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GLI ARTICOLI DEI SOCI

Le Sezioni del CAI, vere scuole di montagna


.. Piero Bordo Pensiero ...


L'attività di formazione dei soci per la sua valenza etica è il vero fiore all'occhiello del nostro Club, ha rilevato il Presidente generale Gabriele Bianchi nella sua relazione all'Assemblea dei delegati di Bormio 2002. Ben presenti negli intenti dei nostri padri fondatori, i compiti educativi ci sono stati assegnati anche dalle leggi dello stato italiano (1) e non solo dalla nostra storia.

Il combinato legislativo, infatti, stabilisce che il nostro club, nell'ambito delle facoltà previste dallo Statuto e con le modalità ivi indicate, ha tra l'altro la facoltà di organizzare Scuole e corsi di addestramento a carattere non professionale per le attività alpinistiche, sci-alpinistiche, escursionistiche, speleologiche, naturalistiche e per la formazione dei relativi istruttori ed inoltre ammonisce che nessun'altra associazione può denominare "scuola di alpinismo" o di "sci-alpinismo" le proprie attività didattiche.

La legge quindi implicitamente riconosce che il Club alpino italiano, ente di diritto pubblico connotato da strutturazione sezionale (2), è il depositario delle conoscenze relative all'ambiente montano.

Il Cai provvede all'adempimento dei compiti formativi attraverso gli Organi Tecnici Centrali (art. 24 dello Statuto), cui il Consiglio Centrale affida funzioni operative ed anche deliberative per lo svolgimento delle attività loro riconosciute (art. 3 Reg.to degli Otc-Otp).

Agli OTC è assegnato il compito di indirizzare tecnicamente e moralmente gli analoghi organismi tecnici interregionali, regionali e sezionali (art. 56 RG, che con tutti gli altri articoli relativi agli Otc dovrà essere riorganizzato e riformulato, nell'ambito delle cosiddette modifiche di "secondo livello"). Quindi anche gli Organi tecnici delle tante Sezioni distribuite sul territorio le quali, sancisce l'art. 12 dello Statuto, "godono di piena autonomia e di piena libertà di iniziativa e di azione".

Il Regolamento Generale, in merito alla formazione, stabilisce che il nostro Club:

- promuove l'educazione spirituale e l'istruzione tecnica degli alpinisti, specialmente dei giovani, mediante la pratica dell'alpinismo, dello sci-alpinismo e della speleologia; con l'organizzazione di escursioni e di ascensioni collettive, di scuole e di corsi, di conferenze e riunioni didattiche (art. 1 lettera b);

- provvede alla formazione di guide, di istruttori di alpinismo, di sci-alpinismo e di speleologia e alla loro organizzazione (art. 1 lettera e);

ed inoltre che i soci ordinari, famigliari e giovani hanno diritto: ...d) ad essere ammessi alle scuole e ai corsi istituiti dagli organi centrali, dalle sezioni e dalle sottosezioni, e a tutte le manifestazioni didattiche e tecnico-culturali organizzate dai suddetti organismi, sempre a norma dei rispettivi regolamenti (art. 12).

Il Titolo V del Reg.to degli Otc-Otp (approvato dal Consiglio Centrale tra il 1988 e il 1992) è dedicato all'Attività didattica. E' sancito che le materie d'insegnamento sono di competenza degli Otc e che la formazione si realizza attraverso sia Scuole centrali e periferiche, sia Corsi per gli Otc che non gestiscono Scuole. Il Consiglio Centrale, è stabilito al comma 2 dell'art. 31, "costituisce e nomina un gruppo di lavoro permanente per la regolamentazione dell'attività delle Scuole, per il conseguimento dell'uniformità didattica e per la risoluzione dei problemi comuni agli Otc". E' questo Gruppo di lavoro che, con gli anni, si è evoluto nel Gruppo di lavoro per l'Università della Montagna.

L'Università della Montagna dovrà tendere a "valorizzare l'attività formativa elevandone la qualità e caratterizzandola con contenuti didattici forti supportati da valori etici".

«Per un grande salto di qualità» afferma Bianchi «è necessario trasformare le "strutture didattiche centrali" da un'impostazione prevalentemente disciplinare, com'è oggi, ad una caratterizzata dall'interdisciplinarietà. Per sfruttare le sinergie della formazione trasversale e perché gli Istruttori e gli Accompagnatori, prima di essere specialisti della loro disciplina, devono essere persone esperte e con buone conoscenze della "cultura alpina"».

E dove si acquisiscono i primi rudimenti di queste conoscenze e capacità? Naturalmente nella propria Sezione, frequentandone le attività, affidandoci ai soci anziani, veri maestri di montagna per la grande quantità di esperienza acquisita in anni e anni di partecipazione alla vita sociale.

Come già ho avuto modo di scrivere, ripensiamo a quando, tanti anni fa entrammo a far parte delle nostre rispettive Sezioni, desiderosi o di imparare ad andare in montagna o di perfezionare il nostro bagaglio di capacità e conoscenze. Siamo stati presi per mano da persone che si sono dimostrate autentici maestri ed inseriti nel gruppo dove abbiamo avuto insegnamenti, abbiamo trovato consigli, esempi di comportamento, mutua assistenza, tutti fattori positivi che non solo hanno diminuito la percentuale di rischio nelle ascensioni, ma ci hanno acculturato e consentito di apprendere la filosofia di come si vive la montagna. Ci hanno trasmesso la passione e l'amore per la montagna, che implicitamente comprendono il rispetto della stessa e sottintendono altri valori: i sentimenti di fraterna amicizia che legano coloro che la vivono con unitarietà di intenti.

Siamo cresciuti sotto tutti gli aspetti, in tecnica ed umanità, aiutati dal gruppo: “Culla della nostra cultura, dove si coltivano quei valori e quegli ideali”, come ha ricordato il Presidente generale, valori ed ideali che oggi è nostro compito primario, tramandare, congiuntamente alla cultura ed all’esperienza. Dobbiamo essere capaci di diventare maestri di conoscenza verso chi a noi si affida.

Sono maturi i tempi per attivare una più ampia partecipazione alla vita sezionale, recuperando le grandi potenzialità del corpo sociale. Sensibilizziamo quei consoci che verificheremo essere seriamente motivati, ad affiancarci in questo progetto ed accettiamo la loro disponibilità a collaborare alle varie Scuole di Montagna di ogni Sezione, per meglio trasmettere sapere alle nuove generazioni.

Consentitemi di concludere con un pensiero tratto da un documento presentato anni fa a Spilimbergo ad un Convegno delle Sezioni Venete, già citato sullo Scarpone dall'ex Presidente generale Roberto De Martin: "dobbiamo essere consci che un'unica, ampia, instancabile opera di educazione alla conoscenza garantirà a tutti una fuga dall'irresponsabilità, una scorciatoia verso la serenità".

Piero Bordo - Anag

Sezione Ligure - Sottosezione Bolzaneto

Note

1 - Legge n 91/1963 - Legge n 776/1985 - Legge n 6/1989.

2 - Parere della Corte dei Conti n 1958 del 2-2-1988.

12-9-2002

pagina aggiornata il 21/11/2004
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