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ANNUARIO 2009
Vertigine...
Tre “Gritte” nel regno dei Ragni, sulla via Cassin al Badile
testo di Fabrizio Grasso foto di Damiano Barabino
Agosto 2009. Alcune volte le
cose vanno tutte bene,è raro ma succede. Spesso ti
prefi ggi un obiettivo con largo anticipo
e poi per vari motivi non puoi
neppure provare. La montagnaè bella ma è spesso restia a concedersi,
di frequente non è in condizione,
oppure il meteo non è perfetto, in
altre occasioni non c’è il compagno
disponibile, ma più spesso sei tu che
non puoi, proprio la volta che…
Dopo tanto tempo posso dedicare
cinque giorni interi all’alpe e ora?
Allenamento scarso, quasi nullo
specie su roccia e, parlandone con
Damiano (Barabino, ndr), mi striscia
lì: ‹‹Perché non andiamo al Badile?››
Penso subito allo spigolo, fattibile,
e lui continua:‹‹Dai proviamo la
Cassin››. Sgomento. Non la conosco
molto bene, ma solo il nome… e poi
qualcosa ricordo: parete Nord, lunghissima,
VI grado, tragedie varie.
In vetta
‹‹Senti Damiano, non credo di essere
in forma a sufficienza››. Dopo un
attimo è deciso si va: il fascino del
mito comunque mi ha preso. Quale
miglior omaggio potremmo dedicare
al grande Riccardo scomparso da
alcuni giorni, se non ripetendo un
suo capolavoro?
Però ci vuole un altro compagno
di cordata, in tre forse saremo più lenti ma ci possiamo dividere meglio
il peso. Damiano è giovane e forte,
servirebbe qualcuno di “esperienza”.
Pensiamo entrambi alla stessa
persona, Mauri (Mocci, ndr): è già un po’ che vuole regalarsi nuovamente
una bella salita in montagna
e, diavolo, lui ha fatto il Grand
Capucin. Bello: siamo tre Gritte nel
regno dei Ragni!
Ora resta solo un problema,
devo assolutamente mettermi alla
prova, ci vuole un test serio. Come
da manuale solo due giorni prima
della partenza saliamo in giornata
da Genova, in compagnia di Marianna,
la via Salluard al Pic Adolphe
Rey, e sempre come da precedente
manuale, al ritorno perdiamo la
funivia così scendiamo a piedi da
Punta Helbronner a Courmayeur.
La salita è andata bene, il tempoè stato bello, ma le ginocchia urlano,
spero di non aver chiesto troppo
al mio fisico. Un solo giorno per
riprendersi e preparare lo zaino.
Abbiamo deciso la tattica, stavolta
ce la prendiamo comoda, abbiaabbiamo
il tempo e soprattutto
vogliamo dormire
comodi: bivacco alla
base della via e bivacco
in vetta. Scelta che si
rivela ottima, saltiamo
l’affollato Rifugio
Sass Furà, e troviamo
un fantastico balcone
erboso alla base dello
spigolo Nord e di fronte
alla parete NE. Non
mi sono mai assaporato
così intensamente
una via importante
già il giorno prima.
Siamo su una sorta di
pilastro che si affaccia
nel vuoto e allora mi
torna in mente una
canzone di Jovanotti
che dice: “…mi va di vivere
d’un fi ato, di stendermi
sopra il burrone
e di guardare giù, la
vertigine non è paura
di cadere ma voglia di
volare; mi fi do di te, io
mi fi do di te…”. Ora la
vertigine mi prende e mi chiedo se
è giusto essere qui, se sono pronto
per tentare l’ennesima avventura
non esente da rischi. Chissà forse
scalare è un modo lento per volare
verso l’alto, ma la vera risposta è nei
miei due compagni rannicchiati nei
sacchi da bivacco, di cui mi fi do, mi
fi do davvero.
L’indomani la salita è perfetta,
la montagna è in condizione, non
c’è neppure il nevaio sulla cengia
e il meteo continua a restare stabile.
Siamo un po’ lenti ma con
gusto, la via è impegnativa ma
mai opprimente, anzi. Damiano ci
toglie ogni problema sui tiri più duri, usciamo sullo spigolo ancora
con il sole all’orizzonte, siamo in
vetta e al vicino bivacco Redaelli
all’imbrunire.
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Damiano e il Badile
In arrampicata nei camini finali
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Tutto perfetto a parte
che ora siamo senz’acqua per colpa
del mio camel-bag che ha perso i
suoi due litri. Abbiamo fornello,
decine di buste e bustine ma niente
acqua, cena a secco. All’alba vago
per la cresta sommitale alla ricerca
di una minima chiazza di neve, mi
avventuro a scendere slegato su
rocce sfasciate della parete Nord
e stavolta mi fi do del buon senso
di Mauri che mi convince a risalire
prima di fare qualche sciocchezza.
Scendiamo la normale italiana
verso il rifugio Gianetti e dopo
qualche ora troviamo l’acqua sulla
pietraia alla base della parete.
È fatta, è andato tutto bene, ma abbiamo ancora un giorno. La
vertigine torna e mentre Mauri si
offre di andare a recuperare l’auto
in Svizzera, con Damiano saliamo,
stavolta leggeri e veloci, l’aereo e
impegnativo spigolo Vinci al Pizzo
Cengalo. Solo quando siamo a poco
meno di un’ora dalla macchina,
Giove Pluvio decide che sei giorni
di tempo buono in montagna ad
agosto possono essere suffi cienti,
così ci regala un bel temporale, ma
ormai i pizzoccheri sono vicini.
Alcune volte le cose vanno tutte
bene, è raro ma succede. E poi la
vertigine presto tornerà …
Per una relazione più tecnica e
con filmati rimando all’articolo di
Damiano sul sito del CAI Bolzaneto
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