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GLI ARTICOLI DEI SOCI

Alpinismo giovanile: aggiornamenti degli accompagnatori
di Piero Bordo


Pubblicato su La Rivista del CAI luglio-agosto 2007


Nell'ottobre 1990 ho partecipato all'Aggiornamento degli Accompagnatori di alpinismo giovanile del Convegno LPV, logisticamente organizzato a Varallo Sesia dalla locale Sezione del CAI per conto della Commissione interregionale di AG. Lo sviluppo degli insegnamenti del pomeriggio e della sera di sabato 7, era stato affidato al Centro Braidese di Psicologia i cui operatori dapprima ci hanno aiutato a conoscere ed utilizzare al meglio il nostro patrimonio di personalità, successivamente ci hanno fornito le chiavi di conoscenza per capire sia la qualità della comunicazione, sia l'interpretazione dei segnali verbali e non verbali allo scopo di impostare consapevolmente relazioni efficaci ed infine come esercitare il controllo delle dinamiche di gruppo.

Suddivisi in gruppetti, ci è stato consegnato un questionario da compilare. La prima domanda riguardava le ragioni che ci avevano spinto a diventare accompagnatori di AG e l'operatore ci ha aiutato ad individuare tra le motivazioni elencate, quale ritenevamo fosse la più importante ed a parteciparlo agli altri.

Ancora oggi sono grato a quella qualificata équipe di formatori per avermi guidato in riflessioni che, valorizzandola, mi hanno fatto apprezzare maggiormente la scelta del mio impegno per l'AG.

La mia risposta è stata: "l'amore per i giovani", perché ho preso coscienza che il mio obiettivo andava oltre l'educazione dei miei figli, perché ho capito che la sicurezza che avrei garantito, seppur indispensabile, era solo una delle condizioni in cui si realizzava l'attività di formazione, perché il piacere derivato dall'insegnare era poca cosa rispetto alla gioia che ricavavo dall'interscambio affettivo e dalla constatazione dei risultati etici della mia opera educativa. E' su questo sentimento che ho sempre costruito il mio volontariato, cercando di essere verso i giovani un maestro e non limitandomi ad essere solo un istruttore, conscio che l'insegnamento di determinate tecniche potevo anche delegarlo ad altri.

Come rimarca il Progetto Educativo del CAI, lo scopo principale dell'Accompagnatore di AG è quello di educare i giovani nel periodo della loro crescita, facendo loro acquisire capacità ed abilità e trasmettendo loro tutte le conoscenze necessarie a renderli autonomi sia come uomini sia come alpinisti. Non quello di condurli ai meno 800 metri dell'abisso della Spluga della Preta nei Monti Lessini o su un 4000 più o meno facile delle Alpi; non quello di farli salire in vetta ad un monte per una via di 5° o di farli scendere dal Monte Bianco in freeride. Se poi qualche accompagnatore riesce a raggiungere questi obiettivi tecnici, tanto meglio: sono percorsi che ci è dato di poter intraprendere, essendo contemplati nella definizione "alpinismo giovanile", ma senza alcun obbligo di doverlo fare e mai prevaricanti l'aspetto educativo. Come hanno scritto, detto ed insegnato tanti valenti personaggi - per tutti citerò Armando Aste e Riccardo Cassin - l'alpinismo è un modo di essere e di vivere la montagna e non il solo possesso di un'abilità estrema.

Voglio sottolineare che l'esistenza di una struttura sezionale che risponda alle aspettative del mondo giovanile è di importanza prioritaria per il nostro club, però ci si deve rendere conto che la sezione può operare solo in base alle risorse umane che si rendono disponibili per questa attività. Ne deriva la convenienza di accettare chi si offre, rispettando la necessità dell'esistenza della figura dell'operatore sezionale di AG. La sicurezza nelle attività di AG deve sempre essere garantita, è un dato imprescindibile, ma la garanzia della scurezza non è data dalla capacità da parte dell'accompagnatore di superare difficoltà di un certo grado "arrampicatorio", é garantita principalmente dal buon senso, dalla corretta valutazione sia dei pericoli oggettivi presenti nei percorsi scelti per le escursioni, sia dei pericoli soggettivi insiti nella comitiva.

Per questo motivo raccomanderei, soprattutto riferendomi ai volontari non titolati, che prima di impartire loro lezioni su argomenti riguardanti "neve e ghiaccio" od "arrampicata, attrezzature e manovre di corda" siano organizzati momenti formativi che approfondiscano la psicologia dell'età evolutiva, la conoscenza delle dinamiche del gruppo ed anche la filosofia della prevenzione, con particolare attenzione riguarda ai pericoli soggettivi che sono sempre presenti, come minimo quali concause, in ogni incidente. Tale criterio ritengo debba essere valido anche per gli Aggiornamenti dei titolati.

Piero Bordo

pagina aggiornata il 10/08/2007
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