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GLI ARTICOLI DEI SOCI

Sentiero Frassati della Liguria
Colori, profumi e suggestioni
di Piero Bordo


Pubblicato su La Rivista del CAI Gennaio-Febbraio 2008


Luciano Paolini ed il sedile della Roccia Belvedere, sullo sfondo la Punta Pietralunga Luciano Paolini richiama la mia attenzione cosicché faccio in tempo ad ammirare l'elegante ricciolo della coda dello scoiattolo prima che l'agile e simpatico roditore scompaia oltre il culmine della salitella. Stiamo procedendo abbastanza spediti nonostante il carico di sabbia e cemento che Luciano trasporta nello zaino. La faticaccia di ieri (9-5-2006), quando oltre al cemento ed a sei litri d'acqua per l'impasto, abbiamo portato alla Roccia belvedere anche gli attrezzi: mazzuolo, punta, piccone, secchio, cazzuola, segacci, roncole e cesoie e trascinato ciascuno un pesantissimo borsone con la sabbia, è per fortuna solo un ricordo.

Al guado del Rio Condotti, nei pressi delle costruzioni delle prese d'acqua, un ripetuto grido acuto ci induce ad alzare lo sguardo per individuare il capriolo che lo emette. Lo scorgiamo poco sopra, sul tratto di sentiero preso in affido dal CAI Sampierdarena. L'ungulato non appare impaurito perché probabilmente si ritiene a distanza di fuga, resta fermo a lungo esibendosi nel suo elegante portamento e lancia ancora più volte il suo urlo per segnalare la situazione di pericolo che noi rappresentiamo.

Riempite le bottiglie al ruscello e caricatele nello zaino, procediamo risalendo il sentierino di raccordo con la Coletta di Termi, che è mantenuto aperto non solo perché rappresenta il percorso più breve per trasportare materiale sugli itinerari di salita del Sentiero Frassati della Liguria, ma anche perché si spera di utilizzarlo in futuro come parte del terzo circuito, quello da dedicare alle scolaresche delle elementari.


Un vistoso cespuglio di Iberis dall'acceso color lilla suscita il mio interesse ed il minor carico oggi trasportato, mi consente di apprezzare in modo più completo l'esplosione della fioritura con cui madre Natura inizia a cancellare le enormi ferite inferte all'ambiente dal doloso incendio del febbraio 2005. Il pendio è punteggiato dai tronchi neri dei pini che testimoniano lo scempio avvenuto e da più di un anno perpetuano un grido di dolore che è anche nostro. Oltre che dai colori di tanti fiori di cui non conosco il nome, la tavolozza è dominata dal giallo della ginestrina, del rigoglioso lino campanulato, della ginestra, del senecio e dell'eliantemo; è arricchita dalle policrome altissime pannocchie dell'erba viperina; dal bianco dell'erica arborea, della margherita, del cisto, dell'Anthericum e del Cerastium utriense che inizia a sbocciare nei suoi impareggiabili cuscini; dal gialloverde chiaro dell'euforbia; dal rosso purpureo della scabiosa; dal violetto della viola a gambo lungo e dal rosa carico della dafne odorosa che contende all'erica il pregio di quella profumatissima aria che respiriamo a pieni polmoni e che allieta il salire. Il dittamo è in boccio ed è con gioia che prima, alle prese, ho verificato che anche la felce florida si è salvata dall'incendio ed i suoi trofofilli iniziano a maturare. Pure gli ornielli ed i sorbi montani superstiti contribuiscono con le loro fioriture ad abbellire l'ambiente roccioso ed a rallegrarci. L'esplosione della vita, resa evidente dalla gemmazione e dalla fioritura delle piante, è un messaggio altamente spirituale che contribuisce a rappresentare la presenza del sacro nel mondo, che io contemplo con sentimenti di riconoscenza, contento di esistere.


La temperatura più mite rispetto a ieri quando durante l'attività manuale abbiamo dovuto indossare maglione e giacca a vento, rende meno difficoltoso lavorare.

Nelle pause contempliamo l'affascinante spettacolo offerto dall'avifauna; i soliti falchetti, uno stormo di uccelli, che non sono stato in grado di identificare, che si sposta da monte a mare compiendo ripetute volute che mi fanno ritenere sia un sistema adottato per difendersi dai predatori. Ma le esibizioni più belle le offrono le poiane che ripetutamente in gruppi più o meno numerosi sino a ben nove esemplari, vengono sulle nostre teste a farsi ammirare nei loro eleganti volteggi.

targa del sentiero frassati


Nel tempo in cui non svolgo le funzioni di "bocia", io provvedo a ripulire il terrazzo naturale della Roccia belvedere ed i suoi immediati dintorni da tutti gli arbusti ed i pini bruciati, estirpo alcuni ceppi di erica, alleggerisco il ginepro coccolone dei rami secchi, elimino i rami bruciati dei pini che ancora vegetano e, nel tempo rimanente, provvedo a triplicare in larghezza un tratto di sentiero in direzione della Coletta.

Luciano completa il sedile in pietra e lo livella col cemento (era questo l'obiettivo principale delle uscite di lavoro), che risulta misurare ben 130 cm e pertanto consentirà di riposare a tre persone corpose oppure a due adulti ed a due bambini i quali potranno depositare i loro viveri sul capace ripiano di roccia che affianca il sedile.

Dal terrazzo belvedere, 425 m, il panorama che si ammira è vastissimo: parte dal mare, dai due promontori di Capo Mele e del Capo di Noli, dall'isolotto di Bergeggi e dopo un giro quasi completo termina con la splendida immagine della turrita Punta Pietralunga 664 m che incombe su di noi.

Il sito ha anche il pregio di essere uno dei posti ideali per godere dei famosi tramonti offerti dalla Riviera ligure di ponente. Sia in inverno quando il sole tramonta a SW (237° circa), dietro il Monte Carmo di Finale 1389 m che con la sua forma tozza caratterizza il crinale che dal mare sale alle Alpi Liguri. Sia in primavera ed autunno quando tramonta ad occidente dietro i monti del Beigua: dal Monte Pennone 801 m al caratteristico Bric del Dente 1107 m, passando per il Bric Pigheuggio, i due Monti Tardia, la Gava (oltre la quale si vede sia la Costa Sud dell'Argentea, sia il Bric Camulà), il Monte Reixa 1183 m e il Faiallo. Sia infine in estate quando tramontando a NW (302° circa) dietro i rilievi del Turchino, il sole incendia con i suoi ultimi raggi la Baiarda creando un'atmosfera ricca di suggestioni.

Il panorama è completato a settentrione dal crinale che dall'ex cartiera Baiarda si innalza alla Leixea, alla Gola del Prete (poco a destra della quale c'è il Nord), poi alla Rocca Calù e culmina con la Punta Martìn 1001 m. A NE si trovano le cave di pietra di Acquasanta, dominate dalla Punta Pietralunga 664 m, e dallo spiazzo si individua anche parte dell'itinerario alpinistico che dalle cave sale al Costolone Baiardetta; la "via" è stata dedicata al celebre Whymper, il conquistatore del Cervino, perché la cresta su cui si dipana ha ricordato all'alpinista genovese Gino Musso quella del "nobile scoglio".

E' senz'altro da un luogo come questo che compiacendosi di quanto vedeva, lo scrittore ligure Vittorio G. Rossi (1) ha maturato la convinzione che, nonostante l'alquanto economica materia prima di cui disponeva, costituita da pietra, mare e boschi, in Liguria il buon Dio abbia saputo dosarla con risultati eccellenti.

Note
Ringrazio l'amico Mario Codebò per il calcolo dell'azimut del tramonto del sole ai solstizi.
1 - L'uomo e il mare, Ed. Tigullio, pagine scelte di Vittorio G. Rossi a cura di Marco Delpino ed Arturo Mencacci

Piero Bordo

pagina aggiornata il 17/02/2008
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