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GLI ARTICOLI DEI SOCI

I Passi del Gatto
di Piero Bordo


Pubblicato sulla Rivista del CAI, novembre-dicembre 2006


Passo del Gatto al Monte Pelmo
Passo del Gatto al Monte Pelmo
Foto di Fabrizio Merlo del CAI Parabiago (MI)

La definizione "Passo del Gatto" o termine simile, è stata attribuita a posti dove era necessario procedere carponi, utilizzando mani e ginocchia, per poter andare oltre. Luoghi dove, per transitare in sicurezza, le doti occorrenti erano quelle che richiamano il felino: l'agilità e la flessuosità, quasi sempre per il fatto di passare sopra un precipizio e sotto rocce aggettanti che impediscono di procedere in posizione eretta. «Con l'augurio» come scrive Piero Ricotti del CAI Varallo «per gli alpinisti che affrontano questi passaggi arditi e difficoltosi di non richiedere alcuna vita, visto che solo il domestico animale ne conta più di una».

Per una conferma leggere più avanti le relazioni riportate, in particolare quelle di Paolo Prudenzini, D.W. Freshfield e W.A.B. Coolidge

In altri casi il termine è stato assegnato sia a passaggi angusti tra le rocce, sia a luoghi dove la geomorfologia della montagna ricordava il profilo del muso del gatto, a volte con molta immaginazione.

Non va però trascurato il fatto che il termine, in qualche caso, possa far riferimento al gatto selvatico, il bellissimo predatore che sino all'inizio del secolo scorso era presente sulle nostre montagne specialmente in Appennino (Nota 1). Per completezza di informazione, al fine dell'influenza che può essere stata esercitata da altri motivi nell'assegnazione del toponimo a certi luoghi, c'è anche da segnalare che gli amenti, le infiorescenze pendule formate da una spiga con asse flessibile di minuscoli fiorellini unisessuati, sono detti gattici proprio per la somiglianza alla coda del gatto. Un ulteriore curiosità è costituita dal fatto che, in lingua genovese, sono dette "gatte" sia gli amenti penduli, sia le gemme non pendule, sia infine i bruchi pelosi che agli amenti tanto assomigliano.

Oggi il toponimo in alcuni casi non è più giustificato perché i luoghi, per agevolare il transito,  hanno subito notevoli interventi che ne hanno stravolto la geomorfologia. Ritengo comunque che sia corretto mantenere il toponimo perché appartiene alla storia, seppur minore, della montagna e non solo. Infatti sia per il richiamo all'agilità necessaria per il procedere, sia perché in certi dialetti "passo" e "guado" sono sinonimi, il termine Passo del Gatto è stato assegnato anche al guado.

Nota 1 - Scrive Aldo Giovannini del CAI Lucca: «Negli anni '70 ebbi modo di osservarne uno dei forse ultimi esemplari, morto per cause ignote, sulle colline lucchesi della frazione detta per l'appunto Gattaiola, dove si diceva fosse diffusa un tempo la presenza della "lonza" (gatto selvatico appenninico), il cui emblema, nobilitato come "pantera", già figurava nello stemma del Principato napoleonico, oggi della Provincia di Lucca».


Dal Tagliaferro a Portofino zigzagando per Alpi e Appennini
Nell'estate del 2001 ho avuto la fortuna di vivere una bellissima vacanza alpina sulle pendici meridionali del Monte Rosa. Dopo la salita del Monte Tagliaferro, ho concluso il mio trekking con il piacevole soggiorno presso la Baita sociale del CAI di Alagna all'Alpe Campo, ospite di Gilberto Negri: incredibile biblioteca umana vivente (Vedi Articolo "L'Alpe Campo del Tagliaferro")

È stata senz'altro la mia ultima avventura solitaria di un certo respiro, considerando l'incalzare degli acciacchi dell'età, in particolare alle articolazioni avendone consumato troppo le cartilagini, dice l'ortopedico, per l'uso eccessivo.


Il Pass dal Gat del Tagliaferro
Per ben preparare la salita al Monte Tagliaferro, avevo letto quanto ero riuscito a trovare, ma con particolare attenzione avevo studiato la nostra "Bibbia", le Guide dei Monti d'Italia dedicate al Monte Rosa: quella di S. Saglio e F. Boffa, edizione 1960 e quella del compianto Gino Buscaini, edizione 1991.
Negli itinerari descritti dal Saglio non c'è traccia del toponimo Passo del Gatto. Nella Guida di Buscaini il Passo del Gatto è nominato cinque volte a pagina 503. Di seguito ne riporto tre, la prima per la collocazione del sito, le altre per gli accessi.
«Monte Tagliaferro 2964 m... Due creste si abbassano a questi colli: la cresta NNO... e la cresta meridionale, che scende dapprima a SSE alla netta spalla orizzontale del Dosso Grinner, dove si trova il Passo del Gatto 2730 m... ».
«Itinerario 246 a) per la cresta Sud (via normale). L'accesso decisamente migliore alla parte superiore della cresta S avviene da Rima, valicando il Passo del Vallarolo e raggiungendo il Passo del Gatto alla spalla S. L'accesso per la Bocchetta della Moanda... è invece sconsigliabile, specialmente in discesa, in quanto il successivo sentierino che porta al Passo del Gatto si svolge su alti pendii, ripidi ed esposti... Difficoltà EE con molta attenzione se si passa dalla Bocchetta della Moanda».
Queste ultime frasi sono assai significative circa le difficoltà oggettive che quest'ultimo itinerario presenta.
Valutazioni che condivido e che equivalenti ho esposto nel mio articolo citato in nota, preoccupandomi di evidenziare che anche qua, come in tanti itinerari alpini, la discesa in molti tratti assai ripida ed esposta, può presentare difficoltà maggiori rispetto alla salita.
Se a questo punto posso permettermi un consiglio: diffidate di chi, non conoscendo un itinerario alpino, superficialmente sentenzia sulle sue difficoltà affidandosi al "sentito dire".
Nella salita al Tagliaferro non avevo trovato difficoltà di transito in corrispondenza della depressione della cresta meridionale, dove viene collocato il Passo del Gatto, e mi era sorto il dubbio che anche qua il toponimo avesse, nel tempo, traslocato come ho constatato essere avvenuto in tanti altri casi, complici spesso cartografi e tipografi. Dubbio espresso con la considerazione "toponimo a parer mio improprio" riferito al sito che si presenta come trivio.

Avevo dovuto invece ricorrere a tutte le malizie accumulate con l'esperienza, per superare in discesa, diretto alla Bocchetta della Moanda, un passaggio privo di appigli il cui superamento necessitava di agilità e rapidità, ma soprattutto prontezza di riflessi ad affrontare eventuali imprevisti; qualità che a causa dell'età, in me vanno via via scemando. Da questo fatto deriva l'aver accostato ai movimenti del felino quel tratto, degno a parer mio di essere chiamato, se non Passo, almeno "passaggio del gatto". Senz'altro goffo è stato il mio salto doppio ed accostarlo al balzo di un felino costituirebbe fonte di sicura ilarità. Meno male che nessuno ha assistito al mio superamento della difficoltà, accentuata dall'umidità ceduta alle rocce dalla nebbia in cui ero immerso. Atterrando mi sono sentito insaccato come un salume; l'accostamento al famoso salame di Felino è intuitivo, ma il riferimento è puramente casuale.

Dovendo preparare queste note, non certo esaustive ma solo introduttive all'argomento dei posti dedicati al gatto, ho controllato le "Guide degli itinerari escursionistici della Valsesia" (di cui ne è prevista la ristampa), edite dalla Sezione di Varallo del CAI e dalla Comunità Montana "Valsesia". Il 1° Volume, relativo ai Comuni di Alagna e di Riva Valdobbia, non riporta il Passo del Gatto e nemmeno la cartina allegata. Invece sul Volume 3°, quello riguardante il territorio del Comune di Rima San Giuseppe, il Passo del Gatto compare alle pagine 68 e 69 giacché è mèta dell'itinerario n 318, ed è altresì segnato sulla cartina (foglio 2°).

Un decisivo contributo, per sciogliere ogni dubbio, mi è stato fornito dall'amico Elvise Fontana del CAI Varallo, profondo conoscitore e descrittore dell'ambiente e della storia anche minore della Valsesia, guida naturalistica, autore di apprezzati libri e di un'infinità di articoli. Telefonicamente, dapprima mi ha propinato una delicata tiratina d'orecchie perché, nel mio articolo, nella descrizione sommaria dell'itinerario di salita, mi era "scappato" un Colle al posto di Passo; quindi mi ha informato che con molta probabilità il toponimo deriva dal fatto che l'ultimo tratto di salita al valico da Rima è assai ripido, si fa "con le ginocchia in gola" e naturalmente la discesa è delicata, necessita di molta attenzione soprattutto se l'erba è alta.

Successivamente in un'appassionata lettera, in cui si racconta e mi dà le ultime notizie del GRIM (il Gruppo Ragazzi in Montagna, l'Alpinismo giovanile del CAI Varallo, fondato da Padre Giovanni Gallino), Elvise mi porta a conoscenza della sua prima esperienza con il Passo del Gatto, in dialetto Pass dal Gat.

Ritengo meriti di essere conosciuto questo scritto, perché rappresenta uno spaccato importante di appassionanti immagini di storia minore dell'alpinismo. Inoltre evidenzia l'ammirevole spirito esplorativo che ha animato i giovani amanti della montagna, per molti decenni del secolo scorso, almeno sino alla diffusione dell'automobile. Euro Montagna me ne racconta a cascata di simili aneddoti, qualcuno lo descrive per l'Annuario della Sottosezione di Bolzaneto, ma fatico a fargli capire l'importanza che avrebbe il mettere nero su bianco tutte le sue memorie, che rievocano fatti autentici e brandelli della vita di personaggi veri, indipendentemente che si tratti di persone comuni o di famosi alpinisti.

Scrive Fontana: «Nel 1952 avevo 16 anni e tanta voglia di andare in montagna. Sulla mia tessera del CAI figurava il primo bollino. Partii dopo il lavoro, con un amico, in bici, per Rima, dove giungemmo alle 23,30. Trovammo da "dormire" in casa di un giovane locale, che divise con noi il suo letto a una piazza (io finii per terra e ci rimasi fino alle 3,30). Alle 4 partimmo e, per errore, raggiungemmo il Colle Moud. Tornammo indietro, prendemmo la strada giusta e per la Scarpia, il Vallarolo e il famoso Passo del Gatto raggiungemmo la vetta del Monte Tagliaferro alle 13.

La giornata era stupenda e lassù c'erano numerosi soci del CAI di Varallo, saliti in gita sociale. Cominciammo a fare qualche conoscenza. Il ritorno venne effettuato per la stessa strada, con qualche complicazione per la bici, perché mi erano saltati i freni. Le foto che allego le eseguii con una Elioflex 6x6 della Ferrania che avevo comperato per 8000 lire dal mio "padrone" Nino Zanfa. La rivendetti nel '53 a Italo Grassi (a lui è dedicata la Biblioteca del CAI di Varallo, N.d.A.) per 7000 lire (quando acquistai la mia bella Percko 2 della Voigtlander) e lui, a sua volta, la cedette dopo un paio d'anni ancora per 7000 lire. Ne ho perse le tracce» (Vedi anche articolo "Al Tagliaferro, cinquant'anni fa" di Elvise Fontana, Notiziario n 1 dicembre 2002 del CAI Varallo.).



Situazione ricerca sui Passi del Gatto
Una parte della ricerca sui Passi del Gatto è stata pubblicata sulla Rivista del CAI e precisamente: l'Introduzione, il Capitolo dedicato al Passo del Gatto del Tagliaferro, le due Schede relative ai Valichi ed ai Passaggi, i nomi dei segnalatori dei Passi.

Si informa il lettore che, contestualmente, io ho inviato alla Rivista anche il seguente materiale.
Capitoli relativi a:
- Il Passo del Gatto del Corno del Lago (Adamello);
- Il Passo del Ciat della Valle Varaita;
- I Passi del Gatto e del Gattino del Monte Pelmo;
- Il Passo del Gatto del Monte Zatta;

- Il cosiddetto Passo del Gatto dell'Argentera.

Inoltre brevi approfondimenti relativi a: Il Passo del Gatto delle Alpi Retiche; Il Passo del Gatt della Presanella; Il Pass dol Gat della Val di Scalve; Il Passo del Gatto di Cerreto; Il Passo del Gatto della Vallecalda; Il cosiddetto Passo del Gatto del Monte di Portofino.
Il tutto corredato da molte diapositive, da indicazioni cartografiche e di disegni con i quali illustrare il testo, dall'autorizzazione della Provincia di Cuneo ad utilizzare una sua cartina.
Ed ho inviato anche l'elenco degli altri toponimi legati al gatto che mi sono stati segnalati, con i nomi dei segnalatori.

Tutto questo materiale, non pubblicato, è a disposizione della Rivista in attesa di un'eventuale suo futuro utilizzo.
Se a qualcuno piacesse veder pubblicato uno dei capitoli sopra elencati, gli consiglio di esprimere il suo desiderio direttamente alla Redazione della Rivista (larivista@cai.it). Mi auguro che, nei limiti delle disponibilità redazionali, il desiderio venga esaudito.

Piero Bordo

pagina aggiornata il 11/01/2013
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