 1919 a Omegna, durante Il XX° ed ultimo congresso della “Federazione Prealpina” veniva approvato il nuovo statuto che, come auspicato sin dalla fondazione, segnava il passaggio da federazione regionale a federazione nazionale, nasceva così la FAI “Federazione Alpinistica Italiana” che per problemi dovuti probabilmente al difficile periodo postbellico non diventerà operativa.
Successivamente si ha un periodo di riorganizzazione e nel 1923 viene fondata la CAEN “Confederazione Alpinistica Escursionistica Nazionale” che raccoglie l’eredità della Federazione Prealpina dalla quale nascerà, nel 1927, la FEI Federazione Escursionistica Italiana con sede a Roma, antesignana della FIE (Federazione Italiana Escursionismo). Le vicende politiche di quel tempo costrinsero la FEI a confluire nell’OND (Opera Nazionale Dopolavoro). Nel 1938 si costituisce in Genova un “Comitato per le Segnalazioni” di cui facevano parte: L’OND, l’EPT (Ente Provinciale per il Turismo), il Giornale di Genova, la Sezione Ligure del CAI, la Società “Alpinisti Cattolici” e il Dopolavoro Escursionistico “Generale Cantore”. L’attività di questo Comitato fu talmente intensa da portare alla pubblicazione della prima guida “Itinerari di Montagna della Provincia di Genova” edita nel 1939, con oltre un centinaio di sentieri segnalati. Per favorire l’escursionista nell’orientamento si decise di usare segnalazioni di colore diverso: rosso per il versante mare, bianco per quello padano e blu per l’itinerario di crinale appenninico. Nell’esecuzione pratica per il versante padano, essendosi rilevato che in molti percorsi con prevalenza di rocce a colore chiaro la tinta bianca era scarsamente visibile, si stabiliva di applicare i segnavia su fondo nero.
Finita la seconda guerra Mondiale, nel 1946 a Genova era rifondata la FIE che unitamente a CAI, Ente Nazionale Assistenza Lavoratori (ENAL) ed EPT, darà vita a un nuovo Comitato che riprenderà la segnalazione dei sentieri e la pubblicazione nel 1951 di una seconda edizione della guida con 120 itinerari. Nel frattempo la tinta bianca per il versante padano era stata sostituita con il colore giallo. Nel 1960 sarà pubblicata una terza edizione “Itinerari di Montagna della Provincia di Genova”, a cura della FIE e dell’EPT con ben158 itinerari. La FIE, che sino ad oggi ha continuato ad aggiornare periodicamente questa guida, negli anni 60 entra a far parte della FEE “Federazione Europea Escursionismo”, collaborando al progetto e realizzo degli itinerari Europei.

La segnaletica in Italia
In questa seppur succinta storia non ci si può sottrarre dal citare le varie tipologie di segnali, almeno i più diffusi che esistono in Italia, a volte molto differenti tra loro.
La legge dello Stato 24/12/1985 n. 776 all’art. 2 comma “b” recita: Il CAI “provvede al tracciamento, alla realizzazione e alla manutenzione di sentieri, opere alpine e attrezzature alpinistiche” quindi si tratta di un impegno dato al CAI per questo compito, anche se, di fatto, non esclude altri soggetti.
Dopo questa legge lo Stato, anziché emanare una legge Nazionale per una segnaletica unica, essendo giunto il momento di trasferire maggiori competenze alle Regioni, ha delegato le medesime ad attuarle, con la conseguenza che ogni Regione ha legiferato in sintonia con la situazione che ha trovato localmente. Il risultato è stato che i contenuti delle Leggi/Delibere variano da Regione a Regione.
La segnaletica bianco/rosso adottata dal CAI è gia stata esaurientemente trattata. Essa è di gran lunga la più usata. È presente in gran parte delle regioni Italiane e nella maggior parte dei casi normata da delibere regionali. La segnaletica adottata dalla FIE si basa su segni geometrici monocromi che possono essere rossi, gialli o blu. Laddove il sentiero valica il crinale spartiacque, il segnale da rosso diventa giallo o viceversa. I sentieri di allacciamento tra un itinerario e l’altro, di norma brevi, sono indicati con tre pallini disposti a triangolo, rossi o gialli a seconda del versante. Il segnale blu è usato per il sentiero di crinale appenninico solo nelle Province di Savona e Genova. Detta tipologia di segnaletica è presente in un’area assai estesa che comprende la Provincia di Genova, buona parte del Savonese e il basso Piemonte. È altresì presente nel Piacentino, nel Pavese e in alcune zone del centro e del meridione d’Italia.
Infine è doveroso citare la particolare segnaletica della Valle d’Aosta, la cui delibera suddivide i sentieri in tre categorie: Regionali o Alte vie, comprensoriali o intervallivi, locali. Secondo il tipo di itinerario sono applicati dei triangoli o cerchi gialli con bordo nero, i cerchi possono essere anche senza il bordo nero, con un numero al centro che individua l’itinerario.

Le pubblicazioni
Ovviamente, oltre un secolo di sentieristica, ha portato alla pubblicazione di diverse guide e pubblicazioni, elenco le più interessanti della nostra Regione: la magnifi ca guida (quinta edizione) di Giovanni Dellepiane, edita dalla Sezione Ligure del CAI nel 1924, opera veramente encomiabile che descrive gli itinerari, alcuni segnalati con fi gure geometriche, dalle Alpi Marittime alle Apuane e segue la prima edizione del 1892 con il nome di “Guida per escursioni nelle Alpi e Appennini Liguri”, la seconda pubblicata con varie aggiunte a riscontro del XXVIII Congresso del Club Alpino Italiano indetto dalla Sezione Ligure e tenutosi, nel 1896 a Genova, la terza pubblicata nel 1906, la quarta infine nel 1914. Pure a cura della Sezione Ligure sono da segnalare due pubblicazioni edite nel 1919 “Guida popolare per Escursioni nell’Appennino Ligure” in cui sono minuziosamente descritti diversi itinerari. La parte prima riguarda i monti a Nord e a Est di Genova, la seconda le montagne a Ovest di Genova. Non si può certamente omettere la pubblicazione nel 1963, da parte della Sezione Ligure di: “Palestre di Arrampicamento Genovesi” a cura del nostro socio e CAAI Euro Montagna, le guide facenti parte della collana Guida dei Monti d’Italia, dello stesso Montagna “Appennino Ligure” nel 1974 con Attilio Sabbadini e “Alpi Liguri” nel 1981 con Lorenzo Montaldo.

Conclusioni
È doveroso altresì ricordare i nomi di celeberrimi segnalatori che hanno fatto la storia della sentieristica nella nostra Regione: Giovanni Spinato del CAI La Spezia, Alfredo Celle, detto Sidney poiché nato in Australia da padre italiano colà emigrato, nemmeno dimenticare due fi gure storiche della FIE Arturo Manzo ed Egidio Noris, e ancora Giuseppe Connio e Pasquale Colla. Se esistono i sentieri segnalati è giusto accomunare nel ricordo anche i volontari, che sempre hanno sacrificato gran parte del tempo libero per questo servizio sociale, che vuol dire camminare in sicurezza.
La nostra Sezione di Bolzaneto, da un ventennio è operante nella sentieristica, attenta ad apporre la segnaletica in modo razionale che dia quindi un limitato impatto ambientale. Con il tempo si è aggiunta nell’attività del volontario, a causa del progressivo abbandono delle zone montane da parte della popolazione rurale, l’onerosa manutenzione dei sentieri che ha comportato un ulteriore impiego di tempo e dispendio di energie.
Nel 2005, a seguito di un Corso di formazione è stato costituito il “Gruppo Sentieri”. L’impegno nella segnaletica della nostra Sezione, tiene comunque presente i principi del nostro sodalizio: Il CAI segna sentieri in un’ottica di servizio per gli altri, quindi per tutti gli escursionisti, in primis i non soci; quindi per il neofi ta, la famiglia in gita, consapevole che una buona segnaletica, una buona manutenzione, abbinata ad una corretta informazione sugli itinerari può ridurre eventuali problematiche.
Va da sé comunque che la segnaletica deve essere precisa ma discreta evitando, qualora non necessiti, la proliferazione dei segni. I nostri soci, specie quelli che hanno seguito gli appositi corsi di escursionismo, dovrebbero stimolare la propria fantasia e lo spirito di scoperta, abituandosi a percorrere anche sentieri non segnalati con l’aiuto di bussola, altimetro e cartina. Solo così si unirà all’interesse dell’osservazione del territorio e del piacere di salire la montagna, un’utile didattica per acquisire quell’esperienza che potrà tornare preziosa quando, come a volte capita, ci si troverà a fronteggiare situazioni di emergenza.

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(1) Un grato ringraziamento all’amico Carlo Bertelli, per la consultazione delle monografi e TCI e degli Annuari della Sezione di Milano del CAI.


pagina aggiornata il 13/11/2010
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