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GLI ARTICOLI DEI SOCI

Identità e valori del CAI
di Piero Bordo

Pubblicato su La Rivista del CAI Maggio-Giugno 2009


ASSETTO GIURIDICO
Il CAI è un’associazione riconosciuta con leggi dello stato. Il combinato legislativo della Legge 26-01-1963 n 91, con modifiche apportate dalla L. 24-12-85 N 776 e dalla L. 02-01-89 n 6, và sotto il nome di Riordinamento del Club Alpino Italiano. L’importanza della legge si può riassumere nei seguenti propositi assegnati al nostro club: apertura verso la società degli obiettivi del CAI; realizzazione e gestione dei rifugi; tracciamento, realizzazione e manutenzione di sentieri, opere alpine e attrezzature alpinistiche; formazione ad ampio raggio di azione; promozione di studi e ricerche; gestione del Soccorso alpino e speleologico.

STATUTO
L’Articolo 1 - Costituzione e finalità, dello Statuto del CAI, recita: Il Club alpino italiano (C.A.I.), fondato in Torino nell'anno 1863 per iniziativa di Quintino Sella, libera associazione nazionale, ha per iscopo l'alpinismo in ogni sua manifestazione, la conoscenza e lo studio delle montagne, specialmente di quelle italiane, e la difesa del loro ambiente naturale.
Consiglio vivamente ai titolati del CAI di impararlo a memoria.

IL REGOLAMENTO GENERALE
Il Regolamento Generale del CAI all’articolo 1 – Finalità, enuncia i valori del club.
a) L’alpinismo … b) Promuovere la formazione etico-culturale e l’educazione alla solidarietà, alla sicurezza, alla conoscenza e al rispetto dell’ambiente, specialmente dei giovani, mediante sia la realizzazione e la gestione di strutture operative destinate alla ricerca e alla didattica, sia lo svolgimento di corsi tecnici, ecc. ecc. c) Formazione degli operatori (Accompagnatori, Esperti, Istruttori e altri). d) Costruire e mantenere in efficienza strutture ricettive e sentieri per facilitare la diffusione della frequentazione della montagna e delle escursioni.

In decenni di attività formativa rivolta a giovani ed accompagnatori, sui valori del CAI e della montagna ho raccolto un’infinità di concetti e di pensieri che recentemente ho riordinato per esigenze didattiche. È stato l’intervento che Luigi Trentini ha fatto in sede di CCIC, riportato dallo Scarpone di dicembre 2008, che mi ha stimolato a mandarne un sunto alla Rivista perché come lui sento la necessità che i valori del CAI siano comunicati meglio ad iniziare dall’interno del club. Io sono impegnato dal 1985 su questa strada, avendo fatto parte dell’OTP AG LPV sino al 1997. Desidero portare le mie riflessioni all’attenzione di coloro che iniziano il percorso educativo di accompagnatore o istruttore per aiutarli anche a comprendere cosa deve essere scelto perché è un valore ed a diffidare di coloro che attribuiscono valore a determinate cose solo perché sono state da loro scelte.

Alpino. Il termine "alpino" è sostantivo solo quando è attribuito al militare delle truppe alpine italiane, mentre in tutti gli altri casi è aggettivo e significa "delle Alpi" e per estensione "dell'alta montagna". Quindi l'ANA (Associazione Nazionale Alpini) è un'associazione d'arma che unisce volontariamente gli alpini in congedo, mentre il CAI è una libera associazione che raccoglie tutti gli amanti della montagna i quali vengono chiamati, per estensione, alpinisti e non alpini.

Libera associazione.
Il CAI è un’associazione priva di vincoli e coercizioni, se non quelli della Legge ed è una realtà aconfessionale e apartitica, cioè non è legata ad una religione e nemmeno ad un partito. È sbagliato dire che è apolitica, perché il termine "politica" ha un significato alto. Infatti, l'obiettivo della politica è "la partecipazione alla realizzazione del bene comune, perseguendo la tolleranza, il rispetto della dignità della persona, la giustizia, anche attraverso l'impegno per garantire un mondo migliore, in pace". La politica dovrebbe essere l’arte di far vedere a tutti la giustizia, di dire qual è la cosa giusta, credo l’abbia detto Socrate.
Diceva Einstein: “La libertà è la consapevolezza razionale dei vincoli”.
«Nel nostro sodalizio i soci accettano liberamente di fare volontariato e sono volontari al servizio dei valori che il CAI ha e trasmette», pensiero di Annibale Salsa. Importante è l’intensità con cui si fa volontariato, ossia se è o no una scelta di vita.



L'alpinismo in ogni sua manifestazione
La frase "alpinismo in ogni sua manifestazione" sta ad indicare che per alpinismo si intende la frequentazione della montagna non solo scalando ed arrampicando, ma altresì salendo con gli sci o effettuando le escursioni a piedi ed anche le discese in grotta.
“Tutto quello che si fa per la montagna è alpinismo” Riccardo Cassin (Lo Scarpone 1-99 pag. 14).
L'alpinismo del CAI è un modo di essere, la condizione di chi frequenta la montagna ricavandone piacere; non solo un'attività sportiva, magari di altissimo livello. L'iniziativa organizzata per i ragazzi dagli otto ai diciotto anni di età, deve essere intesa come un'attività svolta nell'ambiente montano con priorità per le escursioni, ma che a buon diritto può chiamarsi Alpinismo giovanile.
L’andar per monti, con forti motivazioni etico-pedagogiche, è la scelta fondamentale del sodalizio che deve avvenire conoscendo bene sia il teatro della nostra attività, sia le esperienze fatte da chi ci ha preceduto, che costituiscono la storia dell’alpinismo. “Le nostre esperienze non esistono fino a che non siamo capaci di dirle”. L’Accompagnatore/Istruttore è doppiamente fortunato perché insegnare è due volte imparare.
Gli alpinisti si possono suddividere in base al loro desiderio di sentirsi vivere e valere, in chi ricerca il piacere fisico oppure quello spirituale-estetico attraverso: il silenzio, il culto dell’azione, la gioia della scoperta, il bisogno di sentirsi qualcuno, il piacere di far parte dell’immenso.


1996 Genova: Riccardo Cassin, ospite d'onore al 50 del CAI Bolzaneto, riceve la maglietta dell'Alpinismo Giovanile da Piero Bordo, Presidente dell'OTP AG LPV. Foto Salvatore Basciu



Cartolina ed annullo celebrativi del 150° anniversario della nascita di Julius Kugy, realizzata dalla Sezione di Gorizia del CAI. Disegno di C. Tavagnutti.
«Nei miei intenti, questo scritto (Metafisica della Montagna – N.d.A.) dovrebbe ]…] offrire la spiegazione del perché, contro ogni apparenza logica, l’uomo sopporta rischi e fatica al solo scopo di raggiungere una cima. Spiegare specialmente che l’ascensione non è né passatempo, né semplice divertimento. Ma pur contenendo questi ed altri sentimenti, risponde anzitutto ad un impulso intimo ed innato dell’essere umano, che lo fa ricercare l’elevazione e – contro la tendenza comune – anteporre l’esigenza dello spirito a quella del corpo e della materia» dice Spiro Dalla Porta Xidias.
«La base dell’alpinismo deve essere sempre il puro amore della natura e dei monti, un’intima penetrazione nella loro essenza, nella loro anima…» ci spiega Julius Kugy.

Quando i bisogni diventano superiori all’offerta, l’uomo si inoltra in terreno ignoto e diventa esploratore. Se lo fa con intenti non solo di conoscenza, ma anche di divulgazione delle scoperte, l’esplorazione diventa un’avventura intellettuale. «L’uomo è il frutto della sua avventura, che nasce dalla curiosità» dice Walter Bonatti. La ricerca di quel limite sottile fra quello che si sa fare e quello che si potrebbe fare, è il messaggio positivo che si augura all’alpinista di riuscire sempre a trovare per trasmetterlo all’atleta che è in lui, in un’osmosi costruttiva di crescita.



1999 - Walter Bonatti ospite della Città di Chiavari riceve la torta col Cervino da Alberto Bozzo, il presidente della locale Sezione del CAI.

La Conoscenza
Mentre per lo studio delle montagne è ovvio rivolgersi a percorsi didattici tradizionali,
il conoscere una realtà complessa com’è la montagna è il risultato di un'esperienza umana completa, reale e viva, un dato esistenziale, quindi un fatto culturale. La vera “Conoscenza della montagna” non deve essere superficiale e fermarsi alla sola acquisizione di dati, ma implicare forti coinvolgimenti morali che concernono le forme e i modi della vita, sia individuale sia della società. È vera conoscenza però, solo se c’è dato di capire, quindi occorre saper osservare e non solo vedere, non solo guardare. La frequentazione intelligente della montagna ci consente di farne una scuola di vita e di sviluppare la forza della ragione; un valore che è tanto più importante quanto più unisce intelletto ed amore, perché la conoscenza ci insegna ad essere liberi e da essa deriva l’amore vero, in tutti i campi.
«La montagna va osservata e studiata, per cercare degli ostacoli alla propria altezza, per provare a superarli e riuscire a capire cosa siamo capaci di fare. Un luogo dove ci si possa misurare affrontando difficoltà con lo scopo di costruire la propria personalità» Arturo e Oreste Squinobal. «Niente è più esaltante di cercare di capire. Allora ci si rende conto che la vita è grandiosa e bellissima, che non sempre la stupidità e l’ottusità trionfano» Carl Gustav Jung.




disegno di Libico Maraja.

La Formazione etico-culturale.
Ethos è l’insieme di norme e modelli di comportamento all’interno dell’associazione, scelti, condivisi e praticati. «Cultura è il modo in cui si intende la vita, la convivenza sociale, il lavoro, la famiglia, la produzione dei beni e la loro distribuzione, il modo di concepire la propria morte!» Don Claudio Hummes. Per cultura deve quindi intendersi sia il bagaglio di conoscenze, sia il rapporto che si ha con la natura, con l’umanità e con il divino.

La Solidarietà.
Il CAI è un sodalizio per cui in cima a tutti i suoi valori deve esserci la solidarietà che significa: vicendevole aiuto materiale e morale, fratellanza. Siamo tutti uguali, ma qualcuno è più uguale degli altri: sono i deboli. Fare il bene è un atto di volontà e ricordatevi che è bene dare quando ci chiedono, ma è meglio capire quando, pur avendone bisogno, ci chiedono nulla e… dare. Sodale è sinonimo di compagno e di amico e significa: condivisione di ideali, propositi, responsabilità. E' un valore vincolo accettato con l’iscrizione al club.
«… Poi la mano cerca delle altre mani che lo aiutino, una comunità di mani che lo aiutino: così il sogno diventa il sogno non di un solo uomo, ma il sogno di una comunità. Non soltanto il mio sogno, ma il nostro sogno. Non soltanto il mio mondo, ma il tuo mondo e il mio mondo, che appartiene a tutte le mani che ci lavorano» Langston James Hughes.

La Sicurezza.
La sicurezza parte dalla coscienza delle proprie forze, passa per la nostra passione mitigata dalla prudenza e per l’accettazione della disciplina. Insegnare la disciplina è l’arte di educare al vivere sociale, dando delle regole di cui si esige il rispetto. È il valore di ogni comunità e comporta: la condivisione delle regole; l’accettazione delle regole condivise; il rispetto delle regole accettate. L’esperienza è la somma degli errori. Un’ottima prevenzione si fa tenendo conto anche degli errori degli altri solo se gli altri li sanno comunicare. In modo particolare servono le nostre esperienze, perché è così che si cresce e si riescono a riconoscere i segnali di pericolo che le leggi della Natura ed i limiti umani ci inviano. La sicurezza non può derogare dalla disciplina che ci consente la forma più alta di libertà, ossia di scegliere il comportamento più adeguato alle circostanze, senza farci dominare dall’istinto che a volte induce ad agire in modo irrazionale. Il rispetto della vita e di certi limiti morali sono valori che attraversano tutta la storia dell'alpinismo e concorrono in modo determinante a renderlo una delle più nobili attività dell'uomo a contatto con la Natura. Il rispetto della vita è il valore dell’uomo alpinista, leale e onesto.

La Socializzazione
La socializzazione è il processo di trasmissione delle norme, dei valori, dei modelli di comportamento per entrare a far parte della collettività sociale. In cima a tutti i valori del CAI devono esserci l'amore e la solidarietà. Vari sono gli aspetti e le dimensioni in cui il sentimento dell’amore umano si esprime, che richiamano la dolcezza, la tenerezza, la solidarietà, l’esigenza del maestro, la misericordia, il sacrificio, eccetera.
L’amore è il principale senso della vita. Il primo sentimento d’amore che l’uomo prova è la riconoscenza per la vita ricevuta, da cui deriva un dovere: il debito etico di generare perché l’amore comunica spiritualmente la vita. Per godere appieno la vita abbiamo bisogno di sentirci amati anche se solo nella dimensione dell’apprezzamento.
La procreazione ci consente di trasmettere l’amore, ma si può trasmettere amore anche con l’educazione permanente del giovane prima e dell’adulto poi, ricavandone il piacere di dare e di ricevere amore. Comportandoci con gioia e comprensione, con gesti sostanziati dal coinvolgimento dell’intelligenza, della volontà e del cuore, inteso come sede consapevole dei sentimenti.


«V’è nel sentimento dell’amore qualcosa di singolare, capace di risolvere tutte le contraddizioni dell’esistenza e di dare all’uomo quel bene completo, la cui ricerca costituisce la vita» dice Lev Tolstoj.

Gli affetti più sacri sono quelli famigliari che si ritrovano anche nella comunità quando questa è assimilabile ad una grande famiglia. La famiglia è il luogo per eccellenza in cui il legame naturale è basato sulla responsabilità reciproca, dove il principio fondamentale è la solidarietà e dove si esercita il più importante diritto-dovere di educare.Un aspetto importante dell’amore è l'Amicizia. Dice il saggio: “Trova il tempo per amare è il privilegio degli dei, trova il tempo per l’amicizia è la strada della felicità, trova il tempo per gli altri è troppo breve la giornata per essere egoista”. Principio: se dai dimentica, se ricevi ricordatene.

«L’amicizia è un riflesso dell’amore che viene da Dio» ci ricorda, per concludere, Armando Aste.


Cartolina ed annullo celebrativi, dedicati ad Armando Aste, realizzati dal Circolo Filatelico Roveretano per la serie ‘Saccardi illustri’, con la collaborazione del Comune e della Cassa Rurale di Rovereto – TN.


Piero Bordo - ANAG
Direttore della Scuola di montagna "Franco Piana"

pagina aggiornata il 05/12/2011
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